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In aumento il numero di avvocati sospesi per il mancato versamento della quota d'iscrizione all'ordine - Segno della crisi?

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Di Laura Tirloni - La crisi colpisce la categoria degli avvocati. Solo a Milano, sono 53 quelli sospesi, per la maggior parte civilisti, in base a una legge che ormai risale al 1949, per non aver pagato l'iscrizione annuale all'albo.

In tutti questi casi, secondo quanto previsto dall'Ordine, basterebbe effettuare un versamento di 251 euro per ogni anno di iscrizione saltato, per poter regolarizzare la propria posizione. Ma in tempo di crisi, la recessione si fa sentire, e non solo per gli operai, ma anche per la categoria dei liberi professionisti.

Fino a non molto tempo fa, i sospesi per il mancato versamento della quota annuale di iscrizione all'ordine erano casi rari ed isolati. Ora, al contrario, ci sono avvocati che, al di là della semplice dimenticanza, non fanno fronte al proprio onere perché si ritrovano in serie difficoltà a versare la quota richiesta.

In queste circostanze, viene seguito un iter ben preciso: nel caso di un mancato pagamento per una semplice svista, dopo alcuni mesi di ritardo, l'Ordine invia all'interessato una raccomandata in cui comunica che se entro 30 giorni non verrà effettuato il versamento relativo all'iscrizione all'albo, in quel caso scatterà la sospensione automatica. Questa comporta che fino a quando l'avvocato non verserà alla cassa i 251 euro previsti, la sua professione verrà congelata e quindi egli non potrà firmare alcun atto (pena la sua decadenza) o seguire alcuna udienza.

Su 20 mila professionisti iscritti all'ordine degli avvocati a Milano, la sospensione di una cinquantina di questi potrebbe apparire un dato di scarso rilievo, se tuttavia non si considera che fino a pochi mesi fa queste sospensioni erano un'eventualità decisamente più rara.

Oggi questi provvedimenti sembrano rispecchiare l'andamento della professione avvocatizia in tempo di crisi, dove un crescente numero di professionisti si ritrova senza lavoro o in difficoltà economica, a fronte di ancora tantissimi giovani che scelgono, per genuino interesse e passione, la facoltà di giurisprudenza e poi la carriera di avvocato.

Giovani spesso motivati e preparati, che tuttavia possono non essere sufficientemente consapevoli e pronti ad affrontare una professione che sta diventando sempre più difficile e dura.


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(05/01/2015 - Laura Tirloni)
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