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Class action: i rapporti con i giudizi istaurati ai sensi del codice di consumo.

L’art. 2 si occupa di stabilire che non può essere proposta un’azione legale collettiva nel caso in cui, un organismo con funzione di controllo e regolazione abbia già instaurato e non ancora definito un procedimento incentrato sulle stesse condotte, potenzialmente oggetto di una class-action. Non si propone inoltre nel caso in cui, sempre in riferimento alle stesse condotte, sia stato instaurato un giudizio in base agli articoli 139, 140 e 140 bis del codice del consumo, ex d.lgs.206/2005 (le azioni inibitorie e l'accesso alla giustizia).
Il comma 2 stabilisce poi che nel caso i cui i procedimenti appena citati siano iniziati dopo la proposizione del

ricorso per un’azione collettiva (ai sensi art.1 del decreto 198/2009), il giudice dell’azione collettiva ne dispone la sospensione fino alla definizione di predetti procedimenti o giudizi.
Il ricorso per l’instaurazione di un giudizio di azione collettiva, in caso di passaggio in giudicato della sentenza che definisce il merito di giudizi instaurati ai sensi degli artt. 139 e 140 del codice del consumo, diviene improcedibile. In ogni altro caso, il ricorso per la class-action deve essere riassunto entro 120 giorni dalla definizione del procedimento posto in essere da un organismo con funzione di controllo e regolazione o dalla definizione con pronuncia non di merito dei procedimenti istaurati ai sensi degli art. 139 e 140 del codice del consumo. Qualora non venga riassunto, ai sensi dell’art.2, comma 2, del decreto, il ricorso perime.

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