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Compatibilità dell'integrazione salariale con lavoro dipendente o autonomo

Con circolare n. 171 del 4 agosto 1988 sono state impartite, tra l'altro, istruzioni in merito al disposto di cui al 5° comma dell'art. 8 della legge 160/88 che, si rammenta, commina la decadenza dal diritto alla prestazioni nel caso in cui il lavoratore non abbia data preventiva comunicazione alla Sede provinciale dell'Istituto in merito allo svolgimento di attività lavorativa in concomitanza con il trattamento di integrazione salariale. Si fa presente che in merito all'argomento della compatibilità della integrazione salariale con l'attività autonoma o subordinata sono intervenute varie sentenze della Corte di Cassazione, che hanno affermato e ribadito alcuni principi che inducono ad una modifica dei criteri contenuti al punto 6 della circolare sopra richiamata.
Si premette comunque che resta sempre necessaria la comunicazione preventiva, prevista al 5° comma dell'art. 8 della legge 160/88, resa dal lavoratore sullo svolgimento dell'attività secondaria al fine di evitare la decadenza dal diritto alle prestazioni per tutto il periodo della concessione. Tuttavia, va preliminarmente osservato che il combinato disposto dell'art. 3 del Decreto Legislativo Luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788 e dell'art. 8, 4° comma del D.L. 21 marzo 1988, n. 86 convertito nella legge 20 maggio 1988 n. 160, non sancisce la assoluta incompatibilità delle prestazioni integrative del salario con il reddito ritraibile dallo svolgimento di una attività lavorativa sia essa autonoma oppure subordinata (e in questo ultimo caso, vuoi che sia prestata a tempo pieno vuoi a tempo parziale, ed in base di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato o a termine), sebbene vi sia un'incumulabilità tra i suddetti benefici e redditi, in misura variabile a seconda delle modalità e dell'ammontare degli stessi, come appresso specificato a titolo esemplificativo. LaPrevidenza.it, 15/04/2007
Inps, Circolare 12.12.2002 n° 179
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(04/05/2007 - www.laprevidenza.it)

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