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Cassazione: discrezionalità amministrativa, diritti soggettivi e interessi legittimi. Limiti al sindacato giudiziale

giudice sentenza martello

di Licia AlbertazziCorte di Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza n. 9639 del 6 Maggio 2014. 

A seguito della c.d. privatizzazione del pubblico impiego, salvo ipotesi particolari (ad esempio, la categoria professionale dei magistrati) le controversie in materia di lavoro sorte tra soggetto e pubblica amministrazione sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario. Nel caso di specie ricorre un pubblico dipendente della azienda sanitaria locale, il quale, facendo riferimento a specifica legge regionale (analoga disciplina è contenuta nel d. lgs. 503/1992 concernente i dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici) lamentava violazione di legge a seguito della conferma, da parte del giudice d'appello, della decisione dell'amministrazione di appartenenza di rigettare la sua richiesta di trattenimento in servizio per esigenze d'ufficio per altri due anni pur avendo raggiunto l'età pensionabile.

La pubblica amministrazione, nel valutare la richiesta dell'interessato, ha compiuto una valutazione delle circostanze, bilanciando i due interessi contrapposti delle esigenze di servizio e del raggiungimento dell'età pensionabile da parte del richiedete. Tale operazione rientra senza dubbio nei poteri discrezionali di cui la pubblica amministrazione è titolare e nei confronti della quale il privato vanta una posizione di interesse legittimo, non certo di diritto soggettivo potestativo, pur essendo la giurisdizione devoluta per legge al giudice del lavoro e non al magistrato amministrativo. Il giudice di merito ha quindi correttamente proceduto ad esaminare la questione dal punto di vista della legittimità del provvedimento di diniego adottato, senza valutare il merito della questione ma controllando che l'atto amministrativo non fosse viziato da violazione di legge o eccesso di potere. Si tratta di strumenti tipici del processo amministrativo. Nel caso di specie l'amministrazione ha ritenuto che le condizioni fisiche e psicologiche dell'interessato non fossero compatibili con le mansioni e le condizioni di lavoro previste. Il ricorso è rigettato.  


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(22/05/2014 - Licia Albertazzi)
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