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Trasferimento del lavoratore per incompatibilità ambientale

Per aversi il trasferimento del dipendente per incompatibilità aziendale ciò che rileva è il dato oggettivo del malfunzionamento dell'unità produttiva ovvero le ricadute in termini di disfunzioni operative/organizzative che il comportamento del lavoratore ha sul corretto e proficuo svolgimento dell'attività economica. Il Tribunale argomenta che non basta la sussistenza di un fatto costituente illecito disciplinare per disporre il trasferimento di un dipendente, ma occorre un quid pluris ovvero la ricaduta della condotta del medesimo sulla corretta funzionalità dell'attività d'impresa.
È tale elemento oggettivo il discrimine tra ipotesi di incompatibilità ambientale legittimanti il trasferimento e non, a prescindere dal fatto che l'incompatibilità del lavoratore sia riferibile al solo ambiente lavorativo strettamente inteso o derivi da difficoltà relazionali e contrasti con soggetti terzi estranei all'unità produttiva. Ove si ammettesse che, a fronte di un fatto rilevante in via disciplinare, il datore di lavoro possa o sanzionare o trasferire il dipendente, si ammetterebbe il trasferimento per motivi disciplinari, così contravvenendo al principio secondo il quale il mutamento della sede lavorativa di un dipendente non può prescindere da ragioni tecniche, produttive, organizzative attinenti all'attività d'impresa.
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(14/12/2009 - Francesca Bertinelli)
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