CHICOS, il calcolo del costo dei figli secondo l'affidamento condiviso
Esiste oggi anche in Italia un buon
numero di fogli di calcolo che apparentemente danno lo stesso genere di
informazioni, proponendosi tutti di risolvere in modo oggettivo il problema
della determinazione del contributo al mantenimento dei figli nella separazione.
Si potrebbe, quindi, pensare che si tratti di metodi equivalenti e magari
orientarsi semplicemente verso quello accessibile al minor
costo.
Esistono, invece, tra di essi
radicali differenze, per cui appare opportuno, nel presentare Chicos, mettere
bene in chiaro gli aspetti che lo distinguono dalla quasi totalità degli altri
sistemi di calcolo.
Chicos è la versione aggiornata di
CSCS, un software progettato dall'associazione Crescere Insieme alla fine degli
anni '90 per dare alle coppie in separazione e agli operatori del diritto la
possibilità di ripartire gli oneri di mantenimento dei figli in modo coerente
con le prescrizioni in materia economica caratteristiche dell'affidamento
condiviso, il nuovo istituto anch'esso ideato da Crescere Insieme, per la cui
approvazione si adoperava. Infatti, una volta sancito il principio che ciascuno
dei genitori - entrambi affidatari - è tenuto a prendersi personalmente cura dei
figli (in forza di un diritto indisponibile di essi), provvedendo per la
propria parte ai loro bisogni, non avrebbe più avuto senso il trasferimento di
denaro da un genitore all'altro quale compenso per essere stati sostituiti
nell'assolvere i doveri di accudimento. La legge 54/2006 poi, in effetti,
conservò questo principio, lasciando all'assegno solo una presenza eventuale e
una funzione solo perequativa, nel caso in cui la ripartizione dei compiti
economici assunti da ciascuno non rispettasse la proporzione con i redditi (art.
155 comma 4: " il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un
assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità").
E' dunque evidente, già a questo
punto del ragionamento, che i metodi che eleggono "l'assegno di
mantenimento" a forma primaria del contributo si pongono al di fuori della
legge, ispirandosi invece a quella parte della giurisprudenza che ha preferito
continuare ad operare nel solco dell'affidamento esclusivo, come se la riforma
non fosse avvenuta.
Vediamo subito, pertanto, come opera
Chicos, per completare poi l'analisi delle sue peculiarità applicative
considerando più approfonditamente le differenze rispetto agli altri metodi e
spiegandone le ragioni.
Chicos (CHIld COst Software) -
a disposizione gratuita di tutti gli iscritti a Crescere Insieme (le modalità
per ottenere le specifiche tabelle sono sul sito www.crescere-insieme.org
) - annuncia già nel nome che al
centro dell'attenzione sono i minori e le loro esigenze, a prescindere dalle
aspirazioni e dai conti in sospeso tra gli adulti, che devono trovare
soddisfazione separatamente. Obiettivo del calcolo è determinare la somma di
denaro complessivamente necessaria per allevare un figlio, tenendo conto delle
variabili che influiscono su di essa: l'età, l'ambito locale e la fascia sociale
della famiglia alla quale appartiene, individuata dal suo reddito, comprensivo
quindi di ogni tipo di risorsa. Pertanto, i dati da immettere sono l'età di
ciascun figlio, la zona geografica di residenza e il reddito netto totale sia
del padre che della madre, comprendente quindi qualsiasi sua fonte, non solo lo
stipendio. Il software utilizza il metodo di Engel delle scale di equivalenza ed
elabora dati sui consumi delle famiglie italiane forniti dall'Istat,
puntualmente aggiornati. In questo modo costruisce il costo medio del
mantenimento dei figli presenti in un nucleo familiare di quel medesimo tipo,
ottenuto come somma dei contributi che singole voci, i singoli capitoli di
spesa, danno ad esso (v. esempio in tabella).
Per maggiore chiarezza, il modo in
cui una famiglia ripartisce percentualmente i propri consumi tra le varie voci
di spesa è correlato con la sua ricchezza totale. Ad es., un famiglia agiata
destinerà ai consumi alimentari una frazione di risorse molto più piccola
rispetto ad una famiglia povera. Pertanto, ricavata dai dati Istat le
percentuali secondo le quali si ripartiscono i consumi per una coppia senza
figli di un determinato censo, il software assume come costo di un figlio di
n anni di quella coppia la somma di denaro in più di cui essa dovrebbe
disporre per ottenere la stessa forma della curva.
Ottenuto il costo totale questo viene
ripartito tra i genitori in misura proporzionale alle risorse di ciascuno,
secondo le regole sopra viste. A parte è stato considerato il corrispettivo
economico del lavoro di cura, l'unico parametro la cui valutazione non è
automatica. Ciò si deve al fatto che in generale dovrebbe essere bilanciato, e
quindi non comparire in tabella - visto il diritto del minore ad un rapporto
equilibrato con entrambi i genitori.
Il metodo, come si vede, prescinde,
senza escluderla, dalla regolazione dei rapporti economici tra i coniugi, che
dovranno essere sistemati a parte, su basi e con criteri diversi, di cui
all'art. 156 c.c. e alla legge 898/1970 e successive modificazioni. Comunque, a
questo punto nella tabella si legge un risultato medio, statistico, che esiste a
monte del problema di quella determinata coppia e che è stato generato senza
alcuna valutazione, interpretazione o intervento da parte di chi gestisce il
programma: quindi con le massime garanzie di obiettività e affidabilità.
Poi, certamente ci dovrà essere in
generale un ulteriore lavoro perché la coppia che ha richiesto il calcolo possa
utilizzare al meglio lo strumento e i suoi risultati. Si dovranno, cioè,
introdurre quelle specificità familiari che nessun programma può prevedere e che
sarebbe del tutto inappropriato affidare agli operatori del software. Ad es., si
dovrà correggere la voce per le attività ricreative se un figlio pratica uno
sport particolarmente costoso; o quello della salute se uno dei figli è
portatore di handicap. Si tratta, tuttavia, di correzioni legate a circostanze
ben note alle parti, che esse stesse possono apportare con il controllo del
proprio legale e che, inserite a valle di una cifra di riferimento oggettiva,
non dovrebbero dar luogo ad eccessive discussioni.
Compreso, dunque, cosa è Chicos e cosa se ne
ottiene, vediamo le ragioni della scelta del metodo e gli inconvenienti che così
operando si sono voluti evitare.
In effetti, il sistema in base al quale è
costruito Chicos non è casuale, ma è il risultato di una complessa analisi, che
ha preso in considerazione, scartandoli per motivi sia di principio che pratici,
anche gli approcci adottati poi da altri metodi. In essi - che non a caso sono
stati elaborati da magistrati sostanzialmente legati agli schemi
dell'affidamento esclusivo o con il concorso di essi - in sostanza si parte da
un calcolo globale delle necessità della famiglia, assumendo come criterio guida
che i due nuovi nuclei familiari, di padre e madre, ciascuno comprensivo di una
presenza parziale del figlio, possano godere di un uguale benessere. Lo scopo
verrebbe raggiunto mediante un trasferimento di denaro da un genitore all'altro,
ossia mediante un assegno di mantenimento, che all'atto pratico, se i tempi che
il figlio trascorre con ciascun genitore fossero uguali (come dovrebbero essere
in regime di affidamento condiviso), risulterebbe assai vicino alla cifra che
serve per pareggiare la somma delle risorse prodotte divisa per due: un genitore
guadagna mille euro al mese, l'altro duemila, l'assegno risulta di circa 500
euro, per arrivare a 1500 euro a testa.
Un assunto del genere induce non poche
perplessità. Si è già osservato che in questo modo si ignora quanto disposto dai
commi primo e quarto dell'art. 155: il diritto del figlio a ricevere
accudimento da entrambi i genitori, all'interno di un rapporto che deve
essere "equilibrato e continuativo", concretamente realizzato, e non può
pertanto non comprendere gli oneri economici, da soddisfare evidentemente in
forma diretta. Circostanza confermata dagli esempi forniti, che danno per
"condivisi" affidamenti decisamente squilibrati, all'insegna di quel "genitore
collocatario" che la legge non prevede. E questo non è l'unico problema di
carattere giuridico. Ad es., se la coppia non è coniugata la legislazione non
prevede obblighi economici interni alla coppia, mentre assicurando lo stesso
benessere ai due nuclei allevanti - madre con figlio e padre con figlio - è come
se si affermasse l'obbligo di mantenere l'ex partner non coniugato. Ma anche per
le coppie coniugate ci sono problemi giuridici. E' vero, infatti, che esistono
riferimenti giurisprudenziali al mantenimento del coniuge nelle condizioni di
tenore di vita godute in costanza di matrimonio, ma ciò deve passare attraverso
il filtro delle norme che regolano i rapporti economici tra i coniugi, nonché
della valutazione del giudice, riflettendo le specificità del caso: non appare
corretto introdurlo surrettiziamente attraverso il mantenimento dei figli.
Anzitutto in caso di addebito il coniuge "colpevole" perde il diritto al
mantenimento, per cui il livellamento dei tenori di vita ne rappresenta una
totale contraddizione. Inoltre, il senso e la portata dell'assegno al coniuge si
modificano profondamente passando dalla separazione al divorzio. Al momento del
divorzio resta all'assegno la sola valenza assistenziale, mentre per determinare
la sua entità è d'obbligo valutare le circostanze, ossia tenere conto di vari
parametri come la durata del matrimonio, il contributo effettivamente dato alla
formazione delle risorse familiari, l'età, in assoluto, del coniuge debole e via
dicendo. Ridistribuire le ricchezze indistintamente, mediante un anonimo metodo
di calcolo, all'atto pratico significa, di fatto,garantire a una intera
categoria di persone un vantaggio economico, anche quando per ciò può costituire
semplicemente una sorta di rendita di posizione, senza alcun merito.
E' evidente, dunque, che un simile approccio crea
problemi di principio del tutto sostanziali, che si può ignorare - avendone il
potere - ma non superare. E anche sul piano pratico ci sono seri inconvenienti.
Trasferire del denaro da un nucleo allevante all'altro non risolve, in concreto,
il problema dell'uguale benessere del figlio. Per prima cosa i nuclei
madre-figlio e padre-figlio sono un'astrazione. Molto spesso sono presenti terze
persone, i nuovi partner, conviventi con lei o con lui, che partecipano allo
stesso livello di vita e che perturbano l'equilibrio di bilancio che l'assegno
si prefigge, sottraendo risorse e benessere al figlio. Al contempo, dalla
parificazione del benessere domestico attuata in nome del figlio, qualcuno dei
partner trarrà un vantaggio illecito, qualcun altro un danno ingiusto. Inoltre,
il problema dell'uguale benessere del figlio dipende, nelle situazioni ordinarie
in cui il censo è simile, non dal tanto dal denaro che entra in casa, ma molto
di più dalla generosità, dalla propensione a spendere per lui di ciascuno dei
genitori. Quindi non assicura "a lui" costanza di condizioni di vita presso i
due nuclei, ma solo, al più, pari opportunità per i genitori, in una visione
fondamentalmente adultocentrica. E comunque anche questo "pregio" sconta un
inconveniente non lieve. Togliere a chi le produce la titolarità e disponibilità
delle risorse, mescolando i bilanci, influenza negativamente la propensione ad
impegnarsi per accrescerle.
Infine, l'artificioso riferimento ai
"nuclei familiari" comporta anche l'individuazione della misura
dell'appartenenza del figlio all'uno e all'altro, da cui segue l'attribuzione e
ripartizione degli oneri di mantenimento. Il parametro di collegamento scelto è
in genere il tempo di permanenza, che viene fatto corrispondere al numero
dei pernottamenti. Tuttavia, anzitutto esistono affidamenti in cui le regole
della frequentazione riconoscono al figlio la possibilità di avere liberi
contatti con l'uno e l'altro dei genitori, previi accordi. Per situazioni così
disciplinate i metodi di calcolo che si fondano sul meccanismo dell'assegno e lo
basano sul tempo evidentemente non danno risultati attendibili. Del resto, anche
quando vengono stabilite e osservate condizioni rigide di contatto, la
valutazione del tempo è altamente opinabile. Una giornata trascorsa a scuola
nelle ore del mattino, a pranzo e di pomeriggio con un genitore e a cena e di
notte presso l'altro a chi deve essere attribuita? Certamente conteggiare solo i
pernottamenti e su quella base stabilire la proporzione non rispetta la
situazione reale. Si può spendere e spendersi notevolmente per un figlio anche
senza avere il piacere di ospitarlo a casa, né di giorno né di notte.
Accompagnare i figli in piscina, a dottrina, a calcio, o a fare acquisti,
costituisce indubbiamente compito di cura e comporta costi e sacrifici. Ma
soprattutto è completamente arbitrario e non plausibile assumere che spese
relative a necessità esterne alla casa - come l'abbigliamento o i libri di
scuola o l'apparecchio per i denti - si distribuiscano tra i genitori
rispettando la proporzione temporale dei pernottamenti presso ciascuno di essi.
La conclusione è che questo tipo di calcoli non
può dare informazioni utili a coppie in affidamento condiviso, mentre gli stessi
magistrati possono provare soddisfazione nel servirsene solo nel caso in cui si
tratti di soggetti ancorati alla vecchia normativa. E' per questo che
l'approccio di Chicos è stato del tutto diverso, intendendo offrire a chi lo
vuole utilizzare, all'interno della normativa vigente, la possibilità di
ottenere una valida griglia di riferimento inserendo dati (pochissimi) oggettivi
e dimostrabili, al riparo dalla soggettiva manipolazione del magistrato o di
"operatori del programma". Poi, rispetto ad essa, presa come punto fermo, potrà
svilupparsi e augurabilmente concludersi positivamente la trattativa, una volta
inserite a valle di essa, ove necessario, specificità realmente rilevanti e
difficilmente contestabili. (Marino Maglietta, pres. ass. Crescere
Insieme)