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Crediti da lavoro e recesso intimato al lavoratore da parte di una azienda fallita

Con ordinanza n. 2411/2010, la Corte di Cassazione si è pronunciata in materia di controversie di lavoro insorte, in parte, nei confronti di un soggetto dichiarato fallito e, in parte, anche nei confronti di un altro soggetto in bonis. La Suprema Corte ha risolto la questione affermando che le domande proposte dal lavoratore, dopo che sia intervenuto il fallimento del datore di lavoro e volte al riconoscimento del proprio credito e il relativo grado di prelazione, vanno proposte, insinuandosi nello stato passivo, non dinanzi al giudice del lavoro, ma dinanzi al tribunale fallimentare il cui accertamento è l'unico titolo idoneo per l'ammissione allo stato passivo e per il riconoscimento di eventuali diritti di prelazione, sopravvivendo la giurisdizione del lavoro nella sola ipotesi dell'impugnativa del licenziamento.
Ne consegue che ove vengano proposte con il rito speciale del lavoro contemporaneamente domande nei confronti di una società fallita e di una società in bonis, il giudice adito non dovrà dichiarare la propria incompetenza, ma dovrà dichiarare improcedibili le domande avanzate nei confronti della prima e dovrà esaminare quelle proposte nei confronti della seconda, con l'unica eccezione al principio generale che la giurisdizione del lavoro permane per la domanda di dichiarazione di illegittimità del licenziamento, anche se proposta nei confronti del fallito.
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(22/03/2010 - Francesca Bertinelli)
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