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C'è davvero libertà di stampa in Italia?

Anni fa si nutrivano grandi speranze per il nostro malconcio Paese
Anni fa si nutrivano grandi speranze per il nostro malconcio Paese in quanto sembrava ci fossero i prodromi per riuscire finalmente a portare a termine la tanto attesa riforma relativa alla libertà di stampa in Italia.

I presupposti c'erano tutti, tanto che il Parlamento aveva iniziato a lavorarci col riesame della legislazione sulla diffamazione. Oggi ad ormai un anno di distanza, la riforma sembra sia in stallo nel nostro Senato, con un progetto di legge indefinito e non ancora al passo di altri Paesi occidentali.

Il testo del progetto di questa legge, ancora una bozza, che la Commissione giustizia del Senato ha ideato presenterebbe l'eliminazione del carcere per reati d'opinione e d'informazione.

Questo potrebbe essere il passo in avanti che tanto si agognava ma, c'è come sempre un rovescio della medaglia. Come in tutte le cose che ultimamente capitano da queste parti, ad ogni passo in avanti ne corrispondono tre all'indietro.

La retrocessione infatti sta nelle multe destinate a sostituire i periodi di detenzione e l'assenza di misure deterrenti efficaci per impedire l'abuso della legge da parte dei querelanti. Ed è cosa da poco?

Anche se da qualche anno la libertà di stampa in Italia viene definita semilibera, è già dal 2008 che la Freedom House, l'organizzazione non governativa internazionale, con sede a Washington, D.C. che conduce attività di ricerca e sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche, e diritti umani, ci classifica al 65° posto quanto a libertà di stampa; anche se c'è da dire che allora, non avevamo ancora il sentore di un certo "controllo intorno al collo".

Indiscrezioni confermano che la stessa Organizzazione, nella classifica stilata per il 2014, ci ha promossi al 64° posto, giudicando l'Italia appunto sempre e comunque un paese semilibero. Quindi direi un grande balzo in avanti negli ultimi 6 anni.

L'attuale situazione normativa, che prevede il reato di diffamazione a mezzo stampa, è stata oggetto di ripetute condanne e critiche internazionali nei confronti del nostro "Bel paese", soprattutto a causa delle pene carcerarie previste per i giornalisti e per l'uso strumentale che si fa delle querele per impedire ai giornalisti di fare troppo clamore su notizie che comunque rivestono un indubbio interesse pubblico.

La situazione sembra sia destinata a peggiorare in quanto la proposta di legge sulla diffamazione a mezzo stampa non riforma in modo deciso la situazione attuale. Rappresenta dunque solo una soluzione a metà.

E' come se i nostri politici, annullando la vergogna del carcere per i reati di opinione in Italia, si siano comunque voluti cautelare di un eccessiva libertà da parte dei giornalisti proprio in un periodo storico in cui non c'è partito che si salvi dagli scandali.

Una delle cose importanti da fare però, è stata fatta. Si è evitato che un "reato di opinione" fosse perseguibile con la condanna al carcere.
La Corte di Strasburgo ha costantemente condannato l'Italia a causa delle sanzioni penali sproporzionate, emesse nei casi di diffamazione, in quanto violano il diritto alla libertà d'espressione sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani.
Nel frattempo, l'uso a scopo intimidatorio delle querele per diffamazione e delle richieste di danni strumentali prosegue e continua a ostacolare la libertà di stampa. Ciò è documentato dalla lunga lista di giornalisti danneggiati.
Un passo importante sarebbe stato eliminare la possibilità delle querele pretestuose e non solo quelle, ma anche le minacce di querele, che da sole hanno spesso un più eclatante effetto intimidatorio. Le querele pretestuose sono quelle presentate al magistrato solo per intimidire l'autore di un articolo chiedendo mega risarcimenti anche quando in realtà le basi per la querela non ci sono. Sotto quest'ultimo profilo, basterebbe che chi sporge querela senza fondati motivi, sia condannato a risarcire lui stesso il querelato, con magari delle cifre raddoppiate rispetto a quelle pretese dal giornalista preso di mira.
Insomma la strada è sempre lunga e tortuosa… per uscirne puliti.

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(31/12/4016 - Roberto Cataldi)
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