Il rapporto di lavoro subordinato privato

Le norme che regolano il processo del lavoro sono contenute nel Libro 2, Titolo 4 del Codice di procedura civile (artt. 409-473): norme per le controversie in materia di lavoro.

L'art. 409 c.p.c. specifica in modo dettagliato quali siano i tipi di rapporto a cui, se interessati da una controversia, si applicano le norme sul processo del lavoro previste dal codice. Il comma 1, n. 1, indica per primi “i rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non inerenti all'esercizio di un'impresa”.

È bene precisare che l'insieme delle norme garantiste contenute nel codice di procedura, nel codice civile, che detta solo un numero sparuto di disposizioni

inerenti il diritto del lavoro, unitamente alla più nutrita legislazione speciale, si applicano esclusivamente al lavoro subordinato. Tale scelta è dovuta alla condizione di disparità che, in questo tipo di rapporto, esiste tra datore di lavoro e lavoratore e alla necessità di predisporre una tutela precisa e puntuale per il lavoratore subordinato.

Il codice civile non contiene una definizione di lavoro subordinato. La dottrina deduce i suoi caratteri essenziali dall'art. 2094 c.c., il quale fornisce la qualificazione di prestatore di lavoro subordinato. Dall'analisi attenta e attuale della suddetta norma, anche alla luce dell'evoluzione giurisprudenziale, si ricava che può essere definito prestatore di lavoro subordinato colui che presta la propria attività lavorativa, a fronte della corresponsione di una retribuzione, alle dipendenze e sotto la direzione di un datore di lavoro privato. Il lavoratore subordinato, pertanto, deve eseguire la prestazione, pur nell'ambito di una minima capacità organizzativa autonoma che di fatto detiene, seguendo le direttive e le indicazioni imposte dal datore di lavoro.

Altro carattere che individua e distingue un rapporto di lavoro subordinato è l'assunzione del rischio imprenditoriale in capo al datore di lavoro. Il lavoratore, infatti, è tenuto ad eseguire una serie di attività, inerenti le mansioni a lui attribuite, alle dipendenze di un altro soggetto su cui ricadono sia i frutti dell'attività lavorativa che il rischio economico connesso ad essa.

Ultimo carattere distintivo è l'onerosità della prestazione. L'obbligazione lavorativa è assunta dal prestatore mediante retribuzione ossia a fronte di un corrispettivo che il datore è tenuto a versare. In caso contrario l'attività svolta dal lavoratore andrebbe associata ad un rapporto “affectionis vel benevolentiae causa” dove la gratuità della prestazione sarebbe dovuta ad un fine ideale o religioso. In questa eventualità sarà onere del beneficiario della prestazione dimostrarne in modo rigoroso il suddetto scopo.

Il rapporto di lavoro subordinato è regolato da un contratto il cui contenuto non è però totalmente rimesso alla discrezionale volontà delle parti, ma sostanzialmente imposto dal codice civile, dalla legislatura speciale e dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. La motivazione di tale deroga rispetto alla disciplina comune del contratto è data proprio dalla posizione di subordinazione a cui è soggetto il lavoratore, il quale si trova in una posizione di inferiorità contrattuale rispetto al datore di lavoro. Da qui la necessità di predisporre una tutela forte a favore del prestatore subordinato.

 

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