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Louvre - Rubata Monna Lisa di Leonardo: il furto del secolo (21 agosto 1911) - Attualità del Codice Zanardelli

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Vincenzo PERUGGIA era un imbianchino decoratore di Varese, originario di Dumenza (che curiosamente diede i natali a Bernardino Luini, allievo di Leonardo da Vinci), che aveva lavorato al Louvre di Parigi; ne conosceva ogni anfratto, ogni scala, ogni ripostiglio, ogni consuetudine del personale di vigilanza museale. Gli fu facile, perciò, in un lunedì del mese di agosto di circa cent'anni fa (proprio oggi sono 99 per la precisione) mettere a segno il furto del secolo. Quel giorno i visitatori erano scarsi: del resto, all'epoca non si era ancora diffusa come oggi la cultura dell'arte. Chi va a vedere Monna Lisa per prima cosa viene colpito dalle dimensioni ridotte dell'opera: si tratta di una tela ad olio dipinta su legno di pioppo che misura appena cm 77 per cm 53; in Italia tutti la chiamano "La Gioconda". Attualmente è custodita in un contenitore fissato nel cemento e protetto da lastre antiproiettile. Ogni anno più di cinque milioni di persone la osservano compiaciuti, certi di trovarsi al cospetto del Capolavoro per antonomasia. Forse il segreto di Monna Lisa è di essere la più mediatica delle opere di Leonardo da Vinci. Mentre Leonardo la stava ultimando, Raffaello già la copiava. Finanche Freud si è occupato del suo sorriso. Quando ero bambino ero convinto che Leonardo fosse un extraterrestre (e tuttora mi sorprendo a rifletterci sopra: come fece a precorrere così i tempi? Li aveva forse già vissuti su qualche altro sistema solare?) tanto rimanevo sbalordito dalla portata delle sue invenzioni e dall'eclettismo incredibile: una fantasia che non conosce riposo. In lui scienza, arte e tecnica si fondono plasticamente: MAGICAMENTE. Attenzione ad un disegno di Leonardo in cui riproduce una macchina che definiremmo un carro armato che spara a ripetizione e falcia un altro veicolo: quel carro è un disco volante, pare un UFO. In tutta la storia dell'umanità chi fu grande come lui? Omero, se mai è esistito, Socrate, Pitagora, Platone, Aristotele, Archimede, Dante, Giotto, Michelangelo, Copernico, Galileo, Cartesio, Newton, Einstein, Hawking ...basta, finiamo qui l'elencazione caotica: NESSUNO! Visse appena sessantanove anni e si confrontò anche con ogni mistero del corpo umano che esplorò come il migliore dei medici legali della nostra era. Il Genio nacque in un imprecisato giorno in un borghetto in Val d'Arno inferiore nel 1452, morì in Francia, nel Castello di Cloux in Amboise, il 23 aprile del 1519. Torniamo all'agosto di cento anni fa: Peruggia non dà nell'occhio, tanto di vista lo conoscono tutti al Louvre, asporta il quadro togliendolo dalla cornice per poterlo trafugare con facilità e lo nasconde in un sottoscala. Fa un caldo asfissiante, la sorveglianza latita, l'imbianchino cela la Gioconda sotto il camice da lavoro, la involta nella blusa ed esce inosservato dalle porte del tempio dell'arte. Non fu mai chiarito se lo aiutarono dei complici. Ora il Vostro Portale Studio Cataldi passa alla disamina delle sentenze relative all'affascinante caso giudiziario come quotidiamente fa con tutte le pronunce di stretta attualità. Secondo le risultanze processuali Peruggia fece da solo il pezzo di lavoro. Dopo qualche tempo viene arrestato. La parola alla Corte: Tribunale Penale di Firenze, è il 5 giugno 1914 e l'Avv. Ferdinando Targetti difende il decoratore Vincenzo Peruggia, imputato di furto aggravato. Sidà per letto il verbale del giorno prima e l'imputato è "libero e sciolto da ogni legame, accompagnato e vigilato dalla Forza Pubblica perché detenuto" si legge a verbale dell'udienza. Il Collegio è formato da tre membri, due avvocati ed un giudice di carriera. Come Pubblico Ministero c'è il Procuratore del Re. La difesa si batte per la declaratoria di "improcedibilità" dell'azione penale a carico del Peruggia e chiede "quindi assolversi costui"; in via subordinata, "in ipotesi condannarsi al minimo della pena con tutti i benefici che al Peruggia stesso potesser competere": bravo l'Avv. Targetti che prende la parola per l'arringa mentre l'altro difensore dell'imputato si chiama Avv. Renzo Catena e pure prende posto al banco della difesa, ma non risulta un suo intervento. Evidentemente del duo del collegio di difesa sarà stato il comparsista. "Avuta la parola il PM conchiude rigettarsi la richiesta di improcedibilità proposta dalla difesa e insiste nelle già prese conclusioni". A questo punto il Presidente Avv. Giovanni Cav. Barili domanda all'imputato se abbia nulla da aggiungere a sua discolpa e, avendo questi risposto negativamente, dichiara chiuso il dibattimento e licenzia i testimoni. Poi il Tribunale fiorentino si riunisce in camera di consiglio per deliberare e, "dopo competente spazio di tempo", il Presidente legge ad alta voce la sentenza con la quale condanna il Peruggia ad un anno e giorni quindici di reclusione, oltre danni e spese. Appello avanti la Corte di Appello di Firenze per "erroneo apprezzamento delle resultanze tutte processuali e delle conclusioni peritali che avrebbero dovuto portare all'applicazione dell'Art. 47 Codice Penale". La difesa fa ora leva sulla questione dell'imputabilità. Uno dei pregi del Codice ZANARDELLI, che sostituì il Codice del Regno di Sardegna (esteso al Regno d'Italia, eccettuata la Toscana, che già aveva soppresso la pena di morte), ed ebbe vigore sino al Codice Rocco dell'era fascista, è proprio quello di avere annoverato l'elemento morale - avendone intuita l'importanza - accanto alla esecuzione materiale del fatto ai fini della declaratoria di colpevolezza, secondo la convinzione ormai comune "che la sola esecuzione materiale del fatto non possa ritenersi sufficiente per dichiarare l'autore medesimo colpevole di un reato ed assoggettarlo alla sanzione penale". Grand'uomo il Ministro Giuseppe Zanardelli; rievochiamone la figura in un passo significativo della Relazione di presentazione del "suo" Codice-gioiello: “le leggi devono essere scritte in modo che anche gli uomini di scarsa cultura possano intenderne il significato; e ciò deve dirsi specialmente di un codice penale, il quale concerne un grandissimo numero di cittadini anche nelle classi popolari, ai quali deve essere dato modo di sapere, senza bisogno d'interpreti, ciò che dal codice è vietato”. Questo è esattamente il mio pensiero. Zanardelli riteneva che la legge penale non dovesse mai dimenticare i diritti dell'uomo e del cittadino e che non dovesse guardare al delinquente come ad un essere necessariamente irrecuperabile: non occorreva solo intimidire e reprimere, ma anche correggere ed educare. La Regia Corte di Appello di Firenze - Sezione degli Appelli Penali - il 29 luglio 1914 conferma la condanna per furto aggravato di ingente valore, con il beneficio delle attenuanti generiche e riduce la pena da un anno e quindici giorni di reclusione a mesi sette e giorni otto ed ordina, quindi, la scarcerazione del Peruggia. Quel furto rimane un MISTERO: il Peruggia subì una perquisizione in Francia, ma gli agenti non si accorsero che la tela si trovava nascosta tra la tovaglia ed il tavolo da cucina di casa. Poi, forse per patriottismo, per riportare il capolavoro in Italia trafugato dall'esercito di Napoleone, il Peruggia cominciò un'ingenua serie di corrispondenze addirittura con la Regia Galleria di Firenze e chiese di trasferirlo agli Uffizi per un esame più analitico, il quadro aveva già varcato la frontiera: era di nuovo in Italia dopo tanto tempo. Sorprende a tal punto l'ingenuità del Peruggia, che pure era stato assai astuto nel mettere a segno il colpo del secolo, che qualcuno ha avanzato il dubbio che non fosse la vera Gioconda quella che aveva portato con sé. In effetti, nel mondo degli antiquari si è sempre favoleggiato che Leonardo avesse dipinto due quadri molto simili. Poi l'imbianchino varesino venne arrestato e processato. Ma l'opinione pubblica nazionale si schierò a suo favore e verosimilmente ciò esercitò un'incidenza in prospettiva della mite condanna, già totalmente espiata in carcerazione preventiva. E se un giorno o l'altro saltasse fuori la Gioconda vera? In definitiva, quando si parla di Leonardo da Vinci tutto è MISTERO, tutto è SFUGGENTE come il sorriso di quell'ignota modella da tutti conosciuta come Monna Lisa, "la Gioconda". L'Enciclopedia Biografica Treccani alla voce Leonardo sostiene che costei fosse Costanza d'Avalos. Senonché, la Duchessa di Francavilla doveva avere qualche annetto di troppo per far da modella al dipinto vinciano. Sapendo che Leonardo si ribellava ad ogni forma di coercizione, ben difficilmente si sarebbe prestato ad abbellire a comando la nobildonna. All'epoca, per giunta, Leonardo era già famoso e gettonatissimo. E' possibile anche che Leonardo, amante degli ENIGMI, si sia preso burla dei posteri, dipingendo sé stesso in un autoritratto in sembianze femminee. Sono convinto che se nascesse un altro Leonardo potrebbe risolvere tutti i problemi dell'umanità. TUTTI, in ogni campo dello scibile umano. Ma, purtroppo, impera la mediocrità ed avrebbe tanti nemici, timorosi di essere oscurati dal suo GENIO rutilante.
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(21/08/2010 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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