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“Vaffa” al capo, “concesso” al dipendente che lavora bene

Quante volte abbiamo mandato qualcuno a quel Paese! Il “vaffa” è ormai un modo di dire così popolare e consueto, anche in contesti più formali, che quasi ci si dimentica il reale significativo dispregiativo del termine, di cui il comico Beppe Grillo un paio di anni fa ha pensato bene di farne una campagna vera e propria anti-politica. Eppure, una sentenza della Cassazione, n.3042, ha riconosciuto la possibilità anche per un dipendente di mandare a quel paese il suo capo o datore di lavoro, se egli è un tipo ligio al dovere, senza potere essere licenziato per ciò. Insomma, se lavori bene e mandi “a quel paese” il tuo capo, non ti possono licenziare. Secondo la Cassazione, infatti, il termine è ormai di uso comune, tale da non ritenersi particolarmente offensivo, anche qualora utilizzato contro un superiore; questo, a maggior ragione se chi utilizza tale termine è un lavoratore inccine al dovere sul posto di lavoro. Una sentenza che farà sorridere e scatenerà le pulsioni più inconfessabili tra i dipendenti dei tanti uffici italiani. Il capo è avvisato, da oggi un “vaffa” non glielo toglie neanche la Cassazione.
Ma siate ligi al dovere, perché chi non lavora non può “suggerire interessanti mete“ a nessuno!
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(22/02/2011 - Emanuele Ameruso)
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