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Cassazione: atteggiamenti razzisti? La pena va aggravata

La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione (Sent. 38217/2008) ha stabilito che vanno puniti duramente tutti quei comportamenti che risultano ostili verso le persone di colore e ciò anche se vengono posti in essere per goliardia. Nel caso di specie, gli Ermellini si sono trovati ad esaminare il caso di un giovane che, vedendo un ragazzo di colore (già investito in precedenza da un pirata della strada), anziché prestare soccorso, aveva pronunciato parole offensive legate al colore della sua pelle e si era lanciato contro di lui con la sua auto evitando l'investimento solo perchè il giovane di colore si era lanciato sul marciapiede. Ebbene, la Corte ha precisato che "la condotta, del tutto ingiustificata e connotata da indubbia gravità, come ritenuto dai giudici di merito, è stata considerata aggravata da motivi di discriminazione razziale" e che "la condotta era finalizzata, quanto meno, ad incutere timore alla persona di colore […] e costituiva chiara manifestazione di disprezzo ed avversione nei confronti di una persona di colore, perché l'azione era motivata esclusivamente dal fatto che si trattava di persona appartenente ad una razza diversa. Insomma proprio la valutazione discriminatoria di inferiorità della persona di colore rendeva legittimo, secondo il ricorrente, utilizzare quella persona come semplice oggetto di un gioco pericoloso. Proprio questi sentimenti di disprezzo razziale, ostilità, desiderio di nuocere ad una persona di razza diversa, di convinzione di avere a che fare con persona inferiore e non titolare degli stessi diritti alimentano quel conflitto tra le persone che testimonia la presenza dell'odio razziale".
Infine la Corte ha precisato che "appare evidente che l'azione del […] avesse oggettivamente finalità di discriminazione razziale e fosse idonea a fare sorgere negli amici in auto identico sentimento di disprezzo motivato da motivi razziali. Sussiste, pertanto, l'aggravante contestata e non ha alcun rilievo che il movente della condotta dell'imputato sia da individuare in una smargiassata, come sostenuto dal ricorrente".
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(10/10/2008 - Cristina Matricardi)
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