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La rilevanza delle misure cautelari nella tempestivitÓ del licenziamento

Non Ŕ ravvisarle una giusta causa di licenziamento ove la contestazione degli addebiti avvenga a distanza di anni dall'accertamento, in seguito ad indagine ispettiva interna all'impresa, dei fatti denunciati poi all'autoritÓ giudiziaria, non essendo necessario attendere la conclusione del procedimento penale Ŕ primo grado, soprattutto quando il datore di lavoro, come nella specie, si sia astenuto dall'adottare misure cautelari. (Cass. n. 15383 del 2004) ed anche che: Ai fini dell'accertamento della sussistenza del requisito della tempestivitÓ del licenziamento,l'intervallo temporale fra l'intimazione del licenziamento disciplinare e il fatto contestato al lavoratore assume rilievo solo in quanto rivelatore di una mancanza di interesse del datore di lavoro all'esercizio della facoltÓ di recesso; con la conseguenza che, nonostante il differimento di questo, l'incompatibilitÓ degli addebiti con la prosecuzione del rapporto pu˛ essere desunta da misure cautelari (come la sospensione) adottate in detto intervallo dal datore di lavoro, giacchŔ tali misure - specialmente se l'adozione di esse sia prevista dalla disciplina collettiva del rapporto - dimostrano la permanente volontÓ del datore di lavoro di irrogare (eventualmente) la sanzione del licenziamento (Cass. n. 6127 del 1999). LaPrevidenza.it, 02/02/2006
Cassazione, sez. lavoro, sentenza 06.12.2005 n░ 26670
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(09/03/2006 - www.laprevidenza.it)
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