Competenza per materia

Dal punto di vista della competenza per materia, le controversie individuali di lavoro individuate dall'art. 409 c.p.c. sono decise:

in primo grado, dal Tribunale, in composizione monocratica, in funzione di giudice del lavoro; in secondo grado, dalla Corte d'Appello in funzione di giudice del lavoro, ma in composizione collegiale.

Sia per il Tribunale che per la Corte d'Appello sono istituite delle apposite Sezioni (che non costituiscono degli uffici giudiziari speciali) destinate alla trattazione delle cause di lavoro.

Per le controversie indicate dall'art. 409 c.p.c., vale la regola di competenza generale per cui, quale che sia il valore, la loro

attribuzione va sempre ed inderogabilmente al tribunale che decide in composizione monocratica. Tale inderogabilità incontra solo un limite nel primo comma dell'art. 428 c.p.c. Infatti detto articolo dispone che quando, per errore, una controversia di lavoro viene proposta ad un giudice incompetente (ad esempio il Giudice di Pace), l'incompetenza può essere eccepita dal convenuto solo nella memoria difensiva prevista dall'art. 416 c.p.c. oppure può essere rilevata dal giudice adito non oltre l'udienza di discussione di cui all'art. 420 c.p.c. Pertanto, qualora tale incompetenza non sia eccepita o rilevata, la causa resterà di competenza del giudice erroneamente adito. Questa disciplina si spiega con l'esigenza del lavoratore, considerata dalla legge preminente, di ottenere una tutela rapida ed effettiva dei propri diritti.

Una volta eccepita o rilevata l'incompetenza, il giudice adito rimette la causa al tribunale in funzione di giudice del lavoro e fissa un termine perentorio, non superiore a 30 giorni, entro cui le parti sono tenute a riassumere la causa con rito speciale (art. 428, comma 2, cp.c.).

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