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Governo: ddl su banca del mezzogiorno

Incrementare la capacità di offerta del sistema bancario e finanziario del Mezzogiorno, sostenere le iniziative imprenditoriali più meritevoli, canalizzare il risparmio verso iniziative economiche che creino occupazione nelle Regioni meridionali. Sono questi i tre obiettivi fondamentali che si propone il governo con il disegno di legge sulla cd. “Banca del Mezzogiorno”. Lo rende noto la Presidenza del Consiglio dei Ministri che con una nota fa sapere che il ddl è finalizzato creare a migliori condizioni di sviluppo del credito del mezzogiorno. La cd. “Banca del mezzogiorno” dovrà far fronte ai problemi che creano squilibri nel territorio nazionale, sanando i problemi che affliggono le regioni del su Italia, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia.
“Lo Stato, in questo progetto, assume il ruolo di facilitatore di processi e dell'iniziativa privata. Entra come socio promotore e la scommessa - ha dichiarato il Ministro Tremonti in conferenza stampa - è che la banca vada avanti con le proprie gambe”. Il comitato promotore, costituito senza oneri per la finanza pubblica, (in attuazione a quanto previsto dall'art. 6-ter del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 convertito in legge con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008 n. 133) avrà il compito di porre in essere tutte quelle attività finalizzate a rendere effettivo l'intervento. Esso sarà composto da un massimo di 15 membri, proposti dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e nominati da Presidente del Consiglio dei Ministri. La banca opererà come istituzione finanziaria di secondo livello per i primi cinque anni, “promuovendo in particolare il credito alle piccole e medie imprese anche con il supporto di intermediari finanziari con adeguato livello di patrimonializzazione”, come si legge dalla nota diffusa dalla governo. Lo Stato parteciperà con 5 milioni di euro, (risorse stanziate in base all'art. 6-ter del decreto-legge 112/2008 convertito dalla legge 133/2008). Tali finanziamenti saranno finalizzati a favorire la costituzione di nuove imprese, l'imprenditorialità giovanile e femminile, l'aumento dimensionale e l'internazionalizzazione, al fine di creare maggiore occupazione.
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(23/10/2009 - Luisa Foti)
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