Riciclaggio ed antiriciclaggio

euro
Abg. FRANCESCA SERVADEI - francesca.servadei@libero.it

Nell'ordinamento italiano il reato di riciclaggio è stato introdotto con Legge 191 del 1978, la quale ha modificato il codice penale  inserendo l'articolo 648 bis. Trattasi di una figura di reato di tipo concorsuale ed associativo, in quanto tale fattispecie può essere commessa non da coloro che sono parte attiva nella produzione della finanza, bensì da coloro che sono estranei a questa e quindi non concorrono nella commissione del  cosiddetto reato presupposto.

Dalla prima formulazione dell' articolo 648 bis Codice penale,  quattro erano le tipologie di reato presupposto individuate, quali: estorsione, rapina aggravata, sequestro di persona e traffico internazionale di stupefacenti; dalla tassatività nella individuazione dei  reati presupposti ne derivavano  problemi non solo di  natura interpretativa, ma anche di compatibilità con gli ordinamenti  delle organizzazioni internazionali e soprattutto problemi di tipo operativi, dovendo quindi fornire la prova della colpevolezza del soggetto agente relativamente alla provenienza  illecita del denaro. Tali problematiche vennero superate con la Legge del 9 agosto 1993 n. 328, la quale, adeguandosi alle disposizioni di quanto contenuto nella Convenzione di Strasburgo dell'8 novembre 1990, ha ampliato notevolmente le tipologie dei reati presupposti; in tal modo il reato di riciclaggio, da quello che era nelle sua originaria formulazione un reato che si poteva considerare  “a numero chiuso”- limitato solo alle ipotesi in cui il denaro proveniva dal reato di estorsione, rapina aggravata, sequestro di persona e traffico internazionale di stupefacenti- oggigiorno, con la attuale formulazione, insiste sull'aspetto della dissimulazione dell' origine delittuosa dei proventi, i quali non solo vengono trasferiti e o sostituiti, ma anche che vengono occultati  al fine di ostacolarne l'origine; da ciò ne deriva che  il soggetto, affinché venga incriminato ai sensi dell''articolo 648 bis, del Codice penale, abbia volontariamente agito, sussistendone solamente il  dolo generico, traducendosi quindi nell' accertare che il soggetto abbia agito con l'intento di procurare e sé o ad altri un profitto o di aiutare gli autori dei delitti ad assicurarsi i profitti del reato; da ciò se ne desume la natura eterologa del   reato presupposto, il quale può consistere in false fatturazioni, traffico di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, usura, evasione fiscale, truffa, reati contro la Pubblica Amministrazione, estorsione, bancarotta fraudolenta, illecita influenza sull'assemblea, aggiotaggio, millantato credito, concussione, abuso d'ufficio, appropriazione indebita, frode informatica, rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio, mendacio e falso interno bancario, reati  contro  il patrimonio, sequestro di persona, abusi di mercato, trattasi, quindi,  di tutti quei reati  o meglio delitti non colposi, (non solo quelli menzionati)  dai quali si ricavano illecitamente dei  proventi, utilità e  vantaggi di tipo economico. 

Nel reato di riciclaggio il soggetto agente è quella persona che conoscendo l'origine illecita della finanza, gestisce tale risorsa occultandone la provenienza ed impegnandosi anche a reinvestirla in attività lontane dall'illecito, come per esempio attività commerciali sia a livello nazionale che a livello internazionale. L'occultamento è una attività che può essere svolta in diversi modi; a tal proposito è lecito citare la sentenza dellea Sez. II della Cassazione, n. 9026 del 97, in riferimento alla quale i Supremi Giudici hanno ravvisato la condotta in esame anche nella sostituzione della targa di una autovettura , ovvero la manomissione  del suo numero di telaio; ritenendo tale operazione quindi  finalizzata ad ostacolre la “identificazione delle provenienza delittuosa della cosa”.

Nel linguaggio comune il reato di riciclaggio viene denominato “lavare i soldi” e ciò consiste in condotte relative al trasferimento, sostituzione nonché occultamento di denaro proveniente da attività illecite finalizzate ad immetterlo sul mercato nazionale ed internazionale mediante operazioni perfettamente lecite, in tal modo, a prescindre che il soggetto agente del riciclaggio abbia ottenuto o non dei vantaggi, ciò che è certo è che è riuscito nel suo intento, ossia è riuscito a non far conoscere l'origine del denaro e quindi a depurarlo, a lavarlo.

Per quanto riguarda il regime sanzionatorio del reato di riciclaggio,  esso prevede una pena che va dai quattro anni sino ai dodici e la multa da € 1.032,00 fino a 15.493,00; laddove però ricorra l'ipotesi aggravata, cioè, se il soggetto agente ha agito nell'esercizio di una attività professionale, è previsto un aumento;  di contro, sussite invece una diminuzione della pena nel caso in cui  il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per i quale è stabilita la pena della reclusione  inferiore nel massimo a cinque anni .  

Il fenomeno del riciclaggio può essere scisso in tre distinte fasi finalizzate non solo a far perdere le tracce dell'origine delittuosa del denaro, ma anche a rendere vantaggiosi i relativi investimenti. Nella prima fase, placement,  il denaro viene collocato, cioè il denaro sporco viene reso moneta scritturale  attraverso intermediari finanziari; al fine di non destare sospetti la tendenza è quella di frazionare  il denaro accendendo anche conti diversi in diversi istituti bancari. La seconda fase, layering, consiste nella ripulitura del denaro sporco mediante operazioni volte a rendere non rintracciabile la fonte illecita; la terza ad ultima fase , integretion,consiste invece nell' introdurre il denaro, sul territorio nazionale ovvero su quello internazionale, mediante operazioni legali, come per esempio l'acquisto di immobili, l'esercizio di attività imprenditoriali   più o meno grandi.

Quest'ultimo aspetto ha fatto si che a livello comunitario ci sono stati mirati   interventi volti a contrastare il fenomeno del riciclaggio. In  particolare il  Trattato sul Funzionamento dell''Unione Europea ha l'obiettivo principale di migliorare la cooperazione tra i diversi Stati membri al fine di contrastare la lotta al riciclaggio. In più  il Capitolo IV, rubricato  CAPITALI E PAGAMENTI,   si occupa della disciplina della   circolazione dei capitali regolata in modo tale da controllarne il flusso; tale disciplina si riferisce in modo particolare a privati istituti di credito ed alte organizzazioni. Il Capitolo V, rubricato COOPERAZIONE GIUDIZIARIA E DI POLIZIA IN MATERIA PENALE  contrasta le strutture della criminalità organizzata che utilizza il riciclaggio come mezzo per espandere il proprio potere oltre i confini nazionali. Sempre a livello europeo vi sono programmi atti a contrastare l'incessante fenomeno del riciclaggio; al riguardo è lecito citare il Programma di Stoccolma  2010/2014  attualmente in vigore ed adottato nel 2009.

In materia di contrasto al fenomeno del riciclaggio una particolare attenzione deve essere volta al Decreto Legislativo 231 del 2007. Tale Decreto è il risultato di quanto è stato recepito dalle Direttive 2005/60 CE che a loro volta accoglievano quanto indicato nel FAFT ( Financial Action Task Force) e nel GAFI (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale)
Nell'articolo 2 di tale Decreto emerge quella che è la definizione di riciclaggio- ai soli fini de Decreto stesso; definizione assai più ampia ed articolata rispetto a quella contenuta nell'articolo 648bis del Codice penale. Nella prima parte lettera a) del citato articolo si ripete sostanzialmente quanto già previsto nell'articolo del Codice penale, mentre nella seconda parte “aiutare chiunque sia…” tratta non il riciclaggio, bensì la fattispecie del favoreggiamento personale che invece si trova nell'articolo 378 del Codice penale; alla lettera c) si dice invece cosa non sia riciclaggio, ossia ricettazione, fattispecie prevista ai sensi dell''articolo 648, da ciò si desume che colui che ricetta commette il reato di riciclo e quindi, ai sensi del articolo 41 del Decreto Legislativo  231/2007 vi è l'obbligo di segnalazione; infine la fattispecie indicata nella lettera d) definisce che commette riciclaggio non solo la partecipazione ad una delle condotte indicate nelle lettere precedenti, ma  anche l'associazione, quindi l'associazione a delinquere ai sensi dell''articolo 416 c.p. 

Con il Decreto Legislativo 231/2007 è stato introdotto un concetto estraneo nel diritto penale, ossia il concetto di autoriciclaggio: invero nel sistema penalistico italiano il reato di riciclaggio non è imputato a colui che ha commesso il reato presupposto; di segno contrario è invece tale concetto nel menzionato Decreto. Infatti, ai fini della normativa antiriciclaggio, il riciclaggio non si configura solo nel caso in cui è il soggetto diverso a compiere il delitto non colposo, ma anche quello commesso da colui che non solo ha commesso il reato presupposto, ma anche il riciclaggio, ravvisandosi  quindi nella stessa persona colui che commette il reato presupposto ed il reato di riciclaggio. Alla luce della disciplina antiriciclaggio sei sono le condotte riconducibili: riciclaggio, autoriciclaggio, favoreggiamento, ricettazione, concorso ed associazione a delinquere, condotte per le quali sussiste un obbligo di segnalazione.  Infatti,  all'articolo 41 del D. Lgs. 232 del 2007  nel caso in cui, i soggetti indicati agli articoli 10,comma 2, 11, 12 , 13 e 14, siano a conoscenza,ovvero sospettino o abbiano motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che si stiano per compiere o tentare operazioni  di riciclaggio o di finanziamento di attività terroristica, sono tenuti ad inviare una segnalazione al competente Ufficio ( UIF); ai fini della segnalazione concorrono diversi fattori, tra i quali la entità nonché la natura delle operazioni ovvero di altra circostanza  legata alla capacità economica  ed all'attività del soggetto a cui essa è riferita.

Il testo del Decreto è finalizzato a conformare l'ordinamento italiano alla prevenzione del fenomeno del riciclaggio nonché del finanziamento del terrorismo;  questo Decreto mira ad ottenere un sisitema di omogenizzazione a livello europeo al contrasto al riciclaggio 
L'osservanza di quanto stabilito dalla Decreto viene assicurata dalla Banca di Italia nonché dalle altre autorità di vigilanza del settore finanziario; inoltre tale Decreto ha recepito quanto contenuto nella Direttiva Comunitaria 2005/60 CE- qualificata terza direttiva  antiriciclaggio- in virtù della quale  sono stati riorganizzati i poteri ed anche le competenze sulle segnalazioni di istituzioni che operano nella prevenzione del riciclaggio.

Particolarmente importante è l'Ufficio di Informazione Finanziaria (UIF).
L'UIF  è stato istituito  presso la Banca di Italia in data 1 gennaio  2008 con l'obiettivo di segnalare le operazioni sospette al Ministero dell'Economia e delle Finanze, secondo quanto è previsto dall'articolo 6 del Decreto 231/2007.
L'UIF è subentrato nel 2008 all'Ufficio Italiano Cambi e nel primo quinquennio di attività ha portato soddisfacenti  risultati ed ha rafforzato i rapporti con le Autorità Giudiziarie, organi investigativi, nonché controparti estere.

Abg. FRANCESCA SERVADEI - francesca.servadei@libero.it
STUDIO LEGALE SERVADEI, CORSO GIACOMO MATTEOTTI NUM. 49,  ALBANO LAZIALE (ROMA) TEL 069323507- CELL. 3496052621
(13/06/2014 - Abg. Francesca Servadei)
Le più lette:
» Tribunale di Fermo: inammissibili i capitoli di prova se contengono le parole "vero che". Tu cosa pensi?
» Il 'bon ton' degli avvocati
» Guide di diritto penale
» Magistrati: i 5 peggiori vizi che rendono furibondi gli avvocati
» Pensioni: trovato l'accordo. Cosa cambia da gennaio
Commenta
con Facebook
 
Commenta
con disqus
Commenta con Disqus: Selezionando "Preferisco commentare come ospite" non serve password. Ultime discussioni
blog comments powered by Disqus
bottone newsletter Icona Facebook Icona Rss Icona Google plus Icona twitter Icona linkedin
Print Friendly and PDF