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Class action: i presupposti dell'azione

A norma dell'art.1, comma 1, si può proporre un'azione legale nel caso in cui derivi una “lesione diretta, concreta e attuale” dei propri interessi, dalla violazione di termini dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo da emanarsi obbligatoriamente entro e non oltre un termine fissato da una legge o da un regolamento, dalla violazione degli obblighi contenuti nelle carte di servizi ovvero dalla violazione di standard qualitativi ed economici stabiliti, per i concessionari di servizi pubblici, dalle autorità preposte alla regolazione ed al controllo del settore e, per le pubbliche

amministrazioni, definiti dalle stesse in conformità alle disposizioni in materia di performance (d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150).
In seguito alla proposizione del ricorso presso il Tribunale competente, è data immediata notizia dello stesso sul sito istituzionale dell'amministrazione o del concessionario intimati e al Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione (art.1, comma 2). Il ricorso è proposto nei confronti degli enti i cui organi sono competenti a esercitare le funzioni o a gestire i servizi a cui si riferiscono le violazioni e quindi la lesione egli interessi. Una volta proposta il ricorso, gli enti intimati, informano immediatamente del ricorso il dirigente responsabile di ogni ufficio coinvolto. I dirigenti quindi potranno intervenire nel giudizio. Nella prima udienza, qualora il giudice ritenga che le violazioni si possano ascrivere anche ad altri enti emetta un'ordinanza per l'integrazione del contraddittorio. Il comma 6 dell'art.1 specifica che “il ricorso non consente di ottenere il risarcimento del danno cagionato dagli atti e dai comportamenti di cui al comma 1; a tal fine, restano fermi i rimedi ordinari”. (Questa disposizione, in sostanza, esclude la possibilità, da parte del giudice amministrativo di disporre del risarcimento del danno connesso alla violazione dell'interesse per cui si propone il ricorso. In tal modo, non viene assorbito dal decreto legislativo, il principio espresso nella storica sentenza della Corte di Cassazione (Cass. 500/1999) secondo cui il giudice amministrativo, pur essendo un giudice di legittimità e non di merito, conosce anche delle questioni attinenti al risarimento del danno. La sentenza, superando il limite dogamtico fondato sul fatto che il danno ingiusto è configuarbile solo in riferimento agli interesi soggettivi, ha affermato che il tale danno ingiusto si conigura anche in riferimento agli interessi legittimi: è per questo che è possibile che il giudice amministrativo disponga anche il risarcimento del danno relativo alla violazione di un interesse giuridicamente protetto)
L'ultimo comma dell'art.1, prescrive che la giurisdizione esclusiva è del giudice amministrativo e di stabilire che le questioni di competenza si possono rilevare anche d'ufficio.

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