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Risorse Umane: L'iperpresenza

Vivere oltre misura in funzione degli altri spersonalizza e oggettivizza. Paradossalmente chi pretende di essere ovunque e di sostituire chiunque nelle mansioni di ognuno finisce per sparire alla
Vivere oltre misura in funzione degli altri spersonalizza e oggettivizza. Paradossalmente chi pretende di essere ovunque e di sostituire chiunque nelle mansioni di ognuno finisce per sparire alla vista degli altri e appare inutile a qualsiasi scopo. Questa circostanza deriva da un processo di desoggettivazione che tende a confondere l'individuo con il tutto. La considerazione, che è di carattere generale, vale tanto più in azienda e soprattutto per un certo tipo di manager. Avete mai visto capi o preposti che corrono (alcuni senza la minima attenzione alla congruità dei movimenti del proprio corpo, altri con portamento estremamente rigido) da una scrivania ad un'altra, da un collaboratore ad un altro per supportarli anche senza che venga richiesto aiuto e per sopperire a eventuali lacune dei dipendenti, prima ancora di essere interpellati? Queste persone, o almeno il loro lavoro, sono destinate a diventare invisibili, verrà il momento in cui nessuno più si accorgerà della loro insostituibilità ed il lavoro di essi risulterà inutile, se non controproducente, persino se i loro interventi sono tecnicamente esatti e non creano disturbo ai colleghi, né hanno la caratteristica dell'ossessività: quando l'individuo tende a confondersi con il tutto la sua personalità sparisce, il suo ego scompare e non ha più autonoma esistenza. E' un processo di oggettivizzazione che vale tanto per le persone quanto per le cose e per ogni realtà o qualità. C'è chi, anche fra gli intenditori, sostiene che tutto è arte: anche il puntino di matita sulla tela vergine sarebbe arte, anche un ciottolo sulla strada, anche un tozzo di pane che prima o poi qualcuno mangerà. Non è così: se tutto fosse arte, se l'arte si confondesse con il tutto, verrebbe automaticamente a sparire il concetto stesso di arte: soltanto ciò che si distingue dal tutto per determinate caratteristiche peculiari (che possono essere le più diverse) e che suscita nell'osservatore una particolare emozione o suggestione può essere considerato artistico: se tutto fosse arte, l'arte non esisterebbe più, basterebbe dire “tutto”, non sarebbe più necessario dire “arte”…... Così è anche per le persone: chi si confonde completamente con gli altri finisce per non avere più una esistenza propria. I suoi risultati, anche benéfici, diventeranno presto estremamente volatili. Presto quel manager, quel capo sarà considerato inutile, non più necessario nell'economia del rendimento del reparto e sarà prima o dopo allontanato o messo in disparte. Ed egli si chiederà il perché, rimarrà convinto che senza di lui gli altri non sapranno come fare, ed invece ogni cosa probabilmente funzionerà come e meglio di prima. Chi si accorga di trovarsi su questa strada farà bene, come si suol dire in gergo poco elegante ma molto efficace, “a darsi una regolata”. Il rispetto del proprio ruolo, della propria autonomia e di quella degli altri saranno i primi accorgimenti da programmare. La scelta dei comportamenti da tenere, l'attenzione e il controllo di sé saranno obiettivi da porre in atto con fermezza e volontà. Probabilmente il “cambio di marcia” susciterà una prima reazione di stupore, di sospetto ed anche di temporaneo rifiuto, ma col passare del tempo l'ambiente tornerà ad abituarsi alla condotta regolarizzata e, dopo, tutta la collettività ne usufruirà e beneficerà , restituendo a quel manager la propria soggettività ed il proprio ruolo. Non si dice di non darsi da fare, per carità. E non c'è niente di peggio che l'ostentato distacco e l'atteggiamento affettatamente “prezioso”. Ma è l'onnipresenza che non giova . Non per nulla i più illuminati allenatori delle squadre di calcio di ragazzi si raccomandano con i loro allievi di non correre dietro al pallone: “E' la palla che deve arrivare da te, non viceversa”. Ed anche certi manager, è ben vero, trarrebbero tanto beneficio, in un senso o nell'altro, da qualche seduta di coaching.


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(30/03/2009 - Aldo Carpineti)
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