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Cassazione: fumo in ufficio? Sì al risarcimento danni se il datore di lavoro non lo vieta

Il lavoratore che si ammala per fumo passivo puo' chiedere ed ottenere dall'azienda il risarcimento danni da fumo se, pur avendo ripetutamente chiesto al datore di lavoro di fare rispettare il divieto, quest'ultimo non ha fatto nulla per impedirlo anzi ha tenuto un comportamento ''negligente in termini di doveri di protezione''. Lo sottolinea la Corte di Cassazione con una sentenza della Sezione Lavoro nella quale ha respinto il ricorso presentato dalla Rete ferroviaria italiana che si era opposta al riconoscimento del danno da fumo nei confronti di una ausiliaria di stazione in servizio a Lecce, Francesca S. che aveva contratto ''una serie di affezioni'' nella stanza d'ufficio ''satura di fumo''. Secondo la Suprema Corte, se il lavoratore si e' sempre lamentato per avere il rispetto del divieto di fumo senza ottenere risultati e poi, dietro certificazione medica, dimostra che le affezioni contratte dipendono dal troppo fumo respirato legittimamente deve ottenere il risarcimento per i danni subiti. Va detto che nel caso analizzato dai supremi giudici la signora , che aveva contratto una serie di affezioni tra cui rinite cronica, crisi asmatiche e faringite.... nel periodo precedente all'entrata in vigore della legge anti-fumo Sirchia, nonostante le sue ripetute lamentele non aveva ottenuto il rispetto del divieto e si era messa a casa in malattia per sei mesi, ottenendo come risposta dall'azienda il taglio di un terzo della retribuzione.
(11/12/2006 - Roberto Cataldi)
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