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Asilo comunale off limits per bimbi non cristiani: profili di illegittimità

Il Garante per la Privacy ha già aperto il dossier (per raccolta di dati sensibili relativi al credo religioso) sul caso del Comune in Provincia di Mantova che, in modo alquanto singolare, accetta nell'asilo pubblico soltanto bambini di famiglie cristiane; è scritto nero su bianco all'Art. 1 del nuovo Regolamento sull'asilo comunale. Evidentemente le persecuzioni ai danni del popolo ebreo, la guerra fratricida nella ex-Jugoslavia e le mille guerre interetniche non debbono aver insegnato nulla. A tacer del diritto all'istruzione, della Carta Europea dei Diritti (in cui si sottolinea come neppure le scuole private possono operare discriminazioni) e del fondamentale Art. 3 della Costituzione sull'eguaglianza senza distinzione di religione, sarà sufficiente il ricorso ad un pensiero terra terra: è prevista una scontistica su imposte, tasse, balzelli e prelievi comunali per i genitori del piccolo che viene rifiutato dall'asilo? Tanti anni fa, centro di Macerata, anni Settanta, io bambino con la manina in quella di mio padre; incrociamo un aviere statunitense di colore di stanza all'Aeronautica, “Papà, guarda!” e lo indico; Papà s'arrabbia: “No, non si fa! Siamo tutti uguali. In tv vedi Pelé quant'è bravo; siamo stati alzati insieme a vedere Messico ‘70. Tu sei interista e c'è Jair velocissimo all'ala destra”. Passano altri anni: Brasile, Stato di Bahia; Salvador è la più grande città afrodiscendente del mondo, è la più grande città africana fuori dall'Africa; la Capoeira cos'è se non l'antica forma di lotta tramandata dall'Angola, con movimenti e ritmi che sono diventati una danza; Jemanjà è la regina del mare, è l'orixà femminile, divinità omaggiate nel culto afro del candomblè; lunghissima camminata lungo le coste dell'Atlantico, si era fatto notte e l'albergo in centro è distante chilometri; credo di essere nel quartiere di Amaralina; decido di cenare in un locale che m'ispira; in quel momento ne esce un europeo che scrolla il capo come a dirmi: “Locale per soli neri, Ti sconsiglio di entrare”; con il mio spirito del contrario, entro; certo, la mia pelle bianca è per me per la prima volta nella vita un problema; non è piacevole; tutti mi guardano. Sono tutti nerissimi color ebano. Mangio la mia ottima pietanza e me vado senza problemi complice una lauta mancia che ho sganciato prima di cena al cameriere.
Kossi Komla-Ebri è togolese, cittadino italiano residente a Ponte Lambro, provincia di Como, in Italia dal '74, si laurea a Bologna in medicina e chirurgia e lavora all'Ospedale Fatebenefratelli di Erba; ogni volta che lo chiamano a domicilio la gente risponde che aspetta il medico e non ha voglia di dar l'elemosina al vu cumprà. Mario Balotelli era un neonato ghanese che doveva morire abbandonato presso l'Ospedale di Palermo per una grave patologia; l'hanno salvato, l'hanno dato in adozione ad una famiglia bresciana, oggi è forse con Antonio Cassano il miglior talento del campionato italiano; qualche intemperanza di diciottenne (chi non ne ha a quell'età), ma i cori di “se saltelli muore Balotelli” e “non esistono negri italiani” (SuperMario parla un vernacolo bresciano strettissimo) si ripetono ossessivamente ad ogni partita dell'Inter. Dicono che il problema sia nel fatto ch'è antipatico.
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(28/02/2010 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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