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Ingiuria e delitti contro la persona: dare della “vipera” alla propria suocera non e' reato.

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Dott.ssa Sabrina Caporale
sabrinacaporale87@gmail.com
tel. 329/3837427

Corte di Cassazione, Sezione V Penale, sentenza 19 novembre 2013 – 3 febbraio 2014, n. 5227.

 

Che i rapporti suocera - nuora non siano dei migliori è argomento assai risaputo. Ma la vicenda quest'oggi portata all'attenzione della Suprema Corte di Cassazione vede coinvolti un giovane genero alle prese con la propria suocera.

Con sentenza del 02/10/2012 il Tribunale di Nicosia, in funzione del giudice dell'appello, confermava la sentenza di condanna, pronunciata dal giudice di primo grado nei confronti dell'odierno imputato, alla pena ritenuta di giustizia nonché al risarcimento dei danni in favore della parte civile, perché ritenuto colpevole del reato di ingiuria aggravata, per aver nella specie, pronunciato nei confronti della suocera e alla presenza di più persone, la seguente espressione: "è scesa mia suocera come una vipera, come una vipera, come una vipera".

Sennonché ad una siffatta pronuncia l'uomo proponeva formale ricorso per cassazione, muovendo a motivo principale di gravame l'assenza di offensività dell'espressione, poiché “pronunciata all'esito di un'aspra discussione e in un contesto litigioso ed ostile e, comunque, non indirizzata all'interessata, ma agli agenti intervenuti e al fine di descrivere la scena”.

Della stessa opinione i giudici della Cassazione, i quali hanno deciso per l'accoglimento del ricorso e l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

Se è vero che il reato di ingiuria - afferma la Corte - si perfeziona per il sol fatto che l'offesa al decoro o all'onore della persona avvenga alla sua presenza, è altrettanto vero che non integrano la condotta di ingiuria le espressioni verbali che si risolvano in dichiarazioni di insofferenza rispetto all'azione del soggetto nei cui confronti sono dirette e sono prive di contenuto offensivo nei riguardi dell'altrui onore o decoro, persino se formulate con terminologia scomposta ed ineducata (Sez. 5, n. 19223 del 14/12/2012 - dep. 03/05/2013).

Ebbene, l'espressione sopra indicata “è stata pronunciata dal ricorrente in un contesto di rapporti tesi (riferimento ad "un'acredine personale, a causa di fatti pregressi, che hanno portato a questioni giudiziarie"), legati ad un quadro di conflittualità derivante dalla crisi del rapporto dell'imputato con la figlia della parte civile”.

A ciò deve aggiungersi che la frase non è stata indirizzata alla anziana donna, ma è stata utilizzata dal ricorrente per descrivere agli agenti intervenuti l'azione della donna, "scesa come una vipera".

Se dunque, è vero che la valenza offensiva di una determinata espressione, deve essere riferita al contesto nel quale è stata pronunciata (Sez. 5, n. 32907 del 30/06/2011), tenendo conto, tra l'altro, dello standard di sensibilità sociale del tempo (Sez. 5, n. 10420 del 15/11/2007 - dep. 06/03/2008), è altresì vero che “la frase sopra riportata, pronunciata all'esito di un contrasto che aveva determinato l'intervento delle Forze dell'Ordine e, per descrivere nella concitazione del momento, la modalità dell'azione della donna (…), non si connota in termini di offensività idonei a giustificare l'attivazione della tutela penale”.

Dott.ssa Sabrina Caporale - sabrinacaporale87@gmail.com - tel. 329/3837427
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(07/02/2014 - Sabrina Caporale)
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