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Cassazione insiste su libertà di rifiutare le cure. Anche quando è in ballo la vita

Ancora una volta la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sul delicato tema della libera determinazione alle cure. Secondo la Corte va riconosciuto il diritto del paziente che è "in possesso delle capacita' intellettive e volitive", di rifiutare le cure "secondo una totale autonomia di scelte che puo' comportare il sacrificio del bene stesso delle vita e che deve essere sempre rispettata dal sanitario". E' questo l'impianto motivazionale che è alla base di una sentenza della Quarta sezione penale (la numero 37077/2008). La Corte insiste in particlare sul concetto secondo il quale "il consenso informato" del paziente "ha come contenuto concreto la facolta' non solo di scegliere tra le diverse possibilita' di trattamento medico, ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale". Tutto questo nel rispetto del "diritto del singolo alla salute, tutelato dall'art. 32 della Costituzione (per il quale i trattamenti sanitari sono obbligatori nei soli casi espressamente previsti dalla legge)". Questo sta a significare che "il criterio di disciplina della relazione medico-malato e' quello della libera disponibilita' del bene salute da parte del paziente in possesso delle capacita' intellettive e volitive, secondo una totale autonomia di scelte che puo' comportare il sacrificio del bene stesso della vita e che deve essere sempre rispettata dal sanitario".
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(06/10/2008 - Roberto Cataldi)
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