Me ne sto comodamente sprofondato nella poltrona del mio studio, lo sguardo
vagamente rivolto verso il soffitto a stucchi, la finestra aperta sul giardino,
la radio del vicino trasmette musica rock anni '70, il frastuono delle auto in
strada, la colf assolve con movimenti veloci alle sue funzioni casalinghe, il
computer si oscura automaticamente dopo alcuni minuti consecutivi di
inattività.... Abitualmente, nello stesso momento, ognuno di noi è bombardato da
un numero enorme di impressioni, di informazioni, di messaggi, con parola
modernamente anglosassone ‘di input', persino quando sia in condizioni di
apparente riposo. L'immobilità assoluta è incompatibile con la vita, nessuno può
pensare di vivere senza ricevere, ed anche senza scegliere, a meno che non
decida di annientarsi. Anche il classico monaco tibetano, assorto in meditazione
sulla montagna, esprime una propria volontà di essere in un modo piuttosto che
in un altro.
Di istante in istante tutti i messaggi che riceviamo cambiano forma,
trasmutano: il giardino trasforma lo stormire delle foglie, la musica del vicino
sussegue una nota dopo l'altra, il rumore del traffico cresce di intensità, il
mio sguardo si sposta dal soffitto alla parete, dove è appeso il quadro di uno
pro-zio e ne osserva i particolari, spostando rapidamente la sua attenzione
dall'uno all'altro........
Ogni singolo attimo della nostra vita ci trasmette innumerevoli informazioni
anche senza che ce ne accorgiamo o che vi poniamo attenzione, ma noi le
metabolizziamo e le elaboriamo istantaneamente dando loro significati razionali
e significati emotivi ed esse contribuiscono tutte insieme a determinare il
nostro modo di essere, il nostro benessere o malessere e le predisposizioni
relative che ci appartengono nell'attualità. Queste elaborazioni hanno
interazioni tra loro, sulla nostra conoscenza e sui nostri atti successivi: ogni
singolo, minimo momento della nostra vita determina le modalità di quello
successivo e questo è figlio del precedente: da un singolo momento
infinitesimale dipende tutta la nostra vita futura che avrebbe una storia
diversa se preceduta da momenti vissuti di diverso contenuto. Un numero enorme
di input, istantaneamente, connessioni oggettive e soggettive fra di essi, una
concatenazione unica e irripetibile nel suo verificarsi. Gli "status" presenti
contemporaneamente si influenzano reciprocamente ed influenzano quelli futuri ed
i nostri atti.
Se questa è una realtà verificabile a livello "micro", tanto più, nel mondo
di oggi, lo è a livello "macro": le popolazioni africane e dell'est si spostano
verso la vecchia Europa e le rispettive culture ne sono vicendevolmente
influenzate, mentre le resistenze locali a questi fenomeni appaiono destinate a
crollare come le mura di Gerico. In Europa cresce il mito del buddismo, il
paganesimo ateo invade la Francia, i cristiani guadagnano impensati proselitismi
fra gli induisti......
Trasformazioni che chiamano trasformazioni: l'economia occidentale è in
recessione, il debito pubblico USA è nelle mani dei cinesi e così le principali
banche degli States; contemporaneamente in Cina ed in India si scoprono i valori
della tecnologia, dell'industrializzazione, della libera organizzazione del
lavoro e del capitale.
La parola "globalizzazione" pareva nata per esprimere un concetto economico
ed invece sempre più rivela una condizione generalizzata a qualsiasi fenomeno;
tutto è globalizzato, le relazioni, le conoscenze, le emozioni, le mode, gli
spettacoli, le ideologie, le abitudini, l'intera vita sociale ed
individuale.
Chiunque si soffermi a pensarci su, abbandonando la facile superficialità, si
accorge che le infinite manifestazioni del mondo hanno fili che le rendono
interdipendenti, ci sono nessi che hanno presenza comune fra tutte, che
rappresentano le logiche di esse al di là delle singole contingenze: logiche
comuni che si ripetono e si adattano ad ogni situazione: le situazioni sono
continuamente differenti, le logiche che le collegano e che sottendono la
fenomenologia globale sono comuni. Saper cogliere questi nessi fa la differenza
fra la persona colta e l'erudito. Interpretare queste logiche è capire
l'universo: di questa verità dovevano essere ben consci Pitagora, Copernico,
Cartesio ma anche Giordano Bruno e Baruk Spinoza.
Il discorso vale tanto oggettivamente, con riferimento alle "cose", quanto soggettivamente con riferimento ai comportamenti delle persone.
Nel 2003 scrivevo ("Stanzialità e Transumanze", ed. "La Tipografica
Pesciatina"): "Credo che le entità che governano il mondo (e l'universo) siano
sostanzialmente poche e tutto si rifaccia ad esse in una situazione di estrema
varietà apparente dalla quale è però possibile, con un po' di studio,
riconoscere l'identità dei principi. Mi pare cioè, per fare un esempio, che si
possa dire che le forze che attraggono due astri abbiano molto in comune con
l'attrazione di due giovani innamorati, dal punto di vista fisico, e
nell'economia della conservazione delle cose, della vita, in una parola".
Saper cogliere i nessi e i principi comuni rappresenta il mezzo per costruire
la nostra cultura, tanto nel campo filosofico, come in quello scientifico,
tecnologico e, certamente, anche in quello del sapere industriale ed
aziendale.
Moderni pensatori italiani che osservano la realtà sotto il profilo delle
vicende economiche e lavoristiche come Alberto Munari e Walter Passerini
scrivono: "..... questo mondo attuale sta diventando sempre più fortemente
connesso, nel senso matematico del termine, tanto che qualsiasi evento potrebbe
collegarsi con qualsiasi altro, indipendentemente dalla loro grandezza,
importanza, natura o collocazione geografica..... in un mondo così fortemente
connesso ogni azione deve essere pensata tenendo presente il più gran numero
possibile di legami che essa potrebbe avere con le altre azioni, anche di natura
molto diversa. Inoltre, un mondo così fortemente connesso diventa inevitabile e
fondamentalmente imprevedibile, al punto che le uniche strategie di
sopravvivenza possibili sono quelle che riposano sul cambiamento, sulla mobilità
e sulla precarietà. In un mondo siffatto, chiunque sia responsabile di una
qualsiasi impresa si renderà presto o tardi conto che non avrà più nessun
interesse a mantenere nell'ignoranza e nella povertà i suoi interlocutori, o a
distruggere la sua concorrenza. L'impoverimento altrui presto o tardi porterà
anche noi alla povertà: il vecchio detto crudele ‘mors tua vita mea' non
funziona più - per fortuna - ma non perché siamo diventati improvvisamente più
buoni: semplicemente perché non vi è più alcun luogo-tampone per nascondere e
contenere la morte altrui e far sì che non contamini la nostra bella vita"(A.
Munari, "Processi d'apprendimento e gestione del know-ledge nelle
organizzazioni"). "La nascita e l'emergenza di una nuova cultura del lavoro
espressiva è la dimostrazione di quanta strada abbia fatto nel lavoro la ricerca
del senso. Mentre la società industriale contribuiva alla creazione delle
identità collettive per differenza e su alcuni parametri, la nuova domanda di
senso nel lavoro richiama condivisione, ricomposizione, una logica "e/e" più che
"o/o". La stessa ideologia pura della professionalità è soggetta a revisione, in
quanto valore relativo. Anzi, potremmo dire che tutta la ricerca del senso è
un'operazione di relativizzazione delle pratiche, delle culture e dei dettagli.
Le performance individuali e collettive hanno senso non in sé, ma in quanto
creano relazioni e risultati finalizzati al raggiungimento di un senso comune e
condiviso (W. Passerini, "Le parole per dirlo: la ricerca del senso nelle
organizzazioni").
Per parte mia sono convinto che la cultura, e con essa la formazione
aziendale, per crescere debba muoversi al tempo stesso nelle direzioni, che
possono essere contemporanee, dello studio del relativo, che è individuale, e
dell'oggettivo, che è collettivo. Dall'interpretazione contemporanea dei due
opposti si può avvicinare il livello massimo di cultura che sia possibile a
ognuno di noi. Dal momento che il vecchio termine "tuttologo" esprime ancor oggi
(e tanto più oggi) un concetto inarrivabile per chiunque, la strada percorribile
sarà da individuare nel capire i principi comuni delle cose, i nessi delle
fenomenologie e le logiche plurivalenti di esse. Non soltanto per managers e
dirigenti, ma per tutta la popolazione aziendale, cosicché ogni aspetto della
formazione, della educazione produttiva ed anche personale possa prendere
direzione nel senso più opportuno, che è poi quello della conoscenza.
Disponendo di queste basi il successivo passaggio necessario, che è
l'acquisizione delle nozioni, trova uno sviluppo ordinato e
semplificato.