Secondo il disposto dell'art. 61 del c.p.c., la Consulenza Tecnica d'Ufficio è uno strumento messo a disposizione del Giudice come ausilio nella formulazione della decisione. Non è, dunque, un mezzo di acquisizione di prove, bensì un mezzo di valutazione delle stesse.

Qualora, infatti, l'oggetto della lite e la natura degli elementi probatori già prodotti in giudizio necessitino della conoscenza di particolari nozioni tecnico-scientifiche, il Giudice ha il potere discrezionale di rivolgersi ad un esperto della materia (Consulente Tecnico d'Ufficio) iscritto negli appositi elenchi. Il perito, a sua volta, è tenuto a rispondere puntualmente ai quesiti formulati dal Giudice senza travalicarne i limiti. 

Data la posizione di terzietà del CTU e la sua funzione di ausiliario del Giudice, non è perciò possibile - di regola - che una parte si avvalga del contributo di questi per provare i propri diritti. Inoltre, ciò contravverrebbe al principio dell'onere probatorio gravante sulle parti, che regge il processo civile. 

Ma, dicevamo "di regola", perché dal 5 febbraio 2013, con sentenza n. 2663, la Suprema Corte ha ampliato il raggio d'azione della Consulenza Tecnica d'Ufficio, arrivando ad ammettere un suo utilizzo con funzione "esplorativa" nei casi in cui essa miri ad accertare fatti che non sarebbero rilevabili senza "l'ausilio di specifiche cognizioni o strumentazioni tecniche".

Nel caso di specie, la parte attrice (R.) aveva citato il condominio dello stabile in cui risiedeva come responsabile delle infiltrazioni d'acqua nel suo appartamento, senza però essere certa delle reali cause del danno subito. Il C.T.U., nell'espletamento della sua attività peritale, aveva poi effettivamente individuato nei lavori di ristrutturazione posti in essere dal condominio

l'origine delle infiltrazioni d'acqua nell'abitazione della signora, determinando così l'accoglimento in primo grado della domanda di risarcimento proposta da quest'ultima. La Corte d'Appello aveva, poi, riformato la sentenza di primo grado, dichiarando nulla - per aver ecceduto i limiti della sua funzione - la consulenza tecnica su cui si era fondata la decisione. Mentre la Corte di Cassazione, come detto, ha infine annullato la sentenza di secondo grado, affermando il principio secondo cui: la Consulenza Tecnica Esplorativa è ammessa ove rappresenti l'unico mezzo per l'accertamento della verità. Si tratta di un'importante apertura nell'interpretazione di un principio che sembrava ormai consolidato.


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