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Cassazione: il recupero del genitore tossicodipendente fa venir meno lo stato di abbandono del figlio

In una recente sentenza (n.8877/2006) la Corte di Cassazione afferma che "l'art.1 della legge n.184/1983 attribuisce carattere prioritario all'esigenza del minore di crescere nella famiglia di origine, esigenza della quale è consentito il sacrificio solo in presenza di una situazione di carenza di cure materiali e morali da parte dei genitori e degli stretti congiunti - ed a prescindere dalla imputabilità a costoro di detta situazione -, tale da pregiudicare in modo grave e non transeunte lo sviluppo e l'equilibrio psicofisico del minore stesso. La valorizzazione del legame naturale rende necessario un particolare rigore nella valutazione della situazione di abbandono del minore quale presupposto per la dichiarazione dello stato di adottabilità dello stesso, finalizzata esclusivamente all'obiettivo della tutela dei suoi interessi. In particolare, siffatta valutazione non può discendere da un mero apprezzamento circa la inidoneità dei genitori (o congiunti) del minore cui non si accompagni l'ulteriore, positivo accertamento che tale inidoneità abbia provocato, o possa provocare danni gravi e irreversibili alla equilibrata crescita dell'interessato, dovendo, invece, la valutazione di cui si tratta necessariamente basarsi su di una reale, obiettiva situazione esistente in atto, nella quale soltanto vanno individuate e rigorosamente accertate e provare le gravi ragioni che, impedendo al nucleo familiare di origine di garantire una normale crescita, ed adeguati riferimenti educativi, al minore, ne giustifichino la sottrazione al nucleo stesso." Sulla base di tale motivazione la Corte ha confermato la sentenza di merito che, nel revocare lo stato di adottabilità di una minore, aveva valorizzato, quali elementi sintomatici di una ormai raggiunta capacità genitoriale del padre già tossicodipendente, la forte spinta motivazionale data dal desiderio dello stesso di poter riavere in futuro la propria figlia con sé, l'ansia da lui dimostrata per la situazione di precarietà della figlia, segno di un reale interessamento per la sua sorte, la progettualità e la capacità di relazionarsi con i giovani e di costituirne una guida idonea e, soprattutto, la manifestata volontà di costruire un valido rapporto con la figlia anche attraverso la ricerca di incontri con la stessa.
A ciò si aggiungano altre circostanze: l'avvenuto completamento del percorso di recupero sociale, il superamento della dipendenza da sostanze stupefacenti, la prestazione di attività di volontariato nonché la raggiunta indipendenza economica conseguita attraverso l'intrapresa attività artigianale.
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(13/06/2006 - Silvia Vagnoni)
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