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Cassazione: lecito per artisti 'esagerare' e manipolare fatti

A teatro si è più liberi di esprimersi e gli artisti possono concedersi anche di "esagerare nella descrizione della realta' tramite espressioni che l'amplificano per eccesso o per difetto". Lo ha chiarito la Corte di Cassazione occupandosi di una presunta diffamazione che ha visto coinvolta anche la Rai per aver mandato in onda un monologo dell'attore Vincenzo Moscato nel quale, per esorcizzare il tema della morte, si affermava che "sono le mamme che gettano i bambini nei pozzi....le ipocrite assassine, le infanticide...senza nessun rimorso o ripensamento". La vicenda era finita nelle aule di giustizia dove sia l'attore sia la Rai erano stati condannati a risarcire i danni alla madre di Alfredino Rampi, il piccolo tragicamente deceduto nel 1978 in un pozzo artesiano.
La Suprema Corte che ha ribaltato il verdetto della Corte d'Appello di Roma ha accolto il Ricorso della Rai ed ha affermato che non c'è stata diffamazione perchè il pezzo mandato in onda era un'opera teatrale, si era cioe' "al cospetto di una finzione, strumentale ad un disegno artistico esplicitato nel suo contenuto e nel suo scopo". La Suprema Corte (sentenza 10495/2009) nella parte motiva chiarisce che a differenza della notizia giornalistica, "l'opera artistica se ne differenzia per l'essenziale connotato della creativita', ossia di quella particolare capacita' dell'artista di manipolare materiali, cose, fatti e persone per offrirli al fruitore in una visione trascendente gli stessi, tesa all'affermazione di ideali e di valori che possano trovare riscontro in una molteplicita' di persone". Nel caso di specie gli Ermellini osservano che il monologo dell'attore "puo' sicuramente definirsi aspro, brutale e, per certi versi crudele, ma, di certo, non puo' avere fatto credere ad alcun spettatore che effettivamente quei bambini siano stati vittima della furia omicida e paranoica delle madri". L'attore, in altri termini avrebbe operato una "trasfigurazione dei fatti purtroppo tristemente reali per fini creativi che trascendono i fatti stessi".
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(11/05/2009 - Roberto Cataldi)
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