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La validità del testamento c.d. 'nuncupativo'

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Dott.ssa Tiziana Sgambellone 
tizianasgambellone@gmail.com 
Il testamento nuncupativo, vale a dire orale, pur non previsto dal nostro ordinamento, può trovare senza dubbio la sua ragion d'essere nella necessità di risalire a quella che è la volontà reale ed effettiva del testatore. Pertanto, al fine di risolvere la questione sulla validità o meno del testamento orale, occorre fare una breve premessa sui principi generali inerenti i contratti che in via analogica si applicano anche agli atti unilaterali tra vivi e mortis causa. 

In particolare l'art. 1362 codice civile al II comma sancisce che :” Per determinare la comune intenzione delle parti si deve valutare il loro comportamento complessivo anche posteriore alla conclusione del contratto”. Ebbene, l'anzidetta norma impone al giudice nell'interpretazione del testamento di ricercare l'effettiva volontà del testatore. A conferma di ciò la Suprema Corte ha con costanza ribadito che: “Anche in tema d'interpretazione del testamento valgono le regole ermeneutiche dettate dagli artt. 1362 ss., ma con gli opportuni adattamenti implicanti la natura unilaterale del negozio mortis causa, che comporta l'esigenza di una più penetrante ricerca della volontà del testatore […..]” (Cass. 01/5604).

Nulla quaestio nel caso in cui si trattasi di un testamento regolare, cioè non affetto da nullità, il problema si pone quando il testamento pecca in una delle sue forme. Con riguardo ,in particolare, al testamento nuncupativo esso può considerarsi una tipologia di testamento olografo. Quest'ultimo per essere valido deve essere scritto datato e sottoscritto di pugno dal testatore. In mancanza di una delle predette caratteristiche lo stesso è da ritenersi nullo. In tal caso, tuttavia, il legislatore, al fine di dare attuazione all'anzidetto principio, sancito dall'art. 1362 c.c., che implica di ricercare l'effettiva volontà del testatore, ha introdotto l'art. 590 c.c. avente lo scopo di sanare, nei casi e nei limiti consentiti, il testamento nullo. Più nel dettaglio il favor testamenti, che ispira il nostro codice, consente, difformemente da quanto avviene per i contratti, la convalida delle disposizioni testamentarie nulle, “da qualunque causa dipenda” la nullità, sia in forma espressa, mediante conferma dopo la morte del testatore, sia in forma tacita, mediante la loro volontaria esecuzione.A sostegno di tale tesi vi è un orientamento ormai costante del Supremo Collegio il quale ribadisce che: “Di fronte ad una scheda contenente disposizioni di ultima volontà, non olografa e non sottoscritta, il giudice di merito deve accertare che essa contenga una dichiarazione di volontà soltanto espressa, ossia completa nella formazione del suo testo, o altresì emessa, ossia resa dal dichiarante ed utilizzabile nell'ambiente sociale in quanto distaccata dalla di lui sfera soggettiva; solo in quest'ultimo caso potrà ravvisarsi una disposizione testamentaria nulla, bensì ex art. 606 c.c., ma convalidabile ex art. 590 c.c., e non un semplice progetto di testamento, non convalidabile” (Cass. 76/3254). Dunque, in base all'or citato orientamento, l'art. 590 c.c. presuppone l'oggettiva esistenza di una disposizione testamentaria che, seppur affetta da nullità, sia comunque il frutto della volontà del testatore. Quanto appena detto può senza ombra di dubbio trovare applicazione in caso di testamento nuncupativo.

A sostegno di ciò, in vero, la Suprema Corte è unanime nel ritenere possibile la conferma del testamento orale. Infatti i giudici di legittimità hanno con persistenza affermato che la convalida del testamento è ammissibile ex art. 590 c.c. sia nelle ipotesi di nullità formali, vale a dire mancanza di sottoscrizione olografa e persino mancanza assoluta di scrittura cioè testamento nuncupativo, sia nelle ipotesi di nullità sostanziali dell'atto, ossia vizi di volontà e incapacità naturali (Cass. 6 giugno 1964 n.1689, in conformità Cass. 24 aprile 1965 n.719).

Ma vi è di più, il Supremo Collegio ha di recente stabilito che:” Non si discute qui dell'ammissibilità della conferma del testamento nuncupativo, espresso in forma orale (che come è noto ha dato luogo ad annose discussioni), ormai ritenuta legittima (sin da Cass. 26 giugno 1964 n.1689), né dalla natura della conferma espressa (cui la norma citata riconnette esclusivamente il divieto di fare valere la nullità), [….]” ( Cass. civ. 11 luglio 1996 n.6313) . Pertanto i su citati orientamenti possono certamente applicarsi al caso di testamento nuncupativo in quanto lo stesso, seppur difetta della forma scritta, contiene in se le due caratteristiche fondamentali che un testamento deva avere per poter essere considerato tale, vale a dire la volontà e la causa. Tuttavia, risulta evidente come in tal caso si è in presenza di una volontà testamentaria espressa in una forma diversa da quella richiesta dal legislatore. Di conseguenza il Giudice adito dovrà usare più rigore nella sua ricostruzione a posteriori avvalendosi di prove concrete e certe come la prova testimoniale sia con riguardo all'esistenza del testamento orale, sia con riguardo al suo contenuto. In tal senso si è di recente espresso il tribunale di Napoli con Sentenza del 30 giugno 2009.
Dott.ssa Tiziana Sgambellone - tizianasgambellone@gmail.com

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(05/06/2014 - Dott.ssa Tiziana Sgambellone)
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