Sei in: Home » Articoli

Anche se il contribuente non partecipa al contraddittorio in sede amministrativa è legittimo l'accertamento basato sugli studi di settore.

Con la sentenza n. 15905 depositata il 6 luglio scorso ha stabilito che è legittimo l'accertamento fondato esclusivamente sugli studi di settore anche se il contribuente non ha fornito spiegazioni in sede amministrativa, rimanendo così inerte rispetto all'invio al contraddittorio. Secondo il giudizio dei giudici di Piazza Cavour, “egli assume le conseguenze di questo suo comportamento”. In particolare, la Corte, cassando la sentenza impugnata dell'Agenzia delle Entrate e citando una sentenza delle sezioni Unite dello scorso anno (Sez. U., Sentenza n. 26635 del 18/12/2009), ha in proposito stabilito che “la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è “ex lege” determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente.
In tale sede, quest'ultimo ha l'onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui possono essere applicati gli "standards" o la specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell'atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell'applicabilità in concreto dello "standard" prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente.
L'esito del contraddittorio, tuttavia, non condiziona l'impugnabilità dell'accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l'applicabilità degli "standards" al caso concreto, da dimostrarsi dall'ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all'invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte. In tal caso, però, egli assume le conseguenze di questo suo comportamento, in quanto l'Ufficio può motivare l'accertamento sulla sola base dell'applicazione degli "standards", dando conto dell'impossibilità di costituire il contraddittorio con il contribuente, nonostante il rituale invito, ed il giudice può valutare, nel quadro probatorio, la mancata risposta all'invito.
(08/08/2010 - Luisa Foti)
Le più lette:
» Inammissibile il ricorso? Cassazione condanna il difensore in proprio al pagamento delle spese legali
» Avvocati: polizze assicurative da adeguare entro l'11 ottobre
» È lecito girare nudi per casa?
» Multa di 3mila euro per gli avvocati che non "denunciano" il cliente sospetto
» Ciclisti: arriva il divieto di sorpasso a meno di 1,5 metri
In evidenza oggi
Per amici e parenti l'avvocato può anche lavorare gratisPer amici e parenti l'avvocato può anche lavorare gratis
Animali in condominio: gli odori sgradevoli sono reatoAnimali in condominio: gli odori sgradevoli sono reato
Commenta con Disqus: Selezionando "Preferisco commentare come ospite" non serve password. Ultime discussioni
blog comments powered by Disqus
Newsletter f g+ t in Rss
Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF