Sondaggio: Salvini propone una flat tax al 15%. Tu cosa pensi?

Vediamo cosa è la flat tax e come funziona. Al termine dell'articolo il sondaggio
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La flat tax è da tempo il cavallo di battaglia della Lega Nord. Già utilizzata come argomento base per le recenti regionali in Emilia Romagna e riproposta a settembre con un'aliquota del 20% da realizzare “in 15 giorni e non nei mille di Renzi”, il suo principale sostenitore, Matteo Salvini ha rilanciato l'idea della flat tax, con un'aliquota secca al 15%, in un incontro con la stampa estera, anticipando il lancio ufficiale della proposta del Carroccio nel convegno del prossimo 13 dicembre a Milano.

A detta del segretario federale, quello della flat tax è un “sistema difficilmente corruttibile”, oltre che una “battaglia seria e concreta”. In sostanza, un vero viatico per il rilancio dell'economia e contro la corruzione che, secondo Salvini, non poteva che essere portato avanti dalla Lega, visto che “è un movimento un po' matto, folle e coraggioso e che nei momenti di crisi sono i matti a cambiare la storia”. Ma, la Lega non ha inventato nulla, ha chiarito lo stesso Salvini, solo “copiato – un'idea – che funziona in quaranta Paesi”. E, di fatto, il sistema della flat tax è stato teorizzato molti anni prima della nascita dello stesso Salvini, oltre mezzo secolo fa.

Cos'è la flat tax e come funziona

Teorizzata nel 1956 dall'economista statunitense Milton Friedman, la flat tax (in italiano letteralmente “tassa piatta”) è un modello fiscale basato su un'aliquota non progressiva, costante e valida per tutti, salvo la sua associazione con detrazioni e deduzioni che determinerebbe la crescita dell'aliquota media pur restando costante quella legale.

In genere, il sistema della flat tax si applica alle imposte sul reddito familiare ma può essere riferito anche ai profitti delle imprese tassati, appunto, con aliquota fissa.

L'ipotesi di una tassazione unica, com'è evidente, tende ad avvantaggiare i redditi medio alti, soggetti generalmente alle aliquote massime di imposta, andando a discapito dei redditi bassi o medio bassi.

È per questo motivo che, in alcuni casi, i sistemi di flat tax vengono abbinati alla c.d. “no tax area”, ovvero all'esonero totale della tassazione per determinate fasce di reddito (con tetti inferiori a quelli stabiliti per legge), realizzando così una “progressività per deduzione” anziché per aliquote o scaglioni.

L'applicazione della flat tax negli altri Paesi

Fatta eccezione per alcuni Stati americani (tra cui Illinois e Massachusetts) che hanno adottato un'aliquota unica su redditi delle persone, la flat tax trova scarsa applicazione nelle economie capitalistiche avanzate dove, in genere, i modelli fiscali si ispirano al sistema progressivo, variabile, cioè, in modo proporzionale, col variare del reddito.

Il sistema della flat tax trova, invece, la sua massima espressione nei Paesi europei dell'est dove è stato introdotto al fine di stimolare la crescita delle economie in via di sviluppo.

Tra i primi ad adottare la flat tax negli anni ‘90, sono stati i Paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) con aliquote che si aggirano tra il 24% e il 33%; poi è stato il turno della Russia (13%), dell'Ucraina (15%) e della Slovacchia che, dopo aver ottenuto risultati apprezzabili sia in termini di crescita economica che di riduzione della disoccupazione, l'ha abolita nel 2013. Negli anni successivi, anche la Romania, la Macedonia, l'Albania e la Bulgaria hanno intrapreso la strada della flat tax, con aliquote oscillanti tra il 10% e il 16%, nonché la Repubblica Ceca con una tassazione al 23%.

Negli stati Uniti, invece, pur caldeggiata dai gruppi conservatori, sin dai tempi della presidenza di George W. Bush non si è mai arrivati ad una flat tax federale, optando per la conservazione del sistema fiscale progressivo.

 

L'applicazione della flat tax in Italia

Caldeggiata da diversi esponenti politici (oltre Salvini, anche Silvio Berlusconi e tempo addietro Marco Pannella) e da alcuni settori di Confindustria, l'applicazione della flat tax in Italia potrebbe incorrere prima di tutto in un'impasse costituzionale, visto che l'art. 53 della Costituzione impone che il sistema tributario sia “informato a criteri di progressività” in ragione della capacità contributiva dei cittadini (sebbene, limitatamente alle imprese, l'Ires, l'imposta sul reddito delle società, preveda una sola aliquota pari al 27,5% degli utili).

Inoltre, c'è da considerare che gli effetti “benefici” della flat tax (effetti positivi della c.d. Curva di Laffer) potranno vedersi solo nel lungo periodo, mentre nel breve periodo, l'applicazione della flat tax determinerebbe un minore gettito fiscale e, dunque, minori entrate che porterebbero di conseguenza al taglio della spesa pubblica per far quadrare il bilancio.

E voi siete favorevoli o contrari alla introduzione di una flat tax? Rispondete al sondaggio o lasciate un commento

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(11/12/2014 - Marina Crisafi)
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