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Riforma del terzo settore: primo sì al ddl. Momento storico o occasione mancata? In allegato il testo

di Marina Crisafi - Primo sì della Camera alla riforma del terzo settore. Il ddl delega ora passa all'esame del Senato
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di Marina Crisafi - Istituzione del servizio civile universale, riforma delle attività di volontariato, mutuo soccorso e promozione sociale, riordino della disciplina delle fondazioni e del cinque per mille. E ancora, nascita di un registro unico e modifica delle attività di vigilanza, monitoraggio e controllo. Sono questi i punti principali della riforma del terzo settore approvata ieri in prima lettura alla Camera, insieme al reato di tortura (leggi: “Reato di tortura: dopo il sì della Camera, il rush finale al Senato”), con 297 voti favorevoli (121 contrari e 50 astenuti).

Salutata come una “tappa storica”, “l'alba di una riforma culturale” e difesa dal ministro Poletti come un “passaggio importante per un provvedimento che punta a dare certezza di regole e di risorse”, soprattutto sul fronte del servizio civile, affiancandosi alle scelte compiute con la legge di Stabilità 2015 e agli stanziamenti di oltre 115 milioni di euro che permetteranno di avviare circa 50mila giovani, la riforma continua a dividere e non si placano le polemiche, da parte dello stesso mondo delle associazioni che la considera un'”occasione mancata”.

Rincarano la dose, invece, Sel e M5S che hanno votato contro vedendovi un'apertura alla privatizzazione, un vero e proprio asservimento del terzo settore alle logiche di mercato.

Il ddl delega ora passa al Senato e nel cammino ancora lungo per l'approvazione definitiva, date le premesse, non mancheranno le sorprese.


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(10/04/2015 - Marina Crisafi)
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