Competenza

L'art. 413 c.p.c. disciplina la competenza del giudice a trattare, mediante il rito speciale del lavoro, le controversie previste dall'art. 409 c.p.c. Il codice di procedura civile considera, in questo articolo, sia la competenza per materia che per territorio.

Tutte le norme sulla competenza devono essere esaminate unitamente a quelle che disciplinano l'incompetenza e le modalità per rilevarla. Il comma 1 dell'art. 413 c.p.c. stabilisce che, in primo grado, è competente a decidere le cause di cui sopra, il tribunale in composizione monocratica con la funzione di giudice del lavoro. In questo modo non si è inteso creare un giudice diverso o specializzato ai

sensi dell'art. 102, comma 1, Cost., piuttosto si è voluto stabilire che le controversie in tema di lavoro sono decise mediante un rito speciale rispetto a quello ordinario, in quanto più veloce a soddisfare le necessità di giustizia del lavoratore. Pertanto non si è in presenza di una deroga alle norme generali sulla competenza così come conosciute nell'ambito del rito ordinario di cognizione.

A tale proposito, deve essere specificato che le norme relative al passaggio dal rito ordinario a quello speciale (art. 426 c.p.c.) e viceversa (art. 427 c.p.c.) non attengono propriamente a questioni di competenza quanto alla semplice esigenza di applicare il rito speciale sottraendo alla discrezionalità del capo dell'ufficio giudiziario l'attribuzione delle cause di lavoro.

L'art. 426 c.p.c. prevede il caso che la controversia in materia di lavoro sia per errore proposta avanti al tribunale nelle forme ordinarie. In questa ipotesi, il giudice adito, che rileva l'errore, fissa l'udienza di discussione prevista dall'art. 420 c.p.c. con ordinanza, indicando anche i termini entro cui le parti possono procedere all'eventuale integrazione degli atti introduttivi mediante il deposito in cancelleria di documenti e memorie. In questo modo si attua il passaggio dal rito ordinario a quello speciale del lavoro.

 

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