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La riabilitazione penale

Cos'è, i presupposti per la sua concessione, come chiederla e quando va revocata
Immagine di una bilancia simbolo della Giustizia

di Valeria Zeppilli – La riabilitazione penale è quell'istituto che permette l'estinzione delle pene accessorie (come ad esempio l'interdizione dai pubblici uffici) e di ogni altro effetto penale delle condanne, in presenza di determinati requisiti e salvo che la legge non disponga diversamente.

Essa è annotata sul certificato penale a cura della cancelleria del giudice che la emette.

Presupposti di concessione

Ovviamente, come accennato, la riabilitazione è applicata solo in presenza di determinati presupposti.

Innanzitutto è necessario che siano decorsi almeno tre anni dal giorno in cui la pena principale è stata eseguita o si è in altro modo estinta. Il condannato, a tal fine, deve aver però dato prove effettive e costanti di buona condotta.

In casi particolari, il termine triennale è elevato: esso, in particolare, è di almeno otto anni se l'interessato è recidivo e di almeno dieci anni se si tratta di delinquente abituale, professionale o per tendenza. In quest'ultimo caso, peraltro, il termine decorre dal giorno in cui è stato revocato l'ordine di assegnazione ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro.

In altre ipotesi, invece, il termine triennale ha una diversa decorrenza: ci si riferisce ai casi in cui è stata concessa la sospensione condizionale della pena ai sensi dei commi uno, due e tre dell'articolo 163 c.p., al ricorrere dei quali esso decorre dallo stesso momento dal quale decorre il termine di sospensione della pena.

Ulteriormente peculiare è l'ipotesi in cui la sospensione condizionale della pena è concessa sui presupposti che essa non è superiore ad un anno ed è stato riparato interamente il danno, prima che sia stata pronunciata la sentenza di primo grado, mediante il risarcimento di esso e, ove possibile, mediante le restituzioni, nonché qualora il colpevole, entro lo stesso termine e fuori del caso previsto nel quarto comma dell'articolo 56 (delitto impedito), si è adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato da lui eliminabili. In tali casi, infatti, la sospensione condizionale della pena dura un anno e la riabilitazione è concessa allo scadere di tale termine (e sempre in presenza dei presupposti di legge).

Buona condotta

In particolare, con riferimento alla buona condotta, un aiuto fondamentale per la sua definizione in concreto è dato dalla giurisprudenza che ha, innanzitutto, chiarito che la riabilitazione presuppone che "il soggetto abbia dato prova di effettivo e completo ravvedimento, dimostrando di aver tenuto un comportamento privo di qualsivoglia atteggiamento trasgressivo ed aver intrapreso uno stile di vita rispettoso dei principi fondamentali della convivenza civile" (Cass. 22 luglio 2011 numero 29490).

Dalla giurisprudenza, poi, emerge chiaramente che la relativa valutazione comprende anche il periodo successivo ai tre anni dall'esecuzione o dall'estinzione della pena inflitta, sino alla data della decisione sull'istanza di riabilitazione (Cass. 11 gennaio 2013 numero 1507).

Casi di esclusione

Pur in presenza dei predetti presupposti, la riabilitazione non può essere sempre concessa.

Essa, infatti, non è possibile quando il condannato è stato sottoposto a misura di sicurezza diversa dall'espulsione dello straniero dallo Stato e dalla confisca e il provvedimento non è stato revocato.

Inoltre, non può concedersi riabilitazione se il condannato non ha adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato, a meno che non dimostri di trovarsi nell'impossibilità di adempierle.

A tal proposito occorre precisare che "l'attivarsi del reo al fine della eliminazione, per quanto possibile, di tutte le conseguenze di ordine civile derivanti dalla condotta criminosa, costituisce condizione imprescindibile per l'ottenimento del beneficio, anche nel caso in cui nel processo penale sia mancata la costituzione di parte civile e non vi sia stata, quindi, alcuna pronuncia in ordine alle obbligazioni civili conseguenti al reato" (Cass. 28 febbraio 2012 numero 7752).

Istanza di riabilitazione

La riabilitazione, operativamente, va richiesta dall'interessato (meglio se assistito da un legale) mediante istanza scritta al giudice competente, ovverosia quello del tribunale di sorveglianza del luogo di sua residenza.

Il richiedente deve provare la sussistenza delle condizioni per ottenere la riabilitazione, sulla quale poi il giudice si pronuncerà in via discrezionale. La documentazione necessaria per la concessione del beneficio è acquisita d'ufficio.

Terminata l'istruttoria, viene fissata udienza di trattazione, della quale viene data comunicazione all'interessato che vi parteciperà con la necessaria assistenza di un difensore.

Revoca della riabilitazione

Anche una volta concessa, la riabilitazione può essere revocata.

L'articolo 180 del codice penale, infatti, sancisce che la sentenza di riabilitazione è revocata di diritto nei casi in cui il riabilitato commette, nel termine di sette anni, un delitto non colposo per il quale sia inflitta la pena della reclusione per un tempo non inferiore a due anni o un'altra pena più grave.

A tal proposito, si segnala che a differenza del provvedimento di riabilitazione, che ha carattere costitutivo, ed opera ex nunc producendo effetti dal momento in cui diviene irrevocabile, il provvedimento con il quale la riabilitazione viene revocata ha natura dichiarativa, avendo carattere di mero accertamento della sussistenza delle condizioni fissate dalla legge per la revoca. Di conseguenza, i suoi effetti si producono ex tunc e retroagiscono al momento in cui si sono verificate le predette condizioni (cfr. Cass, 28 aprile 1986 numero 3244).


Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(12/08/2016 - Valeria Zeppilli)
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