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Camorra: la genesi.

La Camorra e Cosa Nostra appartengono a fenomeni che definiamo di tipo “mafioso”, ma esse presentano notevoli differenze tra di loro.
Scrivania con penna, libri e orologio

Mafia e Sicilia sono due fenomeni indissolubilmente legati. E ancora di più mafia e Italia. Anzi mafia è la parola della lingua italiana più conosciuta e usata al mondo.

La Camorra e Cosa Nostra appartengono a fenomeni che definiamo di tipo “mafioso”, ma esse presentano notevoli differenze tra di loro.

Storicamente la camorra nasce prima della mafia e della ‘ndrangheta, appena dopo fallita la rivoluzione napoletana del 1799, in particolare tra il 1810 e il 1820. Nella famosa legge Pica del 1863 la camorra è l'unica criminalità locale espressamente citata nel titolo come forma delinquenziale da reprimere insieme al brigantaggio.

In ogni caso la parola era già ampiamente utilizzata prima del 1860, come è dimostrato dalle numerose relazioni di polizia e il famoso reclutamento dei capi – camorristi della città nella “guardia nazionale” da parte del prefetto Liborio Romano nel 1860, alla vigilia dell'ingresso di Garibaldi a Napoli, testimonia di una forza e di un'influenza della camorra già consolidatesi nei decenni precedenti l'unità d'Italia.

Nello stesso statuto della camorra (1842) si parla della “bella società riformata”, cioè di un'organizzazione delinquenziale che torna a formarsi sul modello di una precedente già esistente.

Diversi sono i significati che vengono attribuiti al termine camorra.

Nel Seicento il termine indicava una particolare stoffa, “Le facettero vedere camorra di telette di Spagna”, scrive il Basile ne “Lo cunto dei Li cunti”.

Lombroso cita un sonetto del 1712, dove il termine camorra è usato come “minuta contrattazione sui mercati”.

Con la precisione, tuttavia, il termine camorra fu usato per la prima volta in un atto pubblico nel 1735. Si tratta di una prammatica con la quale si autorizzavano a Napoli solo 8 case da gioco. “Camorra avanti palazzo” era una di queste, aperta fin dal Seicento a fianco del Maschio Angioino.

Il termine, dunque, si lega sia ad un particolare modo di vestire sia al gioco d'azzardo e al suo controllo. E' molto probabile, invero, che camorra (capo della morra) indicasse colui che controllava il popolarissimo gioco della morra e che si faceva pagare per evitare che il gioco degenerasse in rissa permanente. 

Anche se la camorra nasce prima della mafia, fin all'inizio degli anni '80 del Novecento essa è stata considerata criminalità minore. Di essa non si occupano le prime Commissioni parlamentari antimafia e alcuni magistrati napoletani contestano la possibilità di applicare ai camorristi le stesse misure repressive applicate ai mafiosi.

Ma già a partire dalla prima metà degli anni '70 la trasformazione della camorra a malavita di importanza nazionale e internazionale era compiuta. Decisivi furono due avvenimenti, ovvero: lo spostamento nella zona napoletana dell'organizzazione nazionale internazionale del contrabbando di sigarette e la contestuale presenza al soggiorno obbligato in Campania di diversi boss mafiosi di notevole peso, tra cui: Vincenzo e Tommaso Spadaro, Luciano Liggio, Antonino Camporeale o Geraldo Alberti.

Ma è con il ruolo occupato nel traffico internazionale della droga, alla metà degli anni '70, che la camorra comincia a varcare i confini campani.

Il traffico di droga specializza i delinquenti campani e dà loro una certa consistenza. Michele Zaza, i Nuvoletta di Marano e i Bardelino di S. Cipriano d'Aversa vengono addirittura affiliati a Cosa Nostra e due summit mafiosi nel 1974 e 1979  vengono ospitati a Marano, proprio nella tenuta dei Nuvoletta.

Poi arriva Raffaele Cutolo e la camorra diventa un'organizzazione criminale di massa dei giovani violenti e sbandati, quasi un credo ideologico. Cutolo inventa la NCO, attribuendo ad essa una bandiera e un credo.

Il ruolo che Cutolo svolge per la liberazione di Cirillo rappresenta la sua apoteosi ma anche l'inizio della sua sconfitta. L'insieme dei clan camorristici che si alleano contro di lui prende il nome di Nuova Famiglia. L'apporto maggiore in questa alleanza viene dai clan di provincia: Alfieri, Galasso, Fabbrocino, Bardellino, Gionta e Nuvoletta.

E proprio con la caduta del “Professore” che prende le mosse l'Allenza di Secondigliano.

Intorno al 1987 quattro clan della periferia della città, Liccardi, Contini, Bocchetti, Lo Russo e uno della provincia, i Mallardo di Giugliano, si mettono insieme.  Il loro tentativo di scalzare Luigi Giuliano e unificare le varie camorre fallisce.

L'Alleanza di Secondigliano, applicando la tangente sulle casse di sigarette contrabbandate, scatena la reazione dei clan di San Giovanni A Teduccio e la conseguente guerra dei clan alleati Misso, Mazzarella e Sarno.

In ultimo la faida di Scampia (2003 – 2005), provocata dalla scissione del clan Di Lauro, quel clan che controllava lo spaccio della droga in tutta la periferia occidentale di Napoli. Gli atti di efferatezza di quest'ultima guerra sono stati tali da provocare il ritorno all'attenzione nazionale e internazionale sulla camorra napoletana.

Avv. Sabrina Vitiello

svitiello84@vodafone.it

www.ilvolto.it

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Contatti: svitiello84@vodafone.it
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(17/12/2014 - Avv. Sabrina Vitiello)
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