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Perdita della virilitÓ conseguente a sinistro stradale

Come Ŕ noto il riconoscimento della perdita della capacitÓ lavorativa generica, come componente strutturale del danno biologico nella sua complessitÓ e nella sua natura dinamica e permanente, risale a teorie scientifiche della medicina legale italiana, ed Ŕ scientificamente testata come perdita di capacitÓ lavorativa, per la permanente riduzione della resistenza fisica al lavoro esercitato o alle chances lavorative, secondo l'evoluzione delle offerte di lavoro e delle libere scelte del giovane lavoratore. La stessa riforma del mercato di lavoro si fonda sul principio della mobilitÓ. Orbene, se Ŕ logico che nella valutazione globale del danno biologico, la indicazione del punteggio finale derivi dalla valutazione di tutte le componenti, fisiche e psichiche, interrelazionali ed esistenziali (come si desume dalla definizione analitica del danno biologico di non lieve entitÓ, contenuta nell'art. 138 del codice di assicurazione, che considera i criteri uniformi di risarcimento ai fini dell'illecito civile della circolazione) al fine della realizzazione del principio fondamentale del risarcimento integrale del danno alla persona (cfr. Corte cost. 184/1986 e Cass. 8899/2001 e successive, sino a Cass. 22599/2004), la esclusione di tale componente fisico-psichica usurante da una compromissione non lieve e permanente della salute, appare una contraddizione in termini e deve essere adeguatamente motivata, posto che deve essere a prova scientifica controfattuale. Si vuol dire che per la regola causale della probabilitÓ elevata, la lesione grave della salute reca come conseguenza negativa una apprezzabile perdita della capacitÓ lavorativa.
Il negare tale rilevanza costituisce fattore eccezionale, presente in taluni casi in cui, per la eminente attivitÓ intellettuale prestata, una menomazione psicofisica potrebbe non incidere sulla potenzialitÓ delle capacitÓ lavorative, pur compromesse. Esigere dal lavoratore una prova rigorosa in relazione al c.d. danno futuro, o negare la natura biologica di tale perdita, contraddice la stessa configurazione del danno biologico come danno a struttura complessa, che incide su vari aspetti della vita fisica e psichica della persona. Il motivo appare dunque fondato in relazione alla illogicitÓ della motivazione, che non personalizza il danno biologico in relazione a tale componente essenziale, data la gravitÓ del danno.
Cassazione, Sezione III civile, Sentenza 2.2.2007 n░ 2311
(20/03/2007 - Laprevidenza.it)

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