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Riflessioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro

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La tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, per i rischi e per i danni da lavoro, alla prova della precarietà della politica delle attese consacrata dalla Legge di stabilità 2004

Pasquale Acconcia (pasquale.acconcia@gmail.com)

 INDICE &.1. Nuovi propositi e vecchi modi di  legiferare: la politica delle attese, aspettando Godot, nella Legge di stabilità 2014 a coronamento di un anno di decreti e conversioni, ricchi di meandri, rinvii, ricicli.  &.2.  La politica delle attese alimentata dal concatenarsi dei “presupposti” con un percorso obbligato  per  raggiungere  il traguardo  &.3. Al centro del malessere: il persistente distacco fra le attese,  della “gente”, di norme  e l'impegno del Parlamento per leggi in divenire. Ci si aspetta cose subito, si risponde con impegni perché accadano &.4. Uno zoom sui rischi del lavoro e la navigazione a vista verso il compiuto sistema di tutela integrata, dall'esposizione al rischio al reintegro dell'invalido con persistenti tentazioni semplificatrici &. 5. La tutela per infortunati e invalidi del lavoro: dalla lettura assicurativo/indennitaria all'orientamento  dell'intero sistema alla prevenzione per un ruolo attivo e modulare di INAIL per gli indennizzi e non solo &6: L'incorporazione dell'ISPESL e il radicamento della sanità in INAIL: momenti “epocali” di un recupero di integralità della presa in carico del lavoratore a fronte del rischio. &.7. Complessità dei meccanismi legislativi e crisi dei valori guida del sistema di welfare per la tutela “assicurativa” degli infortunati e invalidi del lavoro con suggestivi richiami di logiche di tipo assistenziale . &.8. Una conclusione? si continua a navigare a vista fra aspirazioni di riforma diffusamente condivise in superfice e sottostanti grovigli di interessi, massimalismi, corporativismi, lettura rigida della Costituzione. Eppure resta obbligato e urgente porre mano a un nuovo Testo unico dell'assicurazione infortuni.  

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&.1. Nuovi propositi e vecchi modi di legiferare: la politica delle attese, aspettando Godot, nella Legge di stabilità 2014 a coronamento di un anno di decreti e conversion, ricchi di meandri, rinvii, ricicli.

        L'anno 2014 si apre di slancio, con un'accelerazione su tutti i fronti che, meritoria per l'entusiasmo che potrebbe generare, deve poi fare i conti con la realtà, durissima, di una produzione legislativa che continua a essere affannosa e imponente con una collaudata capacità del Parlamento e del Governo di mischiare un po' di tutto in provvedimenti chilometrici che si susseguono, si accavallano, si contraddicono; comunque, richiedono sempre più guide di operatori specializzati, nuovi Virgilio che conducano per mano negli articoli, simili a gironi infernali.

Non è “acqua passata” se nel convulso dicembre 2013 si è dovuto sdoppiare un mega “mille proroghe”, senza  arretrare di un passo rispetto alla “necessità” di una ennesima miriade di piccoli provvedimenti, mance e mancette distribuite da un Parlamento eletto con una legge che avrebbe dovuto, almeno, ridurre il condizionamento derivante dal legame clientelare fra l'eletto e gli elettori.

         Oltretutto, anche le leggi recenti continuano a rimandare a successivi approfondimenti e rifiniture l'effettiva vigenza della norma senza soluzione di continuità rispetto a una prassi ormai decennale - richiamata in un nostro recente contributo [1] - che è naturale conseguenza della farraginosità del sistema istituzionale e della necessità di “apparire"[2] operosi sfornando testi “legislativi” anche se mai applicabili in tempo utile.

&.2.  La politica delle attese alimentata dal concatenarsi dei “presupposti” con  un percorso obbligato  per  raggiungere  il traguardo: un esempio di attualità

E' il caso degli oltre cinque anni decorsi dall'art. 18 del decreto 81/08 che, con riferimento non subordinante all'istituzione del SINP, prevedeva l'obbligo per le aziende di segnalare all'INAIL gli infortuni con prognosi superiore ad un giorno. Si passava dalla staticità del Registro infortuni in azienda[3] al dinamismo della segnalazione in rete preparando, così, il terreno per un Sistema informativo ricco di notizie sugli incidente sul lavoro con conseguenze non rilevanti[4].  

La previsione aveva anche finalità “semplificatrici” per le aziende gravate da una serie di obblighi “secondari” rispetto al core business tanto che era accompagnata dalla parallela previsione dell'abolizione del Registro infortuni aziendale reso superfluo dall'anzidetta segnalazione, senza prescindere dall'elevato valore aggiunto costituito dalla possibilità di utilizzare da subito le informazioni per la prevenzione una volta acquisite dall'INAIL senza attendere la nascita del SINP.

Alla vigilia dell'entrata in vigore dell'art. 18, la sua applicazione è stata bloccata con atto del Ministro del lavoro, preoccupato evidentemente dell'”aggravio” di lavoro per le imprese che, ancora obbligate a tenere le registrazioni in fabbrica, avrebbero dovuto  riproporre le stesse all'INAIL in attesa della nascita del SINP presupposto anche del superamento dell'obbligo della tenuta del registro aziendale. Un piccolo aggravio a fronte del vantaggio immediato, frutto di una previsione legislativa che, se improvvida, avrebbe dovuto essere cambiata “subito” con un analogo intervento legislativo che: -  rimettesse le cose a posto, ribadendo il valore primario del ruolo del SINP rispetto a quello tecnico e gestionale assegnato a INAIL indicando, peraltro, tempi e modalità di esercizio più realistici di attuazione della riforma; - o legasse il superamento del Registro aziendale alla vita del regime del sistema “transitorio” INAIL.[5]

Si è preferito seguire un'altra via, sempre in attesa di un ormai imminente varo del decreto istitutivo del SINP[6]; da ultimo,  proponendo con grande enfasi quale riforma semplificatrice l'eliminazione dell'obbligo di segnalazione degli infortuni anche alle autorità di Pubblica sicurezza, operata dalla legge 98/2013, sempre con il condizionamento dell'avvio del S.I.N.P.

Pur considerando le motivazioni della mancata attuazione – nemmeno è certo se resterà in vita alla luce dei nuovi criteri legislativi – esse non ci sembrano superare le perplessità circa la mancata attuazione di una norma fortemente osteggiata dalla parte datoriale come confermano le vivaci proteste della Confindustria per un recente equivoco circa la volontà dell'INAIL di confermare l'immediatezza dell'avvio telematico della segnalazione in questione. Proteste che, sia rilevato per inciso, fanno trasparire la forte preoccupazione per una specifica evidenza di dati che nel loro complesso possono denunciare in modo molto efficace i difetti non solo di misure di sicurezza ma anche e soprattutto le carenze della stessa organizzazione del lavoro.

&.3. Al centro del malessere: il persistente distacco fra le attese,  della “gente”, di norme  e l'impegno del Parlamento per leggi in divenire. Ci si aspetta cose subito, si risponde con impegni perché accadano

In tal modo sul piano generale la situazione resta immodificata con l'aggravarsi anche per questa via dell'indeterminatezza del sistema normativo visto come “oggetto” diverso da quello legislativo: ricco di distinguo, rinvii, proroghe con – negli intervalli – modifica di passaggi essenziali della riforma originaria ecc. Il tutto sovrastato da un assetto istituzionale ricco di intrecci di competenze fra enti territoriali, permanentemente impegnati in esercizi di “leale collaborazione”, e ricco di autorità varie, indipendenti o giurisdizionali.

Questo sistema tutti lo vogliono superare – è di fine gennaio un ennesimo accordo in tal direzione[7] - salvo arricchirlo nei fatti via via con nuovi protagonisti; tutti puntano ad accantonarlo progressivamente salvo usarlo per contrastare una riforma sgradita, condotta per legge ordinaria al grido “il problema è un altro” “il difetto è a monte”.

Il danno più grave, però, lo subisce il Sistema Paese per la perdita della “certezza” che è il valore cardine di qualsiasi sistema economico e sociale: certezza sul “se” delle scelte generali e delle norme che le esprimono, sulla solidità almeno nel medio periodo di esse, sul quando della attuazione: sono tutte componenti di un unitario valore di certezza, presupposto indispensabile delle successive e conseguenti scelte delle imprese, dei singoli, dei corpi sociali ecc. per i quali è essenziale muoversi in un mondo di certezze. Altrimenti, è il caos[8] e più o meno consapevolmente ci si mette tutti in attesa, in una riedizione burocratica di “Aspettando Godot” [9]. Basti considerare che ci vorranno mesi e forse anni per districare il mondo delle tasse (?) sulla casa o meglio che della ricca gamma di prelievi che - in un mondo di evasori sempre più rassicurati anche quando siventano morosi - assumono il valore casa a fondamento ed espressione di altri “valori”.

L'effetto destabilizzante che ne deriva rischia di diffondersi a macchia d'olio e riesce difficile, per venire ai giorni nostri, dare credito, quale che sia il giudizio di merito, a una riforma del finanziamento pubblico dei partiti che entrerà in vigore dopo qualche anno, con ampi margini per diluirne i contenuti. Allo stesso modo può comprendersi ma non giustificarsi secondo noi che il Governo Monti giunto quasi alla fine dell'iter della riforma dell'ISEE e di quella delle Province[10], non abbia ritenuto di adottare il provvedimento finale per “rispetto”, in un certo senso, del nuovo Governo che si profilava all'orizzonte. E la riforma delle circoscrizioni giudiziarie sembra destinata ad eguale fine con una serie di distinguo e eccezioni sempre nel formale rispetto della legge base.

Oltretutto, in questo turbinio non si coglie come certe riforme specifiche partono, come nel caso dell'ISEE ad esempio, da scelte fondamentali espresse in documenti politici non considerati, al loro apparire, a sufficienza o liquidati semplicisticamente. Così, per il Libro Verde del Ministro Sacconi, efficace –di là dal merito - nel fissare i paletti da cui partire per “riformare” pezzo dopo pezzo lo Stato sociale costruito nello scorso secolo.[11]

        In questo clima di oggettiva incertezza è, così, difficile progettare investimenti, siano essi culturali, politici o economico-sociali, impostare riforme organizzative poiché ognuna di queste cose per radicarsi richiede che tutti investano nelle loro disponibilità, com'è per la tutela per gli infortuni sul lavoro su cui torniamo di seguito per contestualizzare il clima d'incertezza.

&.4. Zoom sui rischi del lavoro: una navigazione a vista con l'obiettivo di una tutela integrata, dall'esposizione al rischio al reintegro dell'invalido, all'indennizzo con persistenti tentazioni semplificatrici

Le incertezze richiamate in generale nel precedente paragrafo trovano specifica collocazione nel panorama variegato delle tutele per i rischi del lavoro che toccano ormai una filiera complessa di situazioni e sistemi specializzati: dalla prevenzione tecnica, a quella organizzativa e sanitaria e, poi, al complesso di interventi che, tradotti in cure, interventi chirurgici, rieducazione e riabilitazione ecc. Possono essere compresi con i primi in una dimensione di presa in carico del lavoratore dal contrasto al rischio fino ai momenti di recupero sociale e professionale. [12]

        Nell'insieme, il sistema di tutele per i rischi professionali è stato costruito in oltre un secolo secondo un meccanismo lineare che partiva, come in molti Paesi Europei da un'assicurazione volontaria delle aziende per i rischi dei propri lavoratori prodromo del sostanziale riconoscimento della responsabilità d'impresa relativa a detti rischi. Il meccanismo si è indirizzato, poi, verso un'assicurazione obbligatoria, evolutasi con l'automaticità delle prestazioni e la riconduzione a una gestione pubblicistica dell'assicurazione stessa. Senza soluzione di continuità, negli anni le tutele si sono ampliate sul versante soggettivo e dei livelli di prestazione, anche con l'ingresso delle malattie professionali.

        Il sistema, cioè, ha mantenuto sempre il suo imprinting assicurativo nel suo nucleo fondante fatto di una complessa ricerca di equilibrio fra responsabilità e diritto a risarcimento in forma specifica e diretta ovvero per equivalente: dato essenziale e mai posto in discussione (almeno fino a una certa data) restava la funzione risarcitoria dell'assicurazione pur se espressa con modalità indennitaria. Da ciò una serie di conseguenze, prima fra tutte la non tassabilità della rendita completata dalla gestione a capitalizzazione (parziale), richiamata per i riflessi gestionali da un recente intervento in Commissione parlamentare del Presidente dell'INAIL[13]. In seguito il sistema si è caratterizzato sempre più per la crescente attenzione per i livelli e la qualità delle prestazioni in continuità con l'impianto originario prima ricordato che aveva trovato, oltretutto, un autorevole avallo nella garanzia offerta dall'art. 38 della Costituzione (sostitutivo, secondo alcuni, quale fondamento della tutela) al quale si è poi l'art. 32.

Con il nuovo millennio a partire dal decreto 38 del 2000 l'evoluzione  dei sistemi di tutela per i rischi professionali ha subito un'accelerazione che pure sconta inevitabilmente i riflessi del clima di incertezze, di impossibilità di progettare con sicurezza investimenti personali o aziendali che coinvolgono tutti gli aspetti della tutela come momenti di un processo che, ripetesi,  prende in carico il lavoratore all'atto dell'assunzione per la prevenzione preoccupandosi, in caso di infortunio, delle cure e, poi, della riabilitazione e dell'adeguato indennizzo. Un processo che, funzionale alla presa in carico, nel tempo è stato letto con raccordi continui fra prevenzione e assicurazione: un'idea d'integrazione oggi confluita nella responsabilità unitaria di INAIL nel  rispetto della specificità di servizio

&. 5. La tutela per infortunati e invalidi del lavoro: dalla lettura assicurativo/indennitaria all'orientamento  dell'intero sistema alla prevenzione con un ruolo attivo e modulare di INAIL per gli indennizzi e non solo

        L'inizio del nuovo millennio è coinciso, cioè, con l'avvio di una riflessione a tutto campo sull'assicurazione infortuni e, più in generale, sulla tutela dei lavoratori rispetto ai rischi del lavoro che coinvolge sempre più i temi del rapporto fra ambienti di vita e ambienti di lavoro e produzione con crescente socializzazione dei classici rischi professionali[14].

Questa riflessione traeva alimento, fra l'altro, dal dibattito sulla privatizzazione dell'assicurazione infortuni e dell'INAIL, oggetto di un referendum e dell'intervento della Corte di giustizia della UE riguardante la pretesa violazione delle regole della libera concorrenza[15]. Sul piano concettuale, d'altra parte, l'ultimo decennio dello scorso secolo, aveva registrato un progressivo venir meno dell'ostilità, spesso preconcetta, rispetto alla forma assicurativa della tutela, anche alla luce delle difficoltà oggettive del SSN nel far fronte alle esigenze degli infortunati sul lavoro e della inadeguatezza delle normative del 1994 in materia di prevenzione infortuni, tutte incentrate  sul ruolo risolutivo dei momenti di controllo e sanzionatori.

A partire dall'anno 2000 (un dato convenzionale), ha preso sempre più forza, cioè, l'urgenza di  orientare l'assicurazione, nel suo complesso, senza snaturarne la natura, ad una funzione dinamica rispetto agli obiettivi di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e senza soluzione di continuità rispetto alla valorizzazione di istituti assicurativi a fini prevenzionali.[16] Il riferimento alla continuità riguarda le opportunità offerte da strumenti assicurativi, quali le tariffe differenziate e l'oscillazione dei tassi per sviluppare elementi di equità e attenzione per l'impegno in sicurezza  e salute. Si è trattato e si tratta di strumenti preziosi ma limitati, come si è detto, dal riferimento alla rilevanza  delle conseguenze dell'infortunio (le invalidità con il loro valore economico) piuttosto che all'incidentalità di settori e aziendale, mentre il correttivo della valorizzazione di misure di sicurezza adottata dall'azienda non era significativo in linea di principio poiché la posizione dell'INAIL rimaneva di “attesa passiva” delle iniziative aziendali[17]. Con il decreto 38/2000:

- si è razionalizzato il meccanismo assicurativo, prevedendo una maggiore articolazione delle tariffe rispetto ai vari settori produttivi: si conferma il riferimento al rilievo economico degli infortuni nel fare il bilancio di posizione e il principio tendenziale che “ogni settore di paga i suoi infortuni; ;

-  si è offerta all'Istituto l'opportunità di sfruttare al massimo l'apertura del decreto 626 del 1994 che riconosceva all'INAIL un ruolo, pur marginale e quasi di maniera,  in tema di formazione e informazione.

      Su questo secondo versante si anticipava, così,  la rivoluzione del decreto 81, che affida all'INAIL la sperimentazione di articolate iniziative di finanziamento degli interventi per migliorare la sicurezza del lavoro in azienda: un impegno istituzionalizzato nel sostenere investimenti organizzativi e tecnologici, interventi in materia di formazione per la sicurezza, ai quali si accompagnava una rinnovata presenza della promozione  della ricerca scientifica e sul campo, e della costruzione di informazioni che a partire dal mondo assicurativo fossero funzionali alla prevenzione.

I tempi apparivano maturi, insomma, per una doverosa correzione di tiro, culturale innanzitutto, a fronte di un panorama aziendale del nostro Paese ricco di piccole e piccolissime imprese che non sono certamente in condizione, sul piano economico ed anche culturale,  di provvedere da sole sicché senza abbassare la guardia nell'impegno per i controlli e sanzioni occorre puntare su una rete di regole rigide ma sostenibili e su un impegno, delle amministrazioni in primo luogo, per far maturare la cultura e la capacità di agire in prevenzione delle aziende.

Questo mutamento di prospettiva non poteva non interessare lo stesso assicuratore per un naturale adeguamento del suo core business che ha trovato naturale sbocco nella rivoluzione del decreto 81/08, prima, e nell'incorporazione dell'ISPESL nell'INAIL, parallelo all'arricchimento delle funzioni sanitarie di quest'ultimo a conferma della scelta politica di creare un polo sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.[18]

&6: L'incorporazione dell'ISPESL e il radicamento della sanità in INAIL: momenti “epocali” di un recupero di integralità della presa in carico del lavoratore a fronte del rischio.

Si è trattato di due momenti  di svolta che in altri contesti avrebbero potuto considerarsi “epocali” (ci si scuserà l'abuso) se si considera che la riforma sanitaria del 1978 aveva inteso cancellare tutta la sanità dell'Istituto, anche quella medico legale, con una forte spinta per spostare attenzione e risorse per la prevenzione verso l'ISPESL, struttura del SSN con assoluto divieto per INAIL di occuparsi di prevenzione pur nell'intreccio di competenze fra Stato e enti territoriali

Sul versante sanitario, in particolare, si riproducevano analoghe resistenze e sbarramenti – molto più rigidi come abbiamo visto, salvo che per il settore della riabilitazione protesica e non primo passo, in seguito, del recupero di momenti significativi di tutela della salute degli infortunati, a partire da detto versante rieducativo e riabilitativo.[19]

Per gli altri servizi sanitari le stesse resistenze hanno reso laborioso[20] il percorso di recupero di un ruolo pieno e autorevole di INAIL nella cura, rieducazione degli infortunati e invalidi pur a fronte, da ultimo, di un mutato  contesto culturale e politico (rispetto alla visione del 1978: “tutto nel SSN” “tutto dal SSN”) e di un chiaro disposto normativo (il decreto 81/08 riletto dal decreto 106/09) che mentre ha istituzionalizzato la sperimentazione di politiche attive per la prevenzione, ha consacrato il ruolo dell'Istituto con due opzioni integrate fra loro: il diretto intervento per la gestione di strutture sanitarie dedicate allo scopo, d'intesa con le regioni e la possibilità di provvedere con rimborso delle prestazioni direttamente fruite dagli interessati. Un processo e un percorso faticosi e laboriosi che comunque l'Istituto ha gestito con positivi risultati tanto che pur a distanza di tempo in questi ultimi tempi sta chiudendo significativi accordi operativi con varie Regioni [21].

Nonostante i ritardi, frutto delle complessità richiamate all'inizio, questo processo è sembrato avere sicure prospettive di successo con condivisione politica a vari livelli e coerenza di scelte legislative e strategie gestionali sviluppate su entrambi i versanti (della prevenzione e della sanità) senza escludere aggiustamenti di tiro  per gli istituti indennitari[22].  

Tutto questo con sufficiente continuità di percorso fino alla crisi più recente che ha inaugurato la stagione della spending review con pesantissimi tagli alle disponibilità finanziarie di INPS e INAIL per spese strumentali che intendono superare la deprecata logica dei tagli lineari [23].. Comunque, non c'è nessun accenno in questi interventi alla necessità di coniugarli con il rispetto degli altri filoni d'interesse sociale quale, nel caso nostro, la prevenzione [24].

Da ultimo, la Legge di stabilità 2014 complica il panorama  poiché senza mettere in discussione le attribuzioni di INAIL in materia di sanità e di prevenzione, prevede con una formulazione complessa uno sconto generalizzato per le aziende (per agevolare la ripresa economica), accompagnato da un parziale recupero per INAIL dell'esborso così realizzato a carico dello Stato.

Per la sua complessità la norma merita di essere richiamata a stralcio.

Con effetto dal 1º gennaio 2014, …… è stabilita la riduzione percentuale dell'importo dei premi e contributi dovuti per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro…, da applicare per tutte le tipologie di premi e contributi oggetto di riduzione, nel limite complessivo di un importo pari a 1.000 milioni di euro per l'anno 2014, 1.100 milioni di euro per l'anno 2015 e 1.200 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016 nel rispetto delle norme in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.  In considerazione dei risultati gestionali dell'ente e dei relativi andamenti prospettici, per effetto della riduzione dei premi e contributi di cui al primo periodo è riconosciuto allo stesso ente da parte del bilancio dello Stato un trasferimento pari a 500 milioni di euro per l'anno 2014, 600 milioni di euro per l'anno 2015 e 700 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016, La riduzione è applicata nelle more dell'aggiornamento delle tariffe dei premi e contributi…. operato distintamente per singola gestione assicurativa, tenuto conto dell'andamento economico, finanziario e attuariale registrato da ciascuna di esse e garantendo il relativo equilibrio assicurativo…. Alle predette finalità e alle iniziative di cui ai commi 78 e 79 si fa fronte con le somme sopra indicate, nonché con quota parte delle risorse programmate dall'INAIL per il triennio 2013-2015 per il finanziamento dei progetti di cui all'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 81/2008,, nei limiti dell'importo di 120 milioni di euro per ciascuno degli esercizi interessati. La programmazione delle predette risorse per gli anni successivi al 2015 tiene conto del predetto onere di cui ai commi 78 e 79, fermo restando l'equilibrio del bilancio dell'ente. A decorrere dall'anno 2016, l'INAIL effettua una verifica di sostenibilità economica, finanziaria e attuariale, asseverata .

Il panorama è confuso anche per il richiamo a successivi commi che riguardano miglioramenti per le prestazioni. Se questo è il panorama, comunque si tratta di un'ulteriore riduzione delle disponibilità complessive dell'Istituto a partire da quelle per la prevenzione in un contesto ove, come si è già osservato, è difficile all'atto pratico distinguere, quando si tratta di servizi, fra spese per prestazioni e strumentali con crescenti difficoltà per il management dell'Istituto di coniugare risparmi, riorganizzazione politiche prevenzionali e sanitarie[25], interventi  per migliorare i livelli di prestazione per una platea più ampia di quella, pur significativa, dei superstiti di caduti sul lavoro.

Per la prevenzione, comunque, è forte la preoccupazione per le anzidette disposizioni  lette da molti come segnale di “evoluzione” di obiettivi e attività                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  con una posizione ambivalente dello Stato che: da un lato, sembra voler ricondurre la vicenda in  una prospettiva assicurativa dove ciascuno paga per il rischio del proprio gruppo; dall'altro, mostra sempre più una decisa volontà di recuperare piena elasticità della spesa pubblica per avere le mani libere nel gestirla in termine di rigoroso contenimento.  Per questo, c'è la tentazione di non dare nulla per scontato, continuando con norme che prevedono prelievi o spese per “tre anni” e poi si vedrà.[26] 

La riduzione dei premi potrebbe ricondursi a questa tendenza, anche se nello specifico potrebbe essere letta come (almeno anche) piuttosto come frutto della volontà di confermare l'assetto contributivo INAIL con un triennio di sperimentazione utile per riordinarlo. Si tratterebbe, cioè, di una “pausa di riflessione” – sul versante delle contribuzioni come su quello delle prestazioni (la stessa legge di stabilità propone una sorta d'indennizzo una tantum per il mancato adeguamento ISTAT del valore punto per danno biologico) – per poter porre mano al termine del triennio 2014-2016 che si preannuncia critico ad una riforma generale del sistema.

Tutto questo, però, per gli operati di mercato significa che le aziende nel frattempo impegnatesi a orientare (anche) alla sicurezza lavorazioni e investimenti potrebbero rimanere disorientate da questa deriva che nell'urgenza del momento, privilegia  la riduzione  dei costi aziendali senza ulteriori obiettivi, con forte tentazione di proseguire su questa via riducendo, così, la portata innovativa dell'impegno INAIL per una politica attiva fatta di finanziamenti, assistenza sul campo, formazione agli utenti;  spese strumentali, fra l'altro, per dare adeguato supporto operativo alla politica stessa con l'obiettivo di saldarla con quella  dei  servizi sanitari ecc.[27] 

&.7. Complessità dei meccanismi legislativi e l'ansia di semplificare e risparmiare che tocca anche la RCA e crisi dei valori guida del sistema di welfare per la tutela “assicurativa” degli infortunati e invalidi del lavoro con suggestivi richiami di logiche di tipo assistenziale

        Più in generale – tornando alla difficoltà di interpretare gli scenari politici tendenziali – si avverte un'oggettiva contrarietà, un “fastidio” sociale e legislativo verso tutto quello che possa intralciare la “ripresa” e l'ondata di nuova occupazione che sarebbe a portata di mano sol che si potesse “semplificare” il sistema da norme che sembrano messe lì solo per impedirlo e non, come in effetti vuole essere,  per coniugare le due leve della regolazione e della promozione.

Bisogna ridurre i costi di esercizio delle imprese per consentire loro di sopravvivere e, quindi, di creare occupazione. E ciò, sembrerebbe, quale che sia il prezzo da  pagare su altri temi, come quello infortunistico, per i quali ci si può limitare alle emozioni mediatiche per i morti del lavoro, per la terra dei fuochi, per le malattie da lavoro ecc. Poco interessa, così, che per agevolare questo meccanismo di spostamento continuo di risorse finanziarie da un tavolo all'altro (quasi che, per tutti si trattasse di finanziamenti inutili, mance che non si negano a nessuno) si finisce per deformare i sistemi di tutela specifica come nel caso dell'assicurazione infortuni per la quale sia le sperimentazioni in materia di assistenza sanitaria a infortunati e invalidi promosse dal decreto 106/2009, sia le iniziative previste dalla Legge di stabilità sono accompagnate e circondate da riferimenti variamente modulati a compatibilità finanziarie[28] e a cautele per evitare che  aziende o lavoratori possano ritenere acquisito un certo trattamento.

Quest'ansia che traspare anche dai soprannomi delle leggi  pervade l'intero sistema Paese con l'imperativo di abbassare i costi per imprese e famiglie e riavviare così consumi, produzione, occupazione. Il fenomeno, ad esempio, tocca anche la RCA (e quella assimilata per certi aspetti della responsabilità medica e professionale) nell'intreccio con altre motivazioni, che la rende osservatorio privilegiato.

Innanzitutto, perché si conferma una traiettoria di sviluppo “naturale” nel senso che:

  • si è scelta, all'inizio, la strada del “mercato” obbligatorio salvaguardando il sistema assicurativo puro arricchito dal Fondo di garanzia;
  • la strada ha assunto, poi, un andamento tortuoso con l'affidamento della gestione del sinistro all'assicuratore del danneggiato e, comunque, con una  lievitazione dei costi improponibile in confronto europeo, di là da ogni giudizio di merito sulle relative cause;
  • il sistema è stato interessato pesantemente dal progressivo espandersi delle nozioni di danno alla persona, continuamente arricchito di nuove figure;
  • resta immanente la difficoltà di far convivere assicurazione per danni alle cose e danni alle persone in un sistema ricco di categorie professionali interessate alla sua gestione;
  • la crescita dell'evasione dall'obbligo è stata esponenziale negli ultimi anni mettendo a nudo la inadeguatezza del meccanismo del Fondo e la mancanza di politiche di contrasto all'evasione che  può apparire incomprensibile a una lettura ufficiale, tenuto conto degli imponenti sistemi informativi a  disposizione (tassa di circolazione da un lato, assicurazione dall'altro);
  • il lievitare dei costi è comunque addebitato per intero non a politiche di cartello ma esclusivamente a comportamenti irregolari, illeciti o delinquenziali degli automobilisti e per contrastarli si rischia di fare di tutta l'erba un fascio con l'obiettivo di sfondo della riduzione dei costi per famiglie e  aziende legati alla circolazione automobilistica. Si  punta così a: - a incidere sui livelli di tutela abbattendo l'ammontare dei risarcimenti sulla strada dell'indennizzo; -  a dividere la categoria fra buoni e cattivi con sconti per l'uso della scatola nera; - a scoraggiare brogli con la gestione “diretta” dei danni alla autovettura ecc.

Anche in questo campo, cioè, si cerca di ridare elasticità al sistema, oggi ingessato da lacciuoli vari, in modo da poter intervenire sulla sua incidenza economica senza aumenti a piè di lista delle polizze e con chiaro intento di rendere “equo” il sistema: riconoscendo sì la responsabilità per eventi lesivi (automobilistici o anche medici) ma rendendo “equo” e certo l'ammontare del risarcimento e ingabbiando, così, la libera valutazione equitativa dei giudici.

&.8. Una conclusione? si continua a navigare a vista fra aspirazioni di riforma diffusamente condivise in superfice e, sottostanti,  grovigli di interessi, massimalismi, corporativismi, lettura rigida della Costituzione. Eppure resta obbligato e urgente porre mano a un nuovo Testo unico dell'assicurazione infortuni.  

E' una vicenda ancora in divenire che fa eco a quella che, come si è detto, si sta consolidando, con altre modalità ma identico fine, per le prestazioni dell'assicurazione infortuni nella quale da qualche anno si continua a privilegiare meccanismi di indennizzo assistenziali con l'obiettivo dichiarato di ridurre l'incidenza delle spese dirette per prestazioni e  tenersi le mani libere per non rinnovare, in futuro, il beneficio. Del resto, come si già visto, anche per lo sconto sui premi si è seguita la scelta della precarietà: per un triennio per consentire di valutarne alla fine la sostenibilità per l'eventuale messa a regime secondo complesse valutazioni tecnico finanziarie dell'Istituto. Nessun diritto consolidato, dunque, né per le aziende né per gli infortunati e invalidi ma solo aspettative di un interesse legittimo mascherato.

La stessa Legge di stabilità da un lato, introduce una modifica “organica” del Testo unico 1124 per garantire migliori indennizzi ai superstiti dei caduti sul lavoro, dall'altro conferma, come si è detto, la non automaticità dell'adeguamento ISTAT per gli indennizzi per danno biologico riproponendo il parziale recupero del mancato aumento con un apposito Fondo di tipo assistenziale:

         Contemporaneamente, si riconosce, come si è detto, che il SSN non può garantire le cure per il recupero della salute e capacità agli infortunati (e il conseguente risparmio di indennizzi), e sulla carta si sollecita un diretto impegno al riguardo dell'Istituto, in forma diretta o indiretta a rimborso, sempre circondandolo con le classiche limitazioni finanziarie con le quali l'Istituto fa' i conti nel continuare a perseguire con tenacia gli obiettivi generali del suo rinnovato core business.

Come se non bastasse, si chiude il cerchio imponendo, come si è detto, all'Istituto tagli drastici nelle spese “strumentali” nel dichiarato pregiudizio che si tratterebbe di sprechi e senza considerare che in materia di servizi sociali il “personale”, ad esempio, non è uno strumento di servizio, ma nella  maggior parte dei casi “è” il servizio.

        L'impressione, dunque, resta quella che si continui a navigare a vista anche se il serrato dibattito politico sulle riforme strutturali e istituzionali conferme come sia matura la consapevolezza della necessità di risolvere alla radice i problemi che rendono non governabile il sistema economico e sociale del Paese; problemi che non si devono affrontare a valle – quando si tratta, ad esempio, di scegliere gli indicatori da considerare per l'ISEE – ma all'origine nel discutere sui principi fondanti di un nuovo Welfare e compiere conseguenti scelte su chi tutelare, che cosa tutelare, con quali strumenti, con quali risorse della fiscalità generale o del prelievo selettivo e “corrispettivo”.

E' una consapevolezza diffusa a livello di discussione politica o sui mass media e anche sui nuovi mezzi di espressione dei bisogni e volontà popolare; si scontra, però, con il groviglio d'interessi, resistenze corporative, massimalismi interpretativi della Costituzione che confermano quanto abbiano avuto modo di rilevare nell'articolo prima citato: un sistema costruito in cento anni richiederebbe altrettanti anni, per estremizzare, per essere superato smontandolo anche bruscamente ma consapevoli delle battaglie di logoramento da affrontare..

Deve essere chiaro, quindi, che la soluzione è nel varo effettivo – non solo nominale -  prima, nel mantenimento, poi, di riforme che sono per certi aspetti ineludibili in tutti i Paesi più sviluppati e sulle quali  occorrerebbe una volta per tutte promuovere un confronto chiaro, anche aspro se del caso, sui principi onde restituire a tutti le certezze necessarie per organizzare, programmare, riformare la vita personale, familiare e imprenditoriale.

        Sono troppi e continui, ormai, gli eventi che mostrano le obiettive difficoltà di coniugare scelte e politiche che si sviluppano in campi contigui fra loro, finora tenuti separati con paratie che oggi scricchiolano sotto i colpi di contraddizioni insanabili, aspettative che non possono più essere soddisfatte, “bufere” mediatiche che passano indifferentemente dalla denuncia della povertà del Paese che emerge dalle dichiarazioni dei redditi, alla difesa a oltranza del diritto di non pagare le tasse per necessità (non quelle per  trattenute alla fonte); dalla tutela a tutti i costi della salute alla “preoccupazione” per la perdita di posti di lavoro ecc.

        Nell'attesa delle riforme strutturali, dunque, e del loro naturale sviluppo, non resta che navigare a vista con la massima consapevolezza della  fragilità del sistema e della necessità  di scontare ritorni di fiamma, scompensi come nel caso degli esodati, ricicli continui ecc.: tutto accettabile purché si operi con una macchina di riforma che vada in una direzione chiara, quale che ne possa essere la valutazione politica e personale e quali possano essere i tempi di progressiva attuazione. Altrimenti si resta nel solco delle riforme anche coraggiose che vanno nella direzione che tutti sembrano auspicare, salvo costatare alla prova dei fatti che, per esemplificare: - l'evasione è un male ma non la si può combattere senza il rigoroso rispetto di valori di privacy e altro irrinunciabili;  - a fronte di queste cautele è massimo l'impegno anche di risorse professionali per stanare i falsi invalidi; - la morosità può essere legittima per necessità di chi sceglie fra varie esigenze con una possibilità non concessa a coloro ai quali le imposte si trattengono alla fonte; - Equitalia vede crollare i suoi incassi per la progressiva “erosione” degli strumenti coercitivi utilizzabili – secondo le stesse forze politiche che poi le deprecano – alla bisogna; - la grande rivoluzione della patente a punti affoga nel rito del recupero dei punti per non creare disagio a chi con la macchina ci lavora e quindi …è legittimato a violare il codice.

        Sono esempi sparsi qua e là e nemmeno fra i più significativi sui quali non si intende certamente soffermarsi nel merito. Preoccupano, piuttosto, come segnali di un modo semplicistico di affrontare criticità, problemi ed esigenze che ,se trasferiti  nel welfare, prima e, a seguire, nel sistema di tutela per i rischi professionali rischiano di far deflagrare la costruzione di un sistema compiuto – dalla prevenzione alla riabilitazione – tuttora in divenire.

        La semplificazione, d'altra parte, rischia di intaccare lo stesso impianto della tutela assicurativa per le conseguenze dei rischi una volta “realizzati”, in un coacervo di iniziative mix di previdenza, assicurazione, assistenza affastellate per rispondere a esigenze o suggestioni del momento, frutto di parole d'ordine veicolate dai nuovi mass media. Resta, quindi, essenziale riuscire a coagulare forze politiche e sociali, impegno di progettazione e attuazione per giungere in tempi rapidi a un nuovo Testo unico dell'assicurazione infortuni che, quali che ne siano le scelte fondanti, restituisca certezze al sistema e ai suoi clienti su quanto si possano attendere dalle tutele sociali, in termini di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro e di garanzia di recupero fisico e professionale, prima, reintegro economico, poi [29]. E' una sollecitazione di estrema concretezza qualora si consideri che un po' tutte le forze politiche, pur con varietà di accenti e  soluzioni, tendono a recepire nei loro programmi indicazioni per un superamento dell'assicurazione e o del monopolio dell'INAIL o della natura pubblica di quest'ultimo, creando un clima di obiettiva incertezza  che si somma a quella prodotta dagli interventi legislativi più o meno affrettati e contradditori fra loro[30].

        Riteniamo, insomma, che l'impegno profuso a livello amministrativo e l'attenzione costante del mondo politico e legislativo per i problemi della salute e sicurezza dei lavoratori in tutti i momenti di esposizione al rischio e di accadimenti lesivi meritino una risposta strategica chiara e conclusiva rispetto all'intero del sistema che si sta faticosamente costruendo o recuperando; evitando, quanto meno, che si realizzino iniziative e si creino attese poi frustrate da scelte, pur valide (non è questo il punto). Da ciò la rinnovata sollecitazione per proposte per un nuovo Testo unico dell'assicurazione in raccordo con quello della prevenzione: il posto giusto sul quale avviare e concludere il confronto sui principi, sulle fattibilità, sulle soluzione migliori nell'interesse dei lavoratori e dell'intero sistema Paese.  

        


[1]

 Acconcia, “Se cinque anni vi sembran pochi per completare una riforma: i costi dell'incertezza a margine di discontinuità dei governi e fibrillazione politica su http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_14317.asp
 

[2] A tutto ciò si aggiunga l'effetto distorsivo che alimenta tensione, a volte odio sociale, rispetto a una burocrazia inetta e indegna che pone vincoli e lacciuoli al limpido fluire della vita economica e sociale; tutti concordi sul punto, tutti dimentiche che i vincoli derivano in larga misura dalle modalità di legiferare, dalla  pretesa della “politica” di fare leggi da sola con aggiustamenti progressivi scaricando, poi, sulla burocrazia l'obiettivo impossibile di rispettare tempi e scadenze “assurde” nell'attuale contesto.

[3]

 L'obbligo di registrare detti infortuni in un apposito Registro è da tempo a carico delle aziende, tenute, oltretutto a segnalare gli infortuni ad autorità pubbliche varie, per diversificati motivi e obiettivi di rilevanza generale. Con la riforma il modello delineato a regime, collocava l'intero motore e collettore delle informazioni nel SINP (tecnicamente l'INAIL) con onere, a carico di questi, di fornire le informazioni necessarie per i rispettivi scopi a tutte le amministrazioni.

[4]  Dissentiamo dalla logica delle scelte per la conoscenza operativa dei fenomeni infortunistici: se in termini assicurativi puri può interessare esclusivamente il dato sugli incidenti con costi assicurativi e che per la entità delle conseguenze (trenta giorni ad esempio) meritino di essere considerati, per la prevenzione attiva il discorso dovrebbe essere diverso poiché è la frequenza degli incidenti, la loro riconducibilità – tutti – a determinati fattori costituiscono gli elementi essenziali per politiche attive di intervento sia sulle macchine, sia sugli strumenti di protezione, sia sull'organizzazione del lavoro. Altrimenti, si continuerà a considerare un incidente di tipo A che accade di giorno coinvolgendo tanti operai e a non tener conto di 10 incidenti di tipo A, per dire, che avvengono nei turni di notte o a lavorazione  terminata.

[5]

 L'anomalia di una norma bloccata da un atto amministrativo è stata poi superata da una successiva legge che l'ha codificata (confermando l'illegittimità dell'atto amministrativo), mentre per la soluzione alternativa sopra indicata si ricorda che per il sistema informativo del lavoro si è seguita propria questa strada con un'anticipazione contenuta nel decreto 38/2000 che prevedeva l'obbligo di Denuncia nominativa assicurati all'INAIL . Ne è scaturita una preziosa esperienza operativa con il collaudo di meccanismi –  e di adempimenti aziendali  – poi posti a base del S.I.L.

[6] L'imminenza è resa anche dai titoli delle informazioni mediatiche che ripropongono il clima di attesa  sperimentato in parallelo per l'ISEE e per il SINP, da ultimo in http://vetrina.ilsole24ore.com/ambientesicurezza/archivio/2013/06/02%20sicurezza.pdf  ove pur nei limiti della informazione giornalistica si ben coglie il collegamento fra questa vicenda e quella della integrale  informatizzazione dei rapporti dell'INAIL con le aziende.

[7] Un accordo che ci si augura vada a buon fine poiché l'effetto paralizzante deriva in qualche misura dalla difficoltà di gestire tale leale collaborazione che è obbligato a fronte della rigidità con la quale la Corte costituzionale presidia  l'obbligo di concertare certi temi e soluzioni con le Regioni, sempre all'insegna del principio di leale collaborazione.

[8]

 La situazione è aggravata dalla massiccia e continua presenza dei mass media – generalisti e specializzati - nel senso che una qualsivoglia  scelta viene proposta, nell'ordine: come cosa che sembra fatta: al momento in cui un politico autorevole la esprime; all'atto della approvazione del disegno di legge da parte del Governo; al momento della presentazione alla prima Camera; durante l'iter in commissione parlamentare; all'atto della presentazione in Aula e dopo il voto finale della prima Camera, con ripetizione del tutto nell'altra camera, senza escludere ovviamente successivi ricicli. Il tutto per licenziare un testo che, ampiamente commentato e dibattuto, richiede in molti punti successivi atti legislativi o amministrativi di attuazione, frutto a volte di concertazione con regioni, fra ministeri ecc. Queste successive tappe, anch'esse scandite da continui messaggi mediatici (a buon punto, sta per essere emanato, proteste per…ecc.)  si concludono  con la dichiarazione di impotenza a fronte di una “burocrazia” che non funziona.

[9] Il riferimento è calzante qualora  si identifichi Godot come l'attesa fine a se stessa, valore che prescinde dall'oggetto dell'attesa, così come osservato da un recente interprete in http://messainscena.blogosfere.it/2011/01/aspettando-godot-e-il-non-senso-dellesistenza-ugo-pagliai-al-teatro-argentina.html

[10] Con un sufficiente consenso politico e coerenza di principi, tanto è che poi i contenuti e idee guida dei due provvedimenti sono stati ripresi dal successivo Governo per una “imminente” entrata in vigore.

[11]

 Già in questo documento, infatti, era chiara l'intenzione di privilegiare la condizione di bisogno piuttosto che le motivazioni della condizione stessa con un idea poi ripresa nell'originario disegno di legge di riforma fiscale e assistenziale che introduceva la nozione di “autenticamente bisognoso” che faceva riferimento non  come si pensava, ai falsi invalidi ma alla necessità di considerare la capacità economica complessiva dei soggetti che richiedano benefici assistenziali così da ricomprendere nel calcolo dell'ISEE valori un tempo tenuti fuori in quanto indennitari e, come tali, non soggetti a Irpef. Per il testo v. http://www.palazzochigi.it/GovernoInforma/Dossier/libro_verde_welfare/libro_verde_welfare.pdf 

[12] Proprio la nozione di presa in carico, d'altra parte, consente con la sua duttilità di ricondurre nell'alveo della tutela assicurativa le regole e iniziative per safety e security: endiadi garante della protezione del lavoratore anche rispetto a fattori esterni al rapporto di lavoro in senso stretto come possono essere, ad esempio, le vicende dei lavoratori italiani distaccati all'estero o in missione che sono esposti a rischi che possono anche esulare da quelli connessi in senso stretto con il mestiere esercitato. Incidenti nelle pause ordinarie di lavoro ad esempio ovvero rapimento da parte di bande armate: vicende riconducibili entrambe alla costrittività organizzativa indotta dalle scelte aziendali e, quindi, indennizzabili secondo, a nostro avviso, una lettura attenta di una recente circolare INAIL. http://www.inail.it/internet/salastampa/SalastampaContent/PeriGiornalisti/news/p/dettaglioNews/index.html?wlpinternet_home_home_multilistnews_1_contentDataFile=UCM_108526&_windowLabel=internet_home_home_multilistnews_1

[14] Lo sviluppo scientifico delle conoscenze epidemiologiche e la trasformazione  dei sistemi di produzione allargano sempre più, quasi a cerchi concentrici, la rilevanza patologica di fattori della produzione le cui ricadute negative coinvolgono, specialmente per le patologie un tempo solo professionali (o conosciute come tali) intere popolazioni, come  nel caso classico dell'amianto per il quale si sollecitano interventi legislativi che, rompendo la paratia fra ambienti di vita e di lavoro, possano garantire tutele adeguate ai lavoratori e alle popolazioni esposte. Per un tentativo di dare una prima risposta a queste sollecitazioni v. Acconcia, Fondo vittime amianto e welfare  assicurativo, in Rivista degli infortuni e delle malattie professionali, 2011, 361

[15] Sul punto,  Acconcia, Privatizzazione dell'INAIL e riforma dell'assicurazione infortuni, in RIMP, 2012, fasc. 2.

[16] Anche per la necessità di valorizzare detti profili  previdenziali della tutela a scapito di quelli rigidamente assicurativi al fine di evitare il rischio di una bocciatura UE del monopolio pubblicistico dell'assicurazione infortuni. Sul tema, in generale, dell'evoluzione dell'assicurazione infortuni e l'esigenza di un nuovo Testo unico, v. Acconcia, Considerazioni per una riforma dell'assicurazione infortuni sul lavoro fra razionalizzazione ed evoluzione, Quaderno di RIMP , 2010, consultabile sul sito www.INAIL.it

[17] La differenza non è marginale sol che si consideri che l'assicurante è esposto alle conseguenze  economicamente negative di un infortunio senza poter provvedere a limitarle con prestazioni sanitarie e rieducative efficaci, rimesse all'impegno e capacità – magari – del SSN.

[18]

 Per un richiamo della evoluzione dei rapporti fra INAIL e prevenzione, v. Acconcia, Funzioni e ruolo dell'INAIL alla luce dei decreti 81/08 e 106/09 in RIMP, 2009, 743

[19]

 Per le dimensioni di tutela e servizio che vanno ben di là dalla semplice fornitura di protesi, si v. la Circolare INAIL n.61 del 2011

[20] Già dopo pochi anni dall'avvio del SSN, infatti, il legislatore ha riconosciuto l'esigenza di sollecitare un diretto impegno dell'INAIL nelle prime cure per gli infortunati prevedendo, appunto, che le Regioni stipulassero accordi con INAIL per la realizzazione presso le sedi di quest'ultimo di servizi ambulatoriali per gli infortunati del lavoro; servizi  via via attivati, sempre fra difficoltà e resistenze, dall'Istituto con positivi risultati, piattaforma per i successivi sviluppi richiamati nel testo.

[21] Un esempio per tutti, l'Accordo con la Regione Puglia in attuazione dell'Accordo quadro in Conferenza Stato – Regioni del 2012: http://www.quotidianosicurezza.it/sicurezza-sul-lavoro/incidenti/prestazioni-sanitarie-riabilitazione-e-protesi-accordo-inail-e-regione-puglia.htm

[22] Qualora la riflessione si sposti dal concentrarsi su un singolo aspetto verso una lettura più ampia occorre riconoscere che lungo tutto l'arco del triennio orribile per il Sistema Paese, si sono abbattuti interi corpi di tutela giuridica (la causa di servizio per i pubblici dipendenti) e si è intervenuto un po' su tutto senza toccare mai l'assicura

[23]

 Sembrano superare, a nostro avviso, poiché in effetti: - finiscono per essere lineari, nel presupposto sotteso di larghe sacche di spese comprimibili senza danno; - rinviano allo stesso Ente la scelta di come mettere insieme i soldi e si finisce sempre per dover incidere sulle spese “elastiche”, per lo più d'investimento e su quelle apparentemente strumentali riguardanti l'attrezzaggio dei presidi sanitari, le spese per medici e infermieri ecc.. Né appare coerente il fatto che nello stesso contesto riformatore da un lato si tagliano risorse degli enti previdenziali, dall'altro se ne sollecita la compiuta informatizzazione riversando sugli utenti il costo amministrativo, dall'altro ancora si tagliano le risorse destando preoccupazioni negli stessi vertici INAIL.

[24]

 Tanto che i vertici INAIL hanno espresso  preoccupazioni per i tagli, sottolineando come ciò nonostante  siano riusciti a garantirei essenziali  finanziamenti per la prevenzione  poi richiamatihttp://www.ilvelino.it/it/article/inail-lucibello-nonostante-tagli-recuperate-risorse-per-la-ricerca/e4f1b2f8-e384-4db9-8504-dffba5cf425d/ .

[26] Proprio partendo da questa riflessione, d'altra parte, l'intera vicenda potrebbe essere letta come prospettiva di marginalizzazione del ruolo dell'INAIL per ridimensionarne il ruolo  a fronte di un primato del management politico nelle varie figure in cui si esprime e che il SINP dovrebbe raccogliere e sintetizzare: un ritorno all'indietro, ad epoche in cui la presenta dell'Istituto nel campo della prevenzione.

[27] Che pure l'Istituto continua a promuovere sui vari fronti con finanziamenti ed altre iniziative riguardanti sia la componente prevenzionale della oscillazione”classica legata all'adozione di misure di sicurezza sia quella dei finanziamenti per prevenzione,  sommariamente richiamate in http://www.inail.it/internet/default/INAILcomunica/postit/p/DettaglioPostIt/index.html?wlpinailcomunica_multilistnews_1_contentDataFile=UCM_113506&_windowLabel=inailcomunica_multilistnews_1; http://www.inail.it/internet/default/INAILincasodi/Gestionerapportoassicurativo/Pagareilpremioassicurativoinautoliquidazione/Oscillazionedeltasso/Perprevenzione/index.html; http://www.inail.it/internet/salastampa/SalastampaContent/PeriGiornalisti/ComunicatiStampa/p/dettaglioComunicati/index.html?wlpnewPage_contentDataFile=UCM_113693&_windowLabel=newPage. Si v. anche il richiamo di una recente audizione del Direttore generale dell'Istituto che ricorda come siano riusciti a trovare risorse per ricerca e prevenzione nonché ad avviare la realizzazione di una presenza organica sul territorio della funzione sanitaria INAIL d'intesa con le Regioni http://www.ilvelino.it/it/article/inail-lucibello-nonostante-tagli-recuperate-risorse-per-la-ricerca/e4f1b2f8-e384-4db9-8504-dffba5cf425d/

[28] La stessa vicenda della riduzione dei premi conferma quest'assunto prevedendola per un triennio al termine del quale occorrerà effettuare valutazioni di compatibilità, mentre sull'altro versante per l'adeguamento indennizzi per danno biologico si utilizza una sorta di fondo speciale e eccezionale. Per la sanità, poi, il richiamo a doverose cautele di compatibilità finanziaria è ancora più forte e secondo noi inspiegabile in logica assicurativa alla strega della quale parlare di diritti a cure necessarie e utili, da soddisfare compatibilmente con le risorse disponibili appare contraddittorio, o meglio coerente espressione di una deriva assistenzialistica per welfare, e anche dell'assicurazione infortuni, più volte lamentata.

[29] Per indicazioni sulle varie tesi che si dibattono sul tema v. il contributo sulla privatizzazione dell'INAIL prima citato in nota, mentre per ipotesi di impianto per un nuovo Testo unico dell'assicurazione infortuni, in continuità con il decreto 81/108 v. Acconcia, Considerazioni per una riforma dell'assicurazione infortuni sul lavoro fra razionalizzazione e evoluzione, Quaderno della Rivista infortuni sul lavoro e malattie professionali, Roma, 2009, consultabile in Rete sul Sito www.INAIL.it

 

[30] Per un richiamo di attualità v. l'articolo di Paolo Nerozzi, Perché Renzi vuole privatizzare l'INAIL ? (L'Unità, 28.10.2012) che esprime perplessità su tale indicazione che l'A. collega alle iniziative all'epoca in atto (e proseguite poi) per il progressivo ridimensionamento della portata complessiva del decreto 81/2008 http://www.unita.it/italia/perche-renzi-vuole-privatizzare-l-inail-1.456536

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(04/02/2014 - Pasquale Acconcia)
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