Arriva l'opzione "compiti fatti" per legge per le scuole di ogni ordine e grado a partire da settembre. E in Italia?

di Gabriella Lax - Il sogno di tutti gli studenti: niente compiti a casa. Un sogno che per gli alunni francesi diverrà realtà a partire dal prossimo anno scolastico. La premessa è che nel paese d'Oltralpe i compiti a casa sono vietati almeno alle elementari da una legge di sessant'anni fa. La ratio è evitare la disparità tra i ragazzi in relazione all'aiuto che possono ricevere a casa: alcuni genitori possono seguire i figli e aiutarli, altri non hanno questa fortuna. E ancora, alcune famiglie possono assoldare (pagando profumatamente) professori per lezioni private, altre, meno facoltose, non possono permetterselo. 

Arriva l'opzione "compiti fatti"

Da questi motivi nasce la proposta di allungare fino a quindici ore mensili l'orario scolastico per consentire agli alunni di studiare in classe con l'aiuto degli insegnanti. 

Era stata una delle promesse della campagna elettorale, ora il presidente Emmanuel Macron passa ai fatti: niente più compiti a casa per gli studenti francesi dal prossimo 1 settembre. La conferma viene dal ministro dell'Educazione francese Jean Michel Blanquer, che ha presentato il primo decreto sulla riorganizzazione dei ritmi scolastici (in poche parole gli orari scolastici per il prossimo anno). Il ministro ha anticipato che, da settembre, ci saranno ore di studio "accompagnato" per i ragazzi che così arriveranno a casa con i compiti fatti: prime scuole che sperimenteranno l'opzione compiti-fatti dovranno prevedere fino a quindici ore di lezione mensili in più per svolgere i compiti.

Tra le novità previste dal decreto (secondo i maligni copiato dal predecessore Holland) c'è la possibilità per le scuole primarie di adottare la settimana di quattro giorni, la nascita di classi bilingue ed europee, la reintroduzione dello studio del latino.

I compiti a casa in Italia

Sembra che quella dell'abolizione dei compiti a casa resterà per molto tempo solo una rivoluzione francese, nel vero senso del termine. Tante volte in Italia si è discusso della possibilità di cancellare un'abitudine didattica considerata obsoleta. In realtà però non si è mai pensato ad una vera riforma. Dopo le proteste, sporadiche e sparse di genitori in tutto il Paese, c'era stata la promessa di prendere in considerazione l'ipotesi da parte dell'ex ministro Stefania Giannini nella riforma della "Buona scuola", con pressing sui docenti affinchè alleggerissero i pomeriggi di studio. Ma dopo il cambio al ministero l'argomento è stato al momento accantonato. 

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