principi comuni

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Indice

Titolo I

PRINCIPI COMUNI

Capo I

Disposizioni generali

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  Visti gli articoli 76, 87 e 117 della Costituzione;
  Vista  la  legge  3 agosto 2007, n. 123, recante: misure in tema di
tutela  della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo
per il riassetto e la riforma della normativa in materia;
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n.
547, recante: norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro;
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n.
164,  recante:  norme  per  la prevenzione degli infortuni sul lavoro
nelle costruzioni;
  Visto  il decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n.
303, recante norme generali per l'igiene del lavoro;
  Visto  il  decreto  legislativo  15  agosto  1991, n. 277, recante:
attuazione   delle   direttive  n.  80/1107/CEE,  n.  82/605/CEE,  n.
83/477/CEE,  n.  86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione
dei  lavoratori  contro  i  rischi derivanti da esposizione ad agenti
chimici,  fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell'articolo
7 della legge 30 luglio 1990, n. 212;
  Visto  il  decreto  legislativo 19 settembre 1994, n. 626, recante:
attuazione   delle   direttive  89/391/CEE,  89/654/CEE,  89/655/CEE,
89/656/CEE,    90/269/CEE,    90/270/CEE,   90/394/CEE,   90/679/CEE,
93/88/CEE,   95/63/CE,   97/42/CE,   98/24/CE,   99/38/CE,  99/92/CE,
2001/45/CE,   2003/10/CE,  2003/18/CE  e  2004/40/CE  riguardanti  il
miglioramento  della  sicurezza e della salute dei lavoratori durante
il lavoro;
  Visto  il  decreto  legislativo  19 dicembre 1994, n. 758, recante:
modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro;
  Visto  il  decreto  legislativo  14  agosto  1996,  n. 493, recante
attuazione  della  direttiva  92/58/CEE  concernente  le prescrizioni
minime  per  la  segnaletica  di sicurezza e/o di salute sul luogo di
lavoro;
  Visto  il  decreto  legislativo  14  agosto  1996,  n. 494, recante
attuazione  della  direttiva  92/57/CEE  concernente  le prescrizioni
minime  di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o
mobili;
  Visto  il  decreto  legislativo  8  giugno  2001,  n.  231, recante
disciplina   della   responsabilita'   amministrativa  delle  persone
giuridiche,  delle  societa'  e  delle  associazioni  anche  prive di
personalita'  giuridica,  a  norma  dell'articolo  11  della legge 29
settembre 2000, n. 300;
  Visto  il  decreto  legislativo  10 settembre 2003, n. 276, recante
attuazione  delle  deleghe  in  materia  di occupazione e mercato del
lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30;
  Vista   la  direttiva  2004/40/CE  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio, del 29 aprile 2004, sulle prescrizioni minime di sicurezza
e  salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti
dagli agenti fisici (campi elettromagnetici);
  Visto  il  decreto  legislativo  19  agosto  2005,  n. 187, recante
attuazione  della  direttiva  2002/44/CE sulle prescrizioni minime di
sicurezza  e  di  salute  relative  all'esposizione dei lavoratori ai
rischi derivanti da vibrazioni meccaniche;
  Vista   la  direttiva  2006/25/CE  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio,  del  5 aprile 2006, concernente le prescrizioni minime di
sicurezza  e salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi
derivanti dagli agenti fisici (radiazioni ottiche);
  Vista  la legge comunitaria 2006 del 6 febbraio 2007, n. 13 recante
disposizioni     per     l'adempimento    di    obblighi    derivanti
dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee;
  Visto  il  decreto  legislativo  19  novembre 2007, n. 257, recante
attuazione  della  direttiva  2004/40/CE sulle prescrizioni minime di
sicurezza  e  di  salute  relative  all'esposizione dei lavoratori ai
rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici);
  Vista  la  preliminare  deliberazione  del  Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 6 marzo 2008;
  Sentite  le  organizzazioni  sindacali maggiormente rappresentative
dei lavoratori e dei datori di lavoro;
  Acquisito  il  parere  del  Garante  per  la  protezione  dei  dati
personali;
  Acquisito  il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo  Stato,  le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
espresso nella riunione del 12 marzo 2008;
  Acquisiti  i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
  Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 1° aprile 2008;
  Sulla  proposta  del  Presidente  del  Consiglio dei Ministri e dei
Ministri  del  lavoro e della previdenza sociale, della salute, delle
infrastrutture,  dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri
per  le  politiche europee, della giustizia, delle politiche agricole
alimentari  e  forestali,  dell'interno, della difesa, della pubblica
istruzione,  della  solidarieta'  sociale,  dell'universita'  e della
ricerca,   per   gli   affari  regionali  e  le  autonomie  locali  e
dell'economia e delle finanze;
                                Emana
                  il seguente decreto legislativo:

                               Art. 1.
                              Finalita'

  1.  Le  disposizioni  contenute  nel  presente  decreto legislativo
costituiscono  attuazione  dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007,
n.  123, per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia
di  salute  e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi
di  lavoro, mediante il riordino e il coordinamento delle medesime in
un unico testo normativo. Il presente decreto legislativo persegue le
finalita'  di  cui  al  presente  comma  nel rispetto delle normative
comunitarie e delle convenzioni internazionali in materia, nonche' in
conformita'  all'articolo 117 della Costituzione e agli statuti delle
regioni  a  statuto speciale e delle province autonome di Trento e di
Bolzano,   e   alle   relative   norme   di   attuazione,  garantendo
l'uniformita'  della  tutela  delle  lavoratrici e dei lavoratori sul
territorio  nazionale  attraverso  il rispetto dei livelli essenziali
delle  prestazioni  concernenti i diritti civili e sociali, anche con
riguardo  alle  differenze di genere, di eta' e alla condizione delle
lavoratrici e dei lavoratori immigrati.
  2.  In relazione a quanto disposto dall'articolo 117, quinto comma,
della  Costituzione  e  dall'articolo  16,  comma  3,  della  legge 4
febbraio   2005,   n.   11,  le  disposizioni  del  presente  decreto
legislativo,  riguardanti  ambiti  di  competenza  legislativa  delle
regioni  e province autonome, si applicano, nell'esercizio del potere
sostitutivo dello Stato e con carattere di cedevolezza, nelle regioni
e  nelle  province autonome nelle quali ancora non sia stata adottata
la  normativa  regionale  e  provinciale e perdono comunque efficacia
dalla  data  di  entrata  in vigore di quest'ultima, fermi restando i
principi fondamentali ai sensi dell'articolo 117, terzo comma , della
Costituzione.
  3.  Gli  atti,  i  provvedimenti  e  gli  adempimenti attuativi del
presente  decreto  sono  effettuati  nel  rispetto  dei  principi del
decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

	        
	      
                             Art. 2. (6)
                             Definizioni

  1.  Ai  fini  ed agli effetti delle disposizioni di cui al presente
decreto legislativo si intende per:
    a)  "lavoratore":  persona che, indipendentemente dalla tipologia
contrattuale,     svolge    un'attivita'    lavorativa    nell'ambito
dell'organizzazione  di un datore di lavoro pubblico o privato, con o
senza  retribuzione,  anche  al  solo fine di apprendere un mestiere,
un'arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e
familiari.  Al  lavoratore  cosi'  definito  e'  equiparato: il socio
lavoratore  di  cooperativa o di societa', anche di fatto, che presta
la  sua  attivita'  per  conto  delle  societa'  e  dell'ente stesso;
l'associato  in  partecipazione  di cui all'articolo 2549, e seguenti
del  codice  civile;  il  soggetto  beneficiario  delle iniziative di
tirocini  formativi  e  di  orientamento di cui all'articolo 18 della
legge  24  giugno  1997,  n.  196, e di cui a specifiche disposizioni
delle  leggi  regionali  promosse  al  fine  di realizzare momenti di
alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali
mediante  la conoscenza diretta del mondo del lavoro; l'allievo degli
istituti  di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di
formazione  professionale  nei  quali  si  faccia  uso di laboratori,
attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici,
ivi   comprese   le   apparecchiature   fornite   di   videoterminali
limitatamente   ai   periodi  in  cui  l'allievo  sia  effettivamente
applicato  alla strumentazioni o ai laboratori in questione; ((...));
i  volontari  del  Corpo  nazionale  dei  vigili  del  fuoco  e della
protezione   civile;   ((...));  il  lavoratore  di  cui  al  decreto
legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni;
    b)  "datore  di  lavoro":  il  soggetto  titolare del rapporto di
lavoro  con  il  lavoratore  o, comunque, il soggetto che, secondo il
tipo  e  l'assetto  dell'organizzazione  nel cui ambito il lavoratore
presta     la    propria    attivita',    ha    la    responsabilita'
dell'organizzazione   stessa   o  dell'unita'  produttiva  in  quanto
esercita   i   poteri   decisionali   e  di  spesa.  Nelle  pubbliche
amministrazioni   di   cui  all'articolo  1,  comma  2,  del  decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per datore di lavoro si intende il
dirigente   al  quale  spettano  i  poteri  di  gestione,  ovvero  il
funzionario  non  avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui
quest'ultimo  sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale,
individuato  dall'organo  di  vertice  delle  singole amministrazioni
tenendo  conto  dell'ubicazione e dell'ambito funzionale degli uffici
nei  quali  viene  svolta  l'attivita',  e  dotato di autonomi poteri
decisionali  e  di  spesa.  In  caso  di  omessa individuazione, o di
individuazione  non  conforme ai criteri sopra indicati, il datore di
lavoro coincide con l'organo di vertice medesimo;
    c) "azienda": il complesso della struttura organizzata dal datore
di lavoro pubblico o privato;
    d)   "dirigente":   persona  che,  in  ragione  delle  competenze
professionali  e  di  poteri  gerarchici  e  funzionali adeguati alla
natura  dell'incarico  conferitogli, attua le direttive del datore di
lavoro organizzando l'attivita' lavorativa e vigilando su di essa;
    e)   "preposto":   persona   che,  in  ragione  delle  competenze
professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati
alla  natura  dell'incarico  conferitogli, sovrintende alla attivita'
lavorativa   e  garantisce  l'attuazione  delle  direttive  ricevute,
controllandone  la  corretta  esecuzione  da  parte dei lavoratori ed
esercitando un funzionale potere di iniziativa;
    f)  "responsabile  del  servizio  di  prevenzione  e protezione":
persona  in possesso delle capacita' e dei requisiti professionali di
cui  all'articolo  32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde,
per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi;
    g)  "addetto al servizio di prevenzione e protezione": persona in
possesso  delle  capacita'  e  dei  requisiti  professionali  di  cui
all'articolo 32, facente parte del servizio di cui alla lettera l);
    h)  "medico  competente":  medico in possesso di uno dei titoli e
dei  requisiti  formativi e professionali di cui all'articolo 38, che
collabora,  secondo  quanto previsto all'articolo 29, comma 1, con il
datore  di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed e' nominato
dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli
altri compiti di cui al presente decreto;
    i)  "rappresentante  dei  lavoratori  per  la sicurezza": persona
eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne
gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro;
    l)  "servizio  di  prevenzione  e protezione dai rischi": insieme
delle   persone,  sistemi  e  mezzi  esterni  o  interni  all'azienda
finalizzati  all'attivita'  di  prevenzione  e  protezione dai rischi
professionali per i lavoratori;
    m)   "sorveglianza   sanitaria":   insieme   degli  atti  medici,
finalizzati  alla  tutela  dello  stato  di  salute  e  sicurezza dei
lavoratori,  in  relazione  all'ambiente  di  lavoro,  ai  fattori di
rischio  professionali e alle modalita' di svolgimento dell'attivita'
lavorativa;
    n)  "prevenzione":  il  complesso  delle  disposizioni  o  misure
necessarie anche secondo la particolarita' del lavoro, l'esperienza e
la  tecnica,  per  evitare  o  diminuire  i  rischi professionali nel
rispetto   della   salute   della   popolazione   e   dell'integrita'
dell'ambiente esterno;
    o)  "salute":  stato  di  completo  benessere  fisico,  mentale e
sociale,   non   consistente   solo   in  un'assenza  di  malattia  o
d'infermita';
    p)  "sistema  di  promozione della salute e sicurezza": complesso
dei  soggetti  istituzionali  che  concorrono,  con la partecipazione
delle  parti  sociali, alla realizzazione dei programmi di intervento
finalizzati  a  migliorare  le  condizioni  di salute e sicurezza dei
lavoratori;
    q) "valutazione dei rischi": valutazione globale e documentata di
tutti  i  rischi  per  la  salute e sicurezza dei lavoratori presenti
nell'ambito  dell'organizzazione  in  cui  essi  prestano  la propria
attivita',   finalizzata   ad   individuare  le  adeguate  misure  di
prevenzione  e di protezione e ad elaborare il programma delle misure
atte  a  garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e
sicurezza;
    r) "pericolo": proprieta' o qualita' intrinseca di un determinato
fattore avente il potenziale di causare danni;
    s)   "rischio":   probabilita'   di  raggiungimento  del  livello
potenziale  di  danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad
un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione;
    t) "unita' produttiva": stabilimento o struttura finalizzati alla
produzione  di  beni o all'erogazione di servizi, dotati di autonomia
finanziaria e tecnico funzionale;
    u)  "norma tecnica": specifica tecnica, approvata e pubblicata da
un'organizzazione  internazionale,  da  un  organismo europeo o da un
organismo  nazionale  di  normalizzazione,  la cui osservanza non sia
obbligatoria;
    v) "buone prassi": soluzioni organizzative o procedurali coerenti
con  la  normativa  vigente e con le norme di buona tecnica, adottate
volontariamente  e finalizzate a promuovere la salute e sicurezza sui
luoghi   di   lavoro   attraverso   la  riduzione  dei  rischi  e  il
miglioramento  delle condizioni di lavoro, elaborate e raccolte dalle
regioni,  dall'Istituto  superiore  per la prevenzione e la sicurezza
del  lavoro  (ISPESL),  dall'Istituto  nazionale  per l'assicurazione
contro  gli infortuni sul lavoro (INAIL) e dagli organismi paritetici
di   cui  all'articolo  51,  validate  dalla  Commissione  consultiva
permanente   di   cui  all'articolo  6,  previa  istruttoria  tecnica
dell'ISPESL, che provvede a assicurarne la piu' ampia diffusione;
    z)   "linee   guida":  atti  di  indirizzo  e  coordinamento  per
l'applicazione  della  normativa  in  materia  di  salute e sicurezza
predisposti  dai Ministeri, dalle regioni, dall'ISPESL e dall'INAIL e
approvati  in  sede  di  Conferenza  permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
    aa)   "formazione":   processo   educativo  attraverso  il  quale
trasferire  ai  lavoratori  ed  agli  altri  soggetti  del sistema di
prevenzione  e protezione aziendale conoscenze e procedure utili alla
acquisizione  di  competenze  per  lo  svolgimento  in  sicurezza dei
rispettivi  compiti in azienda e alla identificazione, alla riduzione
e alla gestione dei rischi;
    bb)  "informazione":  complesso delle attivita' dirette a fornire
conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione
dei rischi in ambiente di lavoro;
    cc)  "addestramento":  complesso  delle  attivita' dirette a fare
apprendere  ai  lavoratori  l'uso corretto di attrezzature, macchine,
impianti,  sostanze,  dispositivi, anche di protezione individuale, e
le procedure di lavoro;
    dd)   "modello   di   organizzazione   e  di  gestione":  modello
organizzativo  e  gestionale per la definizione e l'attuazione di una
politica  aziendale per la salute e sicurezza, ai sensi dell'articolo
6,  comma  1,  lettera  a), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.
231, idoneo a prevenire i reati di cui agli articoli 589 e 590, terzo
comma,  del  codice  penale,  commessi  con  violazione  delle  norme
antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul lavoro;
    ee)  "organismi paritetici": organismi costituiti a iniziativa di
una  o  piu'  associazioni  dei  datori  e  dei  prestatori di lavoro
comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale, quali sedi
privilegiate   per:   la  programmazione  di  attivita'  formative  e
l'elaborazione e la raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici;
lo  sviluppo  di  azioni  inerenti  alla  salute e alla sicurezza sul
lavoro;  l'assistenza  alle  imprese finalizzata all'attuazione degli
adempimenti  in  materia;  ogni  altra attivita' o funzione assegnata
loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento;
    ff)   "responsabilita'   sociale   delle  imprese":  integrazione
volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle aziende e
organizzazioni  nelle  loro attivita' commerciali e nei loro rapporti
con le parti interessate.

	        
	      
                               Art. 3
                        Campo di applicazione

  1.  Il presente decreto legislativo si applica a tutti i settori di
attivita', privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio.


 2.  Nei  riguardi delle Forze armate e di Polizia, del Dipartimento
dei  vigili  del  fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile,
dei servizi di protezione civile, nonche' nell'ambito delle strutture
giudiziarie,   penitenziarie,   di  quelle  destinate  per  finalita'
istituzionali  alle  attivita' degli organi con compiti in materia di
ordine  e  sicurezza  pubblica,  delle universita', degli istituti di
istruzione  universitaria,  delle  istituzioni  dell'alta  formazione
artistica  e coreutica, degli istituti di istruzione ed educazione di
ogni ordine e grado, delle organizzazioni di volontariato di cui alla
legge  1°  agosto  1991,  n.  266,  degli  uffici  all'estero  di cui
all'articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio
1967,  n.  18,  e  dei  mezzi  di  trasporto  aerei  e  marittimi, le
disposizioni  del presente decreto legislativo sono applicate tenendo
conto  delle  effettive  particolari  esigenze  connesse  al servizio
espletato  o  alle peculiarita' organizzative ivi comprese quelle per
la  tutela  della  salute  e  sicurezza  del  personale  nel corso di
operazioni  ed attivita' condotte dalla Forze armate, compresa l'Arma
dei carabinieri, nonche' dalle altre Forze di polizia e dal Corpo dei
vigili  del  fuoco,  nonche' dal Dipartimento della protezione civile
fuori  dal  territorio  nazionale,  individuate  entro  e  non  oltre
ventiquattro  mesi  dalla  data  di  entrata  in  vigore del presente
decreto  legislativo  con decreti emanati, ai sensi dell'articolo 17,
comma  3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dai Ministri competenti
di  concerto  con  i  Ministri del lavoro e della previdenza sociale,
della  salute  e  per  le  riforme  e  le  innovazioni nella pubblica
amministrazione,  acquisito il parere della Conferenza permanente per
i  rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento
e  di  Bolzano,  sentite le organizzazioni sindacali comparativamente
piu'  rappresentative sul piano nazionale nonche', relativamente agli
schemi  di  decreti  di interesse delle Forze armate, compresa l'Arma
dei carabinieri ed il Corpo della Guardia di finanza, gli organismi a
livello    nazionale    rappresentativi   del   personale   militare;
analogamente   si  provvede  per  quanto  riguarda  gli  archivi,  le
biblioteche  e  i  musei solo nel caso siano sottoposti a particolari
vincoli  di  tutela  dei  beni  artistici  storici  e  culturali. Con
decreti,  da emanare ((entro quarantotto mesi)) dalla data di entrata
in  vigore  del presente decreto, ai sensi dell'articolo 17, comma 2,
della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  su  proposta  dei Ministri
competenti,  di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza
sociale   e  della  salute,  acquisito  il  parere  della  Conferenza
permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province
autonome   di   Trento  e  di  Bolzano,  si  provvede  a  dettare  le
disposizioni   necessarie   a  consentire  il  coordinamento  con  la
disciplina  recata dal presente decreto della normativa relativa alle
attivita'   lavorative   a  bordo  delle  navi,  di  cui  al  decreto
legislativo  27  luglio  1999,  n. 271, in ambito portuale, di cui al
decreto  legislativo  27  luglio 1999, n. 272, e per il settore delle
navi  da pesca, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 298,
e  l'armonizzazione  delle disposizioni tecniche di cui ai titoli dal
II al XII del medesimo decreto con la disciplina in tema di trasporto
ferroviario  contenuta nella legge 26 aprile 1974, n. 191, e relativi
decreti di attuazione.

  3.  Fino  alla  scadenza  del termine di cui al comma 2, sono fatte
salve le disposizioni attuative dell'articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 19 settembre 1994, n. 626, nonche' le disposizioni di cui
al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, al decreto legislativo
27  luglio  1999,  n.  272, al decreto legislativo 17 agosto 1999, n.
298,  e  le  disposizioni  tecniche  del decreto del Presidente della
Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, e del decreto del Presidente della
Repubblica  7  gennaio 1956, n. 164, richiamate dalla legge 26 aprile
1974,   n.  191,  e  dai  relativi  decreti  di  attuazione;  decorso
inutilmente tale termine, trovano applicazione le disposizioni di cui
al presente decreto.
  3-bis.  Nei  riguardi delle cooperative sociali di cui alla legge 8
novembre  1991,  n. 381, e delle organizzazioni di volontariato della
protezione  civile,  ivi  compresi  i  volontari  della  Croce  Rossa
Italiana  e  del  Corpo Nazionale soccorso alpino e speleologico, e i
volontari  dei vigili del fuoco, le disposizioni del presente decreto
legislativo  sono applicate tenendo conto delle particolari modalita'
di  svolgimento  delle  rispettive attivita', individuate entro il 31
dicembre  2010  con  decreto del Ministero del lavoro, della salute e
delle  politiche  sociali,  di  concerto  con  il  Dipartimento della
protezione civile e il Ministero dell'interno, sentita la Commissione
consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro.
(NB: Il D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, convertito con modificazioni dalla L. 26 febbraio 2011, n. 10, ha disposto (con l'art. 1, comma 1), in relazione all'art. 3, comma 3-bis, che "E' fissato al 31 marzo 2011 il termine di scadenza dei termini e dei regimi giuridici indicati nella tabella 1 allegata con scadenza in data anteriore al 15 marzo 2011".) 4. Il presente decreto legislativo si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonche' ai soggetti ad essi equiparati, fermo restando quanto previsto dai commi successivi del presente articolo. 5. Nell'ipotesi di prestatori di lavoro nell'ambito di un contratto di somministrazione di lavoro di cui agli articoli 20, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, fermo restando quanto specificamente previsto dal comma 5 dell'articolo 23 del citato decreto legislativo n. 276 del 2003, tutti gli obblighi di prevenzione e protezione di cui al presente decreto sono a carico dell'utilizzatore. 6. Nell'ipotesi di distacco del lavoratore di cui all'articolo 30 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, tutti gli obblighi di prevenzione e protezione sono a carico del distaccatario, fatto salvo l'obbligo a carico del distaccante di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato. Per il personale delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che presta servizio con rapporto di dipendenza funzionale presso altre amministrazioni pubbliche, organi o autorita' nazionali, gli obblighi di cui al presente decreto sono a carico del datore di lavoro designato dall'amministrazione, organo o autorita' ospitante. 7. Nei confronti dei lavoratori a progetto di cui agli articoli 61, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, e dei collaboratori coordinati e continuativi di cui all'articolo 409, primo comma, n. 3, del codice di procedura civile, le disposizioni di cui al presente decreto si applicano ove la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente. 8. Nei confronti dei lavoratori che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio, ai sensi dell'articolo 70 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni e integrazioni, il presente decreto legislativo e tutte le altre norme speciali vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute si applicano con esclusione dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l'insegnamento privato supplementare e l'assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili. 9. Fermo restando quanto previsto dalla legge 18 dicembre 1973, n. 877, ai lavoratori a domicilio ed ai lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati trovano applicazione gli obblighi di informazione e formazione di cui agli articoli 36 e 37. Ad essi devono inoltre essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate. Nell'ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al titolo III. 10. A tutti i lavoratori subordinati che effettuano una prestazione continuativa di lavoro a distanza, mediante collegamento informatico e telematico, compresi quelli di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 70, e di cui all'accordo-quadro europeo sul telelavoro concluso il 16 luglio 2002, si applicano le disposizioni di cui al titolo VII, indipendentemente dall'ambito in cui si svolge la prestazione stessa. Nell'ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al titolo III. I lavoratori a distanza sono informati dal datore di lavoro circa le politiche aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in particolare in ordine alle esigenze relative ai videoterminali ed applicano correttamente le direttive aziendali di sicurezza. Al fine di verificare la corretta attuazione della normativa in materia di tutela della salute e sicurezza da parte del lavoratore a distanza, il datore di lavoro, le rappresentanze dei lavoratori e le autorita' competenti hanno accesso al luogo in cui viene svolto il lavoro nei limiti della normativa nazionale e dei contratti collettivi, dovendo tale accesso essere subordinato al preavviso e al consenso del lavoratore qualora la prestazione sia svolta presso il suo domicilio. Il lavoratore a distanza puo' chiedere ispezioni. Il datore di lavoro garantisce l'adozione di misure dirette a prevenire l'isolamento del lavoratore a distanza rispetto agli altri lavoratori interni all'azienda, permettendogli di incontrarsi con i colleghi e di accedere alle informazioni dell'azienda, nel rispetto di regolamenti o accordi aziendali. 11. Nei confronti dei lavoratori autonomi di cui all'articolo 2222 del codice civile si applicano le disposizioni di cui agli articoli 21 e 26. 12. Nei confronti dei componenti dell'impresa familiare di cui all'articolo 230-bis del codice civile, dei coltivatori diretti del fondo, degli artigiani e dei piccoli commercianti e dei soci delle societa' semplici operanti nel settore agricolo si applicano le disposizioni di cui all'articolo 21. 12-bis. Nei confronti dei volontari di cui alla legge 1° agosto 1991, n. 266, e dei volontari che effettuano servizio civile si applicano le disposizioni relative ai lavoratori autonomi di cui all'articolo 21. Con accordi tra il volontario e l'associazione di volontariato o l'ente di servizio civile possono essere individuate le modalita' di attuazione della tutela di cui al precedente periodo. Ove il volontario svolga la propria prestazione nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro, questi e' tenuto a fornire al volontario dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti in cui e' chiamato ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attivita'. Egli e' altresi' tenuto ad adottare le misure utili ad eliminare o, ove cio' non sia possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze tra la prestazione del volontario e altre attivita' che si svolgano nell'ambito della medesima organizzazione. 13. In considerazione della specificita' dell'attivita' esercitata dalle imprese medie e piccole operanti nel settore agricolo, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con i Ministri della salute e delle politiche agricole, alimentari e forestali, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, nel rispetto dei livelli generali di tutela di cui alla normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, e limitatamente alle imprese che impiegano lavoratori stagionali ciascuno dei quali non superi le cinquanta giornate lavorative e per un numero complessivo di lavoratori compatibile con gli ordinamenti colturali aziendali, provvede ad emanare disposizioni per semplificare gli adempimenti relativi all'informazione, formazione e sorveglianza sanitaria previsti dal presente decreto, sentite le organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente piu' rappresentative del settore sul piano nazionale. I contratti collettivi stipulati dalle predette organizzazioni definiscono specifiche modalita' di attuazione delle previsioni del presente decreto legislativo concernenti il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nel caso le imprese utilizzino esclusivamente la tipologia di lavoratori stagionali di cui al precedente periodo.
                             Art. 4. (6)
                       Computo dei lavoratori

  1.  Ai fini della determinazione del numero di lavoratori dal quale
il  presente  decreto  legislativo fa discendere particolari obblighi
non sono computati:
    a)  i  collaboratori  familiari  di  cui all'articolo 230-bis del
codice civile;
    b)  i soggetti beneficiari delle iniziative di tirocini formativi
e di orientamento ((...));
    c)  gli  allievi  degli istituti di istruzione e universitari e i
partecipanti ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia
uso  di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici,
fisici   e   biologici,   ivi  comprese  le  attrezzature  munite  di
videoterminali;
    d)   i  lavoratori  assunti  con  contratto  di  lavoro  a  tempo
determinato,  ai  sensi  dell'articolo  1  del  decreto legislativo 6
settembre 2001, n. 368, in sostituzione di altri prestatori di lavoro
assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro;
    e)  i  lavoratori  che  svolgono  prestazioni occasionali di tipo
accessorio  ai  sensi  degli  articoli  70,  e  seguenti, del decreto
legislativo  10  settembre  2003, n. 276, e successive modificazioni,
nonche'  prestazioni  che  esulano  dal  mercato  del lavoro ai sensi
dell'articolo 74 del medesimo decreto.
    f)  i  lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, ove
la  loro  attivita'  non  sia  svolta in forma esclusiva a favore del
datore di lavoro committente;
    g) i volontari, come definiti dalla legge 11 agosto 1991, n. 266,
i  volontari  del  Corpo  nazionale  dei  vigili  del  fuoco  e della
protezione civile e i volontari che effettuano il servizio civile;
    h) i lavoratori utilizzati nei lavori socialmente utili di cui al
decreto   legislativo   1°   dicembre  1997,  n.  468,  e  successive
modificazioni;
    i)  i  lavoratori  autonomi  di  cui all'articolo 2222 del codice
civile, fatto salvo quanto previsto dalla successiva lettera l);
    l)  i collaboratori coordinati e continuativi di cui all'articolo
409,  primo  comma,  n.  3, del codice di procedura civile, nonche' i
lavoratori  a progetto di cui agli articoli 61 e seguenti del decreto
legislativo  10  settembre  2003, n. 276, e successive modificazioni,
ove  la loro attivita' non sia svolta in forma esclusiva a favore del
committente.
  (( l-bis) i lavoratori in prova.))
  2.  I  lavoratori utilizzati mediante somministrazione di lavoro ai
sensi  degli  articoli  20,  e  seguenti,  del decreto legislativo 10
settembre  2003,  n.  276, e successive modificazioni, e i lavoratori
assunti a tempo parziale ai sensi del decreto legislativo 25 febbraio
2000,  n. 61, e successive modificazioni, si computano sulla base del
numero  di  ore  di  lavoro  effettivamente  prestato nell'arco di un
semestre.
  3.  Fatto  salvo  quanto  previsto  dal  comma 4, nell'ambito delle
attivita'  stagionali  definite  dal  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  7  ottobre  1963,  n.  1525  e  successive modificazioni,
nonche'  di  quelle  individuate  dai  contratti collettivi nazionali
stipulati  dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro
comparativamente  piu'  rappresentative,  il  personale  in  forza si
computa  a  prescindere  dalla  durata del contratto e dall'orario di
lavoro effettuato.
  ((4.  Il  numero  degli operai impiegati a tempo determinato, anche
stagionali,  nel  settore  agricolo si computa per frazioni di unita'
lavorative  anno  (ULA)  come  individuate sulla base della normativa
comunitaria..))

	        
	      
Capo II

Sistema istituzionale

                             Art. 5. (6)
Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e
per il coordinamento   nazionale  delle  attivita'  di  vigilanza  in
              materia di salute e sicurezza sul lavoro

  1. Presso il ((Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali)),   ((e'  istituito))  il  Comitato  per  l'indirizzo  e  la
valutazione  delle  politiche attive e per il coordinamento nazionale
delle  attivita'  di  vigilanza  in materia di salute e sicurezza sul
lavoro.  Il  Comitato  e' presieduto dal ((Ministro del lavoro, della
salute e delle politiche sociali)) ed e' composto da:
    ((a)  tre rappresentanti del Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali;))
    ((  b) un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti;))
    c) un rappresentante del Ministero dell'interno;
    d)  cinque  rappresentanti  delle  regioni e province autonome di
Trento e di Bolzano.
  2.   Al   Comitato   partecipano,   con   funzione  consultiva,  un
rappresentante  dell'INAIL,  uno  dell'ISPESL  e uno dell'Istituto di
previdenza per il settore marittimo (IPSEMA).
  3.  Il  Comitato  di  cui  al comma 1, al fine di garantire la piu'
completa attuazione del principio di leale collaborazione tra Stato e
regioni, ha il compito di:
    a) stabilire le linee comuni delle politiche nazionali in materia
di salute e sicurezza sul lavoro;
    b)  individuare  obiettivi  e  programmi  dell'azione pubblica di
miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori;
    c)  definire  la  programmazione  annuale  in  ordine  ai settori
prioritari  di  intervento  dell'azione  di  vigilanza,  i  piani  di
attivita'  e  i progetti operativi a livello nazionale, tenendo conto
delle indicazioni provenienti dai comitati regionali di coordinamento
e dai programmi di azione individuati in sede comunitaria;
    d)   programmare  il  coordinamento  della  vigilanza  a  livello
nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
    e)   garantire   lo   scambio  di  informazioni  tra  i  soggetti
istituzionali  al  fine di promuovere l'uniformita' dell'applicazione
della normativa vigente;
    f)  individuare le priorita' della ricerca in tema di prevenzione
dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori.
  4.  Ai  fini  delle definizioni degli obbiettivi di cui al comma 2,
lettere   a),   b),   e),   f),  le  parti  sociali  sono  consultate
preventivamente.   Sull'attuazione   delle   azioni   intraprese   e'
effettuata una verifica con cadenza almeno annuale.
  5.  Le  modalita'  di  funzionamento  del comitato sono fissate con
regolamento  interno  da adottarsi a maggioranza qualificata rispetto
al  numero  dei  componenti; le funzioni di segreteria sono svolte da
personale  del ((Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali)) appositamente assegnato.
  6. Ai componenti del Comitato ed ai soggetti invitati a partecipare
ai  sensi  del  comma  1, non spetta alcun compenso, rimborso spese o
indennita' di missione.

	        
	      
                             Art. 6. (6)
Commissione consultiva permanente  per  la  salute  e  sicurezza  sul
                               lavoro

  1. Presso il ((Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali))  e'  istituita  la Commissione consultiva permanente per la
salute e sicurezza sul lavoro. La Commissione e' composta da:
    ((a)  un  rappresentante del Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali che la presiede;))
    ((b)   un  rappresentante  della  Presidenza  del  Consiglio  dei
Ministri - Dipartimento per le pari opportunita';))
    c) un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico;
    d) un rappresentante del Ministero dell'interno;
    e) un rappresentante del Ministero della difesa;
    f)  un  rappresentante del ((Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti));
    g) un rappresentante del Ministero dei trasporti;
    h)  un  rappresentante  del  Ministero  delle  politiche agricole
alimentari e forestali;
   i) un rappresentante del Ministero della solidarieta' sociale;
    l)  un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri
- Dipartimento della funzione pubblica;
    m)  dieci  rappresentanti delle regioni e delle province autonome
di  Trento  e di Bolzano, designati dalla Conferenza permanente per i
rapporti  tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano;
    n) dieci esperti designati delle organizzazioni sindacali dei
    lavoratori   comparativamente   piu'  rappresentative  a  livello
    nazionale;
o) dieci esperti designati delle organizzazioni sindacali dei
datori  di  lavoro,  anche  dell'artigianato  e della piccola e media
impresa, comparativamente piu' rappresentative a livello nazionale.
  2.  Per  ciascun  componente  puo' essere nominato un supplente, il
quale  interviene  unicamente  in  caso  di  assenza del titolare. Ai
lavori  della Commissione possono altresi' partecipare rappresentanti
di   altre   amministrazioni  centrali  dello  Stato  in  ragione  di
specifiche tematiche inerenti le relative competenze, con particolare
riferimento  a  quelle  relative  alla materia dell'istruzione per le
problematiche di cui all'articolo 11, comma 1, lettera c).
  3.  All'inizio  di  ogni  mandato  la  Commissione  puo'  istituire
comitati  speciali  permanenti, dei quali determina la composizione e
la funzione.
  4.  La  Commissione  si  avvale  della  consulenza  degli  istituti
pubblici con competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro e
puo'  richiedere  la partecipazione di esperti nei diversi settori di
interesse.
  5.  I  componenti della Commissione e i segretari sono nominati con
decreto  del  ((Ministro  del  lavoro, della salute e delle politiche
sociali)),  su  designazione  degli  organismi competenti e durano in
carica cinque anni.
  6. Le modalita' di funzionamento della commissione sono fissate con
regolamento  interno  da adottarsi a maggioranza qualificata rispetto
al  numero  dei  componenti; le funzioni di segreteria sono svolte da
personale  del ((Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali)) appositamente assegnato.
  7. Ai componenti del Comitato ed ai soggetti invitati a partecipare
ai  sensi  del  comma  1, non spetta alcun compenso, rimborso spese o
indennita' di missione.
  8.  La  Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza
sul lavoro ha il compito di:
    a)  esaminare  i problemi applicativi della normativa di salute e
sicurezza  sul  lavoro  e  formulare  proposte  per  lo sviluppo e il
perfezionamento della legislazione vigente;
    b)  esprimere  pareri sui piani annuali elaborati dal Comitato di
cui all'articolo 5;
    c) definire le attivita' di promozione e le azioni di prevenzione
di cui all'articolo 11;
    d)  validare le buone prassi in materia di salute e sicurezza sul
lavoro;
    e)  redigere annualmente, sulla base dei dati forniti dal sistema
informativo  di  cui  all'articolo  8,  una  relazione sullo stato di
applicazione  della  normativa  di  salute  e  sicurezza  e  sul  suo
possibile  sviluppo,  da  trasmettere  alle  commissioni parlamentari
competenti e ai presidenti delle regioni;
    f) elaborare, entro e non oltre il 31 dicembre 2010, le procedure
standardizzate  di  effettuazione della valutazione dei rischi di cui
all'articolo  29,  comma  5,  tenendo  conto dei profili di rischio e
degli  indici  infortunistici  di  settore.  Tali  procedure  vengono
recepite  con  decreto  dei  Ministeri  del lavoro e della previdenza
sociale,  della  salute  e  dell'interno  acquisito  il  parere della
Conferenza  permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e
province autonome di Trento e di Bolzano;
    g)  definire  criteri finalizzati alla definizione del sistema di
qualificazione  delle  imprese  e  dei  lavoratori  autonomi  di  cui
all'articolo  27.  Il  sistema  di  qualificazione  delle  imprese e'
disciplinato  con  decreto del Presidente della Repubblica, acquisito
il parere della Conferenza per i rapporti permanenti tra lo Stato, le
regioni  e  le  province autonome di Trento e di Bolzano, da emanarsi
entro  dodici  mesi  dalla  data  di  entrata  in vigore del presente
decreto;
    h) valorizzare sia gli accordi sindacali sia i codici di condotta
ed  etici,  adottati su base volontaria, che, in considerazione delle
specificita'  dei  settori  produttivi  di  riferimento,  orientino i
comportamenti  dei  datori  di lavoro, anche secondo i principi della
responsabilita'  sociale,  dei  lavoratori  e  di  tutti  i  soggetti
interessati, ai fini del miglioramento dei livelli di tutela definiti
legislativamente;
    i)   valutare  le  problematiche  connesse  all'attuazione  delle
direttive comunitarie e delle convenzioni internazionali stipulate in
materia di salute e sicurezza del lavoro;
    l)  promuovere  la  considerazione  della differenza di genere in
relazione  alla  valutazione  dei rischi e alla predisposizione delle
misure di prevenzione;
    m)  indicare  modelli  di  organizzazione e gestione aziendale ai
fini di cui all'articolo 30;
    ((m-bis)  elaborare  criteri  di  qualificazione della figura del
formatore  per  la salute e sicurezza sul lavoro, anche tenendo conto
delle peculiarita' dei settori di riferimento;
    m-ter) elaborare le procedure standardizzate per la redazione del
documento  di valutazione dei rischi di cui all'articolo 26, comma 3,
anche  previa  individuazione  di tipologie di attivita' per le quali
l'obbligo   in  parola  non  operi  in  quanto  l'interferenza  delle
lavorazioni in tali ambiti risulti irrilevante;
    m-quater)  elaborare  le  indicazioni necessarie alla valutazione
del rischio da stress lavoro-correlato.))

	        
	      
                               Art. 7.
                 Comitati regionali di coordinamento

  1.   Al   fine  di  realizzare  una  programmazione  coordinata  di
interventi,   nonche'  uniformita'  degli  stessi  ed  il  necessario
raccordo  con  il Comitato di cui all'articolo 5 e con la Commissione
di cui all'articolo 6, presso ogni regione e provincia autonoma opera
il  comitato  regionale  di  coordinamento  di  cui  al  decreto  del
Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  in  data 21 dicembre 2007,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 6 febbraio 2008.

	        
	      
                             Art. 8. (6)
Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro

	
  1. E' istituito il Sistema informativo nazionale per la prevenzione
(SINP)  nei  luoghi  di  lavoro  al  fine  di  fornire dati utili per
orientare,  programmare,  pianificare  e  valutare  l'efficacia della
attivita'   di   prevenzione   degli   infortuni   e  delle  malattie
professionali,  relativamente  ai  lavoratori iscritti e non iscritti
agli  enti  assicurativi  pubblici, e per indirizzare le attivita' di
vigilanza,   attraverso   l'utilizzo   integrato  delle  informazioni
disponibili   negli   attuali   sistemi  informativi,  anche  tramite
l'integrazione  di  specifici  archivi  e la creazione di banche dati
unificate.
  2.  Il  Sistema  informativo  di  cui  al comma 1 e' costituito dal
((Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali)), dal
((Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali)), dal
Ministero  dell'interno,  dalle  regioni e dalle province autonome di
Trento  e  di  Bolzano, dall'INAIL, dall'IPSEMA e dall'ISPESL, con il
contributo del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL).
Allo  sviluppo del medesimo concorrono gli organismi paritetici e gli
istituti  di settore a carattere scientifico, ivi compresi quelli che
si occupano della salute delle donne.
  3.  L'INAIL  garantisce la gestione tecnica ed informatica del SINP
e,  a tale fine, e' titolare del trattamento dei dati, secondo quanto
previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
  4.  Con  decreto  dei  ((Ministero del lavoro, della salute e delle
politiche  sociali))  e della salute, di concerto con il Ministro per
le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, acquisito
il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni  e  le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottarsi
entro  180  giorni  dalla  data  dell'entrata  in vigore del presente
decreto  legislativo,  vengono  definite  le  regole  tecniche per la
realizzazione  ed il funzionamento del SINP, nonche' le regole per il
trattamento  dei  dati.  Tali  regole  sono  definite nel rispetto di
quanto  previsto  dal  decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, cosi'
come  modificato  ed integrato dal decreto legislativo 4 aprile 2006,
n.  159,  e  dei  contenuti  del  Protocollo  di  intesa  sul Sistema
informativo  nazionale  integrato  per  la  prevenzione nei luoghi di
lavoro.  Con  il  medesimo  decreto  sono  disciplinate  le  speciali
modalita'  con  le  quali  le  forze  armate  e  le  forze di polizia
partecipano  al  sistema  informativo  relativamente  alle  attivita'
operative  e  addestrative.  Per tale finalita' e' acquisita l'intesa
dei  Ministri  della  difesa,  dell'interno  e  dell'economia e delle
finanze.
  5.  La  partecipazione  delle  parti sociali al Sistema informativo
avviene  attraverso  la  periodica  consultazione in ordine ai flussi
informativi di cui alle lettere a), b), c) e d) del comma 6.
  6. I contenuti dei flussi informativi devono almeno riguardare:
    a) il quadro produttivo ed occupazionale;
    b) il quadro dei rischi ((anche in un'ottica di genere));
    c)  il  quadro  di  salute  e  sicurezza dei lavoratori ((e delle
lavoratrici));
    d)  il  quadro  degli interventi di prevenzione delle istituzioni
preposte;
    e)  il  quadro  degli  interventi  di vigilanza delle istituzioni
preposte.
    ((e-bis)  i  dati  degli infortuni sotto la soglia indennizzabile
dall'INAIL.))
  7.  La  diffusione  delle informazioni specifiche e' finalizzata al
raggiungimento  di obiettivi di conoscenza utili per le attivita' dei
soggetti  destinatari  e  degli  enti  utilizzatori. I dati sono resi
disponibili ai diversi destinatari e resi pubblici nel rispetto della
normativa di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
  8.  Le  attivita' di cui al presente articolo sono realizzate dalle
amministrazioni  di  cui  al comma 2 utilizzando le ordinarie risorse
personali, economiche e strumentali in dotazione.

	        
	      
                             Art. 9. (6)
Enti pubblici aventi compiti  in  materia  di  salute e sicurezza nei
                          luoghi di lavoro

  1.  L'ISPESL,  l'INAIL  e l'IPSEMA sono enti pubblici nazionali con
competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro che esercitano
le  proprie  attivita', anche di consulenza, in una logica di sistema
con  il  ((Ministero  del  lavoro,  della  salute  e  delle politiche
sociali)),  ((Ministero  del  lavoro,  della salute e delle politiche
sociali)), le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
  2.   L'ISPESL,   l'INAIL  e  l'IPSEMA  operano  in  funzione  delle
attribuzioni  loro  assegnate  dalla  normativa vigente, svolgendo in
forma  coordinata,  per una maggiore sinergia e complementarieta', le
seguenti attivita':
    a)  elaborazione e applicazione dei rispettivi piani triennali di
attivita';
    b)  interazione,  per i rispettivi ruoli e competenze, in logiche
di   conferenza   permanente  di  servizio,  per  assicurare  apporti
conoscitivi  al  sistema  di  sostegno  ai programmi di intervento in
materia di sicurezza e salute sul lavoro di cui all'articolo 2, comma
1,   lettera   p),   per  verificare  l'adeguatezza  dei  sistemi  di
prevenzione  e  assicurativi  e  per  studiare  e  proporre soluzioni
normative  e  tecniche  atte  a ridurre il fenomeno degli infortuni e
delle malattie professionali;
    c)  consulenza alle aziende, in particolare alle medie, piccole e
micro   imprese,   anche  attraverso  forme  di  sostegno  tecnico  e
specialistico  finalizzate sia al suggerimento dei piu' adatti mezzi,
strumenti  e metodi operativi, efficaci alla riduzione dei livelli di
rischiosita'  in  materia  di  salute  e  sicurezza  sul  lavoro, sia
all'individuazione  degli  elementi  di  innovazione  tecnologica  in
materia  con  finalita'  prevenzionali,  raccordandosi  con  le altre
istituzioni pubbliche operanti nel settore e con le parti sociali;
    d)  progettazione  ed erogazione di percorsi formativi in materia
di  salute  e  sicurezza sul lavoro tenuto conto ed in conformita' ai
criteri e alle modalita' elaborati ai sensi degli articoli 6 e 11;
    e)  formazione  per  i  responsabili  e gli addetti ai servizi di
prevenzione e protezione di cui all'articolo 32;
    f)  promozione e divulgazione, della cultura della salute e della
sicurezza  del lavoro nei percorsi formativi scolastici, universitari
e  delle  istituzioni  dell'alta  formazione  artistica,  musicale  e
coreutica,  previa stipula di apposite convenzioni con le istituzioni
interessate;
    g)  partecipazione,  con  funzioni  consultive,  al  Comitato per
l'indirizzo  e  la  valutazione  delle  politiche  attive  e  per  il
coordinamento  nazionale  delle  attivita' di vigilanza in materia di
salute e sicurezza del lavoro di cui all'articolo 5;
    h)  consulenza  alla  Commissione  consultiva  permanente  per la
salute e sicurezza del lavoro di cui all'articolo 6;
    i)  elaborazione, raccolta e diffusione delle buone prassi di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera v);
    l) predisposizione delle linee guida di cui all'articolo 2, comma
1, lettera z);
    m) contributo al Sistema informativo nazionale per la prevenzione
nei luoghi di lavoro secondo quanto previsto dall'articolo 8.
  3.  L'attivita'  di  consulenza di cui alla lettera c) del comma 2,
non  puo'  essere  svolta  dai  funzionari  degli  istituti di cui al
presente  articolo  che  svolgono  attivita'  di controllo e verifica
degli obblighi nelle materie di competenza degli istituti medesimi. I
soggetti  che  prestano tale attivita' non possono, per un periodo di
tre  anni  dalla  cessazione  dell'incarico,  esercitare attivita' di
controllo e verifica degli obblighi nelle materie di competenza degli
istituti medesimi. Nell'esercizio dell'attivita' di consulenza non vi
e'  l'obbligo  di  denuncia  di  cui  all'articolo  331 del codice di
procedura  penale  o  di  comunicazione ad altre Autorita' competenti
delle  contravvenzioni  rilevate  ove  si riscontrino violazioni alla
normativa  in materia di salute e sicurezza sul lavoro; in ogni caso,
l'esercizio  dell'attivita'  di  consulenza  non  esclude o limita la
possibilita'  per  l'ente  di  svolgere  l'attivita'  di  controllo e
verifica  degli  obblighi  nelle materie di competenza degli istituti
medesimi.   Con   successivo   decreto  del  ((Ministro  del  lavoro,
dellasalute   e   delle  politiche  sociali)),  di  concerto  con  il
((Ministro del lavoro, dellasalute e delle politiche sociali)) per la
parte  concernente  i  funzionari  dell'ISPESL,  e'  disciplinato  lo
svolgimento  dell'attivita'  di  consulenza  e dei relativi proventi,
fermo   restando   che   i  compensi  percepiti  per  lo  svolgimento
dell'attivita'  di  consulenza  sono  devoluti in ragione della meta'
all'ente di appartenenza e nel resto al Fondo di cui all'articolo 52,
comma 1.
  4.  L'INAIL  fermo  restando quanto previsto dall'articolo 12 della
legge  11 marzo 1988, n. 67, dall'articolo 2, comma 6, della legge 28
dicembre  1995,  n. 549, e dall'articolo 2, comma 130, della legge 23
dicembre 1996, n. 662, nonche' da ogni altra disposizione previgente,
svolge,  con  la finalita' di ridurre il fenomeno infortunistico e ad
integrazione     delle     proprie     competenze    quale    gestore
dell'assicurazione  obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le
malattie  professionali,  i  seguenti compiti oltre a quanto previsto
negli altri articoli del presente decreto:
    a)  raccoglie e registra, a fini statistici e informativi, i dati
relativi  agli  infortuni  sul  lavoro  che comportino un'assenza dal
lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell'evento;
    b)   concorre  alla  realizzazione  di  studi  e  ricerche  sugli
infortuni  e sulle malattie correlate al lavoro, coordinandosi con il
((Ministero  del  lavoro,  della salute e delle politiche sociali)) e
con l'ISPESL;
    c)  partecipa  alla  elaborazione,  formulando pareri e proposte,
della normazione tecnica in materia;
    d)  eroga, previo trasferimento delle necessarie risorse da parte
del ((Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali)),
le  prestazioni  del  Fondo  di cui all'articolo 1, comma 1187, della
legge  27  dicembre  2006,  n. 296. In sede di prima applicazione, le
relative  prestazioni  sono  fornite  con  riferimento agli infortuni
verificatisi   a   fare   data   dal  1°  gennaio  2007.  ((Le  somme
eventualmente  riversate  all'entrata  del  bilancio  dello  Stato  a
seguito   di   economie   di   gestione  realizzatesi  nell'esercizio
finanziario  sono  riassegnate  al pertinente capitolo dello stato di
previsione  del  Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali.))
    ((d-bis)   puo'   erogare  prestazioni  di  assistenza  sanitaria
riabilitativa  non  ospedaliera,  previo  accordo quadro stipulato in
sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni
e  le  province  autonome  di  Trento  e  di Bolzano, su proposta del
Ministero  del  lavoro,  della  salute  e delle politiche sociali, di
concerto  con  il  Ministero  dell'economia  e delle finanze, sentito
l'INAIL,  che  definisca le modalita' di erogazione delle prestazioni
da   parte   dell'INAIL,   senza  oneri  aggiuntivi  per  la  finanza
pubblica.))
  5.  L'Istituto  superiore  per  la  prevenzione  e la sicurezza del
lavoro  -  ISPESL  e'  ente  di  diritto  pubblico, nel settore della
ricerca,    dotato    di    autonomia   scientifica,   organizzativa,
patrimoniale,    gestionale    e    tecnica.   L'ISPESL   e'   organo
tecnico-scientifico  del  Servizio  sanitario  nazionale  di ricerca,
sperimentazione,  controllo, consulenza, assistenza, alta formazione,
informazione   e  documentazione  in  materia  di  prevenzione  degli
infortuni  e  delle malattie professionali, sicurezza sul lavoro e di
promozione  e tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro,
del  quale  si  avvalgono gli organi centrali dello Stato preposti ai
settori  della salute, dell'ambiente, del lavoro e della produzione e
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
  6.  L'ISPESL,  nell'ambito  delle  sue  attribuzioni istituzionali,
opera  avvalendosi  delle  proprie strutture centrali e territoriali,
garantendo  unitarieta'  della azione di prevenzione nei suoi aspetti
interdisciplinari e svolge le seguenti attivita':
    a)  svolge e promuove programmi di studio e ricerca scientifica e
programmi  di  interesse  nazionale nel campo della prevenzione degli
infortuni, e delle malattie professionali, della sicurezza sul lavoro
e  della promozione e tutela della salute negli ambienti di vita e di
lavoro;
    b)  interviene  nelle  materie  di  competenza  dell'Istituto, su
richiesta  degli  organi centrali dello Stato e delle regioni e delle
province  autonome  di Trento e di Bolzano, nell'ambito dei controlli
che  richiedono  un'elevata  competenza  scientifica.  Ai  fini della
presente   lettera,   esegue,   accedendo   nei   luoghi  di  lavoro,
accertamenti e indagini in materia di salute e sicurezza del lavoro;
    c)   e'  organo  tecnico-scientifico  delle  Autorita'  nazionali
preposte  alla  sorveglianza  del mercato ai fini del controllo della
conformita'  ai  requisiti  di sicurezza e salute di prodotti messi a
disposizione dei lavoratori;
    d)  svolge  attivita' di organismo notificato per attestazioni di
conformita'  relative  alle Direttive per le quali non svolge compiti
relativi alla sorveglianza del mercato;
    e)  e'  titolare di prime verifiche e verifiche di primo impianto
di attrezzature di lavoro sottoposte a tale regime;
    f)  fornisce consulenza al ((Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali)), agli altri Ministeri e alle regioni e alle
province autonome in materia salute e sicurezza del lavoro;
    g)  fornisce assistenza al ((Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali)) e alle regioni e alle province autonome per
l'elaborazione  del  Piano  sanitario  nazionale,  dei piani sanitari
regionali e dei piani nazionali e regionali della prevenzione, per il
monitoraggio  delle  azioni  poste  in  essere  nel  campo  salute  e
sicurezza del lavoro e per la verifica del raggiungimento dei livelli
essenziali di assistenza in materia;
    h)   supporta   il   Servizio   sanitario   nazionale,   fornendo
informazioni,  formazione,  consulenza  e  assistenza  alle strutture
operative  per  la  promozione  della salute, prevenzione e sicurezza
negli ambienti di lavoro;
    i)  ((puo' svolgere)), congiuntamente ai servizi di prevenzione e
sicurezza  nei  luoghi  di lavoro delle ASL, l'attivita' di vigilanza
sulle strutture sanitarie del Servizio sanitario nazionale;
    l) effettua il raccordo e la divulgazione dei risultati derivanti
dalle  attivita'  di  prevenzione  nei  luoghi di lavoro svolte dalle
strutture del Servizio sanitario nazionale;
    m)  partecipa  alla elaborazione di norme di carattere generale e
formula,  pareri  e  proposte circa la congruita' della norma tecnica
non armonizzata ai requisiti di sicurezza previsti dalla legislazione
nazionale vigente;
    n)   assicura   la  standardizzazione  tecnico-scientifica  delle
metodiche  e  delle  procedure  per  la valutazione e la gestione dei
rischi  e  per l'accertamento dello stato di salute dei lavoratori in
relazione  a  specifiche  condizioni  di  rischio e contribuisce alla
definizione dei limiti di esposizione;
    o)  diffonde,  previa istruttoria tecnica, le buone prassi di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera v);
    p) coordina il network nazionale in materia di salute e sicurezza
nei luoghi di lavoro, in qualita' di focal point italiano nel network
informativo dell'Agenzia europea per la salute e sicurezza nei luoghi
di lavoro;
    q)  supporta  l'attivita'  di  monitoraggio  del  ((Ministero del
lavoro,  della  salute e delle politiche sociali)) sulla applicazione
dei  livelli  essenziali  di  assistenza  relativi alla sicurezza nei
luoghi di lavoro.
  7.  L'IPSEMA  svolge,  con  la  finalita'  di  ridurre  il fenomeno
infortunistico  ed  ad  integrazione  delle  proprie competenze quale
gestore  dell'assicurazione  obbligatoria  contro  gli  infortuni sul
lavoro  e le malattie professionali del settore marittimo, i seguenti
compiti  oltre  a  quanto  previsto negli altri articoli del presente
decreto:
    a) raccoglie e registra, a fini statistici ed informativi, i dati
relativi  agli  infortuni  sul  lavoro  che comportino un'assenza dal
lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell'evento;
    b)   concorre  alla  realizzazione  di  studi  e  ricerche  sugli
infortuni  e sulle malattie correlate al lavoro, raccordandosi con il
((Ministero  del  lavoro,  della salute e delle politiche sociali)) e
con l'ISPESL;
    c)  finanzia,  nell'ambito  e  nei  limiti  delle  proprie  spese
istituzionali,  progetti  di  investimento e formazione in materia di
salute e sicurezza sul lavoro;
    d)  supporta,  in  raccordo  con le amministrazioni competenti in
materia   di   salute   per  il  settore  marittimo,  anche  mediante
convenzioni  con  l'INAIL,  le  prestazioni  di  assistenza sanitaria
riabilitativa  per i lavoratori marittimi anche al fine di assicurare
il loro reinserimento lavorativo;
    e)  eroga, previo trasferimento delle necessarie risorse da parte
del ((Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali)),
le  prestazioni  del  Fondo  di cui all'articolo 1, comma 1187, della
legge  27  dicembre  2006, n. 296, con riferimento agli infortuni del
settore  marittimo.  In  sede  di  prima  applicazione,  le  relative
prestazioni  sono fornite con riferimento agli infortuni verificatisi
a  fare  data dal 1° gennaio 2007. ((Le somme eventualmente riversate
all'entrata  del  bilancio  dello  Stato  a  seguito  di  economie di
gestione  realizzatesi nell'esercizio finanziario sono riassegnate al
pertinente  capitolo  dello  stato  di  previsione  del Ministero del
lavoro, della salute e delle politiche sociali.))

	        
	      
                            Art. 10. (6)
Informazione e assistenza in materia di salute e sicurezza nei luoghi
                              di lavoro

  1.  Le  regioni  e  le  province  autonome  di Trento e di Bolzano,
tramite  le  AA.SS.LL.  del SSN, il Ministero dell'interno tramite le
strutture  del  Corpo  nazionale  dei  vigili  del  fuoco, l'Istituto
superiore  per  la prevenzione e la sicurezza sul lavoro (ISPESL), il
((Ministero  del lavoro, della salute e delle politiche sociali)), il
Ministero   dello  sviluppo  economico  per  il  settore  estrattivo,
l'Istituto  nazionale  per  l'assicurazione  contro gli infortuni sul
lavoro  (INAIL),  l'Istituto  di  previdenza per il settore marittimo
(IPSEMA),  gli organismi paritetici e gli enti di patronato svolgono,
anche  mediante  convenzioni,  attivita' di informazione, assistenza,
consulenza,  formazione,  promozione in materia di sicurezza e salute
nei  luoghi  di  lavoro,  in  particolare nei confronti delle imprese
artigiane,  delle  imprese agricole e delle piccole e medie imprese e
delle rispettive associazioni dei datori di lavoro.

	        
	      
                            Art. 11. (6)
                       Attivita' promozionali

  1.  Nell'ambito  della Commissione consultiva di cui all'articolo 6
sono definite, in coerenza con gli indirizzi individuati dal Comitato
di  cui  all'articolo  5,  le  attivita' promozionali della cultura e
delle azioni di prevenzione con riguardo in particolare a:
    a)  finanziamento  ((, da parte dell'INAIL e previo trasferimento
delle  necessarie  risorse  da  parte del Ministero del lavoro, della
salute  e  delle politiche sociali, )) di progetti di investimento in
materia  di  salute  e  sicurezza  sul lavoro da parte delle piccole,
medie e micro imprese; per l'accesso a tali finanziamenti deve essere
garantita la semplicita' delle procedure;
    b)  finanziamento ((, da parte dell'INAIL e delle regioni, previo
trasferimento  delle  necessarie  risorse  da parte del Ministero del
lavoro,  della  salute  e  delle  politiche  sociali,  )) di progetti
formativi   specificamente  dedicati  alle  piccole,  medie  e  micro
imprese, ivi compresi quelli di cui all'articolo 52, comma 1, lettera
b);
    c)  finanziamento  ((,  da  parte  del Ministero dell'istruzione,
dell'universita'   e   della  ricerca.,  previo  trasferimento  delle
necessarie  risorse da parte del Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali,)) delle attivita' degli istituti scolastici,
universitari    e    di    formazione    professionale    finalizzata
all'inserimento  in ogni attivita' scolastica ed universitaria, nelle
istituzioni dell'alta formazione artistica e coreutica e nei percorsi
di  istruzione  e  formazione  professionale  di  specifici  percorsi
formativi  interdisciplinari alle diverse materie scolastiche volti a
favorire la conoscenza delle tematiche della salute e della sicurezza
nel rispetto delle autonomie didattiche.
  2.  Ai  finanziamenti  di  cui  al  comma 1 si provvede con oneri a
carico  delle risorse di cui all'articolo 1, comma 7-bis, della legge
3  agosto  2007,  n. 123, come introdotto dall'articolo 2, comma 533,
della  legge 24 dicembre 2007, n. 244. Con decreto del ((Ministro del
lavoro,  dellasalute  e  delle politiche sociali)), di concerto con i
Ministri   dell'economia   e   delle   finanze,   dell'istruzione   e
dell'universita'   e   della   ricerca,  acquisito  il  parere  della
Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province  autonome  di  Trento  e  di Bolzano, si provvede al riparto
annuale  delle  risorse tra le attivita' di cui alle lettere a), b) e
c) del comma 1 e dell'articolo 52, comma 2, lettera d).
  3.  Le amministrazioni centrali e le regioni e province autonome di
Trento   e   di  Bolzano,  nel  rispetto  delle  proprie  competenze,
concorrono  alla programmazione e realizzazione di progetti formativi
in  materia  di  salute  e sicurezza sul lavoro, attraverso modalita'
operative  da  definirsi  in  sede  di  Conferenza  permanente  per i
rapporti  tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di  Bolzano,  entro  dodici  mesi dalla data di entrata in vigore del
presente  decreto  legislativo. Alla realizzazione e allo sviluppo di
quanto previsto nel periodo precedente possono altresi' concorrere le
parti sociali, anche mediante i fondi interprofessionali.
  ((3-bis.  Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
nel rispetto delle proprie competenze e con l'utilizzo appropriato di
risorse  gia'  disponibili, finanziano progetti diretti a favorire la
diffusione  di  soluzioni  tecnologiche  o  organizzative avanzate in
materia  di  salute  e  sicurezza sul lavoro, sulla base di specifici
protocolli  di  intesa tra le parti sociali, o gli enti bilaterali, e
l'INAIL.   Ai   fini   della   riduzione  del  tasso  dei  premi  per
l'assicurazione  contro  gli  infortuni  sul  lavoro  e  le  malattie
professionali  di  cui  all'articolo  3  del  decreto  legislativo 23
febbraio  2000,  n. 38, ferma restando la verifica dei criteri di cui
al   comma   1   del  predetto  articolo  3,  si  tiene  anche  conto
dell'adozione  , da parte delle imprese, delle soluzioni tecnologiche
o   organizzative   di   cui   al   precedente   periodo,  verificate
dall'INAIL.))
  4.  Ai  fini  della  promozione  e divulgazione della cultura della
salute  e sicurezza sul lavoro e' facolta' degli istituti scolastici,
universitari e di formazione professionale inserire in ogni attivita'
scolastica  ed  universitaria  nelle istituzioni dell'alta formazione
artistica  e  coreutica  e  nei  percorsi  di istruzione e formazione
professionale,  percorsi  formativi  interdisciplinari  alle  diverse
materie  scolastiche  ulteriori  rispetto  a  quelli disciplinati dal
comma  1,  lettera c) e volti alle medesime finalita'. Tale attivita'
e'  svolta  nell'ambito  e nei limiti delle risorse disponibili degli
istituti.
  5.  ((L'INAIL finanzia con risorse proprie, anche nell'ambito della
bilateralita'  e di protocolli con le parti sociali e le associazioni
nazionali di tutela degli invalidi del lavoro,)) finanzia progetti di
investimento e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro
rivolti in particolare alle piccole, medie e micro imprese e progetti
volti  a  sperimentare  soluzioni  innovative  e  strumenti di natura
organizzativa  e  gestionale  ispirati ai principi di responsabilita'
sociale   delle   imprese.  Costituisce  criterio  di  priorita'  per
l'accesso  al  finanziamento  l'adozione da parte delle imprese delle
buone  passi  di  cui  all'articolo 2, comma 1, lettera v). ((L'INAIL
svolge  tali  compiti con le risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente.))
  ((5-bis.  Al  fine  di  garantire  il  diritto  degli infortunati e
tecnopatici  a  tutte  le  cure  necessarie  ai sensi del decreto del
Presidente  della  Repubblica  30  giugno 1965, n. 1124, e successive
modificazioni, l'INAIL puo' provvedere utilizzando servizi pubblici e
privati,  d'intesa  con  le  regioni interessate. L'INAIL svolge tali
compiti con le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente
e senza incremento di oneri per le imprese.))
  6.   Nell'ambito   dei   rispettivi   compiti   istituzionali,   le
amministrazioni   pubbliche   promuovono   attivita'   specificamente
destinate  ai  lavoratori immigrati o alle lavoratrici, finalizzate a
migliorare i livelli di tutela dei medesimi negli ambienti di lavoro.
  7. In sede di prima applicazione, per il primo anno dall'entrata in
vigore  del presente decreto, le risorse di cui all'articolo 1, comma
7-bis,   della   legge   3  agosto  2007,  n.  123,  come  introdotto
dall'articolo  2,  comma  533,  della legge 24 dicembre 2007, n. 244,
sono  utilizzate,  secondo  le  priorita',  ivi compresa una campagna
straordinaria  di  formazione, stabilite, entro sei mesi dall'entrata
in   vigore  del  presente  decreto,  con  accordo  adottato,  previa
consultazione  delle  parti sociali, in sede di Conferenza permanente
per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e la province autonome di
Trento e di Bolzano.

	        
	      
                            Art. 12. (6)
                             Interpello

  1.  Gli  organismi  associativi  a  rilevanza  nazionale degli enti
territoriali  e  gli  enti  pubblici  nazionali,  nonche', di propria
iniziativa  o  su segnalazione dei propri iscritti, le organizzazioni
sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu'
rappresentative  sul  piano  nazionale  e  i consigli nazionali degli
ordini  o  collegi  professionali, possono inoltrare alla Commissione
per  gli  interpelli  di cui al comma 2, esclusivamente tramite posta
elettronica,  quesiti  di  ordine  generale  sull'applicazione  della
normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro.
  2.  Presso il ((Ministero del lavoro, dellasalute e delle politiche
sociali))  e'  istituita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica,   la   Commissione  per  gli  interpelli  composta  da  due
rappresentanti  del  ((Ministero  del  lavoro,  dellasalute  e  delle
politiche  sociali)),  da  due  rappresentanti  del  ((Ministero  del
lavoro,   dellasalute  e  delle  politiche  sociali))  e  da  quattro
rappresentanti  delle  regioni  e delle province autonome. Qualora la
materia   oggetto   di   interpello   investa   competenze  di  altre
amministrazioni   pubbliche   la   Commissione   e'   integrata   con
rappresentanti  delle  stesse.  Ai  componenti  della Commissione non
spetta alcun compenso, rimborso spese o indennita' di missione.
  3. Le indicazioni fornite nelle risposte ai quesiti di cui al comma
1  costituiscono  criteri  interpretativi e direttivi per l'esercizio
delle attivita' di vigilanza.

	        
	      
                            Art. 13. (6)
                              Vigilanza

  1.  La vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di
salute  e  sicurezza  nei  luoghi  di  lavoro e' svolta dalla azienda
sanitaria locale competente per territorio e, per quanto di specifica
competenza,  dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonche' per il
settore minerario, fino all'effettiva attuazione del trasferimento di
competenze  da  adottarsi  ai sensi del decreto legislativo 30 luglio
1999,  n.  300,  e  successive  modificazioni,  dal  Ministero  dello
sviluppo   economico,  e  per  le  industrie  estrattive  di  seconda
categoria  e  le  acque  minerali  e termali dalle regioni e province
autonome  di Trento e di Bolzano. Le province autonome di Trento e di
Bolzano  provvedono alle finalita' del presente articolo, nell'ambito
delle  proprie  competenze,  secondo  quanto  previsto dai rispettivi
ordinamenti.
  ((1-bis.  Nei  luoghi  di lavoro delle Forze armate, delle Forze di
polizia  e dei vigili del fuoco la vigilanza sulla applicazione della
legislazione  in  materia  di salute e sicurezza sul lavoro e' svolta
esclusivamente  dai  servizi  sanitari  e tecnici istituiti presso le
predette amministrazioni.))
  2.  Ferme restando le competenze in materia di vigilanza attribuite
dalla legislazione vigente al personale ispettivo del ((Ministero del
lavoro,  della  salute  e  delle politiche sociali)) ((, ivi compresa
quella  in  materia  di  salute  e  sicurezza  dei  lavoratori di cui
all'articolo  35  della  legge  26  aprile  1974, n. 191,)) lo stesso
personale  puo' esercitare l'attivita' di vigilanza sull'applicazione
della  legislazione  in  materia  di salute e sicurezza nei luoghi di
lavoro  nelle  seguenti  attivita',  ((nel  quadro  del coordinamento
territoriale di cui all'articolo 7)):
    a)  attivita'  nel  settore  delle  costruzioni  edili o di genio
civile  e  piu'  in  particolare lavori di costruzione, manutenzione,
riparazione, demolizione, conservazione e risanamento di opere fisse,
permanenti  o  temporanee,  in  muratura  e  in cemento armato, opere
stradali,  ferroviarie,  idrauliche, scavi, montaggio e smontaggio di
elementi  prefabbricati;  lavori  in  sotterraneo  e  gallerie, anche
comportanti l'impiego di esplosivi;
    b) lavori mediante cassoni in aria compressa e lavori subacquei;
    c)    ulteriori    attivita'    lavorative   comportanti   rischi
particolarmente  elevati,  individuate con decreto del Presidente del
Consiglio  dei  Ministri, su proposta dei Ministri del lavoro e della
previdenza  sociale,  e della salute, adottato sentito il comitato di
cui all'articolo 5 e previa intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti  tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di  Bolzano,  in  relazione  alle  quali  il  personale ispettivo del
((Ministero  del  lavoro,  della  salute  e delle politiche sociali))
svolge attivita' di vigilanza sull'applicazione della legislazione in
materia  di  salute  e  sicurezza  nei luoghi di lavoro, informandone
preventivamente  il  servizio di prevenzione e sicurezza dell'Azienda
sanitaria locale competente per territorio.
  3.  In  attesa del complessivo riordino delle competenze in tema di
vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di salute e
sicurezza  sui  luoghi  di  lavoro,  restano  ferme  le competenze in
materia   di  salute  e  sicurezza  dei  lavoratori  attribuite  alle
autorita'  marittime  a  bordo delle navi ed in ambito portuale, agli
uffici  di  sanita'  aerea  e  marittima,  alle autorita' portuali ed
aeroportuali, per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori a bordo
di navi e di aeromobili ed in ambito portuale ed aeroportuale nonche'
ai  servizi sanitari e tecnici istituiti per le Forze armate e per le
Forze  di  polizia  e per i Vigili del fuoco; i predetti servizi sono
competenti  altresi'  per  le aree riservate o operative e per quelle
che  presentano analoghe esigenze da individuarsi, anche per quel che
riguarda  le  modalita'  di  attuazione,  con  decreto  del  Ministro
competente,  di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza
sociale  e  della  salute.  L'Amministrazione  della  giustizia  puo'
avvalersi  dei  servizi  istituiti  per le Forze armate e di polizia,
anche  mediante  convenzione  con i rispettivi Ministeri, nonche' dei
servizi istituiti con riferimento alle strutture penitenziarie.
  4.  La  vigilanza  di  cui  al  presente articolo e' esercitata nel
rispetto del coordinamento di cui agli articoli 5 e 7.
  5.  Il  personale  delle  pubbliche amministrazioni, assegnato agli
uffici  che  svolgono  attivita'  di vigilanza, non puo' prestare, ad
alcun titolo e in alcuna parte del territorio nazionale, attivita' di
consulenza.
  6.  L'importo  delle  somme  che  l'ASL,  in  qualita' di organo di
vigilanza,   ammette   a  pagare  in  sede  amministrativa  ai  sensi
dell'articolo  21, comma 2, primo periodo, del decreto legislativo 19
dicembre  1994,  n.  758,  integra  l'apposito capitolo regionale per
finanziare l'attivita' di prevenzione nei luoghi di lavoro svolta dai
dipartimenti di prevenzione delle AA.SS.LL.
  7.  E' fatto salvo quanto previsto dall'articolo 64 del decreto del
Presidente  della  Repubblica  19 marzo 1956, n. 303, con riferimento
agli  organi  di  vigilanza competenti, come individuati dal presente
decreto.

	        
	      
                          Art. 14. (2) (6)
         Disposizioni per il contrasto del lavoro irregolare
       e per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori

  ((1.  Al fine di far cessare il pericolo per la tutela della salute
e la sicurezza dei lavoratori, nonche' di contrastare il fenomeno del
lavoro  sommerso  e  irregolare,  ferme  restando le attribuzioni del
coordinatore  per  l'esecuzione  dei  lavori  di cui all'articolo 92,
comma  1,  lettera  e),  gli  organi  di  vigilanza del Ministero del
lavoro, della salute e delle politiche sociali, anche su segnalazione
delle  amministrazioni  pubbliche  secondo  le rispettive competenze,
possono adottare provvedimenti di sospensione in relazione alla parte
dell'attivita'  imprenditoriale  interessata  dalle violazioni quando
riscontrano    l'impiego    di   personale   non   risultante   dalla
documentazione  obbligatoria  in  misura  pari  o superiore al 20 per
cento del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, nonche'
in  caso  di  gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della
salute  e  della  sicurezza  sul  lavoro  individuate con decreto del
Ministero  del  lavoro,  della  salute  e  delle  politiche  sociali,
adottato sentito il Ministero dell'interno e la Conferenza permanente
per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento  e di Bolzano. In attesa della adozione del citato decreto, le
violazioni  in  materia  di tutela della salute e della sicurezza sul
lavoro   che   costituiscono   il   presupposto  per  l'adozione  del
provvedimento  di  sospensione  dell'attivita'  imprenditoriale  sono
quelle  individuate  nell'Allegato  I. Si ha reiterazione quando, nei
cinque  anni successivi alla commissione di una violazione oggetto di
prescrizione  dell'organo di vigilanza ottemperata dal contravventore
o  di  una  violazione  accertata  con sentenza definitiva, lo stesso
soggetto commette piu' violazioni della stessa indole. Si considerano
della  stessa  indole  le  violazioni  della  medesima disposizione e
quelle  di disposizioni diverse individuate, in attesa della adozione
del decreto di cui al precedente periodo, nell'allegato I. L'adozione
del  provvedimento  di sospensione e' comunicata all'Autorita' per la
vigilanza  sui  contratti  pubblici di lavori, servizi e forniture di
cui all'articolo 6 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, ed
al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per gli aspetti di
rispettiva  competenza, al fine dell'adozione, da parte del Ministero
delle   infrastrutture   e   dei   trasporti,   di  un  provvedimento
interdittivo  alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni ed
alla  partecipazione a gare pubbliche. La durata del provvedimento e'
pari  alla  citata  sospensione  nel  caso  in cui la percentuale dei
lavoratori  irregolari  sia  inferiore al 50 per cento del totale dei
lavoratori  presenti  sul  luogo  di  lavoro;  nel  caso  in  cui  la
percentuale  dei lavoratori irregolari sia pari o superiore al 50 per
cento  del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, ovvero
nei  casi  di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della
salute  e della sicurezza sul lavoro, ovvero nei casi di reiterazione
la  durata  e'  incrementata di un ulteriore periodo di tempo pari al
doppio  della durata della sospensione e comunque non superiore a due
anni;   nel  caso  di  reiterazione  la  decorrenza  del  periodo  di
interdizione  e'  successiva  al  termine  del  precedente periodo di
interdizione; nel caso di non intervenuta revoca del provvedimento di
sospensione  entro  quattro  mesi  dalla data della sua emissione, la
durata  del  provvedimento e' pari a due anni, fatta salva l'adozione
di  eventuali  successivi  provvedimenti  di  rideterminazione  della
durata  dell'interdizione  a  seguito  dell'acquisizione della revoca
della  sospensione.  Le  disposizioni del presente comma si applicano
anche  con  riferimento  ai lavori nell'ambito dei cantieri edili. Ai
provvedimenti  del presente articolo non si applicano le disposizioni
di  cui  alla  legge  7  agosto  1990,  n.  241.  Limitatamente  alla
sospensione   dell'attivita'   di   impresa,  all'accertamento  delle
violazioni  in  materia di prevenzione incendi, indicate all'allegato
I,   provvede   il   comando   provinciale   dei   vigili  del  fuoco
territorialmente  competente.  Ove gli organi di vigilanza o le altre
amministrazioni pubbliche rilevino possibili violazioni in materia di
prevenzione  incendi,  ne  danno  segnalazione  al competente Comando
provinciale  dei  vigili  del  fuoco, il quale procede ai sensi delle
disposizioni  del  decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, e di cui
al comma 2.)) 
(NB: La Corte Costituzionale, con sentenza 2-5 novembre 2010, n. 310 (in G.U. 1a s.s. 10/11/2010, n. 45) ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale "dell'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro), come sostituito dall'articolo 11, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro), nella parte in cui, stabilendo che ai provvedimenti di sospensione dell'attivita' imprenditoriale previsti dalla citata norma non si applicano le disposizioni di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), esclude l'applicazione ai medesimi provvedimenti dell'articolo 3, comma 1, della legge n. 241 del 1990".)
2. I poteri e gli obblighi di cui al comma 1 spettano anche agli organi di vigilanza delle aziende sanitarie locali, con riferimento all'accertamento della reiterazione delle violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro di cui al comma 1. In materia di prevenzione incendi ((in ragione della competenza esclusiva del Corpo nazionale dei vigili del fuoco di cui all'articolo 46)) trovano applicazione le disposizioni di cui agli articoli 16, 19 e 20 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139. 3. Il provvedimento di sospensione puo' essere revocato da parte dell'organo di vigilanza che lo ha adottato. 4. E' condizione per la revoca del provvedimento da parte dell'organo di vigilanza del ((Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali)) di cui al comma 1: a) la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria; b) l'accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; ((c) il pagamento di una somma aggiuntiva rispetto a quelle di cui al comma 6 pari a 1.500 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare e a 2.500 euro nelle ipotesi di sospensione per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.)) 5. E' condizione per la revoca del provvedimento da parte dell'organo di vigilanza delle aziende sanitarie locali di cui al comma 2: a) l'accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di gravi e reiterate violazioni delle disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; b) il pagamento di una somma aggiuntiva unica pari a Euro 2500 rispetto a quelle di cui al comma 6. 6. E' comunque fatta salva l'applicazione delle sanzioni penali, civili e amministrative vigenti. 7. L'importo delle somme aggiuntive di cui al comma 4, lettera c), integra la dotazione del Fondo per l'occupazione di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, ed e' destinato al finanziamento degli interventi di contrasto al lavoro sommerso ed irregolare individuati con decreto del ((Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali)) di cui all'articolo 1, comma 1156, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296. 8. L'importo delle somme aggiuntive di cui al comma 5, lettera b), integra l'apposito capitolo regionale per finanziare l'attivita' di prevenzione nei luoghi di lavoro. 9. Avverso i provvedimenti di sospensione di cui ai commi 1 e 2 e' ammesso ricorso, entro 30 giorni, rispettivamente, alla Direzione regionale del lavoro territorialmente competente e al presidente della Giunta regionale, i quali si pronunciano nel termine di 15 giorni dalla notifica del ricorso. Decorso inutilmente tale ultimo termine il provvedimento di sospensione perde efficacia. ((10. Il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione di cui al presente articolo e' punito con l'arresto fino a sei mesi nelle ipotesi di sospensione per gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da 2.500 a 6.400 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare.)) 11. Nelle ipotesi delle violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro di cui al comma 1, le disposizioni del presente articolo si applicano nel rispetto delle competenze in tema di vigilanza in materia. ((11-bis. Il provvedimento di sospensione nelle ipotesi di lavoro irregolare non si applica nel caso in cui il lavoratore irregolare risulti l'unico occupato dall'impresa. In ogni caso di sospensione nelle ipotesi di lavoro irregolare gli effetti della sospensione possono essere fatti decorrere dalle ore dodici del giorno lavorativo successivo ovvero dalla cessazione dell'attivita' lavorativa in corso che non puo' essere interrotta, salvo che non si riscontrino situazioni di pericolo imminente o di grave rischio per la salute dei lavoratori o dei terzi.))
Capo III

Gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro

Sezione I

MISURE DI TUTELA E OBBLIGHI

                              Art. 15.
                      Misure generali di tutela

  1.  Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei
lavoratori nei luoghi di lavoro sono:
   a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza;
    b)  la  programmazione  della prevenzione, mirata ad un complesso
che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche
produttive dell'azienda nonche' l'influenza dei fattori dell'ambiente
e dell'organizzazione del lavoro;
    c)  l'eliminazione  dei  rischi e, ove cio' non sia possibile, la
loro  riduzione  al  minimo in relazione alle conoscenze acquisite in
base al progresso tecnico;
    d)  il  rispetto  dei principi ergonomici nell'organizzazione del
lavoro,  nella  concezione  dei  posti  di lavoro, nella scelta delle
attrezzature  e  nella definizione dei metodi di lavoro e produzione,
in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro
monotono e di quello ripetitivo;
    e) la riduzione dei rischi alla fonte;
    f)  la sostituzione di cio' che e' pericoloso con cio' che non lo
e', o e' meno pericoloso;
    g) la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o
che possono essere, esposti al rischio;
    h)  l'utilizzo  limitato degli agenti chimici, fisici e biologici
sui luoghi di lavoro;
    i)  la  priorita'  delle misure di protezione collettiva rispetto
alle misure di protezione individuale;
    l) il controllo sanitario dei lavoratori;
    m)  l'allontanamento  del  lavoratore dall'esposizione al rischio
per  motivi  sanitari  inerenti  la  sua  persona e l'adibizione, ove
possibile, ad altra mansione;
    n) l'informazione e formazione adeguate per i lavoratori;
    o)  l'informazione  e  formazione  adeguate  per  dirigenti  e  i
preposti;
    p)  l'informazione e formazione adeguate per i rappresentanti dei
lavoratori per la sicurezza;
    q) l'istruzioni adeguate ai lavoratori;
    r) la partecipazione e consultazione dei lavoratori;
    s)  la  partecipazione  e  consultazione  dei  rappresentanti dei
lavoratori per la sicurezza;
    t)   la   programmazione  delle  misure  ritenute  opportune  per
garantire  il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche
attraverso l'adozione di codici di condotta e di buone prassi;
    u)  le  misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso,
di  lotta  antincendio,  di  evacuazione dei lavoratori e di pericolo
grave e immediato;
    v) l'uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;
    z)  la regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti,
con  particolare  riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformita'
alla indicazione dei fabbricanti.
  2.  Le  misure  relative  alla sicurezza, all'igiene ed alla salute
durante  il  lavoro  non  devono  in  nessun  caso  comportare  oneri
finanziari per i lavoratori.

	        
	      
                            Art. 16. (6)
                         Delega di funzioni

  1. La delega di funzioni da parte del datore di lavoro, ove non
  espressamente   esclusa,   e'  ammessa  con  i  seguenti  limiti  e
    condizioni:  a)  che  essa  risulti  da atto scritto recante data
    certa;
    b) che il delegato possegga tutti i requisiti di professionalita'
ed   esperienza  richiesti  dalla  specifica  natura  delle  funzioni
delegate;
    c)   che   essa   attribuisca  al  delegato  tutti  i  poteri  di
organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura
delle funzioni delegate;
    d)   che  essa  attribuisca  al  delegato  l'autonomia  di  spesa
necessaria allo svolgimento delle funzioni delegate;
    e) che la delega sia accettata dal delegato per iscritto.
  2.  Alla  delega  di  cui  al  comma  1 deve essere data adeguata e
tempestiva pubblicita'.
  3. La delega di funzioni non esclude l'obbligo di vigilanza in capo
al  datore  di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del
delegato  delle  funzioni  trasferite.  ((L'obbligo  di  cui al primo
periodo si intende assolto in caso di adozione ed efficace attuazione
del  modello  di  verifica  e controllo di cui all'articolo 30, comma
4.))
  ((3-bis.  Il soggetto delegato puo', a sua volta, previa intesa con
il datore di lavoro delegare specifiche funzioni in materia di salute
e  sicurezza  sul lavoro alle medesime condizioni di cui ai commi 1 e
2.  La  delega  di  funzioni  di  cui  al  primo  periodo non esclude
l'obbligo  di  vigilanza  in  capo al delegante in ordine al corretto
espletamento  delle  funzioni  trasferite.  Il  soggetto al quale sia
stata  conferita  la  delega di cui al presente comma non puo', a sua
volta, delegare le funzioni delegate.))

	        
	      
                              Art. 17.
            Obblighi del datore di lavoro non delegabili

  1. Il datore di lavoro non puo' delegare le seguenti attivita':
    a)   la   valutazione  di  tutti  i  rischi  con  la  conseguente
elaborazione del documento previsto dall'articolo 28;
    b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e
protezione dai rischi.

	        
	      
                         Art. 18 (1) (3) (6) (10)
            Obblighi del datore di lavoro e del dirigente

  1.   Il  datore  di  lavoro,  che  esercita  le  attivita'  di  cui
all'articolo  3,  e i dirigenti, che organizzano e dirigono le stesse
attivita'  secondo  le  attribuzioni  e competenze ad essi conferite,
devono:
a) nominare   il   medico   competente   per   l'effettuazione  della
   sorveglianza  sanitaria  nei  casi  previsti  dal presente decreto
   legislativo.
b) designare  preventivamente i lavoratori incaricati dell'attuazione
   delle  misure  di  prevenzione  incendi  e  lotta  antincendio, di
   evacuazione  dei  luoghi  di  lavoro  in  caso di pericolo grave e
   immediato,  di  salvataggio,  di  primo  soccorso  e, comunque, di
   gestione dell'emergenza;
c) nell'affidare   i   compiti  ai  lavoratori,  tenere  conto  delle
   capacita'  e  delle  condizioni degli stessi in rapporto alla loro
   salute e alla sicurezza;
d) fornire   ai  lavoratori  i  necessari  e  idonei  dispositivi  di
   protezione  individuale,  sentito  il responsabile del servizio di
   prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente;
e) prendere le misure appropriate affinche' soltanto i lavoratori che
   hanno  ricevuto  adeguate  istruzioni  e  specifico  addestramento
   accedano  alle  zone  che  li  espongono  ad  un  rischio  grave e
   specifico;
f) richiedere  l'osservanza  da  parte  dei  singoli lavoratori delle
   norme  vigenti, nonche' delle disposizioni aziendali in materia di
   sicurezza  e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione
   collettivi  e  dei  dispositivi  di protezione individuali messi a
   loro disposizione;
((g)  inviare  i  lavoratori  alla  visita  medica  entro le scadenze
   previste  dal  programma di sorveglianza sanitaria e richiedere al
   medico  competente  l'osservanza  degli  obblighi  previsti  a suo
   carico nel presente decreto;))
    ((g-bis)  nei  casi di sorveglianza sanitaria di cui all'articolo
   41,  comunicare tempestivamente al medico competente la cessazione
   del rapporto di lavoro;))
    h)  adottare  le  misure  per  il  controllo  delle situazioni di
   rischio  in  caso  di  emergenza  e  dare  istruzioni  affinche' i
   lavoratori,  in  caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile,
   abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
    i)  informare  il  piu'  presto possibile i lavoratori esposti al
   rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e
   le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
    l)   adempiere   agli  obblighi  di  informazione,  formazione  e
   addestramento di cui agli articoli 36 e 37;
    m) astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di
   tutela  della  salute e sicurezza, dal richiedere ai lavoratori di
   riprendere  la  loro  attivita' in una situazione di lavoro in cui
   persiste un pericolo grave e immediato;
    n)   consentire   ai   lavoratori   di  verificare,  mediante  il
   rappresentante  dei  lavoratori  per  la sicurezza, l'applicazione
   delle misure di sicurezza e di protezione della salute;
    ((o)  consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori
   per  la  sicurezza,  su  richiesta  di questi e per l'espletamento
   della  sua  funzione,  copia del documento di cui all'articolo 17,
   comma  1,  lettera a), anche su supporto informatico come previsto
   dall'articolo   53,   comma  5,  nonche'  consentire  al  medesimo
   rappresentante  di  accedere  ai  dati  di cui alla lettera r); il
   documento e' consultato esclusivamente in azienda;))
    p) elaborare il documento di cui all'articolo 26, comma 3 ((anche
   su  supporto  informatico come previsto dall'articolo 53, comma 5,
   ))  e,  su  richiesta  di  questi  e  per l'espletamento della sua
   funzione,  consegnarne tempestivamente copia ai rappresentanti dei
   lavoratori   per   la   sicurezza.   Il  documento  e'  consultato
   esclusivamente in azienda;
    q)  prendere  appropriati provvedimenti per evitare che le misure
   tecniche  adottate  possano  causare  rischi  per  la salute della
   popolazione   o   deteriorare   l'ambiente   esterno   verificando
   periodicamente la perdurante assenza di rischio;
    ((r) comunicare in via telematica all'INAIL e all'IPSEMA, nonche'
   per   loro  tramite,  al  sistema  informativo  nazionale  per  la
   prevenzione  nei  luoghi di lavoro di cui all'articolo 8, entro 48
   ore  dalla  ricezione  del certificato medico, a fini statistici e
   informativi,  i dati e le informazioni relativi agli infortuni sul
   lavoro  che  comportino  l'assenza dal lavoro di almeno un giorno,
   escluso quello dell'evento e, a fini assicurativi, quelli relativi
   agli  infortuni  sul  lavoro  che comportino un'assenza dal lavoro
   superiore a tre giorni; l'obbligo di comunicazione degli infortuni
   sul  lavoro  che  comportino un'assenza dal lavoro superiore a tre
   giorni  si  considera comunque assolto per mezzo della denuncia di
   cui  all'articolo  53  del  testo  unico  delle  disposizioni  per
   l'assicurazione  obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le
   malattie  professionali,  di  cui  al decreto del Presidente della
   Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124;))
    s)  consultare  il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
   nelle ipotesi di cui all'articolo 50;
    t)  adottare  le  misure  necessarie  ai  fini  della prevenzione
   incendi  e  dell'evacuazione  dei luoghi di lavoro, nonche' per il
   caso di pericolo grave e immediato, secondo le disposizioni di cui
   all'articolo  43.  Tali  misure devono essere adeguate alla natura
   dell'attivita',   alle   dimensioni   dell'azienda  o  dell'unita'
   produttiva, e al numero delle persone presenti;
    u)  nell'ambito  dello  svolgimento  di  attivita'  in  regime di
   appalto  e  di subappalto, munire i lavoratori di apposita tessera
   di   riconoscimento,   corredata   di  fotografia,  contenente  le
   generalita' del lavoratore e l'indicazione del datore di lavoro; ((10))
    v)  nelle  unita' produttive con piu' di 15 lavoratori, convocare
   la riunione periodica di cui all'articolo 35;
    z)  aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti
   organizzativi  e  produttivi  che  hanno  rilevanza  ai fini della
   salute  e  sicurezza  del  lavoro,  o  in  relazione  al  grado di
   evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;
    ((aa)  comunicare  in  via  telematica  all'INAIL  e  all'IPSEMA,
   nonche'  per loro tramite, al sistema informativo nazionale per la
   prevenzione nei luoghi di lavoro di cui all'articolo 8, in caso di
   nuova elezione o designazione, i nominativi dei rappresentanti dei
   lavoratori  per  la  sicurezza;  in  fase  di  prima  applicazione
   l'obbligo  di  cui alla presente lettera riguarda i nominativi dei
   rappresentanti dei lavoratori gia' eletti o designati;))
    bb) vigilare affinche' i lavoratori per i quali vige l'obbligo di
   sorveglianza  sanitaria non siano adibiti alla mansione lavorativa
   specifica senza il prescritto giudizio di idoneita'. (1) ((3))
  ((1-bis.  L'obbligo  di  cui  alla lettera r) del comma 1, relativo
alla  comunicazione a fini statistici e informativi dei dati relativi
agli  infortuni  che  comportano  l'assenza  dal  lavoro di almeno un
giorno,  escluso  quello  dell'evento,  decorre  dalla  scadenza  del
termine  di sei mesi dall'adozione del decreto di cui all'articolo 8,
comma 4.))
  2.  Il  datore  di  lavoro  fornisce  al  servizio di prevenzione e
protezione ed al medico competente informazioni in merito a:
a) la natura dei rischi;
b) l'organizzazione  del  lavoro,  la  programmazione  e l'attuazione
   delle misure preventive e protettive;
c) la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;
d) i  dati  di  cui  al  comma  1, lettera r), e quelli relativi alle
   malattie professionali;
e) i provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza.
  3.   Gli   obblighi  relativi  agli  interventi  strutturali  e  di
manutenzione  necessari per assicurare, ai sensi del presente decreto
legislativo, la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati in uso
a  pubbliche  amministrazioni  o  a  pubblici uffici, ivi comprese le
istituzioni    scolastiche    ed    educative,   restano   a   carico
dell'amministrazione tenuta, per effetto di norme o convenzioni, alla
loro fornitura e manutenzione. In tale caso gli obblighi previsti dal
presente  decreto  legislativo, relativamente ai predetti interventi,
si  intendono  assolti,  da parte dei dirigenti o funzionari preposti
agli  uffici  interessati,  con  la  richiesta  del  loro adempimento
all'amministrazione  competente  o  al  soggetto  che ne ha l'obbligo
giuridico.
  ((3-bis.  Il  datore di lavoro e i dirigenti sono tenuti altresi' a
vigilare  in  ordine  all'adempimento  degli  obblighi  di  cui  agli
articoli  19,  20,  22,  23,  24  e  25,  ferma  restando l'esclusiva
responsabilita' dei soggetti obbligati ai sensi dei medesimi articoli
qualora  la mancata attuazione dei predetti obblighi sia addebitabile
unicamente  agli  stessi  e  non  sia  riscontrabile  un  difetto  di
vigilanza del datore di lavoro e dei dirigenti.))
---------------
AGGIORNAMENTO (1)
  Il  Il  D.L. 3 giugno 2008, n. 97, convertito con L. 2 agosto 2008,
n.  129, ha stabilito che "le disposizioni di cui al comma 1, lettera
r),  del  presente  articolo, si applicano a decorrere dal 1° gennaio
2009".
---------------
AGGIORNAMENTO (3)
  Il  D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, convertito con modificazioni con
L.  27/2/2009,  n.  14,  ha  stabilito che "le disposizioni di cui al
comma  1,  lettera  r),  del  presente  articolo  18,  si applicano a
decorrere dal 16 maggio 2009".

AGGIORNAMENTO (10)
  La  L.  13  agosto  2010,  n. 136, ha disposto (con l'art. 5, comma
1)che  "La tessera di riconoscimento di cui all'articolo 18, comma 1,
lettera  u),  del  decreto  legislativo  9  aprile  2008, n. 81, deve
contenere,  oltre  agli  elementi  ivi  specificati, anche la data di
assunzione e, in caso di subappalto, la relativa autorizzazione".
	        
	      
                              Art. 19.
                        Obblighi del preposto

  1.   In  riferimento  alle  attivita'  indicate  all'articolo 3,  i
preposti, secondo le loro attribuzioni e competenze, devono:
    a) sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli
lavoratori  dei  loro  obblighi  di legge, nonche' delle disposizioni
aziendali  in  materia  di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei
mezzi  di  protezione  collettivi  e  dei  dispositivi  di protezione
individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza della
inosservanza, informare i loro superiori diretti;
    b) verificare  affinche' soltanto i lavoratori che hanno ricevuto
adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio
grave e specifico;
    c) richiedere  l'osservanza  delle  misure per il controllo delle
situazioni  di  rischio  in  caso  di  emergenza  e  dare  istruzioni
affinche'  i  lavoratori,  in  caso  di  pericolo  grave, immediato e
inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
    d) informare  il  piu'  presto  possibile i lavoratori esposti al
rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le
disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
    e) astenersi,   salvo   eccezioni   debitamente   motivate,   dal
richiedere  ai  lavoratori  di  riprendere  la  loro attivita' in una
situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato;
    f) segnalare  tempestivamente  al datore di lavoro o al dirigente
sia  le  deficienze  dei  mezzi  e delle attrezzature di lavoro e dei
dispositivi  di  protezione individuale, sia ogni altra condizione di
pericolo  che  si  verifichi  durante  il lavoro, delle quali venga a
conoscenza sulla base della formazione ricevuta;
    g) frequentare   appositi  corsi  di  formazione  secondo  quanto
previsto dall'articolo 37.

	        
	      
                              Art. 20.
                       Obblighi dei lavoratori

  1.  Ogni  lavoratore  deve  prendersi  cura  della propria salute e
sicurezza  e  di  quella  delle  altre  persone presenti sul luogo di
lavoro,  su  cui  ricadono  gli effetti delle sue azioni o omissioni,
conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti
dal datore di lavoro.
  2. I lavoratori devono in particolare:
    a) contribuire,  insieme  al  datore di lavoro, ai dirigenti e ai
preposti,  all'adempimento  degli  obblighi  previsti  a tutela della
salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
    b) osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore
di  lavoro,  dai  dirigenti  e dai preposti, ai fini della protezione
collettiva ed individuale;
    c) utilizzare   correttamente   le  attrezzature  di  lavoro,  le
sostanze  e  i  preparati pericolosi, i mezzi di trasporto, nonche' i
dispositivi di sicurezza;
    d) utilizzare  in  modo  appropriato  i dispositivi di protezione
messi a loro disposizione;
    e) segnalare  immediatamente  al datore di lavoro, al dirigente o
al  preposto  le  deficienze  dei mezzi e dei dispositivi di cui alle
lettere c)  e d),  nonche' qualsiasi eventuale condizione di pericolo
di  cui  vengano  a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di
urgenza,  nell'ambito delle proprie competenze e possibilita' e fatto
salvo  l'obbligo  di  cui  alla lettera f) per eliminare o ridurre le
situazioni  di  pericolo  grave  e  incombente,  dandone  notizia  al
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
    f) non  rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi
di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
    g) non  compiere  di  propria iniziativa operazioni o manovre che
non  sono  di  loro  competenza  ovvero  che possono compromettere la
sicurezza propria o di altri lavoratori;
    h) partecipare  ai  programmi  di  formazione  e di addestramento
organizzati dal datore di lavoro;
    i) sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente decreto
legislativo o comunque disposti dal medico competente.
  3.  I  lavoratori  di  aziende  che svolgono attivita' in regime di
appalto   o   subappalto,   devono   esporre   apposita   tessera  di
riconoscimento,  corredata  di  fotografia, contenente le generalita'
del  lavoratore  e  l'indicazione  del datore di lavoro. Tale obbligo
grava   anche   in   capo   ai  lavoratori  autonomi  che  esercitano
direttamente  la  propria  attivita'  nel medesimo luogo di lavoro, i
quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto.

	        
	      
                            Art. 21. (6)
Disposizioni  relative  ai  componenti  dell'impresa familiare di cui
   all'articolo 230-bis del codice civile e ai lavoratori autonomi

  1.  I componenti dell'impresa familiare di cui all'articolo 230-bis
del codice civile, i lavoratori autonomi che compiono opere o servizi
ai  sensi  dell'articolo  2222  del  codice  civile,  ((i coltivatori
diretti  del  fondo,  i  soci  delle  societa'  semplici operanti nel
settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti)) devono:
    a)   utilizzare   attrezzature  di  lavoro  in  conformita'  alle
disposizioni di cui al titolo III;
    b)   munirsi   di   dispositivi   di  protezione  individuale  ed
utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al titolo III;
    c)  munirsi  di  apposita  tessera di riconoscimento corredata di
fotografia,  contenente le proprie generalita', qualora effettuino la
loro  prestazione  in  un  luogo  di  lavoro  nel  quale  si svolgano
attivita' in regime di appalto o subappalto.
(NB: La L. 13 agosto 2010, n. 136, ha disposto (con l'art. 5, comma 1) che " [...] Nel caso di lavoratori autonomi, la tessera di riconoscimento di cui all'articolo 21, comma 1, lettera c), del citato decreto legislativo n. 81 del 2008 deve contenere anche l'indicazione del committente.")
2. I soggetti di cui al comma 1, relativamente ai rischi propri delle attivita' svolte e con oneri a proprio carico hanno facolta' di: a) beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui all'articolo 41, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali; b) partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attivita' svolte, secondo le previsioni di cui all'articolo 37, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali.
                              Art. 22.
                      Obblighi dei progettisti

  1.  I progettisti dei luoghi e dei posti di lavoro e degli impianti
rispettano  i principi generali di prevenzione in materia di salute e
sicurezza sul lavoro al momento delle scelte progettuali e tecniche e
scelgono   attrezzature,   componenti  e  dispositivi  di  protezione
rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari in materia.

	        
	      
                              Art. 23.
              Obblighi dei fabbricanti e dei fornitori

  1.  Sono  vietati  la  fabbricazione,  la vendita, il noleggio e la
concessione   in  uso  di  attrezzature  di  lavoro,  dispositivi  di
protezione  individuali ed impianti non rispondenti alle disposizioni
legislative  e regolamentari vigenti in materia di salute e sicurezza
sul lavoro.
  2.  In  caso  di  locazione  finanziaria  di  beni  assoggettati  a
procedure di attestazione alla conformita', gli stessi debbono essere
accompagnati, a cura del concedente, dalla relativa documentazione.

	        
	      
                              Art. 24.
                     Obblighi degli installatori

  1. Gli installatori e montatori di impianti, attrezzature di lavoro
o  altri  mezzi  tecnici,  per  la  parte  di loro competenza, devono
attenersi  alle  norme di salute e sicurezza sul lavoro, nonche' alle
istruzioni fornite dai rispettivi fabbricanti.

	        
	      
                            Art. 25. (6)
                   Obblighi del medico competente

  1. Il medico competente:
    a)  collabora  con  il  datore  di  lavoro  e  con il servizio di
prevenzione  e  protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini
della  programmazione,  ove necessario, della sorveglianza sanitaria,
alla  predisposizione  della  attuazione  delle  misure per la tutela
della   salute   e  della  integrita'  psico-fisica  dei  lavoratori,
all'attivita'   di   formazione  e  informazione  nei  confronti  dei
lavoratori,  per  la  parte  di competenza, e alla organizzazione del
servizio  di  primo  soccorso  considerando  i  particolari  tipi  di
lavorazione ed esposizione e le peculiari modalita' organizzative del
lavoro.   Collabora  inoltre  alla  attuazione  e  valorizzazione  di
programmi  volontari di "promozione della salute", secondo i principi
della responsabilita' sociale;
    b)  programma  ed  effettua  la  sorveglianza  sanitaria  di  cui
all'articolo  41  attraverso protocolli sanitari definiti in funzione
dei  rischi  specifici  e  tenendo  in  considerazione  gli indirizzi
scientifici piu' avanzati;
    ((c)   istituisce,   aggiorna  e  custodisce,  sotto  la  propria
responsabilita',  una  cartella  sanitaria  e  di  rischio  per  ogni
lavoratore  sottoposto  a  sorveglianza  sanitaria;  tale cartella e'
conservata  con  salvaguardia  del  segreto professionale e, salvo il
tempo  strettamente  necessario  per  l'esecuzione della sorveglianza
sanitaria  e  la trascrizione dei relativi risultati, presso il luogo
di   custodia   concordato   al   momento  della  nomina  del  medico
competente;))
    d)  consegna  al datore di lavoro, alla cessazione dell'incarico,
la  documentazione  sanitaria  in  suo  possesso,  nel rispetto delle
disposizioni  di  cui  al  decreto legislativo del 30 giugno 2003, n.
196, e con salvaguardia del segreto professionale;
    ((e)  consegna  al  lavoratore,  alla  cessazione del rapporto di
lavoro,  copia  della cartella sanitaria e di rischio, e gli fornisce
le   informazioni   necessarie   relative  alla  conservazione  della
medesima;  l'originale  della  cartella  sanitaria  e  di  rischio va
conservata,  nel  rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo
30  giugno  2003,  n.  196, da parte del datore di lavoro, per almeno
dieci  anni,  salvo il diverso termine previsto da altre disposizioni
del presente decreto;))
    f) ((LETTERA SOPPRESSA DAL D. LGS. 3 agosto 2009, n. 106));
    g)  fornisce  informazioni  ai  lavoratori  sul significato della
sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti e, nel caso di esposizione
ad agenti con effetti a lungo termine, sulla necessita' di sottoporsi
ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione della attivita' che
comporta l'esposizione a tali agenti. Fornisce altresi', a richiesta,
informazioni   analoghe  ai  rappresentanti  dei  lavoratori  per  la
sicurezza;
    h)  informa  ogni  lavoratore  interessato  dei  risultati  della
sorveglianza  sanitaria  di  cui all'articolo 41 e, a richiesta dello
stesso, gli rilascia copia della documentazione sanitaria;
    i)  comunica  per  iscritto,  in  occasione delle riunioni di cui
all'articolo 35, al datore di lavoro, al responsabile del servizio di
prevenzione  protezione  dai rischi, ai rappresentanti dei lavoratori
per  la  sicurezza, i risultati anonimi collettivi della sorveglianza
sanitaria  effettuata e fornisce indicazioni sul significato di detti
risultati  ai  fini della attuazione delle misure per la tutela della
salute e della integrita' psico-fisica dei lavoratori;
    l)  visita  gli  ambienti di lavoro almeno una volta all'anno o a
cadenza  diversa  che stabilisce in base alla valutazione dei rischi;
la  indicazione  di una periodicita' diversa dall'annuale deve essere
comunicata  al  datore  di  lavoro  ai fini della sua annotazione nel
documento di valutazione dei rischi;
    m)  partecipa  alla programmazione del controllo dell'esposizione
dei  lavoratori i cui risultati gli sono forniti con tempestivita' ai
fini della valutazione del rischio e della sorveglianza sanitaria;
    n)  comunica, mediante autocertificazione, il possesso dei titoli
e  requisiti  di cui all'articolo 38 al ((Ministero del lavoro, della
salute e delle politiche sociali)) entro il termine di sei mesi dalla
data di entrata in vigore del presente decreto.

	        
	      
                            Art. 26. (6)
Obblighi connessi ai contratti    d'appalto    o    d'opera    o   di
                          somministrazione

  1. Il datore di lavoro, in caso di affidamento ((di lavori, servizi
e  forniture))  all'impresa  appaltatrice  o  a  lavoratori  autonomi
all'interno della propria azienda, o di una singola unita' produttiva
della   stessa,  nonche'  nell'ambito  dell'intero  ciclo  produttivo
dell'azienda   medesima   ((,  sempre  che  abbia  la  disponibilita'
giuridica  dei  luoghi in cui si svolge l'appalto o la prestazione di
lavoro autonomo)):
    a)  verifica,  con  le  modalita'  previste  dal  decreto  di cui
all'articolo   6,   comma   8,   lettera   g),   l'idoneita'  tecnico
professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in
relazione  ai lavori ((, ai servizi e alle forniture)) da affidare in
appalto o mediante contratto d'opera o di somministrazione. Fino alla
data  di entrata in vigore del decreto di cui al periodo che precede,
la verifica e' eseguita attraverso le seguenti modalita':
    1)  acquisizione  del  certificato  di  iscrizione alla camera di
commercio, industria e artigianato;
    2) acquisizione dell'autocertificazione dell'impresa appaltatrice
o  dei  lavoratori  autonomi  del possesso dei requisiti di idoneita'
tecnico  professionale,  ai  sensi  dell'articolo  47 del testo unico
delle   disposizioni   legislative  e  regolamentari  in  materia  di
documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445;
    b)  fornisce  agli  stessi  soggetti dettagliate informazioni sui
rischi  specifici  esistenti  nell'ambiente  in cui sono destinati ad
operare  e  sulle  misure  di  prevenzione e di emergenza adottate in
relazione alla propria attivita'.
  2. Nell'ipotesi di cui al comma 1, i datori di lavoro, ivi compresi
i subappaltatori:
    a)   cooperano  all'attuazione  delle  misure  di  prevenzione  e
protezione  dai rischi sul lavoro incidenti sull'attivita' lavorativa
oggetto dell'appalto;
    b)  coordinano  gli  interventi  di  protezione e prevenzione dai
rischi  cui  sono  esposti  i lavoratori, informandosi reciprocamente
anche  al  fine  di  eliminare  rischi dovuti alle interferenze tra i
lavori  delle  diverse  imprese  coinvolte nell'esecuzione dell'opera
complessiva.
  3.  Il  datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il
coordinamento  di  cui  al  comma 2, elaborando un unico documento di
valutazione  dei  rischi che indichi le misure adottate per eliminare
o,  ove  cio'  non  e'  possibile,  ridurre  al  minimo  i  rischi da
interferenze. Tale documento e' allegato al contratto di appalto o di
opera ((e va adeguato in funzione dell'evoluzione dei lavori, servizi
e forniture)). Ai contratti stipulati anteriormente al 25 agosto 2007
ed  ancora  in  corso alla data del 31 dicembre 2008, il documento di
cui  al  precedente  periodo  deve  essere allegato entro tale ultima
data.  Le  disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi
specifici  propri  dell'attivita'  delle  imprese  appaltatrici o dei
singoli  lavoratori autonomi. ((Nel campo di applicazione del decreto
legislativo  12  aprile 2006 n. 163, e successive modificazioni, tale
documento  e'  redatto,  ai  fini dell'affidamento del contratto, dal
soggetto  titolare  del  potere  decisionale e di spesa relativo alla
gestione dello specifico appalto.))
  ((3-bis.  Ferme  restando  le  disposizioni  di cui ai commi 1 e 2,
l'obbligo  di  cui  al  comma  3  non si applica ai servizi di natura
intellettuale,  alle  mere  forniture  di  materiali  o attrezzature,
nonche'  ai  lavori  o servizi la cui durata non sia superiore ai due
giorni,  sempre  che  essi  non  comportino  rischi  derivanti  dalla
presenza  di  agenti  cancerogeni,  biologici,  atmosfere esplosive o
dalla presenza dei rischi particolari di cui all'allegato XI.
  3-ter.  Nei  casi  in cui il contratto sia affidato dai soggetti di
cui all'articolo 3, comma 34, del decreto legislativo 12 aprile 2006,
n. 163, o in tutti i casi in cui il datore di lavoro non coincide con
il  committente,  il  soggetto  che  affida  il  contratto  redige il
documento  di  valutazione  dei  rischi  da  interferenze recante una
valutazione  ricognitiva  dei rischi standard relativi alla tipologia
della    prestazione    che    potrebbero   potenzialmente   derivare
dall'esecuzione  del  contratto.  Il  soggetto  presso  il quale deve
essere  eseguito  il  contratto,  prima  dell'inizio dell'esecuzione,
integra  il  predetto  documento  riferendolo  ai rischi specifici da
interferenza  presenti  nei luoghi in cui verra' espletato l'appalto;
l'integrazione, sottoscritta per accettazione dall'esecutore, integra
gli atti contrattuali.))
  4.  Ferme  restando  le disposizioni di legge vigenti in materia di
responsabilita'  solidale per il mancato pagamento delle retribuzioni
e   dei   contributi  previdenziali  e  assicurativi,  l'imprenditore
committente   risponde  in  solido  con  l'appaltatore,  nonche'  con
ciascuno  degli  eventuali  subappaltatori,  per  tutti i danni per i
quali    il    lavoratore,    dipendente   dall'appaltatore   o   dal
subappaltatore,  non  risulti  indennizzato  ad  opera  dell'Istituto
nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL)
o  dell'Istituto  di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA). Le
disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza
dei rischi specifici propri dell'attivita' delle imprese appaltatrici
o subappaltatrici.
  5.   Nei   singoli   contratti  di  subappalto,  di  appalto  e  di
somministrazione,  anche  qualora  in essere al momento della data di
entrata in vigore del presente decreto, di cui agli articoli 1559, ad
esclusione  dei  contratti  di  somministrazione  di  beni  e servizi
essenziali,  1655,  1656  e  1677  del  codice  civile, devono essere
specificamente  indicati  a  pena  di nullita' ai sensi dell'articolo
1418  del codice civile ((i costi delle misure adottate per eliminare
o,  ove cio' non sia possibile, ridurre al minimo i rischi in materia
di  salute  e sicurezza sul lavoro derivanti dalle interferenze delle
lavorazioni)).  ((I  costi  di  cui primo periodo non sono soggetti a
ribasso.))  Con riferimento ai contratti di cui al precedente periodo
stipulati prima del 25 agosto 2007 i costi della sicurezza del lavoro
devono  essere indicati entro il 31 dicembre 2008, qualora gli stessi
contratti  siano  ancora  in  corso  a tale data. A tali dati possono
accedere,  su  richiesta,  il  rappresentante  dei  lavoratori per la
sicurezza  e  gli organismi locali delle organizzazioni sindacali dei
lavoratori comparativamente piu' rappresentative a livello nazionale.
  6.  Nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione
dell'anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento di appalti
di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori
sono  tenuti  a  valutare  che  il  valore  economico  sia adeguato e
sufficiente  rispetto  al  costo  del lavoro e al costo relativo alla
sicurezza,  il  quale deve essere specificamente indicato e risultare
congruo  rispetto  all'entita' e alle caratteristiche dei lavori, dei
servizi  o  delle  forniture. Ai fini del presente comma il costo del
lavoro  e'  determinato  periodicamente,  in  apposite  tabelle,  dal
(((Ministro  del  lavoro,  della  salute e delle politiche sociali)),
sulla   base  dei  valori  economici  previsti  dalla  contrattazione
collettiva    stipulata    dai    sindacati   comparativamente   piu'
rappresentativi,    delle   norme   in   materia   previdenziale   ed
assistenziale,  dei  diversi  settori merceologici e delle differenti
aree  territoriali.  In mancanza di contratto collettivo applicabile,
il  costo  del  lavoro  e'  determinato  in  relazione  al  contratto
collettivo  del  settore  merceologico  piu' vicino a quello preso in
considerazione.
  7.  Per quanto non diversamente disposto dal decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163, come da ultimo modificate dall'articolo 8, comma
1, della legge 3 agosto 2007, n. 123, trovano applicazione in materia
di appalti pubblici le disposizioni del presente decreto.
  8.  Nell'ambito dello svolgimento di attivita' in regime di appalto
o  subappalto,  il  personale  occupato  dall'impresa  appaltatrice o
subappaltatrice   deve   essere   munito   di   apposita  tessera  di
riconoscimento corredata di fotografia, contenente le generalita' del
lavoratore e l'indicazione del datore di lavoro.

	        
	      
                            Art. 27. (6)
  Sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi

  ((1.  Nell'ambito  della  Commissione  di cui all'articolo 6, anche
tenendo  conto delle indicazioni provenienti da organismi paritetici,
vengono   individuati   settori,   ivi   compreso  il  settore  della
sanificazione  del tessile e dello strumentario chirurgico, e criteri
finalizzati  alla  definizione  di un sistema di qualificazione delle
imprese  e dei lavoratori autonomi, con riferimento alla tutela della
salute  e  sicurezza  sul  lavoro, fondato sulla base della specifica
esperienza,  competenza  e  conoscenza,  acquisite  anche  attraverso
percorsi  formativi  mirati,  e  sulla  base  delle  attivita' di cui
all'articolo  21,  comma 2, nonche' sulla applicazione di determinati
standard  contrattuali e organizzativi nell'impiego della manodopera,
anche   in   relazione  agli  appalti  e  alle  tipologie  di  lavoro
flessibile, certificati ai sensi del titolo VIII, capo I, del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276.))
  ((1-bis. Con riferimento all'edilizia, il sistema di qualificazione
delle imprese e dei lavoratori autonomi si realizza almeno attraverso
la  adozione  e diffusione, nei termini e alle condizioni individuati
dal  decreto  del  Presidente della Repubblica di cui all'articolo 6,
comma  8,  lettera  g),  di  uno  strumento  che consenta la continua
verifica  della idoneita' delle imprese e dei lavoratori autonomi, in
assenza di violazioni alle disposizioni di legge e con riferimento ai
requisiti  previsti,  tra  cui  la  formazione in materia di salute e
sicurezza  sul  lavoro  e  i  provvedimenti impartiti dagli organi di
vigilanza.  Tale  strumento  opera  per mezzo della attribuzione alle
imprese ed ai lavoratori autonomi di un punteggio iniziale che misuri
tale  idoneita',  soggetto  a  decurtazione  a  seguito  di accertate
violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. L'azzeramento
del punteggio per la ripetizione di violazioni in materia di salute e
sicurezza  sul  lavoro determina l'impossibilita' per l'impresa o per
il lavoratore autonomo di svolgere attivita' nel settore edile.))
  2.  ((Fermo  restando  quanto previsto dal comma 1-bis, che potra',
con  le  modalita'  ivi  previste,  essere esteso ad altri settori di
attivita'   individuati  con  uno  o  piu'  accordi  interconfederali
stipulati  a  livello  nazionale  dalle  organizzazioni sindacali dei
datori   di   lavoro   e   dei   lavoratori   comparativamente   piu'
rappresentative,   il   possesso  dei  requisiti))  per  ottenere  la
qualificazione    di    cui   al   comma   1   costituisce   elemento
((preferenziale))  per  la  partecipazione  alle  gare  relative agli
appalti  e  subappalti  pubblici  e  per  l'accesso  ad agevolazioni,
finanziamenti e contributi a carico della finanza pubblica, sempre se
correlati ai medesimi appalti o subappalti.
  ((2-bis.   Sono   fatte   salve   le  disposizioni  in  materia  di
qualificazione  previste  dal  decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163, e successive modificazioni.))

	        
	      
Sezione II

VALUTAZIONE DEI RISCHI

                            Art. 28. (6)
                Oggetto della valutazione dei rischi

  1.  La  valutazione  di  cui  all'articolo 17, comma 1, lettera a),
anche  nella  scelta  delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o
dei  preparati  chimici  impiegati,  nonche'  nella  sistemazione dei
luoghi  di  lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e
la  salute  dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di
lavoratori  esposti  a  rischi  particolari,  tra  cui  anche  quelli
collegati   allo   stress   lavoro-correlato,   secondo  i  contenuti
dell'accordo  europeo  dell'8  ottobre  2004, e quelli riguardanti le
lavoratrici  in  stato  di  gravidanza,  secondo  quanto previsto dal
decreto  legislativo  26  marzo 2001, n. 151, nonche' quelli connessi
alle  differenze di genere, all'eta', alla provenienza da altri Paesi
((e  quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso
cui viene resa la prestazione di lavoro)).
  ((1-bis.  La  valutazione  dello  stress lavoro-correlato di cui al
comma   1  e'  effettuata  nel  rispetto  delle  indicazioni  di  cui
all'articolo  6,  comma  8,  lettera m-quater), e il relativo obbligo
decorre  dalla  elaborazione  delle  predette indicazioni e comunque,
anche  in  difetto  di  tale  elaborazione, a fare data dal 1° agosto
2010.))
  2.  Il  documento  di  cui  all'articolo  17,  comma 1, lettera a),
redatto  a  conclusione  della  valutazione ((puo' essere tenuto, nel
rispetto  delle  previsioni  di  cui  all'articolo  53,  su  supporto
informatico  e)),  ((deve  essere  munito  anche tramite le procedure
applicabili  ai  supporti informatici di cui all'articolo 53, di data
certa  o  attestata  dalla  sottoscrizione  del documento medesimo da
parte  del  datore di lavoro, nonche', ai soli fini della prova della
data,   dalla   sottoscrizione   del  responsabile  del  servizio  di
prevenzione  e  protezione,  del rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza  o  del  rappresentante  dei  lavoratori  per  la sicurezza
territoriale e del medico competente, ove nominato,)) e contenere:
    a)  una  relazione  sulla  valutazione  di  tutti i rischi per la
sicurezza  e  la  salute  durante l'attivita' lavorativa, nella quale
siano  specificati i criteri adottati per la valutazione stessa. ((La
scelta dei criteri di redazione del documento e' rimessa al datore di
lavoro,  che  vi  provvede  con  criteri  di  semplicita', brevita' e
comprensibilita',  in modo da garantirne la completezza e l'idoneita'
quale   strumento   operativo   di  pianificazione  degli  interventi
aziendali e di prevenzione));
    b)  l'indicazione  delle  misure  di  prevenzione e di protezione
attuate  e  dei  dispositivi  di  protezione  individuali adottati, a
seguito  della  valutazione  di cui all'articolo 17, comma 1, lettera
a);
    c)  il programma delle misure ritenute opportune per garantire il
miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
    d) l'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure
da realizzare, nonche' dei ruoli dell'organizzazione aziendale che vi
debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti
in possesso di adeguate competenze e poteri;
    e)  l'indicazione del nominativo del responsabile del servizio di
prevenzione  e  protezione,  del rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza  o  di  quello  territoriale e del medico competente che ha
partecipato alla valutazione del rischio;
    f)  l'individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i
lavoratori   a  rischi  specifici  che  richiedono  una  riconosciuta
capacita'  professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e
addestramento.
  3.  Il  contenuto  del  documento  di  cui al comma 2 deve altresi'
rispettare  le  indicazioni  previste  dalle  specifiche  norme sulla
valutazione  dei  rischi contenute nei successivi titoli del presente
decreto.
  ((3-bis.  In  caso  di  costituzione di nuova impresa, il datore di
lavoro  e'  tenuto  ad  effettuare  immediatamente la valutazione dei
rischi  elaborando  il  relativo documento entro novanta giorni dalla
data di inizio della propria attivita'.))
NB: Il D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, ha disposto (con l'art. 8, comma 12) che "al fine di adottare le opportune misure organizzative, nei confronti delle amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e dei datori di lavoro del settore privato il termine di applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 28 e 29 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di rischio da stress lavoro-correlato, e' differito al 31 dicembre 2010 e quello di cui all'articolo 3, comma 2, primo periodo, del medesimo decreto legislativo e' differito di dodici mesi".
                            Art. 29. (6)
       Modalita' di effettuazione della valutazione dei rischi

  1.  Il  datore  di  lavoro  effettua  la  valutazione ed elabora il
documento   di   cui   all'articolo  17,  comma  1,  lettera  a),  in
collaborazione  con  il  responsabile  del  servizio di prevenzione e
protezione e il medico competente, nei casi di cui all'articolo 41.
  2.   Le  attivita'  di  cui  al  comma  1  sono  realizzate  previa
consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
  ((3.   La   valutazione   dei  rischi  deve  essere  immediatamente
rielaborata,  nel  rispetto delle modalita' di cui ai commi 1 e 2, in
occasione di modifiche del processo produttivo o della organizzazione
del  lavoro  significative  ai  fini  della  salute  e  sicurezza dei
lavoratori,  o  in  relazione  al  grado di evoluzione della tecnica,
della  prevenzione  o  della  protezione  o  a  seguito  di infortuni
significativi  o  quando  i risultati della sorveglianza sanitaria ne
evidenzino la necessita'. A seguito di tale rielaborazione, le misure
di  prevenzione  debbono  essere  aggiornate. Nelle ipotesi di cui ai
periodi  che  precedono  il  documento di valutazione dei rischi deve
essere  rielaborato, nel rispetto delle modalita' di cui ai commi 1 e
2, nel termine di trenta giorni dalle rispettive causali.))
  4.  Il  documento  di  cui  all'articolo 17, comma 1, lettera a), e
quello  di  cui  all'articolo  26,  comma  3, devono essere custoditi
presso l'unita' produttiva alla quale si riferisce la valutazione dei
rischi.
  5.  I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano
la  valutazione  dei  rischi  di  cui al presente articolo sulla base
delle  procedure  standardizzate  di  cui  all'articolo  6,  comma 8,
lettera  f). Fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla
data  di  entrata  in  vigore  del  decreto  interministeriale di cui
all'articolo  6,  comma  8,  lettera f), e, comunque, non oltre il 30
giugno  2012,  gli  stessi  datori  di lavoro possono autocertificare
l'effettuazione  della  valutazione  dei  rischi. Quanto previsto nel
precedente  periodo non si applica alle attivita' di cui all'articolo
31, comma 6, lettere a), b), c), d) nonche g).
  6.  I  datori  di  lavoro che occupano fino a 50 lavoratori possono
effettuare  la  valutazione  dei  rischi  sulla  base delle procedure
standardizzate di cui all'articolo 6, comma 8, lettera f). Nelle more
dell'elaborazione   di   tali   procedure   trovano  applicazione  le
disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, e 4.
  ((6-bis.  Le  procedure standardizzate di cui al comma 6, anche con
riferimento  alle aziende che rientrano nel campo di applicazione del
titolo  IV,  sono  adottate  nel  rispetto  delle disposizioni di cui
all'articolo 28.))
  7.  Le  disposizioni  di  cui  al  comma  6  non  si applicano alle
attivita' svolte nelle seguenti aziende:
    a)  aziende  di cui all'articolo 31, comma 6, lettere a), b), c),
d), f) e g);
    b)   aziende  in  cui  si  svolgono  attivita'  che  espongono  i
lavoratori  a  rischi  chimici,  biologici,  da  atmosfere esplosive,
cancerogeni mutageni, connessi all'esposizione ad amianto;
    c) ((LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2009, N.106)).

NB: Il D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, ha disposto (con l'art. 8, comma 12) che "al fine di adottare le opportune misure organizzative, nei confronti delle amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e dei datori di lavoro del settore privato il termine di applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 28 e 29 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di rischio da stress lavoro-correlato, e' differito al 31 dicembre 2010 e quello di cui all'articolo 3, comma 2, primo periodo, del medesimo decreto legislativo e' differito di dodici mesi".
                            Art. 30. (6)
               Modelli di organizzazione e di gestione

  1.  Il  modello  di  organizzazione  e  di gestione idoneo ad avere
efficacia esimente della responsabilita' amministrativa delle persone
giuridiche,  delle  societa'  e  delle  associazioni  anche  prive di
personalita'  giuridica  di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001,
n. 231, deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un
sistema  aziendale  per l'adempimento di tutti gli obblighi giuridici
relativi:
    a)  al  rispetto  degli  standard  tecnico-strutturali  di  legge
relativi  a attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici,
fisici e biologici;
    b)  alle attivita' di valutazione dei rischi e di predisposizione
delle misure di prevenzione e protezione conseguenti;
    c) alle attivita' di natura organizzativa, quali emergenze, primo
soccorso,  gestione  degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza,
consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
    d) alle attivita' di sorveglianza sanitaria;
   e) alle attivita' di informazione e formazione dei lavoratori;
    f)  alle attivita' di vigilanza con riferimento al rispetto delle
procedure  e  delle  istruzioni  di  lavoro in sicurezza da parte dei
lavoratori;
    g)   alla   acquisizione   di   documentazioni  e  certificazioni
obbligatorie di legge;
    h)  alle  periodiche verifiche dell'applicazione e dell'efficacia
delle procedure adottate.
  2.  Il  modello  organizzativo  e gestionale di cui al comma 1 deve
prevedere idonei sistemi di registrazione dell'avvenuta effettuazione
delle attivita' di cui al comma 1.
  3. Il modello organizzativo deve in ogni caso prevedere, per quanto
richiesto dalla natura e dimensioni dell'organizzazione e dal tipo di
attivita'  svolta,  un'articolazione  di  funzioni  che  assicuri  le
competenze   tecniche   e   i   poteri  necessari  per  la  verifica,
valutazione,  gestione  e  controllo  del rischio, nonche' un sistema
disciplinare  idoneo  a  sanzionare  il mancato rispetto delle misure
indicate nel modello.
  4.  Il  modello  organizzativo  deve  altresi'  prevedere un idoneo
sistema  di  controllo  sull'attuazione  del  medesimo  modello e sul
mantenimento  nel  tempo  delle  condizioni di idoneita' delle misure
adottate. Il riesame e l'eventuale modifica del modello organizzativo
devono    essere   adottati,   quando   siano   scoperte   violazioni
significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e
all'igiene   sul   lavoro,   ovvero   in   occasione   di   mutamenti
nell'organizzazione   e  nell'attivita'  in  relazione  al  progresso
scientifico e tecnologico.
  5.  In  sede  di  prima  applicazione,  i modelli di organizzazione
aziendale  definiti  conformemente  alle Linee guida UNI-INAIL per un
sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28
settembre  2001  o  al British Standard OHSAS 18001:2007 si presumono
conformi  ai  requisiti  di  cui  al  presente  articolo per le parti
corrispondenti.  Agli stessi fini ulteriori modelli di organizzazione
e gestione aziendale possono essere indicati dalla Commissione di cui
all'articolo 6.
  ((5-bis.  La  commissione  consultiva  permanente  per  la salute e
sicurezza sul lavoro elabora procedure semplificate per la adozione e
la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della
sicurezza nelle piccole e medie imprese. Tali procedure sono recepite
con  decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali.))
  6. L'adozione del modello di organizzazione e di gestione di cui al
presente  articolo  nelle imprese fino a 50 lavoratori rientra tra le
attivita' finanziabili ai sensi dell'articolo 11.

	        
	      
Sezione III

SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE

                              Art. 31.
                Servizio di prevenzione e protezione

  1.  Salvo  quanto  previsto  dall'articolo  34, il datore di lavoro
organizza  il  servizio di prevenzione e protezione all'interno della
azienda  o  della  unita'  produttiva,  o  incarica persone o servizi
esterni  costituiti anche presso le associazioni dei datori di lavoro
o  gli  organismi  paritetici,  secondo  le regole di cui al presente
articolo.
  2.  Gli addetti e i responsabili dei servizi, interni o esterni, di
cui  al  comma  1,  devono  possedere  le  capacita'  e  i  requisiti
professionali  di  cui  all'articolo  32,  devono  essere  in  numero
sufficiente  rispetto alle caratteristiche dell'azienda e disporre di
mezzi  e  di  tempo  adeguati  per  lo  svolgimento  dei compiti loro
assegnati.   Essi  non  possono  subire  pregiudizio  a  causa  della
attivita' svolta nell'espletamento del proprio incarico.
  3.  Nell'ipotesi  di  utilizzo di un servizio interno, il datore di
lavoro  puo'  avvalersi  di  persone esterne alla azienda in possesso
delle   conoscenze   professionali  necessarie,  per  integrare,  ove
occorra, l'azione di prevenzione e protezione del servizio.
  4.  Il  ricorso  a  persone  o  servizi  esterni e' obbligatorio in
assenza   di   dipendenti   che,   all'interno   dell'azienda  ovvero
dell'unita'  produttiva,  siano  in  possesso  dei  requisiti  di cui
all'articolo 32.
  5.  Ove il datore di lavoro ricorra a persone o servizi esterni non
e' per questo esonerato dalla propria responsabilita' in materia.
  6.   L'istituzione   del   servizio  di  prevenzione  e  protezione
all'interno  dell'azienda, ovvero dell'unita' produttiva, e' comunque
obbligatoria nei seguenti casi:
    a)  nelle  aziende  industriali di cui all'articolo 2 del decreto
legislativo  17  agosto  1999,  n.  334,  e successive modificazioni,
soggette  all'obbligo di notifica o rapporto, ai sensi degli articoli
6 e 8 del medesimo decreto;
    b) nelle centrali termoelettriche;
    c)  negli  impianti ed installazioni di cui agli articoli 7, 28 e
33  del  decreto  legislativo  17  marzo  1995,  n. 230, e successive
modificazioni;
    d)  nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di
esplosivi, polveri e munizioni;
    e) nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori;
    f) nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori;
    g)  nelle  strutture  di  ricovero e cura pubbliche e private con
oltre 50 lavoratori.
  7.  Nelle ipotesi di cui al comma 6 il responsabile del servizio di
prevenzione e protezione deve essere interno.
  8.  Nei casi di aziende con piu' unita' produttive nonche' nei casi
di  gruppi  di  imprese,  puo'  essere istituito un unico servizio di
prevenzione  e  protezione.  I  datori di lavoro possono rivolgersi a
tale  struttura  per l'istituzione del servizio e per la designazione
degli addetti e del responsabile.

	        
	      
                            Art. 32. (6)
Capacita'  e requisiti professionali degli addetti e dei responsabili
     dei servizi di prevenzione e protezione interni ed esterni

  1.  Le  capacita'  ed  i requisiti professionali dei responsabili e
degli  addetti  ai  servizi  di  prevenzione  e  protezione interni o
esterni  devono  essere  adeguati alla natura dei rischi presenti sul
luogo di lavoro e relativi alle attivita' lavorative.
  2.  Per  lo svolgimento delle funzioni da parte dei soggetti di cui
al  comma  1, e' necessario essere in possesso di un titolo di studio
non  inferiore  al diploma di istruzione secondaria superiore nonche'
di  un  attestato  di  frequenza,  con verifica dell'apprendimento, a
specifici  corsi  di  formazione  adeguati  alla  natura  dei  rischi
presenti  sul  luogo  di lavoro e relativi alle attivita' lavorative.
Per  lo  svolgimento  della  funzione  di  responsabile  del servizio
prevenzione  e  protezione,  oltre  ai requisiti di cui al precedente
periodo,  e'  necessario  possedere  un  attestato  di frequenza, con
verifica  dell'apprendimento,  a  specifici  corsi  di  formazione in
materia  di  prevenzione  e  protezione  dei  rischi, anche di natura
ergonomica e da stress lavoro-correlato di cui all'articolo 28, comma
1,   di   organizzazione   e   gestione   delle   attivita'   tecnico
amministrative  e  di  tecniche  di  comunicazione  in  azienda  e di
relazioni  sindacali.  I  corsi  di  cui ai periodi precedenti devono
rispettare  in  ogni  caso quanto previsto dall'accordo sancito il 26
gennaio  2006  in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato,  le  regioni  e  le  province autonome di Trento e di Bolzano,
pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  n. 37 del 14 febbraio 2006, e
successive modificazioni.
  3.  Possono altresi' svolgere le funzioni di responsabile o addetto
coloro  che,  pur non essendo in possesso del titolo di studio di cui
al  comma 2, dimostrino di aver svolto una delle funzioni richiamate,
professionalmente o alle dipendenze di un datore di lavoro, almeno da
sei  mesi  alla  data del 13 agosto 2003 previo svolgimento dei corsi
secondo quanto previsto dall'accordo di cui al comma 2.
  4.  I  corsi di formazione di cui al comma 2 sono organizzati dalle
regioni  e  dalle  province  autonome  di  Trento e di Bolzano, dalle
universita',  dall'ISPESL,  dall'INAIL, o dall'IPSEMA per la parte di
relativa  competenza,  dal  Corpo  nazionale  dei  vigili  del  fuoco
dall'amministrazione  della  Difesa,  dalla  Scuola  superiore  della
pubblica amministrazione e dalle altre Scuole superiori delle singole
amministrazioni,  dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro o
dei  lavoratori o dagli organismi paritetici, nonche' dai soggetti di
cui al punto 4 dell'accordo di cui al comma 2 nel rispetto dei limiti
e   delle  specifiche  modalita'  ivi  previste.  Ulteriori  soggetti
formatori possono essere individuati in sede di Conferenza permanente
per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano.
  5.  Coloro  che  sono  in  possesso di laurea in una delle seguenti
classi:  L7,  L8, L9, L17, L23, ((e della laurea magistrale LM26)) di
cui  al decreto del Ministro dell'universita' e della ricerca in data
16 marzo 2007, pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 155 del
6  luglio  2007,  o  nelle  classi 8, 9, 10, 4, di cui al decreto del
Ministro  dell'universita'  e della ricerca scientifica e tecnologica
in data 4 agosto 2000, pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n.
245  del 19 ottobre 2000, ovvero nella classe 4 di cui al decreto del
Ministro  dell'universita'  e della ricerca scientifica e tecnologica
in data 2 aprile 2001, pubblicato nel S.O. alla Gazzetta Ufficiale n.
128  del  5 giugno 2001, ((ovvero di altre lauree e lauree magistrali
riconosciute  corrispondenti  ai  sensi  della  normativa vigente con
decreto   del  Ministro  dell'istruzione,  dell'universita'  e  della
ricerca,  su  parere conforme del Consiglio universitario nazionale))
ai  sensi  della normativa vigente, sono esonerati dalla frequenza ai
corsi  di  formazione  di  cui  al  comma 2, primo periodo. Ulteriori
titoli  di  studio  possono  essere individuati in sede di Conferenza
permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano.
  6.  I  responsabili  e  gli  addetti  dei  servizi di prevenzione e
protezione  sono  tenuti a frequentare corsi di aggiornamento secondo
gli  indirizzi definiti nell'accordo Stato-regioni di cui al comma 2.
E' fatto salvo quanto previsto dall'articolo 34.
  7.  Le  competenze  acquisite  a  seguito  dello  svolgimento delle
attivita' di formazione di cui al presente articolo nei confronti dei
componenti   del   servizio  interno  sono  registrate  nel  libretto
formativo  del  cittadino di cui all'articolo 2, comma 1, lettera i),
del  decreto  legislativo  10  settembre  2003,  n. 276, e successive
modificazioni ((, se concretamente disponibile in quanto attivato nel
rispetto delle vigenti disposizioni.))
  8.  Negli  istituti  di  istruzione,  di formazione professionale e
universitari  e  nelle  istituzioni  dell'alta formazione artistica e
coreutica,  il  datore  di  lavoro  che  non  opta per lo svolgimento
diretto  dei  compiti propri del servizio di prevenzione e protezione
dei  rischi  designa  il  responsabile  del servizio di prevenzione e
protezione, individuandolo tra:
    a)  il  personale  interno  all'unita' scolastica in possesso dei
requisiti  di  cui  al  presente  articolo che si dichiari a tal fine
disponibile;
    b)  il personale interno ad una unita' scolastica in possesso dei
requisiti  di cui al presente articolo che si dichiari disponibile ad
operare in una pluralita' di istituti.
  9. In assenza di personale di cui alle lettere a) e b) del comma 8,
gruppi  di istituti possono avvalersi in maniera comune dell'opera di
un unico esperto esterno, tramite stipula di apposita convenzione, in
via  prioritaria  con  gli  enti  locali  proprietari  degli  edifici
scolastici  e,  in via subordinata, con enti o istituti specializzati
in  materia  di  salute  e  sicurezza  sul lavoro o con altro esperto
esterno libero professionista.
  10. Nei casi di cui al comma 8 il datore di lavoro che si avvale di
un  esperto  esterno  per  ricoprire  l'incarico  di responsabile del
servizio  deve  comunque  organizzare  un  servizio  di prevenzione e
protezione con un adeguato numero di addetti.

	        
	      
                              Art. 33.
          Compiti del servizio di prevenzione e protezione

  1. Il servizio di prevenzione e protezione dai rischi professionali
provvede:
    a)  all'individuazione  dei  fattori di rischio, alla valutazione
dei  rischi  e  all'individuazione delle misure per la sicurezza e la
salubrita'  degli  ambienti  di  lavoro, nel rispetto della normativa
vigente  sulla  base  della  specifica conoscenza dell'organizzazione
aziendale;
    b) ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e
protettive  di cui all'articolo 28, comma 2, e i sistemi di controllo
di tali misure;
    c)  ad elaborare le procedure di sicurezza per le varie attivita'
aziendali;
    d)  a  proporre  i  programmi  di  informazione  e formazione dei
lavoratori;
    e)  a  partecipare  alle consultazioni in materia di tutela della
salute e sicurezza sul lavoro, nonche' alla riunione periodica di cui
all'articolo 35;
    f)  a  fornire  ai lavoratori le informazioni di cui all'articolo
36.
  2.  I  componenti  del  servizio  di  prevenzione e protezione sono
tenuti  al  segreto in ordine ai processi lavorativi di cui vengono a
conoscenza  nell'esercizio  delle funzioni di cui al presente decreto
legislativo.
  3. Il servizio di prevenzione e protezione e' utilizzato dal datore
di lavoro.

	        
	      
                            Art. 34. (6)
Svolgimento diretto  da  parte  del  datore  di lavoro dei compiti di
                 prevenzione e protezione dai rischi

  1. Salvo che nei casi di cui all'articolo 31, comma 6, il datore di
lavoro  puo'  svolgere  direttamente i compiti propri del servizio di
prevenzione  e  protezione  dai rischi, di primo soccorso, nonche' di
prevenzione   incendi   e  di  evacuazione,  nelle  ipotesi  previste
nell'allegato 2 dandone preventiva informazione al rappresentante dei
lavoratori  per  la  sicurezza  ed  alle  condizioni  di cui ai commi
successivi.
  ((1- bis. Salvo che nei casi di cui all'articolo 31, comma 6, nelle
imprese  o  unita'  produttive  fino a cinque lavoratori il datore di
lavoro  puo'  svolgere  direttamente  i  compiti  di  primo soccorso,
nonche'  di prevenzione degli incendi e di evacuazione, anche in caso
di   affidamento   dell'incarico  di  responsabile  del  servizio  di
prevenzione  e  protezione a persone interne all'azienda o all'unita'
produttiva  o  a servizi esterni cosi' come previsto all'articolo 31,
dandone  preventiva informazione al rappresentante dei lavoratori per
la sicurezza ed alle condizioni di cui al comma 2-bis.))
  2.  Il  datore  di  lavoro che intende svolgere i compiti di cui al
comma 1, deve frequentare corsi di formazione, di durata minima di 16
ore e massima di 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti sul
luogo  di  lavoro  e relativi alle attivita' lavorative, nel rispetto
dei contenuti e delle articolazioni definiti mediante accordo in sede
di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province  autonome di Trento e di Bolzano, entro il termine di dodici
mesi  dall'entrata  in  vigore del presente decreto legislativo. Fino
alla   pubblicazione  dell'accordo  di  cui  al  periodo  precedente,
conserva  validita' la formazione effettuata ai sensi dell'articolo 3
del  decreto  ministeriale  16  gennaio  1997,  il  cui  contenuto e'
riconosciuto dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le  regioni  e le province autonome di Trento e di Bolzano in sede di
definizione dell'accordo di cui al periodo precedente.
  ((2-bis.  Il  datore di lavoro che svolge direttamente i compiti di
cui  al  comma  1-bis deve frequentare gli specifici corsi formazione
previsti agli articoli 45 e 46.))
  3.  Il  datore  di lavoro che svolge i compiti di cui al comma 1 e'
altresi'  tenuto a frequentare corsi di aggiornamento nel rispetto di
quanto previsto nell'accordo di cui al precedente comma. L'obbligo di
cui  al  precedente  periodo  si  applica  anche a coloro che abbiano
frequentato i corsi di cui all'articolo 3 del decreto ministeriale 16
gennaio  1997  e  agli  esonerati dalla frequenza dei corsi, ai sensi
dell'articolo 95 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626.

	        
	      
                              Art. 35.
                         Riunione periodica

  1.  Nelle aziende e nelle unita' produttive che occupano piu' di 15
lavoratori,  il  datore di lavoro, direttamente o tramite il servizio
di  prevenzione  e  protezione  dai  rischi,  indice almeno una volta
all'anno una riunione cui partecipano:
    a) il datore di lavoro o un suo rappresentante;
    b)  il  responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai
rischi;
    c) il medico competente, ove nominato;
    d) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
  2. Nel corso della riunione il datore di lavoro sottopone all'esame
dei partecipanti:
    a) il documento di valutazione dei rischi;
    b)  l'andamento  degli infortuni e delle malattie professionali e
della sorveglianza sanitaria;
    c) i criteri di scelta, le caratteristiche tecniche e l'efficacia
dei dispositivi di protezione individuale;
    d)  i  programmi  di informazione e formazione dei dirigenti, dei
preposti  e dei lavoratori ai fini della sicurezza e della protezione
della loro salute.
  3. Nel corso della riunione possono essere individuati:
    a)  codici di comportamento e buone prassi per prevenire i rischi
di infortuni e di malattie professionali;
    b)  obiettivi  di miglioramento della sicurezza complessiva sulla
base  delle  linee  guida  per  un sistema di gestione della salute e
sicurezza sul lavoro.
  4.  La  riunione  ha  altresi'  luogo  in  occasione  di  eventuali
significative  variazioni delle condizioni di esposizione al rischio,
compresa  la  programmazione e l'introduzione di nuove tecnologie che
hanno riflessi sulla sicurezza e salute dei lavoratori. Nelle ipotesi
di  cui  al  presente  articolo, nelle unita' produttive che occupano
fino  a  15  lavoratori e' facolta' del rappresentante dei lavoratori
per la sicurezza chiedere la convocazione di un'apposita riunione.
  5.  Della  riunione  deve  essere  redatto  un  verbale  che  e'  a
disposizione dei partecipanti per la sua consultazione.

	        
	      
Sezione IV

FORMAZIONE, INFORMAZIONE E ADDESTRAMENTO

                              Art. 36.
                     Informazione ai lavoratori

  1. Il datore di lavoro provvede affinche' ciascun lavoratore riceva
una adeguata informazione:
    a)  sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi alla
attivita' della impresa in generale;
    b)  sulle  procedure  che  riguardano il primo soccorso, la lotta
antincendio, l'evacuazione dei luoghi di lavoro;
    c)  sui  nominativi  dei  lavoratori  incaricati  di applicare le
misure di cui agli articoli 45 e 46;
    d)  sui  nominativi del responsabile e degli addetti del servizio
di prevenzione e protezione, e del medico competente.
  2.   Il  datore  di  lavoro  provvede  altresi'  affinche'  ciascun
lavoratore riceva una adeguata informazione:
    a) sui rischi specifici cui e' esposto in relazione all'attivita'
svolta,  le  normative  di  sicurezza  e le disposizioni aziendali in
materia;
    b)  sui  pericoli connessi all'uso delle sostanze e dei preparati
pericolosi  sulla  base  delle  schede dei dati di sicurezza previste
dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica;
    c)  sulle  misure  e  le  attivita'  di  protezione e prevenzione
adottate.
  3.  Il datore di lavoro fornisce le informazioni di cui al comma 1,
lettera a), e al comma 2, lettere a), b) e c), anche ai lavoratori di
cui all'articolo 3, comma 9.
  4.   Il   contenuto   della  informazione  deve  essere  facilmente
comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le
relative   conoscenze.   Ove   la  informazione  riguardi  lavoratori
immigrati,  essa  avviene  previa  verifica  della comprensione della
lingua utilizzata nel percorso informativo.

	        
	      
                            Art. 37. (6)
         Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti

  1.  Il  datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una
formazione  sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza,
anche   rispetto   alle   conoscenze  linguistiche,  con  particolare
riferimento a:
    a)   concetti   di   rischio,   danno,  prevenzione,  protezione,
organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari
soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza;
    b)  rischi  riferiti  alle  mansioni  e ai possibili danni e alle
conseguenti   misure   e   procedure   di  prevenzione  e  protezione
caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell'azienda.
  2. La durata, i contenuti minimi e le modalita' della formazione di
cui  al  comma 1 sono definiti mediante accordo in sede di Conferenza
permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province
autonome  di Trento e di Bolzano adottato, previa consultazione delle
parti  sociali, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata
in vigore del presente decreto legislativo.
  3.  Il  datore di lavoro assicura, altresi', che ciascun lavoratore
riceva  una  formazione  sufficiente  ed adeguata in merito ai rischi
specifici  di  cui  ai  titoli  del presente decreto successivi al I.
Ferme  restando  le  disposizioni  gia'  in  vigore  in  materia,  la
formazione  di  cui  al  periodo  che  precede  e'  definita mediante
l'accordo di cui al comma 2.
  4.  La formazione e, ove previsto, l'addestramento specifico devono
avvenire in occasione:
    a)  della  costituzione  del  rapporto  di  lavoro  o dell'inizio
dell'utilizzazione qualora si tratti di somministrazione di lavoro;
    b) del trasferimento o cambiamento di mansioni;
    c)  della introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove
tecnologie, di nuove sostanze e preparati pericolosi.
  5.  L'addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo
di lavoro.
  6.  La  formazione  dei  lavoratori  e dei loro rappresentanti deve
essere periodicamente ripetuta in relazione all'evoluzione dei rischi
o all'insorgenza di nuovi rischi.
  7.  ((I  dirigenti  e  i  preposti))  ricevono a cura del datore di
lavoro ((...)), un'adeguata e specifica formazione e un aggiornamento
periodico  in  relazione  ai  propri  compiti  in materia di salute e
sicurezza del lavoro. I contenuti della formazione di cui al presente
comma comprendono:
    a) principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi;
    b) definizione e individuazione dei fattori di rischio;
    c) valutazione dei rischi;
    d)   individuazione   delle   misure  tecniche,  organizzative  e
procedurali di prevenzione e protezione.
  ((7-bis.  La  formazione  di  cui al comma 7 puo' essere effettuata
anche  presso  gli  organismi  paritetici di cui all'articolo 51 o le
scuole  edili,  ove esistenti, o presso le associazioni sindacali dei
datori di lavoro o dei lavoratori.))
  8.  I  soggetti  di cui all'articolo 21, comma 1, possono avvalersi
dei  percorsi  formativi appositamente definiti, tramite l'accordo di
cui  al  comma 2, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
  9.  I lavoratori incaricati dell'attivita' di prevenzione incendi e
lotta  antincendio,  di  evacuazione  dei luoghi di lavoro in caso di
pericolo  grave  ed  immediato,  di salvataggio, di primo soccorso e,
comunque,  di  gestione  dell'emergenza devono ricevere un'adeguata e
specifica   formazione   e  un  aggiornamento  periodico;  in  attesa
dell'emanazione  delle  disposizioni  di cui al comma 3 dell'articolo
46,  continuano  a  trovare  applicazione  le  disposizioni di cui al
decreto  del  Ministro dell'interno in data 10 marzo 1998, pubblicato
nel  S.O.  alla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 1998, attuativo
dell'articolo 13 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626.
  10. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto ad
una   formazione   particolare  in  materia  di  salute  e  sicurezza
concernente i rischi specifici esistenti negli ambiti in cui esercita
la  propria  rappresentanza, tale da assicurargli adeguate competenze
sulle  principali  tecniche  di  controllo  e  prevenzione dei rischi
stessi.
  11.   Le  modalita',  la  durata  e  i  contenuti  specifici  della
formazione  del  rappresentante  dei lavoratori per la sicurezza sono
stabiliti   in  sede  di  contrattazione  collettiva  nazionale,  nel
rispetto   dei  seguenti  contenuti  minimi:  a)  principi  giuridici
comunitari  e  nazionali;  b)  legislazione  generale  e  speciale in
materia  di  salute  e  sicurezza  sul lavoro; c) principali soggetti
coinvolti  e i relativi obblighi; d) definizione e individuazione dei
fattori  di  rischio;  e)  valutazione  dei rischi; f) individuazione
delle  misure  tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e
protezione; g) aspetti normativi dell'attivita' di rappresentanza dei
lavoratori;  h)  nozioni  di  tecnica  della comunicazione. La durata
minima  dei  corsi  e'  di  32  ore  iniziali,  di  cui 12 sui rischi
specifici  presenti in azienda e le conseguenti misure di prevenzione
e   protezione   adottate,   con   verifica   di   apprendimento.  La
contrattazione   collettiva   nazionale   disciplina   le   modalita'
dell'obbligo  di  aggiornamento  periodico,  la  cui  durata non puo'
essere  inferiore a 4 ore annue per le imprese che occupano dai 15 ai
50  lavoratori e a 8 ore annue per le imprese che occupano piu' di 50
lavoratori.
  ((12. La formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti
deve  avvenire,  in  collaborazione con gli organismi paritetici, ove
presenti  nel  settore  e nel territorio in cui si svolge l'attivita'
del  datore  di  lavoro,  durante  l'orario  di  lavoro  e  non  puo'
comportare oneri economici a carico dei lavoratori.))
  13.   Il   contenuto   della   formazione  deve  essere  facilmente
comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le
conoscenze  e  competenze necessarie in materia di salute e sicurezza
sul  lavoro.  Ove  la  formazione riguardi lavoratori immigrati, essa
avviene  previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua
veicolare utilizzata nel percorso formativo.
  14.  Le  competenze  acquisite  a  seguito  dello svolgimento delle
attivita'  di  formazione  di cui al presente decreto sono registrate
nel  libretto formativo del cittadino di cui all'articolo 2, comma 1,
lettera  i),  del  decreto  legislativo  10 settembre 2003, n. 276, e
successive  modificazioni  ((, se concretamente disponibile in quanto
attivato  nel rispetto delle vigenti disposizioni)). Il contenuto del
libretto  formativo e' considerato dal datore di lavoro ai fini della
programmazione  della  formazione  e  di esso gli organi di vigilanza
tengono  conto  ai  fini  della  verifica  degli  obblighi  di cui al
presente decreto.

	        
	      
Sezione V

SORVEGLIANZA SANITARIA

                            Art. 38. (6)
              Titoli e requisiti del medico competente

  1.  Per  svolgere  le  funzioni  di medico competente e' necessario
possedere uno dei seguenti titoli o requisiti:
    a)   specializzazione  in  medicina  del  lavoro  o  in  medicina
preventiva dei lavoratori e psicotecnica;
    b)  docenza  in  medicina del lavoro o in medicina preventiva dei
lavoratori  e  psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene
industriale  o  in  fisiologia  e  igiene del lavoro o in clinica del
lavoro;
    c)  autorizzazione di cui all'articolo 55 del decreto legislativo
15 agosto 1991, n. 277;
    d) specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina
legale.
    ((d-bis)  con  esclusivo  riferimento al ruolo dei sanitari delle
Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato
e  della  Guardia  di finanza, svolgimento di attivita' di medico nel
settore del lavoro per almeno quattro anni.))
  2.  I  medici in possesso dei titoli di cui al comma 1, lettera d),
sono tenuti a frequentare appositi percorsi formativi universitari da
definire  con apposito decreto del Ministero dell'universita' e della
ricerca  di  concerto  con  il ((Ministero del lavoro, della salute e
delle  politiche sociali)). I soggetti di cui al precedente periodo i
quali,  alla data di entrata in vigore del presente decreto, svolgano
le  attivita'  di medico competente o dimostrino di avere svolto tali
attivita'  per  almeno  un  anno  nell'arco  dei  tre  anni anteriori
all'entrata   in   vigore  del  presente  decreto  legislativo,  sono
abilitati  a  svolgere le medesime funzioni. A tal fine sono tenuti a
produrre  alla  Regione attestazione del datore di lavoro comprovante
l'espletamento di tale attivita'.
  3.  Per  lo  svolgimento  delle  funzioni  di  medico competente e'
altresi'  necessario  partecipare al programma di educazione continua
in  medicina ai sensi del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229,
e  successive  modificazioni  e integrazioni, a partire dal programma
triennale  successivo  all'entrata  in  vigore  del  presente decreto
legislativo.  I  crediti  previsti  dal  programma triennale dovranno
essere  conseguiti  nella  misura  non  inferiore al 70 per cento del
totale  nella  disciplina  "medicina  del  lavoro  e  sicurezza degli
ambienti di lavoro".
  4.  I  medici  in  possesso  dei  titoli  e dei requisiti di cui al
presente  articolo  sono  iscritti  nell'elenco dei medici competenti
istituito  presso  il  ((Ministero  del  lavoro, della salute e delle
politiche sociali)).

	        
	      
                              Art. 39.
           Svolgimento dell'attivita' di medico competente

  1.  L'attivita'  di  medico competente e' svolta secondo i principi
della  medicina  del  lavoro  e  del  codice  etico della Commissione
internazionale di salute occupazionale (ICOH).
  2. Il medico competente svolge la propria opera in qualita' di:
    a) dipendente o collaboratore di una struttura esterna pubblica o
privata, convenzionata con l'imprenditore;
    b) libero professionista;
    c) dipendente del datore di lavoro.
  3.  Il  dipendente di una struttura pubblica, assegnato agli uffici
che  svolgono  attivita'  di  vigilanza,  non puo' prestare, ad alcun
titolo  e  in  alcuna  parte  del  territorio nazionale, attivita' di
medico competente.
  4.  Il datore di lavoro assicura al medico competente le condizioni
necessarie  per  lo  svolgimento di tutti i suoi compiti garantendone
l'autonomia.
  5.   Il   medico   competente   puo'  avvalersi,  per  accertamenti
diagnostici,  della  collaborazione  di  medici specialisti scelti in
accordo con il datore di lavoro che ne sopporta gli oneri.
  6.  Nei  casi  di  aziende  con piu' unita' produttive, nei casi di
gruppi  d'imprese  nonche'  qualora  la  valutazione  dei  rischi  ne
evidenzi la necessita', il datore di lavoro puo' nominare piu' medici
competenti   individuando   tra   essi  un  medico  con  funzioni  di
coordinamento.

	        
	      
                            Art. 40. (6)
 Rapporti del medico competente con il Servizio sanitario nazionale

  1.  Entro  il  primo  trimestre  dell'anno  successivo  all'anno di
riferimento  il  medico  competente trasmette, esclusivamente per via
telematica,  ai  servizi  competenti  per territorio le informazioni,
elaborate  evidenziando  le  differenze  di  genere, relative ai dati
aggregati   sanitari  e  di  rischio  dei  lavoratori,  sottoposti  a
sorveglianza sanitaria secondo il modello in allegato 3B.
  2.  Le  regioni  e  le  province  autonome  di  Trento e di Bolzano
trasmettono  le  informazioni  di  cui  al  comma  1, aggregate dalle
aziende sanitarie locali, all'ISPESL.
  ((2-bis.  Entro  il  31 dicembre 2009, con decreto del Ministro del
lavoro, della salute e delle politiche sociali, previa intesa in sede
di  Conferenza  permanente  per i rapporti tra Stato, le regioni e le
province  autonome  di  Trento  e  di Bolzano, sono definiti, secondo
criteri di semplicita' e certezza, i contenuti degli Allegati 3A e 3B
e  le modalita' di trasmissione delle informazioni di cui al comma 1.
Gli  obblighi  di redazione e trasmissione relativi alle informazioni
di  cui  al  comma  1  decorrono  dalla data di entrata in vigore del
decreto di cui al primo periodo.))

	        
	      
                         Art. 41 (1) (3) (6)
                       Sorveglianza sanitaria

  1. La sorveglianza sanitaria e' effettuata dal medico competente:
a) nei   casi   previsti   dalla  normativa  vigente,  ((...))  dalle
   indicazioni   fornite   dalla   Commissione   consultiva   di  cui
   all'articolo 6;
b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta
   dal medico competente correlata ai rischi lavorativi.
  2. La sorveglianza sanitaria comprende:
a) visita   medica   preventiva  intesa  a  constatare  l'assenza  di
   controindicazioni al lavoro cui il lavoratore e' destinato al fine
   di valutare la sua idoneita' alla mansione specifica;
b) visita  medica  periodica  per  controllare lo stato di salute dei
   lavoratori  ed  esprimere  il  giudizio di idoneita' alla mansione
   specifica.  La  periodicita'  di  tali  accertamenti,  qualora non
   prevista  dalla  relativa normativa, viene stabilita, di norma, in
   una volta l'anno. Tale periodicita' puo' assumere cadenza diversa,
   stabilita  dal medico competente in funzione della valutazione del
   rischio.  L'organo  di vigilanza, con provvedimento motivato, puo'
   disporre  contenuti  e  periodicita'  della sorveglianza sanitaria
   differenti rispetto a quelli indicati dal medico competente;
c) visita  medica  su  richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta
   dal medico competente correlata ai rischi professionali o alle sue
   condizioni  di  salute,  suscettibili  di  peggioramento  a  causa
   dell'attivita' lavorativa svolta, al fine di esprimere il giudizio
   di idoneita' alla mansione specifica;
d) visita   medica  in  occasione  del  cambio  della  mansione  onde
   verificare l'idoneita' alla mansione specifica;
e) visita  medica  alla  cessazione  del  rapporto di lavoro nei casi
   previsti dalla normativa vigente.
    ((e-bis) visita medica preventiva in fase preassuntiva;
    e-ter)  visita  medica  precedente  alla  ripresa  del  lavoro, a
   seguito  di  assenza  per  motivi di salute di durata superiore ai
   sessanta  giorni  continuativi,  al fine di verificare l'idoneita'
   alla mansione.))
  ((2-bis. Le visite mediche preventive possono essere svolte in fase
preassuntiva, su scelta del datore di lavoro, dal medico competente o
dai dipartimenti di prevenzione delle ASL. La scelta dei dipartimenti
di prevenzione non e' incompatibile con le disposizioni dell'articolo
39, comma 3.))
  3.  Le  visite  mediche  di  cui  al  comma  2  non  possono essere
effettuate:
a) ((LETTERA SOPPRESSA DAL D. LGS. 3 AGOSTO 2009, N. 106));
b) per accertare stati di gravidanza;
c) negli altri casi vietati dalla normativa vigente. (1) (3)
  4.  Le  visite mediche di cui al comma 2, a cura e spese del datore
di  lavoro,  comprendono  gli  esami  clinici  e biologici e indagini
diagnostiche   mirati   al  rischio  ritenuti  necessari  dal  medico
competente. Nei casi ed alle condizioni previste dall'ordinamento, le
visite  di  cui al comma 2, (( lettere a), b), d), e-bis) e e-ter) ))
sono  altresi'  finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di
alcol   dipendenza   e   di   assunzione  di  sostanze  psicotrope  e
stupefacenti.
  ((4-bis.  Entro  il  31  dicembre  2009,  con accordo in Conferenza
Stato-regioni,  adottato  previa  consultazione  delle parti sociali,
vengono  rivisitate  le  condizioni e le modalita' per l'accertamento
della tossicodipendenza e della alcol dipendenza.))
  5.  Gli  esiti  della  visita  medica  devono  essere allegati alla
cartella  sanitaria  e  di  rischio  di cui all'articolo 25, comma 1,
lettera  c),  secondo i requisiti minimi contenuti nell'Allegato 3A e
predisposta  su  formato  cartaceo  o  informatizzato, secondo quanto
previsto dall'articolo 53.
  6.  Il  medico competente, sulla base delle risultanze delle visite
mediche  di cui al comma 2, esprime uno dei seguenti giudizi relativi
alla mansione specifica:
a) idoneita';
b) idoneita'  parziale,  temporanea  o permanente, con prescrizioni o
   limitazioni;
c) inidoneita' temporanea;
d) inidoneita' permanente.
  ((6-bis.  Nei  casi di cui alle lettere a), b), c) e d) del comma 6
il  medico  competente esprime il proprio giudizio per iscritto dando
copia del giudizio medesimo al lavoratore e al datore di lavoro.))
  7.  Nel  caso di espressione del giudizio di inidoneita' temporanea
vanno precisati i limiti temporali di validita'.
  8. ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 3 AGOSTO 2009, N. 106))
  9.  Avverso ((, ivi compresi quelli formulati in fase preassuntiva,
))   e'   ammesso   ricorso,   entro  trenta  giorni  dalla  data  di
comunicazione   del   giudizio   medesimo,  all'organo  di  vigilanza
territorialmente  competente  che  dispone,  dopo eventuali ulteriori
accertamenti,  la  conferma,  la  modifica  o  la revoca del giudizio
stesso.
---------------
AGGIORNAMENTO (1)
  Il  Il  D.L. 3 giugno 2008, n. 97, convertito con L. 2 agosto 2008,
n.  129, ha stabilito che "le disposizioni di cui al comma 3, lettera
a),  del  presente  articolo, si applicano a decorrere dal 1° gennaio
2009".
---------------
AGGIORNAMENTO (3)
  Il  D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, convertito con modificazioni con
L.  27/2/2009,  n.  14,  ha  stabilito che "le disposizioni di cui al
comma  3,  lettera  a),  del  presente  articolo  41,  si applicano a
decorrere dal 16 maggio 2009".

	        
	      
                            Art. 42. (6)
    Provvedimenti in caso di inidoneita' alla mansione specifica

  ((1.  Il  datore  di  lavoro,  anche  in  considerazione  di quanto
disposto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, in relazione ai giudizi di
cui  all'articolo  41,  comma  6, attua le misure indicate dal medico
competente e qualora le stesse prevedano un'inidoneita' alla mansione
specifica   adibisce   il   lavoratore,  ove  possibile,  a  mansioni
equivalenti  o,  in  difetto,  a  mansioni  inferiori  garantendo  il
trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza.))
  2. ((COMMA ABROGATO DAL D. LGS. 3 AGOSTO 2009, N. 106))

	        
	      
Sezione VI

GESTIONE DELLE EMERGENZE

                            Art. 43. (6)
                        Disposizioni generali

  1.  Ai  fini  degli  adempimenti  di  cui all'articolo 18, comma 1,
lettera t), il datore di lavoro:
    a)   organizza  i  necessari  rapporti  con  i  servizi  pubblici
competenti   in   materia   di  primo  soccorso,  salvataggio,  lotta
antincendio e gestione dell'emergenza;
    b)  designa  preventivamente i lavoratori di cui all'articolo 18,
comma 1, lettera b);
    c)  informa  tutti  i  lavoratori che possono essere esposti a un
pericolo   grave   e  immediato  circa  le  misure  predisposte  e  i
comportamenti da adottare;
    d)  programma  gli  interventi,  prende  i  provvedimenti  e  da'
istruzioni  affinche'  i  lavoratori,  in  caso  di  pericolo grave e
immediato  che  non  puo'  essere  evitato,  possano  cessare la loro
attivita', o mettersi al sicuro, abbandonando immediatamente il luogo
di lavoro;
    e)   adotta   i   provvedimenti   necessari  affinche'  qualsiasi
lavoratore,  in  caso  di  pericolo grave ed immediato per la propria
sicurezza  o  per  quella  di  altre persone e nell'impossibilita' di
contattare  il  competente  superiore  gerarchico,  possa prendere le
misure  adeguate per evitare le conseguenze di tale pericolo, tenendo
conto delle sue conoscenze e dei mezzi tecnici disponibili.
    ((e-bis)  garantisce  la  presenza  di mezzi di estinzione idonei
alla  classe  di incendio ed al livello di rischio presenti sul luogo
di  lavoro,  tenendo  anche conto delle particolari condizioni in cui
possono  essere  usati.  L'obbligo  si applica anche agli impianti di
estinzione fissi, manuali o automatici, individuati in relazione alla
valutazione dei rischi.))
  2.  Ai  fini  delle  designazioni di cui al comma 1, lettera b), il
datore  di  lavoro  tiene  conto  delle dimensioni dell'azienda e dei
rischi  specifici  dell'azienda  o  della unita' produttiva secondo i
criteri previsti nei decreti di cui all'articolo 46.
  3.  I  lavoratori  non  possono,  se  non  per giustificato motivo,
rifiutare  la  designazione.  Essi  devono  essere formati, essere in
numero sufficiente e disporre di attrezzature adeguate, tenendo conto
delle  dimensioni  e  dei rischi specifici dell'azienda o dell'unita'
produttiva.  ((Con  riguardo  al personale della Difesa la formazione
specifica  svolta  presso  gli  istituti  o  la  scuole  della stessa
Amministrazione e' abilitativa alla funzione di addetto alla gestione
delle emergenze.))
  4.  Il datore di lavoro deve, salvo eccezioni debitamente motivate,
astenersi  dal chiedere ai lavoratori di riprendere la loro attivita'
in  una  situazione  di  lavoro  in cui persiste un pericolo grave ed
immediato.

	        
	      
                              Art. 44.
    Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato

  1.  Il  lavoratore  che, in caso di pericolo grave, immediato e che
non  puo'  essere  evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una
zona  pericolosa,  non  puo'  subire pregiudizio alcuno e deve essere
protetto da qualsiasi conseguenza dannosa.
  2.  Il  lavoratore  che,  in  caso  di pericolo grave e immediato e
nell'impossibilita' di contattare il competente superiore gerarchico,
prende  misure  per evitare le conseguenze di tale pericolo, non puo'
subire pregiudizio per tale azione, a meno che non abbia commesso una
grave negligenza.

	        
	      
                              Art. 45.
                           Primo soccorso

  1.  Il datore di lavoro, tenendo conto della natura della attivita'
e delle dimensioni dell'azienda o della unita' produttiva, sentito il
medico  competente  ove nominato, prende i provvedimenti necessari in
materia  di  primo  soccorso  e  di  assistenza  medica di emergenza,
tenendo  conto  delle  altre eventuali persone presenti sui luoghi di
lavoro e stabilendo i necessari rapporti con i servizi esterni, anche
per il trasporto dei lavoratori infortunati.
  2.  Le caratteristiche minime delle attrezzature di primo soccorso,
i requisiti del personale addetto e la sua formazione, individuati in
relazione  alla  natura  dell'attivita',  al  numero  dei  lavoratori
occupati  ed  ai  fattori  di  rischio  sono  individuati dal decreto
ministeriale  15  luglio  2003,  n.  388  e  dai  successivi  decreti
ministeriali  di  adeguamento  acquisito  il  parere della Conferenza
permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano.
  3.  Con  appositi  decreti  ministeriali, acquisito il parere della
Conferenza   permanente,   acquisito   il   parere  della  Conferenza
permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province
autonome  di  Trento  e  di Bolzano, vengono definite le modalita' di
applicazione in ambito ferroviario del decreto ministeriale 15 luglio
2003, n. 388 e successive modificazioni.

	        
	      
                              Art. 46.
                         Prevenzione incendi

  1.  La  prevenzione  incendi e' la funzione di preminente interesse
pubblico,  di  esclusiva  competenza  statuale, diretta a conseguire,
secondo  criteri  applicativi  uniformi sul territorio nazionale, gli
obiettivi di sicurezza della vita umana, di incolumita' delle persone
e di tutela dei beni e dell'ambiente.
  2.  Nei  luoghi  di lavoro soggetti al presente decreto legislativo
devono  essere adottate idonee misure per prevenire gli incendi e per
tutelare l'incolumita' dei lavoratori.
  3.  Fermo  restando quanto previsto dal decreto legislativo 8 marzo
2006,  n. 139 e dalle disposizioni concernenti la prevenzione incendi
di  cui  al  presente  decreto, i Ministri dell'interno, del lavoro e
della  previdenza  sociale,  in  relazione  ai  fattori  di  rischio,
adottano uno o piu' decreti nei quali sono definiti:
    a) i criteri diretti atti ad individuare:
      1)  misure  intese  ad  evitare l'insorgere di un incendio ed a
limitarne le conseguenze qualora esso si verifichi;
      2) misure precauzionali di esercizio;
      3)  metodi  di  controllo e manutenzione degli impianti e delle
attrezzature antincendio;
      4) criteri per la gestione delle emergenze;
    b)  le  caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e
protezione  antincendio, compresi i requisiti del personale addetto e
la sua formazione.
  4.  Fino  all'adozione dei decreti di cui al comma 3, continuano ad
applicarsi  i  criteri  generali  di  sicurezza  antincendio e per la
gestione  delle  emergenze nei luoghi di lavoro di cui al decreto del
Ministro dell'interno in data 10 marzo 1998.
  5.  Al  fine  di favorire il miglioramento dei livelli di sicurezza
antincendio nei luoghi di lavoro, ed ai sensi dell'articolo 14, comma
2,  lettera  h),  del  decreto  legislativo 8 marzo 2006, n. 139, con
decreto   del  Ministro  dell'interno  sono  istituiti,  presso  ogni
direzione  regionale  dei  vigili del fuoco, dei nuclei specialistici
per  l'effettuazione  di  una  specifica attivita' di assistenza alle
aziende. Il medesimo decreto contiene le procedure per l'espletamento
della attivita' di assistenza.
  6.  In  relazione  ai  principi  di  cui  ai commi precedenti, ogni
disposizione  contenuta nel presente decreto legislativo, concernente
aspetti di prevenzione incendi, sia per l'attivita' di disciplina che
di  controllo, deve essere riferita agli organi centrali e periferici
del  Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della
difesa  civile,  di cui agli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 8
marzo  2006,  n.  139.  Restano ferme le rispettive competenze di cui
all'articolo 13.
  7.  Le  maggiori risorse derivanti dall'espletamento della funzione
di  controllo  di  cui al presente articolo, sono rassegnate al Corpo
nazionale  dei  vigili  per il miglioramento dei livelli di sicurezza
antincendio nei luoghi di lavoro.

	        
	      
Sezione VII

CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI

                            Art. 47. (6)
           Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

  1. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e' istituito a
livello  territoriale  o di comparto, aziendale e di sito produttivo.
L'elezione  dei  rappresentanti  per  la sicurezza avviene secondo le
modalita' di cui al comma 6.
  2.  In tutte le aziende, o unita' produttive, e' eletto o designato
il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
  3.  Nelle  aziende  o  unita'  produttive  che  occupano  fino a 15
lavoratori  il  rappresentante  dei lavoratori per la sicurezza e' di
norma  eletto  direttamente  dai lavoratori al loro interno oppure e'
individuato  per piu' aziende nell'ambito territoriale o del comparto
produttivo secondo quanto previsto dall'articolo 48.
  4.  Nelle  aziende o unita' produttive con piu' di 15 lavoratori il
rappresentante  dei lavoratori per la sicurezza e' eletto o designato
dai lavoratori nell'ambito delle rappresentanze sindacali in azienda.
In  assenza  di  tali rappresentanze, il rappresentante e' eletto dai
lavoratori della azienda al loro interno.
  5.  Il  numero,  le  modalita'  di  designazione  o di elezione del
rappresentante  dei  lavoratori per la sicurezza, nonche' il tempo di
lavoro  retribuito  e gli strumenti per l'espletamento delle funzioni
sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva.
  6.  L'elezione  dei  rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
aziendali,  territoriali  o di comparto, salvo diverse determinazioni
in   sede   di   contrattazione   collettiva,  avviene  di  norma  in
corrispondenza della giornata nazionale per la salute e sicurezza sul
lavoro,  individuata,  nell'ambito  della  settimana  europea  per la
salute e sicurezza sul lavoro, con decreto del ((Ministro del lavoro,
della   salute  e  delle  politiche  sociali))  di  concerto  con  il
((Ministro  del  lavoro,  della  salute  e delle politiche sociali)),
sentite  le  confederazioni  sindacali  dei  datori  di  lavoro e dei
lavoratori comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale.
Con  il medesimo decreto sono disciplinate le modalita' di attuazione
del presente comma.
  7. In ogni caso il numero minimo dei rappresentanti di cui al comma
2  e'  il  seguente: a) un rappresentante nelle aziende ovvero unita'
produttive sino a 200 lavoratori; b) tre rappresentanti nelle aziende
ovvero   unita'   produttive  da  201  a  1.000  lavoratori;  c)  sei
rappresentanti  in tutte le altre aziende o unita' produttive oltre i
1.000  lavoratori.  In  tali  aziende il numero dei rappresentanti e'
aumentato  nella  misura individuata dagli accordi interconfederali o
dalla contrattazione collettiva.
  8.  Qualora  non si proceda alle elezioni previste dai commi 3 e 4,
le  funzioni  di  rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sono
esercitate  dai  rappresentanti  di  cui agli articoli 48 e 49, salvo
diverse  intese  tra  le  associazioni sindacali dei lavoratori e dei
datori  di  lavoro  comparativamente  piu'  rappresentative sul piano
nazionale.

	        
	      
                            Art. 48. (6)
     Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale

  1.  Il  rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale
di   cui  all'articolo  47,  comma  3,  esercita  le  competenze  del
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di cui all'articolo 50
e  i  termini e con le modalita' ivi previste con riferimento a tutte
le  aziende  o  unita'  produttive  del  territorio o del comparto di
competenza   nelle   quali  non  sia  stato  eletto  o  designato  il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
  2.  Le  modalita'  di elezione o designazione del rappresentante di
cui  al  comma 1 sono individuate dagli accordi collettivi nazionali,
interconfederali  o  di  categoria,  stipulati dalle associazioni dei
datori   di   lavoro   e   dei   lavoratori   comparativamente   piu'
rappresentative   sul  piano  nazionale.  In  mancanza  dei  predetti
accordi, le modalita' di elezione o designazione sono individuate con
decreto  del  ((Ministro  del  lavoro, della salute e delle politiche
sociali)), sentite le associazioni di cui al presente comma.
  3. Tutte le aziende o unita' produttive nel cui ambito non e' stato
eletto  o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
partecipano al Fondo di cui all'articolo 52. ((Con uno o piu' accordi
interconfederali  stipulati  a livello nazionale dalle organizzazioni
sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu'
rappresentative   vengono  individuati  settori  e  attivita',  oltre
all'edilizia,  nei  quali,  in  ragione  della  presenza  di adeguati
sistemi di rappresentanza dei lavoratori in materia di sicurezza o di
pariteticita',  le  aziende  o  unita'  produttive,  a condizione che
aderiscano  a  tali sistemi di rappresentanza o di pariteticita', non
siano tenute a partecipare al Fondo di cui all'articolo 52.))
  4.  Per  l'esercizio  delle proprie attribuzioni, il rappresentante
dei  lavoratori  per  la  sicurezza  territoriale accede ai luoghi di
lavoro  nel  rispetto  delle  modalita'  e  del  termine di preavviso
individuati  dagli accordi di cui al comma 2. Il termine di preavviso
non  opera  in  caso  di  infortunio  grave.  In  tale ultima ipotesi
l'accesso avviene previa segnalazione all'organismo paritetico.
  5.  Ove l'azienda impedisca l'accesso, nel rispetto delle modalita'
di  cui al presente articolo, al rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza  territoriale,  questi lo comunica all'organismo paritetico
o,   in   sua  mancanza,  all'organo  di  vigilanza  territorialmente
competente.
  6.   L'organismo  paritetico  o,  in  mancanza,  il  Fondo  di  cui
all'articolo  52 comunica alle aziende e ai lavoratori interessati il
nominativo del rappresentante della sicurezza territoriale.
  7.  Il  rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale
ha  diritto  ad  una  formazione  particolare  in materia di salute e
sicurezza  concernente  i  rischi specifici esistenti negli ambiti in
cui esercita la propria rappresentanza, tale da assicurargli adeguate
competenze  sulle  principali tecniche di controllo e prevenzione dei
rischi  stessi. Le modalita', la durata e i contenuti specifici della
formazione   del  rappresentante  dei  lavoratori  per  la  sicurezza
territoriale  sono  stabiliti  in  sede  di contrattazione collettiva
secondo   un  percorso  formativo  di  almeno  64  ore  iniziali,  da
effettuarsi  entro  3 mesi dalla data di elezione o designazione, e 8
ore di aggiornamento annuale.
  8.  L'esercizio delle funzioni di rappresentante dei lavoratori per
la  sicurezza  territoriale e' incompatibile con l'esercizio di altre
funzioni sindacali operative.

	        
	      
                              Art. 49.
  Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di sito produttivo

  1.   Rappresentanti   dei  lavoratori  per  la  sicurezza  di  sito
produttivo   sono   individuati   nei   seguenti  specifici  contesti
produttivi   caratterizzati  dalla  compresenza  di  piu'  aziende  o
cantieri:
    a)  i  porti di cui all'articolo 4, comma 1, lettere b), c) e d),
della  legge  28  gennaio  1994,  n.  84,  sedi di autorita' portuale
nonche' quelli sede di autorita' marittima da individuare con decreto
dei  Ministri  del lavoro e della previdenza sociale e dei trasporti,
da  adottare  entro  dodici  mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto;
    b)  centri  intermodali  di  trasporto  di cui alla direttiva del
Ministro dei trasporti del 18 ottobre 2006, n. 3858;
    c) impianti siderurgici;
    d) cantieri con almeno 30.000 uomini-giorno, intesa quale entita'
presunta  dei  cantieri,  rappresentata  dalla  somma  delle giornate
lavorative  prestate  dai lavoratori, anche autonomi, previste per la
realizzazione di tutte le opere;
    e)  contesti  produttivi  con complesse problematiche legate alla
interferenza  delle lavorazioni e da un numero complessivo di addetti
mediamente operanti nell'area superiore a 500.
  2.  Nei  contesti  di cui al comma precedente il rappresentante dei
lavoratori  per  la  sicurezza  di sito produttivo e' individuato, su
loro iniziativa, tra i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
delle aziende operanti nel sito produttivo.
  3.   La   contrattazione  collettiva  stabilisce  le  modalita'  di
individuazione di cui al comma 2, nonche' le modalita' secondo cui il
rappresentante  dei  lavoratori  per  la sicurezza di sito produttivo
esercita le attribuzioni di cui all'articolo 50 in tutte le aziende o
cantieri  del  sito produttivo in cui non vi siano rappresentanti per
la  sicurezza  e  realizza  il coordinamento tra i rappresentanti dei
lavoratori per la sicurezza del medesimo sito.

	        
	      
                              Art. 50.
   Attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

  1.   Fatto   salvo  quanto  stabilito  in  sede  di  contrattazione
collettiva, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza:
    a) accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni;
    b) e' consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla
valutazione   dei   rischi,   alla   individuazione,  programmazione,
realizzazione  e  verifica  della  prevenzione nella azienda o unita'
produttiva;
    c)  e'  consultato  sulla  designazione  del responsabile e degli
addetti  al  servizio  di  prevenzione, alla attivita' di prevenzione
incendi,  al  primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro e
del medico competente;
    d) e' consultato in merito all'organizzazione della formazione di
cui all'articolo 37;
    e)  riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente
alla  valutazione  dei  rischi  e  le misure di prevenzione relative,
nonche'  quelle  inerenti  alle  sostanze ed ai preparati pericolosi,
alle  macchine, agli impianti, alla organizzazione e agli ambienti di
lavoro, agli infortuni ed alle malattie professionali;
    f) riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza;
    g)  riceve  una  formazione adeguata e, comunque, non inferiore a
quella prevista dall'articolo 37;
    h) promuove l'elaborazione, l'individuazione e l'attuazione delle
misure  di  prevenzione  idonee  a  tutelare la salute e l'integrita'
fisica dei lavoratori;
    i)  formula  osservazioni  in  occasione  di  visite  e verifiche
effettuate  dalle  autorita'  competenti,  dalle  quali e', di norma,
sentito;
    l) partecipa alla riunione periodica di cui all'articolo 35;
    m) fa proposte in merito alla attivita' di prevenzione;
    n)  avverte  il responsabile della azienda dei rischi individuati
nel corso della sua attivita';
    o)  puo'  fare  ricorso alle autorita' competenti qualora ritenga
che  le  misure  di  prevenzione e protezione dai rischi adottate dal
datore di lavoro o dai dirigenti e i mezzi impiegati per attuarle non
siano idonei a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.
  2.  Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza deve disporre
del  tempo necessario allo svolgimento dell'incarico senza perdita di
retribuzione,   nonche'   dei  mezzi  e  degli  spazi  necessari  per
l'esercizio  delle  funzioni  e delle facolta' riconosciutegli, anche
tramite  l'accesso  ai dati, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera
r),   contenuti   in   applicazioni  informatiche.  Non  puo'  subire
pregiudizio  alcuno a causa dello svolgimento della propria attivita'
e  nei  suoi  confronti  si applicano le stesse tutele previste dalla
legge per le rappresentanze sindacali.
  3.  Le  modalita'  per l'esercizio delle funzioni di cui al comma 1
sono stabilite in sede di contrattazione collettiva nazionale.
  4.  Il  rappresentante  dei  lavoratori  per  la  sicurezza, su sua
richiesta  e  per l'espletamento della sua funzione, riceve copia del
documento di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a).
  5.  I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza dei lavoratori
rispettivamente  del  datore  di  lavoro  committente e delle imprese
appaltatrici,  su  loro  richiesta  e  per  l'espletamento della loro
funzione,  ricevono  copia del documento di valutazione dei rischi di
cui all'articolo 26, comma 3.
  6.  Il  rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e' tenuto al
rispetto  delle  disposizioni di cui al decreto legislativo 30 giugno
2003,   n.   196   e   del  segreto  industriale  relativamente  alle
informazioni  contenute nel documento di valutazione dei rischi e nel
documento  di valutazione dei rischi di cui all'articolo 26, comma 3,
nonche'  al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui vengono a
conoscenza nell'esercizio delle funzioni.
  7.  L'esercizio delle funzioni di rappresentante dei lavoratori per
la sicurezza e' incompatibile con la nomina di responsabile o addetto
al servizio di prevenzione e protezione.

	        
	      
                            Art. 51. (6)
                        Organismi paritetici

  1.  A livello territoriale sono costituiti gli organismi paritetici
di cui all'articolo 2, comma 1, lettera ee).
  2. Fatto salvo quanto previsto dalla contrattazione collettiva, gli
organismi  di  cui  al  comma  1 sono prima istanza di riferimento in
merito   a   controversie  sorte  sull'applicazione  dei  diritti  di
rappresentanza,  informazione  e  formazione,  previsti  dalle  norme
vigenti.
  3.   Gli   organismi   paritetici  possono  supportare  le  imprese
nell'individuazione  di  soluzioni tecniche e organizzative dirette a
garantire e migliorare la tutela della salute e sicurezza sul lavoro;
  ((3-bis.  Gli  organismi paritetici svolgono o promuovono attivita'
di    formazione,    anche    attraverso    l'impiego    dei    fondi
interprofessionali  di  cui  all'articolo 118 della legge 23 dicembre
2000,  n.  388,  e  successive  modificazioni,  e  dei  fondi  di cui
all'articolo  12  del  decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276,
nonche',  su  richiesta  delle  imprese,  rilasciano una attestazione
dello  svolgimento  delle  attivita'  e  dei  servizi  di supporto al
sistema delle imprese, tra cui l'asseverazione della adozione e della
efficace  attuazione  dei  modelli di organizzazione e gestione della
sicurezza di cui all'articolo 30, della quale gli organi di vigilanza
possono  tener  conto  ai  fini  della  programmazione  delle proprie
attivita';
  3-ter.  Ai  fini  di  cui  al comma 3-bis, gli organismi paritetici
istituiscono   specifiche   commissioni   paritetiche,   tecnicamente
competenti.))
  4.  Sono fatti salvi, ai fini del comma 1, gli organismi bilaterali
o  partecipativi  previsti da accordi interconfederali, di categoria,
nazionali, territoriali o aziendali.
  5.  Agli  effetti  dell'articolo 9 del decreto legislativo 30 marzo
2001,  n.  165,  gli  organismi  di cui al comma 1 sono parificati ai
soggetti  titolari  degli  istituti  della  partecipazione  di cui al
medesimo articolo.
  6.  Gli  organismi paritetici di cui al comma 1, purche' dispongano
di  personale con specifiche competenze tecniche in materia di salute
e  sicurezza  sul  lavoro,  possono  effettuare, nei luoghi di lavoro
rientranti  nei  territori  e  nei comparti produttivi di competenza,
sopralluoghi per le finalita' di cui al comma 3.
  7.  Gli  organismi  di  cui  al  presente  articolo  trasmettono al
Comitato  di  cui all'articolo 7 una relazione annuale sull'attivita'
svolta.
  8.   Gli  organismi  paritetici  comunicano  alle  aziende  di  cui
all'articolo  48,  comma  2,  i  nominativi  dei  rappresentanti  dei
lavoratori  per  la  sicurezza  territoriale.  Analoga  comunicazione
effettuano  nei  riguardi  degli organi di vigilanza territorialmente
competenti.
  ((8-bis. Gli organismi paritetici comunicano all'INAIL i nominativi
delle imprese che hanno aderito al sistema degli organismi paritetici
e  il nominativo o i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per
la sicurezza territoriali.))

	        
	      
                            Art. 52. (6)
Sostegno   alla  piccola  e  media  impresa,  ai  rappresentanti  dei
    lavoratori per la sicurezza territoriali e alla pariteticita'

  1.  Presso  l'Istituto  nazionale  per  l'assicurazione  contro gli
infortuni  sul lavoro (INAIL) e' costituito il fondo di sostegno alla
piccola  e  media  impresa,  ai  rappresentanti dei lavoratori per la
sicurezza  territoriali e alla pariteticita'. Il fondo opera a favore
delle  realta'  in  cui la contrattazione nazionale o integrativa non
preveda  o  costituisca  ((,  come  nel  settore  edile,)) sistemi di
rappresentanza  dei  lavoratori  e  di  pariteticita' migliorativi o,
almeno, di pari livello ed ha quali obiettivi il:
    a)  sostegno  ed  il  finanziamento,  in  misura non inferiore al
cinquanta  per  cento delle disponibilita' del Fondo, delle attivita'
delle  rappresentanze  dei  lavoratori per la sicurezza territoriali,
anche con riferimento alla formazione;
    b)  finanziamento  della  formazione  dei  datori di lavoro delle
piccole e medie imprese, dei piccoli imprenditori di cui all'articolo
2083  del  codice  civile,  dei  lavoratori  stagionali  del  settore
agricolo e dei lavoratori autonomi;
    c) sostegno delle attivita' degli organismi paritetici.
  2. Il fondo di cui al comma 1 e' finanziato:
    a)  da  un contributo delle aziende di cui all'articolo 48, comma
3,  in  misura  pari  a  due ore lavorative annue per ogni lavoratore
occupato  presso  l'azienda  ovvero  l'unita'  produttiva ((calcolate
sulla  base  della  retribuzione  media  giornaliera  per  il settore
industria  e  convenzionale  per  il  settore agricoltura determinate
annualmente per il calcolo del minimale e massimale delle prestazioni
economiche   erogate   dall'INAIL.   Il  computo  dei  lavoratori  e'
effettuato   in   base   all'articolo  4  e  la  giornata  lavorativa
convenzionale e' stabilita in 8 ore));
    b) ((LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2009, N.106));
    c) ((LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2009, N.106));
    d) ((LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 3 AGOSTO 2009, N.106)).
  3.  Con  decreto  del  ((Ministro  del  lavoro, dellasalute e delle
politiche  sociali)) e del ((Ministro del lavoro, dellasalute e delle
politiche  sociali)),  di  concerto  con  il Ministro dell'economia e
delle finanze, adottato, previa intesa con le associazioni dei datori
di  lavoro e dei lavoratori comparativamente piu' rappresentative sul
piano  nazionale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra
lo  Stato,  le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
entro  ((il  31  dicembre  2009)),  sono  definiti  le  modalita'  di
Funzionamento  ((e  di  articolazione  settoriale  e territoriale del
Fondo))  del  fondo  di  cui  al  comma 1, i criteri di riparto delle
risorse tra le finalita' di cui al medesimo comma nonche' il relativo
procedimento  amministrativo  e  contabile  di  alimentazione  ((e la
composizione e le funzioni del comitato amministratore del fondo)).
  ((3-bis.  In  fase di prima attuazione il fondo e' alimentato con i
residui  iscritti  nel bilancio dell'INAIL delle risorse previste per
le finalita' di cui all'articolo 23, comma 1, lettera b), del decreto
legislativo 23 febbraio 2000, n. 38.))
  4.  Il  rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale
redige  una  relazione  annuale sulla attivita' svolta, da inviare al
Fondo.

	        
	      
Sezione VIII

DOCUMENTAZIONE TECNICO AMMINISTRATIVA E STATISTICHE DEGLI INFORTUNI E
DELLE MALATTIE PROFESSIONALI

                              Art. 53.
                     Tenuta della documentazione

  1.  E'  consentito  l'impiego di sistemi di elaborazione automatica
dei  dati  per  la memorizzazione di qualunque tipo di documentazione
prevista dal presente decreto legislativo.
  2.  Le modalita' di memorizzazione dei dati e di accesso al sistema
di  gestione  della  predetta  documentazione  devono  essere tali da
assicurare che:
    a)  l'accesso  alle  funzioni  del sistema sia consentito solo ai
soggetti a cio' espressamente abilitati dal datore di lavoro;
    b) la validazione delle informazioni inserite sia consentito solo
alle persone responsabili, in funzione della natura dei dati;
    c)  le  operazioni di validazione dei dati di cui alla lettera b)
siano  univocamente  riconducibili  alle  persone responsabili che le
hanno  effettuate mediante la memorizzazione di codice identificativo
autogenerato dagli stessi;
    d)  le  eventuali  informazioni  di modifica, ivi comprese quelle
inerenti  alle  generalita'  e  ai dati occupazionali del lavoratore,
siano solo aggiuntive a quelle gia' memorizzate;
    e)  sia possibile riprodurre su supporti a stampa, sulla base dei
singoli  documenti, ove previsti dal presente decreto legislativo, le
informazioni contenute nei supporti di memoria;
    f)  le  informazioni  siano  conservate  almeno  su  due distinti
supporti  informatici  di  memoria  e siano implementati programmi di
protezione e di controllo del sistema da codici virali;
    g)  sia redatta, a cura dell'esercente del sistema, una procedura
in  cui siano dettagliatamente descritte le operazioni necessarie per
la  gestione  del sistema medesimo. Nella procedura non devono essere
riportati i codici di accesso.
  3.  Nel  caso  in  cui  le  attivita'  del  datore  di lavoro siano
articolate su vari sedi geografiche o organizzate in distinti settori
funzionali,   l'accesso  ai  dati  puo'  avvenire  mediante  reti  di
comunicazione  elettronica, attraverso la trasmissione della password
in  modalita'  criptata  e  fermo restando quanto previsto al comma 2
relativamente  alla  immissione e validazione dei dati da parte delle
persone responsabili.
  4.  La  documentazione,  sia  su supporto cartaceo che informatico,
deve  essere custodita nel rispetto del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, in materia di protezione dei dati personali.
  5. Tutta la documentazione rilevante in materia di igiene, salute e
sicurezza  sul lavoro e tutela delle condizioni di lavoro puo' essere
tenuta  su  unico  supporto cartaceo o informatico. Ferme restando le
disposizioni  relative  alla valutazione dei rischi, le modalita' per
l'eventuale   eliminazione   o   per  la  tenuta  semplificata  della
documentazione  di  cui  al  periodo  che  precede  sono definite con
successivo   decreto,  adottato,  previa  consultazione  delle  parti
sociali,  sentita  la  Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo
Stato,  le  regioni  e  le  province autonome di Trento e di Bolzano,
entro  dodici  mesi  dalla  data  di  entrata  in vigore del presente
decreto.
  6.   Fino   ai   sei   mesi  successivi  all'adozione  del  decreto
interministeriale di cui all'articolo 8 comma 4, del presente decreto
restano  in  vigore le disposizioni relative al registro infortuni ed
ai registri degli esposti ad agenti cancerogeni e biologici.

	        
	      
                              Art. 54.
          Comunicazioni e trasmissione della documentazione

  1.  La  trasmissione  di documentazione e le comunicazioni a enti o
amministrazioni  pubbliche,  comunque  previste  dal presente decreto
legislativo  possono  avvenire  tramite  sistemi  informatizzati, nel
formato e con le modalita' indicati dalle strutture riceventi.

	        
	      
Capo IV

Disposizioni penali

Sezione I

SANZIONI

                          Art. 55. (2) (6)
        (( (Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente)

  1.  E'  punito  con  l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da
2.500 a 6.400 euro il datore di lavoro:
    a) per la violazione dell'articolo 29, comma 1;
    b)  che non provvede alla nomina del responsabile del servizio di
prevenzione  e protezione ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera
b), o per la violazione dell'articolo 34, comma 2;
  2.  Nei  casi  previsti  al comma 1, lettera a), si applica la pena
dell'arresto da quattro a otto mesi se la violazione e' commessa:
    a) nelle aziende di cui all'articolo 31, comma 6, lettere a), b),
c), d), f) e g);
    b)  in  aziende  in  cui  si  svolgono  attivita' che espongono i
lavoratori  a  rischi  biologici  di  cui  all'articolo 268, comma 1,
lettere  c)  e d), da atmosfere esplosive, cancerogeni mutageni, e da
attivita'  di  manutenzione,  rimozione  smaltimento  e  bonifica  di
amianto;
    c)  per  le  attivita'  disciplinate dal Titolo IV caratterizzate
dalla compresenza di piu' imprese e la cui entita' presunta di lavoro
non sia inferiore a 200 uomini-giorno.
  3.  E'  punito  con  l'ammenda  da  2.000 a 4.000 euro il datore di
lavoro  che  adotta  il  documento  di  cui all'articolo 17, comma 1,
lettera  a),  in assenza degli elementi di cui all'articolo 28, comma
2,  lettere b), c) o d), o senza le modalita' di cui all'articolo 29,
commi 2 e 3.
  4.  E'  punito  con  l'ammenda  da  1.000 a 2.000 euro il datore di
lavoro  che  adotta  il  documento  di  cui all'articolo 17, comma 1,
lettera  a),  in assenza degli elementi di cui all'articolo 28, comma
2, lettere a), primo periodo, ed f).
  5. Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti:
    a)  con  l'arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda da 750 a
4.000  euro  per  la  violazione  degli articoli 3, comma 12-bis, 18,
comma  1,  lettera  o), 26, comma 1, lettera b), 43, commi 1, lettere
a), b), c) ed e), e 4, 45, comma 1;
    b)con  l'arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda da 1.000 a
4.800 euro per la violazione dell'articolo 26, comma 1, lettera a);
    c)con  l'arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda da 1.200 a
5.200  euro  per la violazione dell'articolo 18, comma 1, lettere c),
e),  f)  e  q), 36, commi 1 e 2, 37, commi 1, 7, 9 e 10, 43, comma 1,
lettere d) ed e-bis), 46, comma 2;
    d) con l'arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda da 1.500 a
6.000  euro per la violazione degli articoli 18, comma 1, lettere a),
d)  e z) prima parte, e 26, commi 2 e 3, primo periodo. Medesima pena
si  applica  al  soggetto  che  viola  l'articolo 26, commi 3, quarto
periodo, o 3-ter.
    e)  con  l'ammenda  da 2.000 a 4.000 euro per la violazione degli
articoli 18, comma 1, lettere g), n), p), seconda parte, s) e v), 35,
comma 4;
    f)con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 6.600 euro
per  la violazione degli articoli 29, comma 4, 35, comma 2, 41, comma
3;
    g)  con  la  sanzione  amministrativa pecuniaria da 1.000 a 4.500
euro  per  la  violazione  dell'articolo 18, comma 1, lettere r), con
riferimento agli infortuni superiori ai tre giorni, bb), e comma 2;
    h)  con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 1.800 euro
per la violazione dell'articolo 18, comma 1, lettere g-bis) e r), con
riferimento  agli  infortuni  superiori ad un giorno, e dell'articolo
25,  comma  1, lettera e), secondo periodo, e dell'articolo 35, comma
5;
    i)  con  la  sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro
per ciascun lavoratore, in caso di violazione dell'articolo 26, comma
8;
    l)  con la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 a 300 euro in
caso di violazione dell'articolo 18, comma 1, lettera aa).
  6. L'applicazione della sanzione di cui al comma 5, lettera g), con
riferimento   agli   infortuni   superiori  ai  tre  giorni,  esclude
l'applicazione    delle    sanzioni   conseguenti   alla   violazione
dell'articolo  53  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 30
giugno 1965, n. 1124. ))

	        
	      
                            Art. 56. (6)
                     (( Sanzioni per il preposto

  1.  Con riferimento a tutte le disposizioni del presente decreto, i
preposti,  nei  limiti  delle proprie attribuzioni e competenze, sono
puniti:
    a)  con  l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda da 400 a 1.200
euro  per la violazione dell'articolo 19, comma 1, lettere a), c), e)
ed f);
    b) con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da 200 a 800 euro
per la violazione dell'articolo 19, comma 1, lettere b), d) e g).))

	        
	      
                            Art. 57. (6)
           (( (Sanzioni per i progettisti, i fabbricanti,
                   i fornitori e gli installatori)

  1.  I  proggettisti  che  violano il rispetto dell'articolo 22 sono
puniti con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da 1.500 a 1.600
euro.
  2.   I   fabbricanti   e   i  fornitori  che  violano  il  disposto
dell'articolo  23  sono  puniti con l'arresto da tre a sei mesi o con
l'ammenda da 10.000 a 40.000 euro.
  3.  Gli  installatori che violano il disposto dell'articolo 24 sono
puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da 1.200 a 5.200
euro.))

	        
	      
                            Art. 58. (6)
               (( (Sanzioni per il medico competente)

  1. Il medico competente e' punito:
    a) con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da 200 a euro 800
per  la violazione dell'articolo 25, comma 1, lettere d) ed e), primo
periodo;
    b)  con  l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda da 300 a 1.200
euro  per  la  violazione dell'articolo 25, comma 1, lettere b), c) e
g);
    c)  con  l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da 400 a 1.600
euro  per  la  violazione  dell'articolo 25, comma 1, lettere a), con
riferimento alla valutazione dei rischi, e l);
    d)  con la sanzione amministrativa pecuniaria da 600 a 2.000 euro
per la violazione dell'articolo 25, comma 1, lettere h) e i);
    e)  con  la  sanzione  amministrativa pecuniaria da 1.000 a 4.000
euro per le violazione degli articoli 40, comma 1, e 41, commi 3, 5 e
6-bis. ))

	        
	      
                            Art. 59. (6)
                   (( (Sanzioni per i lavoratori)

  1. I lavoratori sono puniti:
    a) con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da 200 a 600 euro
per la violazione degli articoli 20, comma 2, lettere b), c), d), e),
f), g), h) ed i), e 43, comma 3, primo periodo;
    b) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 a 300 euro per
la violazione dell'articolo 20, comma 3.))

	        
	      
                            Art. 60. (6)
     (( (Sanzioni per i componenti dell'impresa familiare di cui
 all'articolo 230-bis del codice civile, per i lavoratori autonomi,
   i coltivatori diretti del fondo, i soci delle societa' semplici
      operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli
                            commercianti)

  1. I soggetti di cui all'articolo 21 sono puniti:
    a) con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da 200 a 600 euro
per la violazione dell'articolo 21, comma 1, lettere a) e b);
    b) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 a 300 euro per
ciascun soggetto per la violazione dell'articolo 21, comma 1, lettera
c).
  2. I lavoratori autonomi sono puniti con la sanzione amministrativa
pecuniaria da 50 a 300 euro per la violazione dell'articolo 20, comma
3.))

	        
	      
Sezione II

DISPOSIZIONI IN TEMA DI PROCESSO PENALE

                              Art. 61.
             Esercizio dei diritti della persona offesa

  1.  In  caso  di  esercizio  dell'azione  penale  per  i delitti di
omicidio  colposo  o  di  lesioni  personali  colpose, se il fatto e'
commesso   con  violazione  delle  norme  per  la  prevenzione  degli
infortuni  sul  lavoro  o  relative all'igiene del lavoro o che abbia
determinato  una malattia professionale, il pubblico ministero ne da'
immediata   notizia   all'INAIL  ed  all'IPSEMA,  in  relazione  alle
rispettive  competenze,  ai fini dell'eventuale costituzione di parte
civile e dell'azione di regresso.
  2.  Le  organizzazioni  sindacali  e  le associazioni dei familiari
delle  vittime di infortuni sul lavoro hanno facolta' di esercitare i
diritti  e le facolta' della persona offesa di cui agli articoli 91 e
92  del codice di procedura penale, con riferimento ai reati commessi
con  violazione  delle  norme  per la prevenzione degli infortuni sul
lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbiano determinato una
malattia professionale.	        
	      
Continua
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