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Il patronato: centralità di ruolo e ricorrenti tentazioni di confonderlo con la "casta"

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Di Pasquale Acconcia

(A proposito di una inchiesta giornalistica sul Patronato e i rapporti con il Sindacato)

  1. L'articolo sul Messaggero: l'idea di un patronato compartecipe  della “casta”

  2. I riflessi della verticalizzazione nella vicenda dei patronati. Una premessa per la “storia” dei servizi INPS dalla capillarità sul territorio alla capillarità telematica

  3. La nuova capillarità alla prova della Spendig review per le spese strumentali della Previdenza

  4. Il Patronato: accreditato servizio INPS, partecipe della Spending review dell'INPS, colpito da “tagli” propri

  1. L'articolo sul Messaggero: l'idea di un patronato compartecipe  della “casta”

Si parte con un titolo a effetto, riferito genericamente ai sindacati con coinvolgimento di Patronati e CAAF “”Un miliardo l'anno: ecco come lo Stato finanzia i sindacati,  aggiungendo che per i Patronati Il Ministero del lavoro attinge allo 0,226% dei contributi previdenziali con una sostanziale inversione logica del meccanismo: quei soldi sono dei lavoratori e per servizi ai lavoratori e di essi il Ministero garantisce una distribuzione “corretta” (secondo le regole) senza che quei soldi possano considerarsi risorse della fiscalità generale, dello “Stato”, come pur l'approssimazione del dato fornito potrebbe indurre a ritenere.

La valutazione critica va poi più a fondo con la sottolineatura del fatto che C'è voluta la Corte UE per rompere il monopolio per le dichiarazioni dei redditi () senza parlare del sospetto che le pratiche di patrocinio sono occasioni di tesseramento per i sindacati. Più oltre l'articolo passa dal patronato alla diretta chiamata in causa del sindacato (è nel titolo) sottolineando che Ci sono società riconducibili alle confederazioni che forniscono servizi agli enti pubblici come l'EUSTEMA e che Ai soldi cash devono sommarsi quelli per i 3665 dipendenti pagati per assenze e distacchi sindacali. Senza trascurare il fatto che I soldi sono distribuiti ai patronati in base alla quantità di pratiche e non alla qualità delle stesse spesso scadente al punto da moltiplicare l'impegno operativo delle strutture INPS.

Questo il tenore dell'articolo ()  sul quale non intendiamo certamente soffermarci nel merito poiché è sufficiente per il nostro successivo ragionamento sottolineare, piuttosto, il giudizio non positivo sull'intero delle strutture di servizio del sindacato delle quali si enfatizza il peso finanziario che, pure, solo in parte riguarda la collettività, mentre per una fetta consistente è remunerazione di un servizio a carico dei contribuenti previdenziali con modalità particolari ad evitare che realizzino sperequazioni fra i fornitori.

Il giudizio non positivo ha radici lontane; è una costante sia pur minoritaria nel panorama politico e sociale; basti considerare i reiterati tentativi di superare l'intero meccanismo, arginati dal legislatore e dalla Corte costituzionale () con il riconoscimento di una ineludibile funzione sociale del patronato che, al contrario,  da molti (e l'articolo del Messaggero lo conferma) continua a essere visto come una sorta di struttura parassitaria al servizio, in posizione di sostanziale monopolio, delle organizzazioni sindacali, sul territorio nazionale e all'estero dove secondo alcuni svolgerebbero un ruolo di fidelizzazione  politica fra i nostri concittadini, mentre altre voci tendono a valorizzarne il ruolo in special modo all'estero in carenza di strutture pubbliche italiane idonee al di là dei consolati scarsamente presenti sul territorio ().

Più oltre  - e per restare a temi di moda nell'attuale momento – l'intero fenomeno finisce per essere letto nella prospettiva di spending review, di eliminazioni di spese statali (ma queste, sempre per inciso, tali non sono), genericamente ascrivibili alla casta e che hanno formato oggetto di commissioni di studio, fra l'altro con un intervento diretto di Amato: un'apposita relazione dedicata (anche) al tema, per la quale si rinvia a http://www.camera.it/temiap/XVI_0439.pdf

L'esistenza di queste correnti di opinioni ostili alla presenza e ruolo del sindacato e delle sue propaggini - derivate ma arricchenti – è un dato, una posizione politica in alcuni casi,  alla quale si  contrappongono argomentazioni senz'altro valide, ma che non scalfiscono la negatività complessiva del giudizio – riproposto ad ogni acuirsi della crisi economica - di chi punta sostanzialmente a un mondo senza sindacati, o sindacati autorevoli, e ricco di strumenti a sostegno di lavoratori e pensionati; l'ostilità nei confronti del patronato, così, finisce per essere un di cui  di quella contro le organizzazioni sindacali nel loro insieme.  

Non è il caso, quindi, di aggiungere altri elementi e riflessioni politiche a favore di una o l'altra tesi, sia perché dopo il tranciante giudizio della Corte costituzionale sono apparsi sterili i tentativi di superare la presenza stessa del patronato, orientati piuttosto a metterne in discussione modalità di funzionamento e di finanziamento sia perché resta da constatare – è essenziale per il nostro ragionamento conclusivo – come, a fronte delle rinnovata critiche, il legislatore resti fermo nell'ampliare progressivamente funzioni e ruolo dei patronati () pur con progressiva erosione della somma che, pur provenienti dalle contribuzioni previdenziali, sono acquisite per formalità contabili al bilancio del Ministero e finiscono così per condividere la sorte di tutte le voci dalla spending review.

E' una vicenda, del resto, comune a tanti settori della  vita economica e sociale del Paese, caratterizzate dall'esistenza (da molti sollecitata), ad esempio, di enti di democrazia diretta, come le Province, attorno alle quali si affastellano compiti (per giustificarne l'esistenza?); in parallelo si lavora per l'abolizione (auspicata da altrettanti) per scelte strategiche ma soprattutto per ridurre la spesa pubblica ().Si entra, così nel mezzo del problema su cui abbiamo più volte richiamato l'attenzione della “verticalità” del sistema: quel meccanismo che finora ci ha consentito di discutere dei vari temi uno per volta, rigorosamente nell'ambito dei principi assoluti che devono governarlo. Ciascuno per proprio conto, cioè, senza considerarne le interferenze con altri: di ordine operativo burocratico, a volte, di ordine finanziario, sempre, con continue “bufere” che percorrono il sistema,  rigorosamente incanalate in ciascun tema, con spreco di richiami a valori assoluti, livelli di servizio doverosamente eccellenti, economicità delle varie gestioni ecc.

2 . I riflessi della verticalizzazione nella vicenda dei patronati. Una premessa per la “storia” dei servizi INPS dalla capillarità sul territorio alla capillarità telematica

Le conclusioni del nostro ragionamento, nel paragrafo seguente, sarebbero prive di substrato senza un accenno a detta storia, con il rischio di giudizi avventati su scelte e comportamenti dell'INPS che rispondono a logiche ben precise, spesso rese necessarie nell'impostazione e nella quotidiana dell'attuazione. Nei decenni scorsi l'INPS con l'obiettivo della massima vicinanza con gli utenti, ha sviluppato una ricca presenza sul territorio con strutture proprie o allocate presso altri enti (una sede per ogni campanile) con parallele iniziative per call center, primi servizi in rete ecc. Rispetto a questa posizione e coerentemente con l'obiettivo generale di “vicinanza”, l'avvento dell'informatizzazione ha costituito un punto di svolta – e non ritorno – per un ente sempre capace e determinato nell'affrontare problemi e novità si servizio, con la progressiva dematerializzazione delle pratiche e con la progressiva apertura di servizi, procedure e archivi alla disponibilità e operatività degli stessi utenti.()

Il processo ha riguardato, innanzi tutto, i rapporti con le aziende, per il progressivo trasferimento a esse della gestione delle “proprie” pratiche sempre più informatizzata e con grande sviluppo, in corrispondenza, del ruolo degli organismi di “consulenza” per le aziende stesse. Si tratta, in ogni caso, di organismi privati, fornitori di servizi onerosi per le imprese (con assoluta prevalenza, piccole e piccolissime) chiamate, ormai, a gestire l'intero processo senza accedere agli uffici INPS, per il tramite per lo più di detti “consulenti” e – solo per inciso – nuovi costi di esercizio non sempre considerati nel valutare gli oneri complessivi a carico del sistema produttivo.

In parallelo, si è sviluppato analogo percorso per i rapporti con i lavoratori, i pensionati, i cittadini con possibilità/necessità per gli stessi di operare in rete, con l'assistenza di un contact center, ma privi del contatto di sportello che, asse centrale della precedente impostazione, continua a essere considerato indispensabile dalla clientela in soccorso della quale vengono, come poi vedremo, patronati con presenza incentivata dallo stesso INPS e dal legislatore. Si è passati, così, da una posizione di sostanziale ostilità dei primi decenni del dopoguerra ad un nuovo clima di collaborazione, come poi vedremo.

Del resto, la necessità di un decisivo ruolo di supporto dei patronati non può meravigliare: tutti ricordano continuamente come la popolazione italiana sia in gran parte – specialmente fra gli utenti INPS – non pronta a gestire direttamente i rapporti telematici. Per superare questo divario si sollecitano investimenti per diffondere la cultura e le abilità informatiche che, peraltro, seppur efficaci a lungo termine (e forse non lo sono) nel breve e medio periodo sposterebbero di poco i termini del problema.

La complessità manuale, l'abilità di stare in rete, infatti, non superano la complessità di maggior spessore: per gestire la pratica legata al fatto che per gestire la pratica occorre inserirsi in un percorso procedurale/amministrativo che nel caso di specie è complicato dalla  delicatezza delle questioni continuamente arricchita in continuo divenire(si pensi alle pensioni e esodati) (). Lo conferma l'impegno dei patronati nel dotarsi di procedure informatizzate pendant di quelle INIPS – con elevati costi di impianto ed esercizio -  e nel realizzare percorsi formativi  e di aggiornamento continuo, a integrazione o supplenza di quanto l'INPS possa fare con la necessaria tempestività.

3 La nuova capillarità alla prova della Spendig review per le spese strumentali della Previdenza

L'altra verticale  propositiva: la Spendig review nella applicazione immediata al settore previdenziale con la progressiva “chiusura” degli sportelli INPS.Il processo d'informatizzazione degli enti previdenziali di cui oggi conosciamo, come si è detto, l'approdo, nasce  da lontano, a fronte dell'iniziale necessità di fronteggiare la massa di adempimenti interni previsti per la fornitura di ciascun servizio o prestazione. Successivamente, le aperture verso l'esterno del sistema agli utenti (o chi per loro) sono state a lungo organizzate nel rispetto del principio di massima disponibilità di scelta per l'utente nel rapportarsi con gli enti, senza escludere la possibilità di diretto colloquio con i suoi operatori; agevolato anzi da modifiche strutturale della architettura interna degli “sportelli” () Al fondo di queste scelte restava l'idea, l'orgoglio, di “bastare” quali fornitori dei vari servizi, con una diffusa ostilità, durata a lungo, nei confronti dei soggetti pronti ad affiancarsi agli utenti nel rapporto con l'ente che nel suo immaginario interno intendeva essere lui al servizio diretto degli utenti le spettanze di legge ().

Questa linea di sviluppo volta ad aprire il servizio alla Rete, ha convissuto a lungo con la di diffusione sul territorio e con la progressiva valorizzazione del ruolo  dei patronati con un rapido passaggio da una iniziale posizione  di “indifferenza ostile” a forme di collaborazione di cui parleremo più avanti; in attesa, il tutto, del consolidarsi dello sviluppo della telematica a fianco delle tradizionali funzioni informatiche per funzioni egualmente affidabili, al punto da metterle a disposizioni di utenti trasformati via  via in una sorta di operatori dei processi interni dell'Istituto.

Si è trattato di un processo ormai pressoché concluso per consentire loro un diretto utilizzo dei servizi, in parallelo – sembrava – con la possibilità di utilizzare i consueti canali di sportello, ben presto posta in discussione da una serie di fattori. Il primo elemento è stato sicuramente la crescita esponenziale dei costi operativi dei servizi di cui appariva sempre più chiara la impossibilità di continuare a gestire l'offerta con tutti gli strumenti e canali “a pari fra loro”; con una forte spinta, già per questo motivo, verso una progressiva considerazione dell'intero “parco canali di colloquio interattivo”. Collegata con questo è la circostanza che quando si passa dai semplici servizi informativi al “fare le pratiche”, la complessità di gestione aumenta in modo esponenziale e occorre razionalizzare il sistema compresa la presenza sul territorio ().

Il naturale ridimensionamento delle funzioni di sportello, da ultimo, ha subito una decisa accelerazione da interventi di Spendig review che hanno previsto ripetuti tagli alle disponibilità degli enti per spese strumentali, con ciò: - rendendo  pressoché obbligata la via del ridimensionamento della presenza sul territorio; - creando i presupposti per un radicale ripensamento dei rapporti fra  l'Istituto e gli enti di patronato.

4. Il Patronato: accreditato come servizio INPS, partecipe della Spending review dell'INPS, colpito da “tagli” propri

Il ripensamento è stato rapido, testimoniato dai Bilanci sociali dell'Istituto che hanno da ultimo riconosciuto il ruolo di “partner di servizio” dei Patronati nella gestione dei rapporti per l'utenza. A fronte della progressiva – ormai consolidata – “chiusura” degli sportelli INPS tradizionali, insomma i Patronati sono stati chiamati, senza un reale coinvolgimento nella nuova strategia pubblica, a svolgere un ruolo di supplenza o meglio di sostituzione con picchi di milioni di accessi ai loro sportelli dei clienti INPS alle prese con bisogni di informazione, gestione pratiche, ecc. Per questo riteniamo che l'espressione “partner di servizio” non sia casuale, al di là dalle intenzioni, identificando un ruolo operativo, certamente non di partner strategico nell'organizzazione e gestione dei servizi stessi.

E' una situazione nuova, consacrata dalla riforma legislativa che, superando l'iniziale impostazione del finanziamento legato all'assistenza per pratiche complesse, ha riconosciuto un corrispettivo per la gestione di pratiche e servizi di prima informazione: proprio in sostituzione dei servizi che l'INPS ha inteso sopprimere sostituendoli con collegamenti in rete e contact center.()

Si e trattata di una consacrazione che, se da un lato, ha riconosciuto il ruolo di primo front end del patronato, finisce per sminuirne il ruolo di “patrocinio”, dello stare accanto al lavoratore nel rapporto con l'ente previdenziale debitore del servizio e della prestazione.

Lo sminuisce, si badi, già sul piano pratico e finanziario, poiché se è vero che si riconosce un corrispettivo per i servizi di front end è anche vero che il riconoscimento avviene a scapito di altri servizi dal momento che ad esso non corrisponde certamente un aumento del monte contributivo da distribuire fra i vari patronati che, oltretutto, sono chiamati ad un gravoso impegno di formazione continua dei propri operatori che devono confrontarsi non più solo con le questioni più complesse re ricorrenti ma con il intero arco dei servizi – ormai sterminati – che gli enti previdenziali sono chiamati a fornire. A questo punto, è altresì chiaro che con “i soldi dei contributi previdenziali” si finanziano non solo i servizi di sostegno (una sorta di gratuito patrocinio amministrativo) per i lavoratori ma anche i costi di un servizio che è in buona misura sostitutivo di quello proprio dell'ente previdenziale.()

Non solo, ma nel rigoroso rispetto della verticalizzazione non si compensano in modo specifico i nuovi servizi e s'interviene sul finanziamento dei Patronati riducendone a monte il gettito complessivo che già risulta ridimensionato dal calo dell'occupazione e delle contribuzioni: meno lavoro, più servizi di sostegno, meno contributi, minor finanziamento complessivo. Tutto questo, è doveroso aggiungere, con il trasparente obiettivo di “disboscare” il mondo dei Patronati, rendendo più difficile la permanenza di quelli marginali e spostando risorse verso quelli che possano realizzare, con appropriati investimenti finanziari  e professionali, una adeguata qualità dei servizi  nell'interesse proprio e in quello, superiore del buon funzionamento comprensivo dell'intero sistema di servizi previdenziali. ()

Ne nasce un nuovo intreccio di verticalizzazioni con risorse per gli enti pubblici ridimensionate a fronte di minor impegno gestionale “scaricato” sui patronati che nel loro specifico si vedono: - accomunati alla “P.A.” e privati, nel complesso di parte dei contributi, per la Spendig review; - caricati  di spese gestionali significative sul piano tecnico e finanziario per l'ampliarsi dei servizi in molti casi generalisti; - impegnati in una attività di formazione continua per tenere dietro alla evoluzione normativa ed a quella  amministrativa e tecnologica.

A quest'ultimo proposito, infatti, non è chiaro nei mass media che la gestione telematica della pratica richiede che si entri nel meccanismo produttivo dell'INPS, realizzando passaggi significativi della pratica con necessità di rigoroso rispetto di passaggi procedurali, riscontro di identità, costruzione – nel caso dei patronati – di vere e proprie postazioni virtuali dell'Istituto.

Per quest'ultimo – e le sue risorse – cresce in corrispondenza l'impegno in qualità sia per riscontro dell'operato esterno sulle singole pratiche sia per monitoraggio generale sia e soprattutto, per un'opera continua di informazione/formatrice, assistenza/consulenza con crescita di spessore professionale; in carenza di ciò, resta a carico del Patronato la costruzione del complesso patrimonio di conoscenze a 360° su temi di cui non ha peraltro piena governabilità. Ecco, di  queste complesse  problematiche a volte sembra che non vi sia consapevolezza nell'immaginario di quanti continuano a vedere nei patronati strutture parassitarie al servizio dei sindacati; un costo per la collettività, oltretutto senza un grosso guadagno gestionale a leggere l'articolo in questione secondo il quale gli enti previdenziali sono costretti a rivedere continuamente pratiche gestite male dai patronati; chissà anche perchè – qualcuno potrebbe obiettare - chiamati a trattarle già all'indomani d'innovazioni e modifiche normative, procedurali, tecnologiche spesso senza sufficiente aggiornamento e informazione tecnico amministrativa.

Questo continuo rimbalzare delle responsabilità è un aspetto che altri, in altre sedi e con ben maggiore consapevolezza e ricchezza di dati potranno verificare e approfondire cercando di superare l'approssimazione inevitabile in inchieste giornalistiche o servizi in Rete. Sicuramente è un dato di fatto la progressiva estensione dei compiti dei patronati, come pure dei CAF in un contesto che sembra avviato ad un veloce superamento della segmentazione, un tempo rigorosa, fra gli esercenti dei vari servizi sociali ed economici.

A noi interessa registrare, piuttosto, che l'immaginario in questione è dura a morire e  come esso confermi la difficoltà di ragionare tenendo presenti tutti gli aspetti superando così, la tendenza a verticalizzare le analisi con giudizi assoluti e affermazioni massimalistiche: un tipo quando si parla di patronati, uno trattando di INPS, un altro della  Spendig review ecc. Con il rischio, la certezza anzi, che non si colgano le interazioni fra le questioni con inconvenienti clamorosi (gli esodati ad esempio) o più insidiosi. O con il rischio che qualcuno, con rozza intuizione della necessità di superare le paratie, ammetta il ruolo fondamentale del Patronato, chiedendosi, però, perché a questo punto non si ridimensionano drasticamente gli organici degli enti previdenziali senza che ciò appaia un'insensata mannaia della Spending review.

Sul piano generale, poi, non può sfuggire come molte volte le riforme si arenano perché pensate in una certa verticale non ci si è reso conto che la loro applicazione aveva ripercussioni su altre verticali con un effetto  circolare di paralisi progressiva. Così, rischia di diventare una mina vagante la circostanza che un partner – come il patronato – debba superare, in certa misura, i confini della propria “mission” (forse snaturandola) per svolgere un ruolo di ufficio periferico dell'INPS, costretto, a sua volta, a tagliare costi e servizi qualificati come non più indispensabili.

Resta, comunque, trasparente l'impegno di entrambi i partner di procedere facendo progetti e piani per trasformare in valore tutto questo impegno e queste difficoltà, sempre con il rischio  che una nuova Spending review non consideri i progetti per i loro contenuti e tempi e, .magari, spinga l'acceleratore sulla via del consolidamento dell'immagine e ruolo di INPS come gendarme del welfare, garante della equità sociale e della effettività delle situazioni di bisogno alla base delle varie provvidenze sociali.

NOTE

1. Il richiamo  - riguarda i CAF – è puntuale anche se avrebbe potuto essere accompagnato da una maggiore enfasi sulla sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto il valore sociale dell'attività dei patronati, riportata per intero  su http://www.issirfa.cnr.it/1592,1457.html

2. per il testo dell'articolo cui il quotidiano dedica ampio spazio come inchiesta giornalistica si v. http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/sindacati_inchiesta_finanziamenti_stato/notizie/566999.shtml)

3. Sul punto, per tutti v. http://www.radioradicale.it/scheda/118021/118783-il-quesiti-referendario-proposto-dai-radicali-per-labolizione-del-finanziamento-pubblico-ai-patronati

4. Per una interessante posizione costruttivamente favorevole al ruolo dei patronati all'estero in attesa di una loro compiuta riforma si v. le proposte di un esponente del movimento cinque stelle http://www.italiachiamaitalia.it/articoli/detalles/16788/ItalianiOallEestero%20OTacconiO%20M5S%20OaOItaliaChiamaItalia%20O%20AboliamoOilOCgieOeOfacciamoOlavorareOiOpatronatiE.html

5. Per l'affidamento del rilascio CUD anche ai patronati v. http://www.fisco7.it/2013/04/cud-inps-anche-a-commercialisti-e-patronati/

6. Si tratta di un ginepraio che appare a volte inestricabile poiché la tranciante decisione di abolire le province si accompagna con la rassicurazione, certamente doverosa, di riassorbirne funzioni e personale a livello di ente regione, lasciando sostanzialmente immodificato il volume di spesa nel breve e medio termine in assenza di un progetto di riorganizzazione complessiva che salvaguardi l'occupazione, ma la renda utile sganciandola dal meccanicistico riferimento  alla ineluttabilità di certe funzioni, anche nelle modalità di esercizio. Un esempio altrettanto emblematico è la vicenda di Riscossione spa, poi Equitalia, che nasce dalle ceneri dei concessionari della riscossione grazie ad una legge che si preoccupò per prima cosa di rassicurare sul fatto che i dipendenti delle concessionarie diventavano automaticamente dipendenti della nuova società, lasciando alla successiva opera manageriale il riordino e la riduzione, in prospettiva delle risorse professionali. Virtuoso, al contrario, appare il meccanismo che si sta attuando per gli enti previdenziali con riduzione delle somme disponibili per spese strumentali che gli organi potranno modulare sulla base di piani strategici. Anche, come vedremo poi, trasferendo all'esterno costi di esercizio e di professionalità.

7.http://www.anmil.it/Chisiamo/ReteeServiziANMIL/IlPatronatoANMILpresentein79Sedi/INPSeservizitelematici/tabid/2172/language/it-IT/Default.aspx.  Vedi .anche Super INPS e Banche Dati: Una sfida e un'opportunità per INPS e patronati al servizio di cittadini e lavoratori in  http://www.anmil.it/Portals/0/Super%20INPS%20e%20Banche%20Dati%20di%20Pasquale%20Acconcia.pdf

8. Si tratta di percorsi complessi per gli utenti finali ma anche per quelli intermedi, sistematicamente alle prese con: - procedure  in divenire (non c'è bisogno di esemplificare) nei contenuti di servizio; - percorsi obbligati a tutela della qualità delle informazioni, sicurezza degli archivi, autorizzazioni ad operare; - pressanti esigenze di privacy.  Per questo, per inciso,  i dubbi dell'articolo del Messaggero sulla professionalità degli operatori di Patronato meriterebbero un confronto mediatico fra gli stessi e l'INPS per ina più chiara evidenza delle reciproche responsabilità e difficoltà.

9. A mo' di esempio può ricordarsi come  per un adempimento tutto sommato banale quale la denuncia nominativa assicurati all'INAIL fosse previsto agli inizi la possibilità  di utilizzare la posta ordinaria, internet, il fax, il contact center.

10. Da ciò momenti di forte contrapposizione, via via ridimensionati nell'agire quotidiano, salvo ricorrenti riprese per situazioni di particolare complessità e delicatezza.

11. Non a caso si tratta di vicenda che richiama fortemente quella, ad esempio, delle banche che nel fondersi fra loro (Unicredit per tutte) hanno dovuto, superato il primo impatto, riconsiderare una presenza sul territorio a quel punto diventata pletorica, con ridimensionamento degli organici (non ancora della forza in servizio)

12. Sul punto http://patronato.anmil.it/index.php?option=com_content&view=article&id=329:legge-di-stabilita-e-patronati-tagli-ed-emendamenti-poche-luci-molte-ombre-seri-rischi-di-conflittualita-interna-al-sistema ed anche http://patronato.anmil.it/index.php?option=com_content&view=article&id=250:spending-review-spesa-pubblica-patronati&catid=63:approfondimenti&Itemid=80 Per sommi capi, a fronte dell'abnorme picco di accessi per servizi di prima accoglienza e informazione si è riconosciuto un valore punto a ciascuno di detti accessi, senza peraltro modificare il tetto complessivo del finanziamento e, quindi, finendo per penalizzare gli interventi di maggior pregio e spessore da un duplice punto di vista: riducendo il monte dei corrispettivi nel complesso per essi disponibile; aumentando l'impegno quotidiano per pratiche correnti a scapito dell'attenzione da dedicare alle pratiche di maggior peso e interesse per la garanzia dei diritti dei lavoratori, Una ulteriore conferma della validità generale della legge di Gresham secondo la quale nella circolazione monetaria la moneta cattiva scaccia quella buona,

13. Per la qualificazione dei patronati come partner di servizio, si v. il Bilancio sociale INPS 2°13 http://www.inps.it/docallegati/Mig/Doc/Bilanci/BilancioSociale2012/bilancio_inps_2012.pdf

14. La recente riforma, in effetti, ha reso più selettive le modalità di riconoscimento dei nuovi Patronati, con una serie di misure a garanzia della qualità del servizio, valide per tutti i patronati esistenti, e soprattutto della capillarità della presenza sul territorio: un requisito che intuitivamente acquista sempre più valore nel momento in cui l'INPS “si ritrae” dai serizzi di fronte end ed il suo sistema a rete deve poter contare su una sufficiente presenza di servizio dei patronati su tutto il territorio nazionale.

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(19/03/2014 - Pasquale Acconcia)
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