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Risorse Umane: Il temporary manager

Per una azienda, specialmente se di medio-piccole dimensioni, non sempre può essere possibile assumere un dirigente o, comunque, può risultare antieconomico
Per una azienda, specialmente se di medio-piccole dimensioni, non sempre può essere possibile assumere un dirigente o, comunque, può risultare antieconomico. L'azienda può attraversare un momento particolare nel quale, per esigenze di riorganizzazione, trasformazione o di riordino delle proprie strutture, necessita della presenza di un manager, ma non in modo definitivo. L'utilizzo del dirigente, per di più, risponde a criteri sicuramente rigidi dal punto di vista della flessibilità dei tempi di lavoro anche in senso orizzontale, e nella snellezza e adattabilità alle circostanze reali delle modalità di realizzazione. A tutte queste esigenze risponde la figura del “temporary manager”, che non rappresenta una novità nel mondo del lavoro, perché da tempo è presente sullo scenario delle varie forme di management ma, in presenza di crisi economica e della produzione come oggi si verifica, riveste un ruolo di rinnovata centralità e proponibilità. Il temporary manager, capovolgendo il discorso ed osservando il fenomeno dall'altro punto di vista, è una figura di professionista che prende in mano la direzione dell'intera azienda o di un settore di essa quando se ne presenti la necessità, e conclude la sua attività quando il proprio intervento su quella unità produttiva può considerarsi compiuto o condotto a termine, perché il risultato che era nelle intenzioni è stato raggiunto. Lavora di solito secondo una formula contrattuale molto flessibile anche nell'utilizzo giornaliero o addirittura a partita IVA: di conseguenza non si dà adito a tempi morti di inutile stallo retribuito e, nell'arco della giornata, è presente soltanto per il tempo necessario. Ma la caratteristica principale è che, esaurito il suo ruolo ed i suoi compiti così come individuati dagli accordi iniziali o subentrati nel corso dello svolgimento della prestazione, interrompe definitivamente il rapporto e si mette in cerca di un'altra azienda che possa aver bisogno del suo contributo professionale. Il far capo ad associazioni e organizzazioni specialistiche gli permette, generalmente, di non rimanere troppo tempo inattivo tra un incarico e l'altro: questa circostanza, come è ovvio, dipende dalla sua immagine sul mercato, ma soprattutto dalla apprezzabilità delle sue capacità professionali e di adeguato propositore di se stesso. Può arrivare ad ottenere retribuzioni anche piuttosto elevate e superiori a quelle della media dei dirigenti.



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(31/03/2009 - Aldo Carpineti)
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