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PM d'udienza eletti dal popolo. Il "vota Antonio!" nei palazzi di giustizia

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Totò ed il suo memorabile slogan elettorale "vota Antonio La Trippa" solcano i decenni e non passano mai di moda con la loro carica travolgente. Trapela dai palazzi della politica un'indiscrezione: in nome della ritrovata, apparente armonia tra le varie componenti della coalizione, il Governo avrebbe inserito nel catalogo dei punti relativi alla riforma della Giustizia anche un codicillo che istituirebbe il Pubblico Ministero d'udienza eletto dal popolo, visto con favore dalla Lega Nord. Non sappiamo immaginare come avverrebbe la campagna elettorale: "Io studio i fascicoli dei processi in modo più approfondito di Caio, che va a braccio ed improvvisa". Si tratterebbe di un primo, minuscolo tentativo di assoggettare all'Esecutivo il Potere Giudiziario dell'Accusa, operando una trasformazione pur sempre di rilievo e rango costituzionali. Non verrebbe realizzato in endiadi con la soppressione del principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, che resterebbe fermo, seppur perennemente vacillante. La bozza prevede anche nuovi poteri conferiti al Ministro della Giustizia, ma non è ancora chiaro quali saranno le rafforzate attribuzioni. Si discute anche della nuova collocazione della POLIZIA GIUDIZIARIA, non più alle dirette dipendenze della Magistratura.
Va sottolineato che si tratta ancora di testi provvisori. E' ovvio che il fulcro della discussione politica dei prossimi giorni verterà sulla SEPARAZIONE DELLE CARRIERE magistratuali con l'istituzione di due CSM separati per magistrati giudicanti e requirenti. I due CSM dei fratelli-divisi sarebbero finalizzati più alla regolamentazione ed alla progressione delle carriere, mentre un'Alta Corte di nuova realizzazione, a composizione proteiforme e spiccatamente laica, si occuperebbe dell'esercizio del POTERE DISCIPLINARE e della responsabilità civile dei magistrati. Verrebbero eletti, pertanto, ben tre Presidenti, rectius Vice-Presidenti dei tre Organismi (CSM smembrato e nuovissima Alta Corte), dal momento che il Presidente della Repubblica ne resterebbe a capo, come nell'attuale assetto del CSM. Pare già realizzato e cosa fatta lo SCUDO RETROATTIVO e REITERABILE per permettere alle Alte Cariche, per legge, di fruire della SOSPENSIONE, sino alla decadenza dalle mansioni ed a prescrizione bloccata, degli eventuali processi; si attende il passaggio all'altro ramo del Parlamento dopo il nullaosta della componente che si ispira al Presidente della Camera, quantunque il nuovo partito di Fli debba vedersela con lo scontento montante della base legalitaria, e tale sollevazione via web potrebbe giocare un ruolo dirimente nelle mosse definitive dei fuoriusciti dal Partito di maggioranza relativa PdL, ma rimasti in appoggio esterno al Governo. Con l'avvertenza preventiva: per favore, non chiamiamolo mai più "Lodo"-Alfano, ch'è altra e diversissima fattispecie giuridica come si avrà occasione di esporre in altra occasione. Lo scudo retroattivo sancisce la sospensione dei giudizi a carico delle due Alte Cariche, anche sortiti in relazione a fatti ed omissioni pregressi all'elezione o alla nomina.
Tale elenco, in progressiva retrizione, è ora circoscritto alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio (si è in attesa che il 14 dic '10 la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità del LEGITTIMO IMPEDIMENTO). Formuliamo riserva di trattarne più compiutamente, quando si saranno diradate le nebulosità delle tante proposte di riforma, al momento allo stato embrionale di GENERICHE enunciazioni di principi. Una curiosità che lascia il tempo che trova: non abbiamo bene afferrato le dichiarazioni della Presidente Commissione Giustizia della Camera (confermata nelle elezioni di "midterm"), Avv. Giulia BONGIORNO, che peraltro stimiamo molto e cui Studio Cataldi ha dedicato l'articolo del 1° lug '10, in ordine alla ratio ispiratrice dell'istituto (oltretutto in apparente contrasto con alcuni passi di pronunce della Corte Costituzionale) che riposa sulla serenità da garantire alle Alte Cariche nell'esercizio delle funzioni. Infatti, stando ai lanci delle agenzie, a seguito della Riforma il Primo Ministro italiano non sarebbe più immediatamente processabile neppure se si scoprisse, il giorno successivo all'approvazione dello scudo, che, alla guida della sua automobile privata, anni addietro avesse falciato i fedeli di una processione paesana e si fosse poi dato alla fuga (ipotesi irrealizzabile in tempi di auto blù selvaggia, siamo i primi a riconoscerlo, ma l'esempio anche assurdo serve per chiarire il concetto); senonché, lo stesso ipotetico protagonista della carneficina sarebbe, invece, processabile per reati attinenti all'esercizio delle prerogative di premier. Traspare un'antinomia che non riusciamo a comprendere, anche sotto il profilo dell'opportunità ed agli occhi dei Cittadini che soggiacciono a quelle stesse norme penali. E' probabile che il nostro, personalissimo ragionamento tecnico-giuridico si fondi su una protasi erronea che inficia, quindi, l'apodosi; però, resta il fatto che, almeno all'apparenza, traspare tale illogica conclusione. Si pensi a titolo esemplificativo all'eclatante episodio capitato tanti anni fa a Sigonella con protagonista l'On.le Bettino CRAXI, evento quasi 'bellico' che suscitò commenti internazionali contrastanti, e che di diritto è entrato nella Storia: nell'affaire Sigonella, a prescindere dalle opzioni di carattere squisitamente diplomatiche e geo-politiche sollevate, in particolar modo, dai nostri alleati Stati Uniti ed Inghilterra ed a tacer dei mille retroscena, si verte in tema di condotte non sindacabili da nessun giudice; altrimenti si travaricherebbe il principio delle suddivisioni dei poteri dello Stato; talché, quand'anche il Primo Ministro dell'epoca avesse commesso dei reati nell'esercizio delle prerogative di Capo dell'Esecutivo in tale, vorticoso frangente, è giusto ed opportuno che l'Ordinamento non lo processi. Non può farlo senza negare sé stesso, altrimenti dovremmo processare ogni governante una volta decaduto. Poniamo il teorico caso che si versi in presenza di illeciti penali per l'Ordinamento tedesco: dovremmo forse processare, per esempio, Helmuth Kohl per la costosissima unificazione delle due Germanie? O la sua allieva prediletta Angela Merkel per il salvataggio della Grecia? Addirittura esiste il precedente-limite dell'Argentina: la Repubblica sud-americana emanò un'amnistia (poi fortunatamente posta nel nulla) dopo la caduta delle varie dittature militari, che, pare dimostrato in forza di una moltitudine di documenti concordanti, soppressero, anche con motivazioni futili, le vite di migliaia di desaparecidos, alcuni dei quali addirittura non erano neppure in senso lato dei dissidenti od oppositori politici. In definitiva, in ogni sistema democratico alla fine sono gli elettori ad esprimere un'opinione insindacabile. Poi, da ultimo, la Storia.
Attendiamo comunque gli eventi italici che incideranno su equilibri delicatissimi. Potete, quindi, dire la Vostra in proposito nello spazietto qui in calce.
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(23/10/2010 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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