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Il principio della non contrarietà all'ordine pubblico interno, ai fini della trascrizione degli at-ti di stato civile formati all'estero (e delle sentenze, del pari pronunziate in Paesi stranieri)

L'art. 17 del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, di approvazione del “Regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, a norma dell'articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127”, precisa i criteri in base ai quali individuare i Comuni competenti al-la trascrizione degli atti di stato civile formati all'estero e riguardanti i cittadini italiani. Lasciando il commento e l'interpretazione dell'art. 17 ad un prossimo intervento, s'intende qui porre l'attenzione intorno ad un principio che, alla base di qualsiasi trascrizione (e non solo di atti di stato civile), s'impone quale condizione imprescindibile perché l'ufficiale di stato civile abbia consapevolezza della possibilità di provvedere alla trascrizione degli atti formati all'estero. Si discorre, dunque, del principio di “non contrarietà all'ordine pubblico interno” (differente dall'ordine pubblico interna-zionale), da diversi articoli di legge richiamato, avente portata generale ed importantissima. L'art. 18 del d.P.R. n. 396/2000, titolato “casi di intrascrivibilità”, prevede che gli atti formati all'estero non possono essere trascritti se sono contrari all'ordine pubblico. Il riferimento è, data la fonte, agli atti di stato civile (nascita, matrimonio e decesso). In linea più generale, il concetto è riportato dal 1° comma, dall'art. 16 della Legge 31 maggio 1995, n. 218 ad oggetto “Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato: “la legge straniera non è applicata se i suoi effetti sono contrari all'ordine pubblico”. Con riguardo alle sentenze straniere, l'art. 1, comma 1, lettera g), della Legge n. 218/1995, ne pre-vede il riconoscimento in Italia, senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento, quando le sue disposizioni non producono effetti contrari all'ordine pubblico. Ed ancora gli artt. 65 e 66 della medesima Legge n. 218/1995, riguardanti il riconoscimento di provvedimenti stranieri rispet-tivamente, di giurisdizione volontaria e concernenti la capacità delle persone nonché l'esistenza di rapporti o di diritti della personalità, ugualmente si pronunciano nel riconoscerne la validità purché non siano contrari all'ordine pubblico. Queste le fonti normative che, con particolare riferimento agli atti di stato civile ed alle sentenze pronunziate all'estero, richiamano il principio della non contrarietà all'ordine pubblico, in mancan-za del quale si rende impossibile rendere efficaci gli effetti di quegli atti. In verità, proprio perché non esiste altra fonte di legge o regolamentare che meglio specifichi cosa sia l'ordine pubblico interno, il concetto giuridico rimane alquanto vago, privo di una ben chiara connotazione che certamente sarebbe invero utilissima per la decodifica degli aspetti più problema-tici che si potrebbero presentare agli ufficiali di stato civile richiesti della trascrizione di atti di stato civile o di sentenze, formati o pronunciate all'estero. Esiste dunque una problematica che, dirò da subito, potrà essere sviscerata solo caso per caso, es-sendo praticamente impossibile elencare tutti gli elementi e fattori che, per ciascun tipo di atto o sentenza di qualsiasi natura, possono annoverarsi tra quelli che configurano la contrarietà all'ordine pubblico. Sovvengono in soccorso, tuttavia, talune concordi espressioni giurisprudenziali, appena un po' più illuminanti di quanto non lascino intendere le formulazioni di legge. L'ordine pubblico risulta dunque formato da quell'insieme di principi, desumibili dalla Carta Costi-tuzionale o, comunque, pur non trovando in essa collocazione, fondanti l'intero assetto ordinamenta-le siccome immanenti ai più importanti istituti giuridici quali risultano dal complesso delle norme inderogabili provviste del carattere di fondamentalità che le distingue dal più ampio genere delle norme imperative, tali da caratterizzare l'atteggiamento dell'ordinamento stesso in un determinato momento storico e da formare il cardine della struttura etica, sociale ed economica della comunità nazionale, conferendole una ben individuata ed inconfondibile fisionomia. Principi che devono essere rispettati “sempre”, anche se il rapporto è sottoposto ad una legge stra-niera, costituendo il limite “generale” all'applicazione di detta legge conseguente al normale funzio-namento delle norme di diritto internazionale privato ed avendo la funzione di evitare l'inserimento nel diritto interno di valori giuridici, stranieri appunto, in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento. La qualità dell'ordinamento che ne determina le caratteristiche generali e fondanti ed i valori im-permeabili a qualsiasi fonte normativa esterna (straniera) è la relatività storica. In altre parole, ciò che può costituire oggi un principio sul quale regge, ad esempio, l'istituto del matrimonio in Italia, a base della convivenza sociale e civile, potrebbe domani non essere più tale, perché a seguito dell'evoluzione del costume, delle abitudini o di qualsiasi altra forma consuetudinaria, lo stesso or-dinamento avrà subito modifiche in relazione proprio a quel principio. Per questo motivo è grande-mente difficile poter elencare e codificare quali siano gli elementi di contrarietà all'ordine pubblico, sempre validi, e per ciascun tipo di procedimento amministrativo. Basterebbe, in tal senso, una mi-nima modifica alla Costituzione o al Codice Civile per rendere inapplicabile una precedente dispo-sizione. E non è tutto. A rendere più difficoltosa la valutazione intorno alla trascrivibilità degli atti prove-nienti dall'estero vi sono altri elementi che attengono allo loro specifica natura amministrativa ed alla capacità di sortire effetti in Italia. E' il caso del matrimonio celebrato all'estero. Il matrimonio celebrato all'estero tra cittadini dello stesso sesso – possibile in alcuni Stati – è intra-scrivibile in quanto la diversità del sesso è condizione “naturale per contrarre matrimonio, pur non essendo espressamente menzionata dal codice civile, tanto che la mancanza di tale differenza viene considerata come motivo di inesistenza del matrimonio, cioè valutata come ipotesi non ammessa e sconosciuta al nostro ordinamento: di conseguenza, è perfettamente legittimo il rifiuto dell'ufficiale dello stato civile di procedere alla trascrizione dell'atto”. In verità qualche disposizione normativa che pur indirettamente richiama l'eterosessualità dei co-niugi esiste. Gli articoli 108, 143, 143-bis e 156-bis del codice civile discorrono infatti di marito e moglie. E lo stesso art. 64, lettera e) del d.P.R. n. 396/2000, recita: “1. L'atto di matrimonio deve specificamente indicare: …. la dichiarazione degli sposi di volersi prendere rispettivamente in ma-rito e in moglie”(e non, in marito e marito, o, in moglie e in moglie). In tal senso si è espresso anche il Ministero dell'Interno – Dipartimento degli Affari interni e territo-riali – che con Circolare n. 55 del 18 ottobre 2007 ricorda che in mancanza di modifiche legislative in materia, il nostro ordinamento non ammette il matrimonio omosessuale e la richiesta di trascri-zione di un simile atto compiuto all'estero deve essere rifiutata perché in contrasto con l'ordine pubblico italiano. Differente è il comportamento che l'ufficiale dello stato civile deve adottare nel caso pervenga un atto di matrimonio formato all'estero tra cittadini, uno dei quali, quello italiano, risulti già coniuga-to. Il Ministero di grazia e giustizia, con Circolare n. 1-50FG13(82)1934 del 1° ottobre 1982, ha precisato che, per il caso in esame, il rifiuto dell'ufficiale dello stato civile alla trascrizione dell'atto di matrimonio non pare legittimo. Infatti, il secondo matrimonio, civile, celebrato all'estero, mantie-ne interinalmente la sua validità, riguardo all'ordinamento dello Stato. Inoltre, nell'ordinamento del-lo Stato Civile non si rinviene alcuna norma, sia pure di carattere generale, che vieti la trascrizione dell'atto relativo al matrimonio di un cittadino quando egli risulti legato da un precedente vincolo. Invece, da tale ordinamento emerge sicuramente un sistema in base al quale l'Ufficiale di Stato Ci-vile, in via generale ed in armonia con la funzione di semplice pubblicità attribuita dalla legge all'i-stituto della trascrizione (quando, come nei casi in esame, non si tratti di trascrizione con effetti co-stitutivi, ai sensi della legge 27 maggio 1929, n. 810), deve limitarsi a trascrivere gli atti che gli vengono presentati a tal fine. La natura puramente informativa delle trascrizioni, che, quindi, non producono effetti giuridicamente rilevanti nel territorio dello Stato, non consente di richiamarsi al-l'art. 31 delle disposizioni sulla legge in generale per ritenere la non trascrivibilità degli atti di cui si tratta. Nel momento in cui trascrive, l'Ufficiale di Stato Civile avrà comunque l'obbligo di riferire quanto gli risulta al competente ufficio del pubblico ministero, perché questo, ove sussistano le condizioni di legge, inizi l'azione penale per il reato di bigamia e promuova il giudizio civile per la pronuncia di nullità del secondo matrimonio. Nello stesso senso si esprime il Ministero dell'Interno al Par. 16.1.2 del Massimario per l'Ufficiale dello stato civile, laddove è chiarito che: “… qualora il secondo matrimonio contratto all'estero da persona che successivamente risulti già coniugata sia stato trascritto, questo sarà valido ed effica-ce fino a quando non venga annullato in giudizio. Si tratta del già citato principio del favor matri-monii, che trova espressione nell'art. 117 e seguenti del codice civile, laddove si prevede che il ma-trimonio contratto in violazione dell'art. 86 dello stesso codice (cioè della libertà di stato degli sposi) può essere impugnato dai soggetti legittimati. Pertanto, sull'atto trascritto dovranno essere effettuate le annotazioni previste ed i relativi aggiornamenti. 149 Ovviamente, si dovrà fare segna-lazione al procuratore della Repubblica ove ricorra bigamia”. Come risulta evidente dalle sole due esemplificazioni descritte, pare del tutto improponibile preten-dere dall'ufficiale dello stato civile, per quanto avveduto e profondo conoscitore dell'ordinamento in ogni sua possibile sfumatura, la sempre totale corretta valutazione di elementi di contrarietà all'ordine pubblico, con riguardo ad atti di stato civile ed a sentenze di qualsivoglia natura, rispetti-vamente formati e pronunciate da qualsiasi stato estero. In un complesso contesto normativo della natura di cui si è detto, ritengo di condividere l'orientamento espresso dall'Avv. Salvatore Arena. Nel suo volume “Le nuove procedure dello sta-to civile” – Sepel, Minerbio, 2002 – l'illustre commentatore, in assenza di diverse disposizioni, ri-tiene ancora valida ed applicabile la Circolare del Ministero di Grazia e Giustizia n. 1/50/FG/29(96)1226 datata 7 gennaio 1997, in base alla quale in caso di dubbio, l'ufficiale dello stato civile deve rivolgersi al competente Procuratore della Repubblica. In altre parole, prima di procedere o non procedere alla trascrizione di un atto di stato civile formato all'estero e sospetto di contrarietà all'ordine pubblico, l'ufficiale dello stato civile potrà rapportarsi con il Procuratore della Repubblica ovvero con il Prefetto.
Gabriele Casoni Direttore della Rivista "Lo Stato Civile Italiano", Ed. Sepel, Minerbio (Bo). Sito internet: www.sepel.it
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(03/08/2010 - Gabriele Casoni)
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