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Briciole di Diritto: terza settimana di febbraio. Dall'illegittima segnalazione alla centrale rischi alla responsabilità penale per comportamenti omofobi

E ancora: la caduta dell'alunna dalle scale. Il risarcimento al figlio naturale non riconosciuto e molto altro...
BRICIOLE DI DIRITTO: aggiornamenti flash sulle novità giurisprudenziali della settimana

BRICIOLE DI DIRITTO - A cura dell'Avv. Barbara Pirelli del Foro di Taranto; email: barbara.pirelli@gmail.com

Immagine di copertina: opera d'arte di Itano D'Annunzio- Lugano- Svizzera-

Questa settimana: l'assegno di mantenimento si calcola solo sul tenore di vita della coppia? Tribunale di Bologna: dopo 19 anni sono stati impiantati embrioni congelati; il lavoratore può essere licenziato se fa troppi scherzi sul luogo di lavoro? Anche l'infermiere risponde penalmente per la morte del paziente.

Ed ancora: E' possibile apporre su un passaggio una barra ad apertura automatica senza compromettere il diritto della servitù di passaggio? Il datore di lavoro può installare delle telecamere sul luogo di lavoro? la convocazione dell'assemblea condominiale può avvenire via e-mail? Tribunale di Milano: responsabilità processuale aggravata per mancanza del deposito della copia di cortesia al giudice.

Qui di seguito 41 notizie flash sulle sentenze più significative di questi ultimi giorni..


1. Tribunale di Pescara: illegittima segnalazione alla Centrale Rischi
Con questa pronuncia il Tribunale di Pescara ha stabilito che può procedersi con un provvedimento di urgenza ex art. 700 c.p.c. avverso una segnalazione illegittima da parte della Centrale Rischi.
Nel caso di specie un consumatore lamentava che in seguito al pagamento avvenuto in ritardo, ma non per sua colpa, di due rate di un contratto di finanziamento non aveva ricevuto la comunicazione prevista dall'art. 4, c. 7 del “Codice di deontologia e buona condotta per i sistemi di informazioni creditizie” .
In buona sostanza prima di procedere all'iscrizione di soggetti morosi sui Sistemi di Informazione Creditizie e' necessario che insieme all'invio di solleciti il debitore venga messo al corrente  circa l'imminente registrazione dei dati in uno o più sistemi di informazioni creditizie”.
Chi si costituiva in giudizio faceva sollevare invece che in questa ipotesi non era ammissibile il ricorso ex art. 700 c.p.c. in quanto sarebbe stato preferibile applicare il rimedio cautelare tipico previsto dall'art. 10 del d.lgs n. 150 del 1.9.2011.
Tribunale di Pescara ordinanza n. 4687 del 21 novembre 2014


2. Come si calcola l'assegno di mantenimento?
L'assegno di mantenimento si calcola sul tenore di vita goduto dai coniugi durante il matrimonio quindi ai fini del calcolo non si deve solo tener conto della documentazione fiscale prodotta ma vanno presi in considerazione altri aspetti.
Ad esempio bisogna considerare tutti quegli elementi di natura economica (ad esempio i redditi occulti)  diversi dal reddito dell'obbligato, che possono avere influenza sulle condizioni economiche delle parti.
Bisogna poi ricordare che rientra nella discrezionalità del giudice il potere di disporre indagini patrimoniali, avvalendosi della polizia tributaria, per poter disporre l'importo dell'assegno di mantenimento.
Ma questo potere del giudice va considerato una deroga alle regole generali sull'onere della prova; va precisato che nell'ipotesi in cui il giudice decida di non disporre le indagini tributarie, perché ritiene sufficiente i dati istruttori acquisiti, questa decisione non è impugnabile in sede di legittimità.
Corte di Cassazione ordinanza n. 2445 del 9 febbraio 2015


3. Oltraggio a pubblico ufficiale (art. 341 bis c.p.)
Alcune espressioni che sembrano aver perso valenza offensiva, perché ormai di uso comune, possono esserlo se indirizzate nei confronti di un pubblico ufficiale.
Nel caso di specie un uomo entrato in un bar proferiva nei confronti di due Carabinieri la seguente espressione: "mi avete rotto i c....."
Quindi alcune espressioni possono non avere valenza offensiva se pronunciate nei limiti  della critica o della protesta garbata, diversamente devono essere considerate offensive ed oltraggiose se sfociano nel vilipendio della persona destinataria dell'espressione colorita.
La Corte di Cassazione, ritenendo fondato il ricorso del Procuratore della Repubblica, ha ribaltato la sentenza di assoluzione del Gip perché le parole pronunciate dall'imputato, nel contesto pubblico in cui erano state proferite aveva offeso il decoro e l'onore dei Carabinieri a nulla rilevando l'uso comune delle espressioni pronunciate.
Corte di Cassazione sentenza n. 6101 del 10 febbraio 2015 


4. Tribunale di Bologna: embrioni impiantati dopo essere stati congelati per 19 anni.
Davvero interessante e' questa sentenza emessa dal Tribunale di Bologna che ha dato ragione ad una donna che dopo 19 anni dal congelamento di alcuni embrioni ha potuto impiantare degli embrioni anche se il marito della donna e' morto nel 2011.
Questa storia e' davvero particolare perché la coppia 19 anni fa, quindi prima che venisse emanata la legge 40 del 2004, si era rivolta al centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell'Ospedale S.Orsola di Bologna; nel 2010 la coppia aveva deciso di mantenere gli embrioni per un trasferimento in utero.
Va ricordato che gli embrioni crioconservati sono sempre della coppia fino al momento in cui la coppia può decidere di abbandonarli proprio in virtù del DM del 4 agosto 2004 salvo che la coppia non decida il trasferimento in utero.
Ma il Tribunale di Bologna non è l'unico ad avere preso una simile decisione, ad esempio nel 1999 Tribunale di Palermo emise un provvedimento d'urgenza grazie al quale veniva autorizzato un Centro di Fecondazione assistita ad impiantare gli embrioni nell'utero di una donna rimasta vedova a seguito di un infarto che aveva stroncato il marito.
Tribunale di Bologna ordinanza del 16 gennaio 2015


5. Sentenza vintage.
Assegnazione della casa coniugale.
E' una regola generale che la casa familiare venga assegnata al coniuge collocatario dei figli minori o maggiorenni non autonomi economicamente; ma la casa che viene assegnata dal giudice al genitore collocatario deve essere la casa in cui la famiglia ha condotto la vita familiare, perché ciò che si tutela e' l'interesse dei figli a conservare l'habitat domestico.
Per "habitat domestico"si intende l'insieme degli affetti e delle consuetudini in cui si è articolata la vita familiare; dunque il giudice deve assegnare solo la casa familiare mentre dall'assegnazione sono esclusi altri immobili nella disponibilità dei coniugi.
Corte di cassazione sentenza n. 14553 del 4 luglio 2011 



6. Tribunale di Torino: responsabilità penale per comportamenti omofobi
Nella storia giudiziaria in questione il Giudice di Pace di Torino aveva condannato per i reati di minaccia, ingiuria e lesioni personali un uomo che in un contesto lavorativo aveva offeso un suo collega sulla base del suo orientamento sessuale, quindi, il giudice aveva considerato penalmente rilevanti le manifestazioni di omofobia poste in essere dall'imputato.
Questa decisione veniva impugnata dall'imputato davanti al Tribunale di Torino
che in mancanza di una specifica normativa ha ritenuto coerente la decisone presa dal giudice di prime cure che aveva punito  a titolo di lesioni, minaccia e ingiurie tutti i comportamenti violenti ed omofobi dell'uomo posti in essere nei confronti del suo collega  unicamente per le tendenze omosessuali .
Tribunale Torino sentenza del 14 luglio 2014


7. Tribunale di Reggio Emilia: compensi professionali
Con questo provvedimento il Tribunale di Reggio Emilia affronta la questione dei compensi professionali non determinati.
In queste ipotesi il compenso e' un debito pecuniario che deve essere determinato sulla base delle tariffe professionali.
Quindi la competenza si radica nel luogo dove deve essere eseguita l'obbligazione e il luogo dove eseguire l'obbligazione sarà il domicilio del debitore(art. 1182 comma 4 c.c.) non invece il domicilio del creditore(art.1182 comma 3 c.c.).
Sempre in merito ai compensi professionali va segnalata un'altra pronuncia, questa volta della Cassazione, l'ordinanza n. 5703 del 12 marzo 2014, con cui è stato precisato che nella lite tra avvocato e cliente prevale il foro del consumatore.
In questa vicenda l'avvocato, per il pagamento dei propri onorari, aveva agito con decreto ingiuntivo; nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo il cliente sosteneva che il Foro di competenza non era quello del luogo in cui l'avvocato aveva prestato l'opera (ai sensi dell'art. 14 D.lgs 150 del 2011) ma che prevaleva il Foro del consumatore.
Tribunale di Reggio Emilia ordinanza del 5 febbraio 2015

8. Licenziamento per scherzi eccessivi sul luogo di lavoro.
Chi almeno una volta nella vita non ha fatto uno scherzo a qualcuno? E anche sul luogo di lavoro può capitare di relazionarsi con colleghi simpatici e burloni ma a quanto pare a tutto c'è un limite. 
Con questa pronuncia la Cassazione ha precisato che: il dipendente che in maniera reiterata compie degli scherzi nei confronti di un altro collega può essere licenziato perché il suo atteggiamento integra un grave inadempimento degli obblighi di diligenza e correttezza.
Nella vicenda in questione il dipendente aveva in più occasioni ripetuto gli stessi scherzi ai danni di un altro collega, il giudice di secondo grado aveva però ritenuto che gli atteggiamenti posti in essere dal lavoratore, valutati come semplici scherzi, non potevano leggersi come giusta causa di licenziamento.
Di diverso avviso e' stata la Cassazione che ha considerato le condotte reiterate del dipendente come un motivo legittimo per intimare il licenziamento .
Corte di Cassazione sentenza n. 2904 del 13 febbraio 2015


Va precisato che il reato di maltrattamenti in famiglia si configura tutte le volte in cui l'agente sottopone moglie e figli ad atteggiamenti prevaricatori e vessatori tali da determinare sofferenza ed umiliazioni.
Ma il reato si realizza non solo attraverso le percosse, le ingiurie, le minacce ma anche con tutte quelle sofferenze morali che scaturiscono in seguito ad atti di disprezzo e di offesa che ledono la dignità della vittima.
Fondamentale nella vicenda in questione e' stato il contributo cognitivo offerto dalle persone offese; più in dettaglio le loro dichiarazioni sono state ritenute attendibili e supportate da elementi di riscontro e poi confermate dalla perizia di uno psicologo che ha riscontrato una serie di fattori sintomatici tali da ritenersi compatibili con maltrattamenti reiterati.
Corte di Cassazione sentenza n. 4849 del 2 febbraio 2015


10. Il dipendente può essere licenziato per un semplice sfogo?
Come spesso accade nell'ambiente lavorativo possono determinarsi conflitti ed incomprensioni tra dipendente e datore di lavoro; quindi in seguito a ciò possono volare parole pesanti ed offensive.
Ma quando il comportamento del lavoratore può considerarsi grave fino a giustificarne il licenziamento?  
Bene con questa pronuncia la Cassazione fa notare  che il licenziamento del lavoratore può essere giustificato solo quando ci sia una vera e propria insubordinazione mentre nelle ipotesi meno gravi può essere prevista una semplice sanzione disciplinare.
Nel caso di specie il lavoratore, nel rivolgersi al suo capo che lo aveva richiamato all'ordine, aveva risposto con parole offensive ma aveva ritenuto che il suo illecito disciplinare avesse carattere lieve e non grave al punto da giustificare il licenziamento.
Il dipendente aveva rilevato che non  aveva rifiutato alcuna prestazione lavorativa richiesta ed inoltre aveva dedotto che nel contratto collettivo di categoria la sanzione espulsiva era accostata a gravi reati accertati con sentenza definitiva. 
Corte di Cassazione sentenza n. 2692 dell'11 febbraio 2015.


11. Sentenza vintage.
Anche fare uno scherzo può configurare il reato di molestie e a ricordarlo e' una sentenza vintage cioè risalente a qualche anno fa.
La vicenda in questione ha dei risvolti macabri perché una donna, in preda alla gelosia nei confronti di una sua reale in amore, aveva cominciato ad inviarle una serie di lettere anonime e in una di queste aveva pensato bene di inserirci uno scorpione morto.
Bene questo scherzo di cattivo gusto e' costato alla signora una condanna per il reato di molestie oltre ad una multa di euro 400.
Corte di Cassazione sentenza n. 30306 del 2009

12. Anche l'infermiere risponde penalmente per la morte del paziente.
Spesso si sente parlare di responsabilità medica ma nell'ambito della responsabilità sanitaria rientra anche quella dell'infermiere.
In questa vicenda un infermiere 
 aveva partecipato all'anamnesi del paziente che poi sarebbe stato sottoposto ad  un intervento chirurgico. Durante l'anamnesi era emersa un'allergia del paziente ad un farmaco; questa notizia non era stata segnalata dall'infermiere al medico che doveva effettuare l'intervento chirurgico.
E'stata quindi confermata la condanna dell'infermiere perché la somministrazione dei farmaci da parte dell'infermiere  non deve avvenire in modo meccanico come semplice compito esecutivo ma l'attività di somministrazione deve avvenire in modo collaborativo con il personale medico orientata in termini critici.
La condotta posta in essere dall'infermiere e' stata valutata come una grave violazione delle regole dell'arte infermieristica.
Corte di Cassazione sentenza n. 2192 del 16 gennaio 2015


13. Chi risponde della caduta di una alunna dalla scale?
In questa vicenda giudiziaria protagonista e' una ragazza che riportava  danni a seguito di una caduta dalle scale per mano di un compagno di scuola.
In questa ipotesi la Cassazione ha stabilito che non può configurarsi alcuna responsabilità dell'istituto scolastico perché la scuola e' tenuta a rispettare gli obblighi di sorveglianza  solo quando l'allievo si trovi all'interno della struttura.
Quindi se l'alunno cade invece, come in questo caso, sui gradini di ingresso può configurarsi una responsabilità ai sensi dell'art.2051c.c. (danno cagionato da cosa in custodia).
Corte di Cassazione sentenza n. 3081 del 16 febbraio 2015


14. Sentenza vintage.
Mantenimento figlio maggiorenne.
Come detto più volte il genitore e' obbligato al mantenimento dei figli minori o maggiorenni non autonomi economicamente.
Questo obbligo non viene meno ne' con il conseguimento di un titolo universitario ne' con la costituzione di una famiglia da parte del figlio maggiorenne .
L'obbligo del genitore al mantenimento del figlio viene meno se il nucleo familiare creato dal figlio sia autonomo e finanziariamente indipendente.
Quindi in linea generale il genitore non è più tenuto al mantenimento del figlio maggiorenne se dimostra in giudizio una raggiunta autosufficienza economica da parte del figlio e che  il mancato svolgimento di un'attività professionale, da parte del figlio, sia determinato da un suo atteggiamento di inerzia oppure quando oppone un  rifiuto ingiustificato di avvalersi di un titolo di studio.
Corte di Cassazione sentenza n. 1830 del 2011


E' possibile apporre su un passaggio una barra ad apertura automatica senza compromettere il diritto della servitù di passaggio?
A questo quesito risponde la Cassazione con una recente sentenza ma in merito la Suprema Corte si era già pronunciata in passato.
In buona sostanza, i giudici con l'ermellino hanno ribadito che è legittima l'apposizione di una barra automatica su un passaggio purché con l'apposizione della stesa i disagi che ne derivano siano minimi o trascurabili.
Quindi è un diritto del proprietario del fondo servente, proprio per impedire l'accesso a persone non addette, limitare il passaggio con l'apposizione di un cancello o di una barra ad apertura elettrica quindi non si verifica uno spoglio o una molestia se si appongono sul fondo simili strutture.
Va da se, così come ricordato in altre pronunce di legittimità', che il proprietario del fondo servente deve consentire il passaggio al proprietario del fondo dominante ad esempio consegnandogli  la chiave del cancello, installando un citofono o predisponendo un telecomando per l'apertura a distanza.
Corte di Cassazione sentenza n. 1584 del 2015

16. Dopo la separazione il marito ostacola il godimento della casa familiare all'altro coniuge.
Quale azione si può esercitare?  
Il Tribunale di Catanzaro con questa pronuncia ha fatto chiarezza su un aspetto giuridico non trascurabile.
In tutte le ipotesi in cui il coniuge non assegnatario della casa impedisca all'altro il godimento della casa il procedimento in via d'urgenza (art.700 c.p.c.) deve considerarsi inammissibile; in queste ipotesi il coniuge assegnatario della casa può agire in giudizio esercitando le azioni a tutela del possesso.
Inoltre, nel momento in cui il giudice assegna la casa al coniuge collocatario dei figli sarà compito di quest'ultimo effettuare le volture a suo nome di tutte le utenze e nell'ipotesi di riparazioni urgenti può anticipare le spese, senza chiedere l'autorizzazione, chiedendo poi il rimborso al coniuge proprietario dell'immobile.
Nella vicenda in questione Il caso una moglie si era vista costretta a depositare 
un ricorso ex art. 700 c.p.c. perché sia il marito che il suocero, proprietario dell'appartamento, avevano tagliato i cavi elettrici lasciando la casa priva di elettricità e di riscaldamento, tutto questo per costringere la moglie a lasciare la casa assegnatale dal giudice.
La donna aveva poi chiamato dei tecnici per ripristinare l'elettricità ma sia il coniuge che il suocero sostenevano che la stessa non poteva effettuare le riparazioni perché non intestataria dell'utenza e non proprietaria dell'immobile.
Tribunale di Catanzaro ordinanza del 14 luglio 2014 


17. Sentenza vintage.
Richiesta di spese straordinarie.
Questa sentenza "vintage" emessa nel lontano 2010 dal Tribunale di Bologna ricorda che il decreto di omologa in cui le spese straordinarie siano state indicate in modo generico non può considerarsi titolo esecutivo per richiedere il pagamento delle suddette spese.
Logico corollario e' che deve considerarsi nullo il precetto notificato dal coniuge all'altro per ottenere il rimborso delle spese straordinarie anticipate.
Va però rilevato che in sede di opposizione al precetto, deve ritenersi ammissibile la domanda riconvenzionale spiegata dal coniuge convenuto per ottenere la condanna del coniuge opponente al rimborso di tutte quelle spese straordinarie che sono state anticipate dal coniuge collocatario dei figli.
Per completezza di ragionamento va ricordato che: il decreto di omologazione ha efficacia di titolo esecutivo che ha efficacia di titolo esecutivo e deve essere annotato in calce all'atto di matrimonio dall'ufficiale di stato civile.
Può accadere però che gli accordi presi dai coniugi non siano conformi alle norme del codice e agli interessi dei figli, in questi casi il giudice indicherà ai coniugi le modifiche da apportare e se le stesse non vengono accettate il giudice può disporre il rifiuto dell'omologazione.
Tribunale di Bologna dispositivo del 18 marzo 2010


18. Tribunale di Milano: responsabilità processuale aggravata.
Fare l'avvocato non è mai stato un lavoro semplice ma negli ultimi tempi le nostre difficoltà sono aumentate per via di riforme  e cambiamenti vari.
Tra i cambiamenti di maggior rilievo c'è quello del PCT .
Il Processo civile telematico consiste in tutta una serie  di attività tipicamente processuali finora realizzate in forma cartacea, destinate a compiersi in via telematica.
Per poter fare ciò e' necessario avere alcuni strumenti informatici per poter consultare on-line il fascicolo processuale, per poter eseguire le attività di comunicazione telematica con gli uffici giudiziari e per effettuare il pagamento telematico di contributo unificato.
Quindi il nostro lavoro più che semplificarsi si è notevolmente complicato e la commissione di errori può costare molto cara.
E' quello che è accaduto ad un collega del foro di Milano che per aver depositato una memoria solo via PEC, senza depositare una copia di cortesia, per il giudice, in via cartacea, ha visto infliggere al suo cliente una condanna pari ad euro 5.000, 00 a titolo di responsabilità aggravata.
Tutto questo e' accaduto perché tra il Tribunale di Milano e il Consiglio dell'Ordine di Milano c'è stato un protocollo d'intesa che prevedeva per i difensori la consegna in cancelleria in forma cartacea delle memorie di cui agli art. 183 comma 6 c.p.c. e 190 c.p.c. .
La consegna di queste copie doveva avvenire entro i due giorni successivi la scadenza dell'ultimo termine delle memorie di cui all'art. 183 comma 6.
Queste copie in forma cartacea erano delle copie di cortesie per il giudice e il non averle prodotte ha comportato una condanna pecuniaria per responsabilità aggravata perché rende “più gravoso per il collegio esaminare le difese”.
Tribunale di Milano decreto n. 534 del 15 gennaio 2015


19. Violenza sessuale su minore.
Risponde del reato di "atti sessuali con minore " (art. 609 quater c.p.) non solo chi compie l'atto nei confronti della vittima ma anche chi pur potendo agire per impedire l'evento non fa nulla assumendo un ruolo passivo.
Nel caso di specie una madre e' stata condannata per il reato di cui sopra per non aver impedito che la figlia avesse rapporti sessuali con un uomo più grande.
La difesa della donna aveva sostenuto che l'atteggiamento della donna doveva leggersi come mera negligenza e superficialità mentre non ci sarebbe stato il dolo.
La Corte di Cassazione ha invece ricordato che nella condotta di omesso impedimento di reiterate condotte di abuso sessuale può ravvisarsi il solo dolo eventuale, a condizione che: "sussista, e sia percepibile dal soggetto, la presenza di segnali perspicui e peculiari dell'evento illecito caratterizzati da un elevato grado di anormalità."
Corte di Cassazione sentenza n. 6844 del 17 febbraio 2015


20. Convocazione dell'assemblea via PEC.
Davvero interessante e'questo provvedimento emesso dal Tribunale di Genova.
Nella vicenda in questione il Tribunale ha annullato, su richiesta di due condomini, una delibera assembleare perché l'assemblea era stata convocata via e-mail.
La convocazione dell'assemblea può avvenire solo attraverso PEC mentre ai sensi dell'art. 66 disp.att..c.c. non è consentita via e-mail.
Quindi l'amministratore per convocare l'assemblea può farlo via PEC ma deve accertarsi che tutti i destinatari abbiano una casella PEC diversamente deve organizzarsi diversamente .
Tribunale di Genova sentenza n. 3350 del 23 ottobre 2014


21. Il datore di lavoro può installare delle telecamere sul luogo di lavoro?
In merito e' opportuno fare alcune puntualizzazioni.
L'art.4 dello Statuto dei lavoratori prevede che il datore di lavoro, senza che vi sia un previo accordo con i sindacati o l'ispettorato del lavoro, non può effettuare dei controlli a distanza dei dipendenti  per verificarne il rendimento dei lavoratori.
I controlli videosorvegliati sono invece ammessi per evitare che vengano commesse condotte illecite, come i furti, da parte dei dipendenti e in questi casi non vi è alcuna violazione della privacy.
A ricordarlo e' proprio una sentenza della Cassazione di qualche giorno fa.
Corte di Cassazione sentenza n. 3122 del 17 febbraio 2015


22. Passaggio dal riscaldamento centralizzato a quello autonomo.
In molti condomini il riscaldamento e' di tipo centralizzato ma con una convocazione dell'assemblea condominiale si può decidere di trasformare il riscaldamento da centralizzato ad autonomo.
Attenzione però per poterlo fare e' necessario che l'assemblea raggiunga l'unanimita' mentre non è sufficiente la sola maggioranza qualificata.
Se quindi il passaggio da riscaldamento centralizzato ad autonomo viene deliberato con una maggioranza qualificata la delibera deve ritenersi nulla.
Quindi in questa ipotesi tutti i condomini che sono contrari alla dismissione dell'impianto centrale, dovendo subire spese non volute, hanno diritto al risarcimento dei danni derivanti dalla soppressione del servizio comune che li ha privati dell'uso dell'impianto di riscaldamento. 
Corte di Cassazione sentenza  n. 862 del 2015 


23. Sentenza vintage -anno 2012-
Pignoramento mobiliare.
Con questa sentenza vintage la Cassazione ricorda che il pignoramento mobiliare non può avvenire se la residenza del debitore e' fissata nella casa dei genitori o di altri familiari.
Dunque, tutti i beni mobili che si trovano all'interno di una abitazione appartengono al proprietario dell'immobile; logica conseguenza e' che in tutte queste circostanze l'ufficiale giudiziario dopo aver preso contezza di ciò deve astenersi dall'eseguire il pignoramento.
L'attività dell'ufficiale giudiziario ha natura esecutiva mentre lo stesso non può fare valutazioni giuridiche circa la proprietà dei beni da pignorare.
Nell'ipotesi in cui il pignoramento mobiliare venga fatto comunque, i terzi proprietari dei beni possono azionare l'opposizione di terzo all'esecuzione. 
Corte di Cassazione sentenza n. 23625 del 20 dicembre 2012.


24. Notifiche.
Con questa pronuncia di qualche giorno fa la Cassazione puntualizza che: nell'ipotesi in cui vi sia discordanza tra ciò che è indicato nell'originale della relata di notifica e ciò che  è indicato sulla copia, ciò che fa fede e' la copia.
Può accadere che l'ufficiale giudiziario nell'originale del plico dica di aver consegnato l'atto nelle mani di Tizio mentre sulla copia dichiara di averlo consegnato a Caio.
Questa sentenza riprende un orientamento precedente secondo cui se c'è discordanza tra l' originale e la copia della relata di notifica prevale ciò che è stato dichiarato sulla copia notificata.
Il notificante può dimostrare il contrario, cioè che il dato certo e' quello che risulta sull'originale e non sulla copia notificata, potendo agire con la querela di falso.
Corte di Cassazione n. 3274 del 18 febbraio 2015


25. Imbrattamento di un muro.
Come dice un vecchio adagio: il cane e' il migliore amico dell'uomo.
Decidere di prendere un cane e' sicuramente un gesto di grande sensibilità ma questo comporta anche delle responsabilità.
Ciò significa che quando si porta in giro il cane bisogna non solo assicurarlo ad un guinzaglio o munirlo di museruola, per evitare danni a terzi, ma vanno evitate tutte quelle situazioni che possano creare disagio altrui.
Così tutte le volte in cui  l'animale domestico sporca muri, edifici o beni mobili altrui facendo i propri bisogni, sarà necessario attivarsi per eliminare gli escrementi diversamente il proprietario può rispondere per il reato di imbratta mento dei muri.
Dunque per evitare ogni responsabilità il proprietario dovrà munirsi ad esempio di bottigliette d'acqua o altri rimedi per ripulire le parti sporcate dagli escrementi del cane.
Corte di Cassazione sentenza n. 7082 del 18 febbraio 2015


26. Assegno di mantenimento alla ex moglie.
In questa storia giudiziaria la ex moglie aveva ottenuto sia in primo che in secondo grado il riconoscimento dell'addebito a carico del marito e un assegno di mantenimento in suo favore pari ad euro 600.
Va precisato che gli ex coniugi avevano posizioni reddituali analoghe ma l'ex marito svolgendo la professione di medico aveva prospettive lavorative propizie.
La Corte di Appello aveva infatti presunto un progressivo rafforzamento della professione del medico sulla base di alcuni dati certi, come il numero dei clienti, il numero di altri studi dove prestava la propria attività ma aveva anche una serie di contatti in ambito universitario.
Quindi in questa ipotesi nonostante ci fosse una posizione reddituale analoga la corresponsione dell'assegno in favore della ex e' stata calcolata sulla base delle grandi potenzialità economiche sottese alla professione di medico.
Corte di Cassazione ordinanza n. 2961 del 13 febbraio 2015


27. Tribunale di Lecce: maltrattamento di animali durante una festa patronale.
Ancora una volta torna a scrivere su un provvedimento interessante emesso dal Tribunale di Lecce.
Il Tribunale salentino, nella persona del dott. Domenico Greco, ha affrontato una storia giudiziaria avente ad oggetto il sentimento verso gli animali in particolar modo il loro maltrattamento avvenuto in occasione di una festa di paese.
Chiamati a rispondere del reato di cui all'art 544 ter, primo ed ultimo comma, c.p. erano due persone che durante i festeggiamenti dell'Immacolata avevano organizzato una corsa di asini; durante la corsa era stato previsto che i fantini rompessero delle pentole di terracotta con all'interno dei piccioni vivi.
Tribunale di Lecce sentenza n. 778 del 7 gennaio 2015 


28. Furto.
Nell'ipotesi in cui il ladro, per introdursi all'interno di un esercizio commerciale, forzi una porta d'ingresso già danneggiata non può escludersi l'aggravante; la ragione di ciò sta nel fatto che la porta anche se danneggiata ha sempre lo scopo di difendere la proprietà privata.
Va precisato che l'aggravante della violenza sulle cose si ha tutte le volte in cui l'agente usi, per commettere il fatto, energia fisica provocando la rottura o il danneggiamento della cosa determinandone  il mutamento di destinazione.
Corte di Cassazione sentenza n. 6762 del 16 febbraio 2015


Forse a molti sarà sfuggita questa notizia ma nel mese di ottobre il Dipartimento per gli Affari di Giustizia del Ministero ha emesso una circolare con cui ha fatto una precisazione in materia di gratuito patrocinio.
In altri termini e' stato chiarito che, così come già accade per il processo penale, anche per le procedure civili, la decorrenza degli effetti dell'ammissione al beneficio deve considerarsi dal momento del deposito della domanda, presso il competente Consiglio dell'Ordine, e non dalla relativa delibera di ammissione.
Circolare Dipartimento per gli Affari di Giustizia del Ministero del 15 ottobre 2014


30. La separazione non può essere addebitata al marito se, dopo la nascita del figlio, cessa di avere rapporti sessuali con la moglie e di conseguenza instaura una relazione extraconiugale con un'altra donna.
Il tradimento non è stato il motivo del fallimento matrimoniale, il ménage familiare si era già dissolto e la convivenza era diventata insostenibile.
Corte di Cassazione Civile ordinanza n. 2539 del 5 Febbraio 2014


31. Il dipendente che non emette lo scontrino può essere licenziato.
Deve considerarsi legittimo il licenziamento del dipendente che non batte lo scontrino e che si impossessa del danaro consegnato dai clienti dopo la vendita dei prodotti.
In questa storia ad essere stata licenziata era una cassiera che non aveva emesso numerosi scontrini e si era intascata il danaro dei prodotti venduti; la condotta illecita della dipendente era emersa sia da documentazione inoppugnabile che dalle testimonianze rese dai dipendenti ma anche dai riscontri di cassa effettuati al termine della giornata lavorativa 
Corte di Cassazione sentenza n. 16929 dell'8 luglio 2013


32. Ricusazione del giudice.
Preliminarmente va precisato che la ricusazione di un giudice e' quell'istituto processuale che consente alle parti di poter chiedere che il processo venga assegnato ad altro giudice. I motivi per chiedere la ricusazione sono diversi e la ricusazione può essere chiesta sia per il giudice relatore che per l'intero collegio.
La ricusazione può essere chiesta: se il giudice ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un difensore è debitore o creditore di lui, del coniuge o dei figli; se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull'oggetto del procedimento, fuori dell'esercizio delle funzioni giudiziarie o nell'esercizio delle funzioni; se prima che sia pronunciata sentenza ha manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell'imputazione. 
Con questa pronuncia la Cassazione precisa però che la ricusazione può essere chiesta in tutte le ipotesi previste per legge mentre non può avanzarsi una richiesta di ricusazione se il giudice in passato ha preso altre decisioni sfavorevoli nei confronti della parte ricorrente.
Dunque, anche se in passato il giudice ha emesso provvedimenti sfavorevoli resi in procedimenti separati o connessi in danno della medesima parte, anche se le decisioni possono ritenersi erronee, non può chiedersi la ricusazione se non venga provata l'esistenza di ragioni di rancore o di avversione diverse ed esterne alla causa.
 Corte di Cassazione ordinanza n. 24934 del 24 Novembre 2014. 


33. Ingiuria.
Spesso quando si è arrabbiati ci si lascia sfuggire "parole grosse" che possono determinare conseguenze penali.
Ci sono però delle ipotesi in cui, espressioni che potrebbero tranquillamente configurare il reato di ingiuria perdono la valenza offensiva in base al contesto in cui vengono pronunciate.
Va ricordato, infatti che la Cassazione, con una pronuncia di qualche tempo fa ha ritenuto che la frase: "lei stia zitto...la smetta di rompere i c......"rivolta da un collega ad un altro collega, durante una discussione animata in ambito lavorativo, non può configurare il reato di ingiuria.
La valenza offensiva della frase e' stata grandemente scemata perché pronunciata in un contesto già polemico e di discussione.
Corte di Cassazione sentenza n. 51093 del 2014


34. Si può andare in giro armati di una accetta?
Davvero singolare e' la storia giudiziaria finita sotto la lente di ingrandimento della Cassazione.
Nella vicenda in questione un uomo esasperato dal rumore fastidioso e persistente che proveniva da un camion frigo, usciva dalla propria abitazione e armato di una accetta recideva il cavo di alimentazione del mezzo. 
I giudici con l'ermellino hanno però assolto l'uomo ritenendo l'uomo non colpevole di porto abusivo di strumento atto ad offendere. 
L'arma usata dall'uomo per tagliare i cavi e' stato considerato un arnese di comune utilizzo specie nelle zone montane e proprio in considerazione della natura dello strumento la Cassazione ha ritenuto di annullare  ogni contestazione nei confronti dell'uomo.
Corte di Cassazione sentenza n. 6261 del 12 febbraio 2015

35. Tribunale di Brescia: l'acquisto di un immobile durante un periodo di convivenza.
Davvero interessante e' questo provvedimento emesso dal Tribunale di Brescia, nella persona della dott.ssa Maria Teresa Canzi; oggetto della controversia e' la richiesta, da parte dell'ex convivente, della restituzione delle somme pagate, in qualità di fideiussore,  per il mutuo contratto dalla sua compagna.
L'attore dichiarava che la sua compagna acquistava un immobile anche se all'epoca dell'acquisto risultava disoccupata. L'attore essendo un cittadino iraniano, non poteva essere l'intestatario dell'immobile così la coppia decideva di comune accordo di intestare fiduciariamente l'immobile alla donna.
Alla fine della relazione però la donna vendeva l'immobile senza corrispondere alcuna somma all'ex convivente.
In sede di giudizio l'uomo chiedeva la restituzione della somma pagata alla banca e in subordine chiedeva che fosse accertata l'intestazione solo fiduciaria alla compagna.
La donna costituitasi in giudizio sosteneva invece che  l'acquisto dell'immobile era avvenuto versando una somma di circa 43.382, 37 euro; subito dopo aveva acceso un mutuo per l'importo di 180 milioni di vecchie lire per avere liquidità dopo l'acquisto del bene.
Dopo l'acquisto dell'immobile l'attore si trasferiva nell'immobile della compagna dando vita ad una convivenza more uxorio; l'uomo era un medico ed avendo un certo reddito si impegnava a corrispondere mensilmente un importo pari alla rata del mutuo fondiario costituendosi anche fideiussore.
Va precisato inoltre che la donna lo aveva aiutato nello svolgimento dell'attività medica perché per due anni le aveva fatto da autista perché in questo periodo era rimasto invalido.
Il giudice investito della questione ha sostenuto che la domanda dell'attore, circa la restituzione delle somme versate alla banca a titolo di fideiussore, andava rigettata perché l'uomo aveva corrisposto le somme non come fideiussore(che in genere agisce nel caso di inadempimento del debitore) ma l'attore doveva considerarsi debitore principale perché fin da subito e in modo diretto aveva accettato l'addebito sul suo conto corrente.
Quindi in considerazione di ciò, tenendo conto della convivenza more uxorio,  il pagamento diretto della rata di mutuo era un modo per distribuire tra i conviventi i costi della vita condotta insieme.
Così come accade per i coniugi, per analogia anche ai conviventi va applicata la ratio  dell'art. 143 c.c. che stabilisce i pari doveri e diritti in capo ai coniugi; diversamente ci sarebbe un diverso trattamento tra chi si sposa e chi decide di non riconoscere la relazione davanti allo stato e alla legge.
Infine il giudice ha rigettato le reciproche domande formulate ed ha compensato le spese.
Tribunale di Brescia sentenza del 10 ottobre 2014
(mio progetto "tour turistico del diritto": Lo scopo del progetto e' quello di far conoscere i vari provvedimenti d'Italia, proprio quelli che passano dalle nostre mani, che diversamente rimarrebbero ignoti.Inoltre il progetto si prefigge anche lo scopo di facilitare il canale delle domiciliazioni e di creare delle belle amicizie tra colleghi.
Questo provvedimento mi è stato segnalato dal collega Andrea Barbieri di Brescia, chi fosse interessato ad avere il provvedimento per esteso può contattare direttamente il collega al suo in indirizzo e-mail: andry.barbieri@libero.it.)


36. Si può dire: avvocato, lei è fuori di testa?
La vita di un avvocato non è certo facile e spesso a complicarla sono proprio le persone con le quali ci rapportiamo; siamo spesso facile bersaglio di pregiudizi e critiche velenose ma per fortuna sappiamo difenderci.
Può poi capitare di ricevere delle vere e proprie offese ma in alcuni casi queste offese possono perdere la loro valenza offensiva.
Ad esempio con una pronuncia dello scorso anno la Cassazione ha ritenuto che non si configurasse il reato di ingiuria nella suddetta frase: "avvocato lei e' un fuori di testa".
La frase e' indubbiamente poco elegante ma era stata pronunciata in un contesto di scambio di opinioni quindi non aveva leso l'onore e il decoro dell'avvocato.
Quindi per principio ormai consolidato le espressioni offensive perdono valenza ingiuriosa se pronunciate all'interno di un dialogo animato.
Corte di Cassazione sentenza n. 7594 del 18 febbraio 2014


37. Sospensione dall'esercizio della professione forense.
Con questa pronuncia la Cassazione ricorda che: se un avvocato e' sottoposto ad un procedimento penale non sempre deve seguire la sospensione cautelare dall'esercizio della professione.
In buona sostanza il provvedimento disciplinare della sospensione deve ritenersi legittimo solo quando lo "strepitus fori" cioè il clamore, l'allarme suscitato dalle imputazioni penali abbia il carattere della concretezza e dell'attualità .
Quindi la vicenda penale in cui rimanga coinvolto il professionista non deve essere circoscritta al solo ambiente professionale ma deve aver avuto una risonanza maggiore sull'opinione pubblica e sulla collettività .
Il caso tipico e' quando la vicenda giudiziaria del professionista finisca sui giornali, ecco in queste ipotesi deve ritenersi legittima l'applicazione del provvedimento disciplinare di sospensione.
Corte di Cassazione sentenza n. 3184 del 18 febbraio 2015


38. Delitto di fuga art. 189 comma 6 Cds.
Quando si è alla guida della propria autovettura bisogna sempre prestare molta attenzione per evitare di causare incidenti.
Può poi accadere di far cadere un pedone con la propria autovettura nonostante non ci sia stato alcun impatto con lo stesso; bene, anche in questi casi l'automobilista non deve semplicemente rallentare la velocità per accertarsi dell'accaduto ma deve sempre fermarsi per sincerarsi delle condizioni del pedone e fornire le proprie ragioni sull'accaduto.
Se invece l'automobilista affronta l'accaduto in maniera superficiale, cioè senza fermarsi,  può rispondere del reato di fuga di cui all'art.189 comma 6 Cds.
Corte di Cassazione sentenza n. 243 del 28 luglio 2014


39. Tribunale di Milano: no all'amministrazione di sostegno per chi è ricoverato in una clinica.
Il Tribunale di Milano con un decreto dell'anno scorso ha chiarito che non è necessaria la nomina di un amministratore di sostegno per un paziente ricoverato in una casa di cura.
In questa ipotesi, infatti, della persona debole si occuperà un operatore professionale in forza di un contratto oneroso.
La richiesta di ADS era stata avanzata dalla moglie sulla base della presunta prodigalità del soggetto; la donna aveva poi dichiarato che in considerazione della contrarietà del marito voleva rinunciare al ricorso.
Il tribunale aveva però chiarito che il ricorso non è rinunciabile; in merito alla prodigalità la stessa non era stata provata anzi quasi tutta la pensione dell'uomo, di circa 4000 euro, veniva utilizzata per pagare la Casa di Cura. 
In definitiva va puntualizzato che la nomina di un amministratore di sostegno va valutata caso per caso ad esempio sarà  necessaria non solo in caso di incapacità della persona ma anche se vi sia un ingente patrimonio la cui gestione risulta complessa.
Se invece non ci sono conflitti circa il perseguimento degli esclusivi interessi del soggetto debole e' sufficiente la protezione del contesto familiare e sociale.
Tribunale di Milano decreto del 3 novembre 2014


40. Sentenza vintage.
Questa sentenza vintage, risalente all'anno 2010, ricorda che nel caso di regime di separazione dei beni, tutte le volte in cui i coniugi non riescano a dimostrare la proprietà esclusiva di un bene, deve presumersi una comproprietà tra i coniugi dei beni mobili ed immobili, di conseguenza i beni saranno divisi pro quota.
Nella vicenda in oggetto il marito aveva chiesto di essere riammesso nelle proprietà della totalità delle somme sborsate per l'acquisto di beni immobili intestati alla ex moglie, sostenendone il carattere fittizio.
Le doglianze del marito non hanno trovato accoglimento perché l'uomo non aveva prodotto in giudizio la controdichiarazione sottoscritta dalle parti con riferimento all'effettivo soggetto acquirente di tali beni.
Corte di Cassazione sentenza n. 3479 del 15 febbraio 2010 


41. Risarcimento da parte degli eredi al figlio naturale non riconosciuto.
Mettere al mondo un figlio comporta delle grandi responsabilità ma non tutti i genitori sono in grado di assumersi questa responsabilità .
Così accade che ci siano figli mai riconosciuti dai loro padri naturali, padri che per una vita non si sono preoccupati di questi figli, del loro sostegno morale e della loro crescita. 
Ma se il padre naturale muore il figlio può comunque esercitare i suoi diritti cioè chiedere un risarcimento per il danno morale conseguente alla privazione affettiva subita? Certo che si e a dirlo e' una sentenza della Cassazione di qualche giorno fa che ha riconosciuto ad un figlio naturale, mai riconosciuto dal padre, e che aveva agito contro gli eredi dello stesso, cioè la moglie e la figlia legittima, ottenendo la somma di 50000, 00 euro a titolo di danno non patrimoniale subito perché 
aveva condotto la sua vita senza il sostegno morale e materiale del genitore.
Corte di Cassazione sentenza n. 3079 del 16 febbraio 2015


 
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(24/02/2015 - Briciole di diritto)
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