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Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso presentato dalla Regione Friuli Venezia Giulia contro la sentenza del TAR di Trieste che congelava il voto del 26 ottobre per la trasformazione della Provincia di Pordenone in ente di secondo grado.

Accolto l'appello cautelare della Regione Friuli Venezia Giulia contro l'ordinanza n. 495/2014
consiglio di stato
Prof. Luigino Sergio 

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso presentato dalla Regione Friuli Venezia Giulia contro la sentenza del TAR di Trieste che congelava il voto del 26 ottobre per la trasformazione della Provincia di Pordenone in ente di secondo grado.

Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello cautelare della Regione Friuli Venezia Giulia contro l'ordinanza n. 495/2014, con la quale il Tribunale amministrativo regionale, su istanza del Presidente in proroga della Provincia di Pordenone, aveva sospeso le elezioni provinciali previste per il prossimo 26 ottobre 2014 e aveva trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale perché era stata ritenuta rilevante e non manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2, 3, 4, 5, 12, 16, 33 e 35 della legge regionale n. 2/2014, con la quale la Regione Friuli Venezia Giulia ha stabilito un nuovo sistema di elezione degli organi provinciali.

La legittimazione della Regione alla proposizione del gravame trova fondamento nell'interesse al corretto assetto istituzionale e funzionale del riformato sistema delle autonomie locali.
Ad avviso dei giudici del Consiglio di Stato «la pendenza di un giudizio di costituzionalità, a seguito dell'adozione di un'ordinanza di rimessione nell'ambito dell'incidente cautelare di prime cure, non priva il Consiglio di Stato della potestas iudicandi relativa all'appello cautelare, in coerenza con i principi costituzionali di pienezza ed effettività della tutela giurisdizionale, secondo un sistema imperniato sul doppio grado di giurisdizione di cui all'articolo 125 Cost. (cfr. Cons. Stato, sez. IV, Ordinanza 10 ottobre 1995, n. 1395)».

Ad avviso degli ermellini «ferma restando la competenza della Corte Costituzionale al riguardo, non è condivisibile l'assunto secondo cui l'accoglimento dell'appello cautelare inciderebbe negativamente sulla rilevanza della questione di costituzionalità sollevata dal Giudice di prima istanza, in quanto la rilevanza va verificata nello stato in cui si trova il giudizio al momento della rimessione (cfr., ex multis, Corte Costituzionale sentenza 26 febbraio 2010, n. 69, secondo cui il requisito della rilevanza riguarda solo il momento genetico in cui il dubbio di costituzionalità viene sollevato, e non anche il lasso temporale successivo alla proposizione dell'incidente di costituzionalità, sicché i fatti sopravvenuti non sono in grado di influire sul giudizio costituzionale; vedi anche sentt. n. 288 del 2007, n. 442 del 2008 e ord. n. 110 del 2000)».

Secondo i giudici del Consiglio di Stato l'appello è fondato «sulla base dell'interesse pubblico, fatto valere dalla Regione appellante, al sollecito ripristino della piena funzionalità delle amministrazioni provinciali scadute che risulta poziore rispetto all'interesse del ricorrente in primo grado all'esercizio dell'elettorato attivo e passivo, ma anche in base ad una valutazione comparativa degli interessi dalla quale si ricava che la volontà legislativa di garantire la celebrazione delle elezioni in una domenica compresa tra il primo ottobre e il trenta novembre» (art. 14 della legge regionale n. 2/2014) verrebbe irreversibilmente frustrata dall'attuazione della misura cautelare oggetto di impugnazione, a differenza del diritto di elettorato attivo e passivo che sostiene l'iniziativa del ricorrente originario che è esercitabile anche in caso di celebrazione di nuove elezioni all'esito del giudizio di merito e che non subisce, invece, una lesione irreversibile dalla negazione della misura cautelare. 

Quanto sopra considerato «evidenzia che l'accoglimento dell'istanza cautelare, privando il decreto di indizione della tornata elettorale dell'unico effetto dispositivo attuativo della volontà legislativa, quello relativo alla fissazione della data delle elezioni, si traduce in una definitiva e integrale vanificazione erga omnes degli effetti della legge e del provvedimento attuativo, che travalica i confini, propri della tutela interinale, di una sterilizzazione temporanea ed incidentale degli effetti lesivi per il singolo ricorrente (cfr. sull'inammissibilità di una disapplicazione, da parte del giudice amministrativo, di un atto avente forza di legge in un sistema caratterizzato dal controllo accentrato della Corte Costituzionale, Cons. Stato, Ad Plen., Ord. 20 dicembre 1999, n. 2; Cons. Giust. Amm. 13 giugno 2001, n. 458; Cons. Stato, sez. VI, Ord. 7 maggio 2002, n. 1719)».

Tutto ciò detto ad avviso del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) «l'ordinanza cautelare impugnata deve essere riformata, con conseguente reiezione dell'istanza cautelare originaria, in ragione del difetto del periculum in mora e dell'esorbitanza rispetto ai limiti propri della tutela cautelare»; l'appello (Ricorso numero 8330/2014) è accolto e per l'effetto, in riforma dell'ordinanza impugnata è respintae l'istanza cautelare proposta in primo grado.

Allo stato dei fatti domenica 26 ottobre 2014 le elezioni per il rinnovo degli organi della “nuova” Provincia, con il sistema del voto ponderato espresso dai Sindaci e dal Consiglieri comunali si terranno.
Pende però su questa vicenda la spada di Damocle della Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sulla costituzionalità di alcuni articoli della legge regionale del Friuli n. 2/2014, con possibili riflessi anche sulla complessiva vicenda del sistema provinciale delineato con la legge n. 56/2014, c.d. Delrio, che ha trasformato le Province in enti di area vasta e di secondo grado, privando tuttavia i cittadini della possibilità di poter scegliere direttamente gli organi politici di un ente che nonostante tutto, ad oggi, mantiene gran parte delle sue funzioni.
Prof. Luigino Sergio, già Direttore Generale della Provincia di Lecce.

Profilo e articoli del Prof. Luigino Sergio
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E-mail: luiginosergio@yahoo.it





in attesa della definizione del giudizio di costituzionalità che pende sulla legge regionale, «l'interesse pubblico al celere rinnovo delle amministrazioni provinciali scadute sia prevalente rispetto all'interesse azionato dal ricorrente ad esercitare il diritto di elettorato attivo e passivo compresso dal nuovo sistema elettorale». Il 15 ottobre scorso il Tar del Friuli Venezia Giulia aveva accolto il ricorso del presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, contro il decreto della Regione che ha autorizzato i comizi elettorali per il rinnovo dell'amministrazione provinciale e la sua trasformazione in ente di secondo grado. 
Ad avviso del Tar, la data fissata al 26 ottobre per le elezioni provinciali di Pordenone era «troppo prossima perchè il giudice delle leggi possa pronunciarsi in tempo utile». 
Per questo il Collegio aveva ritenuto, «sussistendone i presupposti di danno grave e irreparabile e di fumus, di conciliare il controllo accentrato della Corte costituzionale con le esigenze cautelari», decidendo di sospendere «interinalmente il decreto n.12/G/2014» di indizione delle elezioni provinciali «nella sola parte in cui fissa la data delle elezioni e della convocazione dei comizi elettorali per il 26 ottobre 2014». 
Il Tar si era quindi riservato di «esaminare nella sua interezza l'istanza cautelare alla luce della decisione della Corte costituzionale»; ma contro questa decisione, però, era stato immediato il ricorso al Consiglio di Stato da parte della Regione.
Infatti il Consiglio di Stato con l'ordinanza n. 4809/2014

Viene così consentito il sereno svolgimento delle programmate elezioni di secondo grado per la Provincia di Pordenone, mentre per quanto riguarda la questione di merito si resta in attesa delle decisioni della Corte Costituzionale.

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(28/10/2014 - Prof. Luigino Sergio)
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