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Inammissibilità dei ricorsi per cassazione: gioire per un ricorso rigettato nel merito

La parola di stamani è INAMMISSIBILITA'. Un giorno sarà decisamente il caso di parlare di quel che sta avvenendo in Cassazione con l'inammissibilità portata al parossismo dopo le recenti modifiche introdotte con la Legge n.69 del 2009. Dalla padella del quesito alla brace del cosiddetto filtro. E' un impegno con Voi lettori di Studio Cataldi. Quale destino per i nostri sacrifici, le luci sempre vanamente accese dei nostri caotici studi (legali e di testi giuridici), gli sforzi del ceto forense di elaborare tesi che nei decenni trascorsi hanno mutato il corso della giurisprudenza, talora rivoluzionandolo. Dietro ogni sentenza epocale e sfavillante, dietro ogni splendido magistrato c'è sempre un avvocato che un bel giorno ha avuto un'intuizione felice, magari inizialmente reputata una castroneria, con "scuorno" (che lingua, non dialetto!, il napoletano, la più bella del mondo: un esperanto) pure da parte dei colleghi; un'idea in fin dei conti geniale per la vittoria del cliente, ma che ha anche una ricaduta positiva sul progresso della Giustizia.
Dentro di me ho appena gioito alla reiezione di un mio ricorso, rigettato -ullalà- nel merito: che cosa fantastica. Eh sì, non sono un imbecille agli occhi del cliente. La dignità è salva. Cliente che, altrimenti, avrebbe commentato screditandomi: mi sono fatto difendere da un avvocato che non è stato nemmeno in grado di allestire un ricorso ammissibile. Ai suoi occhi ho, quindi, compilato una 'carta' ricevibile ed ospitabile in Cassazione e non cestinata dall'usciere e proiettata nel sottostante Tevere. Mi ruota in testa un pensiero malevolo, certamente ingrato versi i Magistrati VERI, quelli di razza (ormai ho il radar: che sia un virgulto di prima nomina o un vecchione smaliziato, mi accorgo all'istante di colui ch'è Magistrato DENTRO, nell'ANIMO): ma quanti Giudici di Cassazione sarebbero in grado, muovendo da avvocati, di confezionare un ricorso ammissibile secondo i rigidi canoni che si stanno cristallizzando "ar Palazzaccio" di Piazza Cavour? Leggo decine di sentenze al giorno, civili e penali, e le mie perplessità sono in serio, progressivo aumento. S'impone, quindi, un esamino di coscienza per tutti. E poi: esiste una scuola seria in Italia che insegni a redigere un ricorso per cassazione? No. Siamo tutti autodidatti, giudici ed avvocati, i fratelli-coltelli. Senza un'Alta Scuola è come se, invece del ricorso per cassazione, Ti dessero la macchina senza aver la patente: "guida, caro, e prima o poi imparerai a non provocar disastri". Quando un magistrato di Cassazione inizia a scorrere un ricorso, magari pure ben fatto e rispettoso delle tecniche che un bel dì tenteremo di esaminare su Studio Cataldi, ho il timore che pensi sempre: "Debbo escogitare un sistema per farlo dichiarare comunque inammissibile". Se il mio malizioso (sicuramente erroneo) timore rispondesse anche solo in minima parte al vero, sarebbe grave, gravissimo. Il giudice giudica i suoi simili. Nella mia vita non ho mai giudicato i miei simili, tranne in qualche caso di presidenza arbitrale. Ho sempre rinunciato ad incarichi onorari di magistratura già conferitimi (Giudice Conciliatore, Vice-Pretore, Commissione Tributaria Provinciale) perché a me non sono mai piaciute le ibride figure oggi incarnate dai Vice-Procuratori, dai GOT, sino a qualche tempo fa dai GOA. Non mi piacciono i palliativi ed i surrogati. Ho pagato il biglietto (in civile=contributo unificato) e voglio (lo esigo) che guidi l'autobus uno che ha la patente di categoria.
Se in gioco c'è la pellaccia nostra e dei nostri affetti vorreste forse un chirurgo onorario, un pilota d'aereo non di carriera? Per contro, nel mio terragno vissuto, durante il servizio militare, tra una marcia pancia a terra ed uno sminamento di un campo, tra un'altana ed un'attesa del rancio sotto un diluvio (la pensilina troppo lusso, mi battei e la ottenni!), mi trovai a valutare gli anzianetti della classe 1918: se dovessero godere o no di una maggiorazione sulla pensione sociale. E allora mi scervellavo sui fogli matricolari: diventavo cieco sui microfilm trovando resistenza da parte dei militari di carriera a far stampare i reperti: costa.
Cercavo come un segugio, manco fossi Heinrich Schliemann sulla collina di Hissarlik sulle tracce del tesoro di Priamo, per individuare un periodo nella vita militare del richiedente che costui avesse trascorso in zona di guerra dichiarata operativa dal Ministero della Difesa. Bramavo una cartolina alla fidanzata mai recapitata da chissà quale lontano teatro bellico su cui fosse stato apposto un timbro ancor leggibile di un luogo ed una data che coincidesse con quelle dei libri-mastri ministeriali. Esiste forse un criterio terra terra per lavorare bene; cari Magistrati, fate sempre questo esercizio mentale prima di giudicare con la penna rossa e blù il lavoro degli avvocati: se fosse il ricorso per cassazione di Vostro padre, di Vostra figlia, della ditta di Vostro marito o di Vostra moglie, come io pensavo alle traversie in tempo di guerra di mio nonno, già deceduto mentre ero soldato, ma in ogni caso mi ispirava quel pensiero affettuoso prima di emettere il mio 'ukase' con cui giudicavo la domanda di maggiorazione della pensione sociale inammissibile. Ma io ero un umile fante, Voi siete la massima Autorità Giudiziaria di questo Paese, la Suprema Corte. Ecco allora: lo scrupolo dev'essere, quindi, proporzionale: massimo, per l'appunto supremo.
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(05/11/2010 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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