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Sanità: giovani medici evitano specializzazioni complesse per paura di sacrifici e denunce

I giovani medici italiani sembrano sempre meno convinti dell'opportunità di affrontare una specializzazione quando la prospettiva che si ha davanti non è di certo affascinante. Sul tema è intervenuto Roberto Tersigni, presidente della Societa' italiana di chirurgia (Sic). "La prospettiva di anni e anni di studio - spiega - turni di lavoro che non rispettano fine settimana e festivita', lunghi rodaggi in pronto soccorso, per arrivare poi a stipendi ben lontani dall'essere favolosi, non incentiva i giovani italiani", Tersigni, alla presentazione dell'VIII Convegno di primavera della Sic. ha fatto presente che "Oggi, anche per la paura delle denunce di malpractice, molti ragazzi si tengono lontani da specializzazioni complesse come la chirurgia addominale. Risultato? Tra dieci anni mancheranno i chirurghi, proprio come accade gia' oggi in Francia e Gran Bretagna". Non è escluso, secondo Tersigni che "forse dovremo importarli dall'estero, come fanno gia' questi Paesi. Non sono pochi i casi di giovani chirurghi che vanno a studiare in Francia e poi restano a lavorare li'". A tanti sacrifici non corrispondono adeguate gratificazioni economiche e se a questo si aggiunge il fatto che il rischio di denunce è diventato sempre più alto, non c'è da stupirsi se oggi si preferisce orientare le proprie scelte professionali altrove. "Il fatto di essere indagato - spiegano i chirurghi - non fa dormire la notte, anche se si ha la coscienza a posto. E basta pensare che ogni chirurgo passa un terzo della sua vita tra carte bollate e tribunali per capire che sorta di deterrente possa essere il rischio di procedimenti giudiziari. Insomma, ben presto i chirurghi d'urgenza scarseggeranno, anche se ne avremo sempre bisogno". Sul fronte femminile poi, anche se assistiamo al progressivo moltiplicarsi di donne con il bisturi è anche vero che le chirurghe - come spiega De Antoni presidente eletto Sic - quando, anche tardi, si sposano, spesso cambiano tipo di impegno per poter far fronte alle necessita' familiari. Questo non significa che il futuro della chirurgia sia necessariamente "al negativo". "Dalla chirurgia mininvasiva passeremo a quella robotica e olografica.
Fra 30 anni - prevede Tersigni - il chirurgo operera' solo l'ologramma di un paziente, registrera' l'intervento e poi un robot eseguira' 'dal vivo' l'operazione sul malato, alla perfezione. Perche' i possibili errori saranno stati eliminati al momento della registrazione".
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(06/05/2008 - Roberto Cataldi)
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