Diritto canonico: la nullità del matrimonio concordatario

Quali sono le cause che legittimano la dichiarazione di nullità del matrimonio concordatario
nozze riparatrici
Avv. Chiara Muratori
chiaramuratori@yahoo.it

Sulla nullità del matrimonio concordatario

Al Canone 105 del vigente Codex  Juris Canonici leggiamo: “Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunione di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi ed alla procreazione ed educazione della prole, è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento tra i battezzati”.

Nonostante ciò far dichiarare nullo il matrimonio religioso celebrato secondo il rito cattolico è possibile ma i coniugi devono rivolgersi alla Sacra Rota e dimostrare l'esistenza di particolari motivi sintetizzabili in due gruppi: il "consenso difettoso", l'assenza delle formalità necessarie, la presenza di impedimenti oggettivi.
Comunemente si parla di “annullamento del matrimonio” ma si tratta di un'espressione errata perché la Chiesa non può annullare un matrimonio costituitosi validamente ed eventuali cause che hanno determinato la successiva rovina del coniugio non sono rilevanti al fine di ottenere una declaratoria di nullità. E' corretto, invece, parlare di "nullità del matrimonio" in quanto lo stesso viene dichiarato nullo ab origine a causa di vizi del consenso ovvero di cause ostative preesistenti o contestuali al momento del consenso.

Il consenso non deve essere, quindi, "difettoso" e chi si sposa deve avere una volontà libera e consapevole: libera da costrizioni, intimidazioni, soggezioni e non gravata da angustie psichiche e da ansie profonde né soggiogata da inganni, errori o condizioni. Nella stipulazione del matrimonio i due nubendi devono esprimere la loro volontà di prendersi come marito e moglie. 

Può essere però che a questa manifestazione di volontà non corrisponda una volontà interna perché uno di essi o entrambi escludono di volersi sposare od escludono alcune proprietà od elementi essenziali del matrimonio, volendo cioè dar vita sì ad un matrimonio, ma ad un matrimonio diverso da quello prospettato dal diritto canonico. In tal caso si escludono, quindi, uno o più dei principi fondamentali: il matrimonio stesso, il valore sacramentale del matrimonio, il bene reciproco dei coniugi, la indissolubilità, la fedeltà ed unità del vincolo, la prole (procreazione ed educazione).

Nel Codex del 1917, seguendo una vecchia tradizione storica, gli impedimenti erano distinti in impedimenti (che rendevano solo illecito il matrimonio come la religione mista) ed in dirimenti che  lo rendevano nullo.  

Ora solo questi ultimi sono stati conservati con la semplice denominazione di “impedimenti” senza ulteriore specificazione. Gli impedimenti matrimoniali possono, quindi, definirsi delle circostanze soggettive che limitano eccezionalmente la generale capacità a contrarre matrimonio e sono: l'impotenza, il vincolo di precedente matrimonio, il legame di sangue tra fratello e sorella o tra genitore e figlio, il matrimonio seguito ad un omicidio fatto per favorire il nuovo sposalizio.
Impedimenti dispensabili su responsabilità dell'Autorità ecclesiastica sono invece: l'età minima, la parentela non strettissima (cugini), la diversità di religione, il vincolo degli ordini sacri o del voto solenne di castità.

La forma ordinaria di celebrazione del matrimonio canonico prevede lo scambio del consenso degli sposi con l'intervento di un ministro di culto e di almeno due o più testimoni. Motivi di nullità per vizi di forma possono derivare, quindi, da carenze o da problemi relativi alle figure del ministro di culto che assiste al matrimonio, degli sposi e dei testimoni, che devono intervenire contemporaneamente e coscientemente alla cerimonia nuziale.

La sentenza di nullità matrimoniale emessa dai Tribunali della Chiesa non viene riconosciuta automaticamente dallo Stato Italiano ma, ottenuto il decreto di esecutività del Superiore organo ecclesiastico di controllo, su domanda di una o entrambe le parti se ne può richiedere il riconoscimento con un procedimento di delibazione presso la competente Corte d'Appello.

Ciò comporta che non è più necessario, dopo tre anni di separazione, eseguire la procedura per il divorzio e nel caso in cui intervenga prima che la sentenza di divorzio diventi definitiva, travolge gli effetti patrimoniali  di quest'ultima. Viene quindi meno ogni obbligo di mantenimento dell'altro coniuge mentre non vengono assolutamente pregiudicati i diritti e lo status  dei figli.

Erroneamente si ritiene che i costi del procedimento siano esorbitanti ed i tempi lunghissimi.
I tempi sono variabili a seconda delle aree d'Italia in cui viene instaurato il procedimento ma solitamente entro due anni si riesce a definire il procedimento in entrambe le due istanze. Gli onorari degli avvocati sono determinati dalla Conferenza Episcopale Italiana e variano tra un minimo di € 1.575,00 ad un massimo di € 2.992,00 oltre oneri fiscali di legge per i due gradi di giudizio. In caso di appello gli onorari variano da € 604,00 a € 1.207,00. A ciò andranno aggiunte le spese per le tasse giudiziarie stabilite in € 525,00 per la parte attrice da versare al momento dell'introduzione della causa.

Per i meno abbienti è previsto il patrocinio gratuito o semi gratuito davanti a tutti i Tribunali della Chiesa.
Avv. Chiara Muratori
e-mail chiaramuratori@yahoo.it

Vedi anche: Articoli e sentenze sulla nullità del matrimonio

(03/12/2014 - Avv. Chiara Muratori)
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