Cassazione: le siepi non servono a difendere la privacy. La tolleranza prolungata non autorizza a violare le distanze minime

Corte di Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n. 3232 del 18 Febbraio 2015.
Una siepe ripresa dal basso
di Licia Albertazzi - Corte di Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n. 3232 del 18 Febbraio 2015.
Quali sono le funzioni proprie delle siepi piantate a confine tra diversi possedimenti? E ancora, può la ragione di tutela della privacy, unitamente a una tolleranza prolungata, legittimare la sussistenza delle stesse a una distanza inferiore rispetto ai parametri di legge?

La Suprema corte, dopo aver interpretato la normativa di riferimento, individuando quindi la funzione propria degli alberi e delle siepi piantate a confine tra proprietà, risponde alla seconda in senso negativo, confermando l'ordine, adottato nel merito, di modificare l'assetto e la distanza degli arbusti incriminati, con relativo divieto di piantare in futuro altri alberi a distanza non consentita.

Funzione propria delle siepi, individuata dalla Cassazione attraverso l'interpretazione autentica del testo di legge, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente – il quale afferma che le stesse risponderebbero a un preminente interesse di mantenimento della privacy – fungono da protezione e da habitat per specie animali e vegetali che sarebbero al contrario minacciati dall'urbanizzazione; riparano dal vento; schermano la vista e proteggono i terreni e le scarpate dall'erosione.

Di conseguenza, “va escluso che la siepe abbia la funzione principale o essenziale di difendere la privacy delle persone che si trovano nel fondo ove è collocata la siepe stessa”. La tutela della riservatezza dei confinanti è dunque soltanto collaterale. Anche l'aspetto estetico – non direttamente curato dal legislatore nella normativa applicabile – può essere benissimo mantenuto adottando una soluzione di compromesso. E' quindi immune da vizi la motivazione della sentenza di merito impugnata, con conseguente rigetto del ricorso.

Vai al testo della sentenza 3232/2015
(25/02/2015 - Licia Albertazzi)
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