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Cartelle di pagamento e mezzi di riscossione coattiva

In questa guida:

Che cosa sono le cartelle di pagamento

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Le cartelle di pagamento sono gli atti con i quali Equitalia, che è la società per azioni che si occupa dell’attività di riscossione coattiva dei tributi per conto dell’Agenzia delle Entrate, richiede ai contribuenti il saldo dei crediti. All’interno delle cartelle di pagamento è presente una descrizione degli importi dovuti, insieme con l’invito a saldare entro sessanta giorni e le istruzioni relative al pagamento: viene indicato dove bisogna pagare, come lo si deve fare ed entro quale scadenza, ma viene segnalato anche a chi si può richiedere la rateazione e quali sono le modalità da rispettare. Non solo: le cartelle di pagamento comprendono anche il nome del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e il nome del responsabile del procedimento di emissione e notifica della cartella.

Quando si può procedere alla compensazione

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La compensazione con i crediti può essere sfruttata per i tributi erariali e per gli oneri accessori relativi, tra i quali rientrano le spese e gli aggi a favore di Equitalia. Tra i tributi erariali, si segnalano l’Iva, le imposte sui redditi, le addizionali, l’Irap e altri tributi indiretti. Per estinguere le cartelle di pagamento con la compensazione dei crediti connessi alle imposte erariali è necessario impiegare il modello F24 Accise, usando il codice tributo RUOL, entro i sessanta giorni successivi alla data della notifica. Nel caso in cui il pagamento sia relativo unicamente a una parte degli importi che devono essere versati, il contribuente può trovare sul sito web di Equitalia un modulo ad hoc tramite il quale dichiarare che il pagamento in compensazione è stato effettuato e segnalare a quale parte del debito il pagamento stesso deve essere imputato. In presenza di debiti iscritti a ruolo per cui siano scaduti i termini di pagamento, però, non è possibile ricorrere ai crediti in compensazione: per farlo, infatti, occorre prima provvedere all’estinzione dei debiti erariali che non sono stati ancora saldati benché scaduti.

La rateizzazione e la proroga della rateizzazione

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È possibile richiedere la rateizzazione delle cartelle di pagamento in modo tale da non essere costretti a pagare il debito segnalato in una soluzione unica. Si può scegliere se optare per un piano di rateazione ordinario o per un piano di rateazione straordinario: il primo può arrivare a un massimo di 72 rate mensili, per una durata complessiva di sei anni, ed è ammesso per una situazione di obiettiva difficoltà temporanea; il secondo può arrivare a un massimo di 120 rate mensili, per una durata complessiva di dieci anni, ed è ammesso per una situazione di situazione di difficoltà grave e comprovata, non dovuta a responsabilità proprie o legata alla congiuntura economica. I due piani sono alternativi, il che vuol dire che se la richiesta per la rateazione straordinaria non viene accettata si può comunque provare a ottenere la rateazione ordinaria. Vale la pena di mettere in evidenza, poi, la possibilità di una proroga della rateizzazione, ammessa nel caso in cui la situazione di difficoltà con cui si ha a che fare peggiori e non permetta più di affrontare il piano di dilazione che è stato programmato. La proroga può essere richiesta sia per un piano di dilazione ordinario che per un piano di dilazione straordinario, sempre che non sia intervenuta decadenza. Per la proroga il debitore ha la facoltà di scegliere tra un piano a rate costanti e un piano a rate variabili e crescenti; la rateizzazione può essere prorogata una volta sola fino a un massimo di 72 rate o di 120 se sussistono le condizioni applicate per i piani straordinari.

Il ricorso contro le cartelle esattoriali

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Il ricorso contro le caselle esattoriali prevede che esse siano impugnate in modo tale che possano essere considerate nulle. Bisogna ricorrere contro l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, cioè contro l’impositore, nel caso in cui a essere contestata sia la legittimità della pretesa, mentre bisogna ricorrere contro Equitalia, cioè contro l’agente della riscossione, nel caso in cui a essere contestati siano vizi della sua attività, cioè elementi che hanno a che fare con attività successive alla consegna del ruolo.

I casi di nullità o di annullabilità

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Esistono alcuni casi di nullità e di annullabilità delle cartelle di pagamento. Sono nulle le cartelle che non presentano la relata notifica e quelle in cui la stessa non sia apposta in modo corretto, ma sono nulle anche le cartelle in cui non sia presente il computo analitico degli interessi maturati: infatti, nel caso in cui le modalità di calcolo degli interessi si dimostrino troppo complicate, il diritto di difesa del debitore viene violato, in quanto viene meno la sua possibilità di valutare l’esattezza della pretesa creditoria.
Le cartelle, in particolare, possono essere dichiarate illegittime da una Commissione tributaria: in un caso del genere, il contribuente può ottenere, entro i novanta giorni successivi alla data di notifica della decisione, lo sgravio. Nel caso in cui il contribuente ritenga che un addebito sia infondato ha la facoltà di contestarlo rivolgendosi all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate da cui il pagamento è stato richiesto: l’annullamento può essere parziale o totale. Laddove l’ufficio dovesse stabilire che l’atto è illegittimo, esso viene annullato in virtù delle norme sull’autotutela, mentre gli importi iscritti a ruolo sono soggetti a sgravio. In altre parole, il debito viene cancellato. Compito dell’Agenzia delle Entrate è quello di comunicare a Equitalia il provvedimento di annullamento: a quel punto le procedure di incasso del credito vengono interrotte, e se la somma è già stata pagata dal contribuente essa viene rimborsata.

Cenni sulla riscossione coattiva dei tributi

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La riscossione coattiva dei tributi non è altro che il recupero forzato dei crediti che viene messo in pratica da Equitalia, che può scegliere se procedere all’espropriazione forzata di beni immobili, se iscrivere su di loro un’ipoteca, se iscrivere fermo amministrativo su automobili o altri beni mobili registrati o se procedere al pignoramento mobiliare. L’agente della riscossione può mettere in pratica qualsiasi altra azione conservativa, cautelare o esecutiva su cui può contare il creditore – in questo caso, l’Agenzia delle Entrate – secondo l’ordinamento.

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