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Considerazioni sull'intervento BCE in termini di calo del tasso di 0,25

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Di Andrea Marano - L'intervento della Bce in termini di calo del tasso di 0,25 arriva apparentemente a sorpresa e sembra essere un primo segnale di un futuro atteggiamento volto a indebolire l'eur proprio nello stesso momento in cui la Bce avverte che non vi è rischio DEFLAZIONE.
 
E' di questi giorni l'emergere di questo rischio in alcuni statements e nei report dell'Fmi nei quali si evidenzia che la Germania (grande export – surplus comm. Elevato  a spese dell'Europa del sud) è una realtà economica fortemente deflattiva per l'europa ed il suo operato ricorda quello della China di alcuni anni fa.
 
 
Ma la Bce non aveva sostenuto che suo compito era, nel perseguire la stabilità dei prezzi, anche quello di evitare che i prezzi scendano eccessivamente ? e questo può avvenire o qualora si abbia una disinflazione oppure quando si ha una DEFLAZIONE. Il primo caso è un fenomeno positivo, il secondo è foriero di pericoli ulteriori quali la svendita di asset, il continuo delevereaging (peraltro già in atto) e il mancato sostegno all'attività economica  una parte del quale può trovare nella restrizione del credito una causa (endogena o esogena). E qui emerge un'altra necessità:  evitare che il risanamento del settore bancario causi un calo della domanda (investimenti e consumi).
 
Ma se il calo dei tassi serve per evitare che la Deflazione monti come mai l'assenza del rischio di deflazione (come ha detto Draghi) non ha evitato il taglio dei tassi per lo più a sorpresa.  E' il provvedimento forse inutile? Se è vero che il taglio dei tassi aiuta a ridurre il rischio di deflazione (che non ci sarebbe) perché è stato attuato?.
 
Per quale motivo:  1) verificare che la Bce ha i mercati in mano;  2) inaugurare una nuova fase di allentamento monetario fatta anche di altri strumenti non convenzionali: il più spinto dei quali è la MONETIZZAZIONE DEI PRESTITI ALL'ECONOMIA REALE; 3) passaggio verso tassi nominali negativi.   Oppure vi è che la citazione della deflazione vuole evitare che la presenza della stessa nelle funzioni di reazione degli investitori avrebbe portato gli stessi a svendite sul mercato, proprio ora che la Germania sarebbe indicata come causa di una possibile deflazione in Europa. La Germania sarebbe allora il motivo per cui, prima l'austerità, ora il suo suprlus causerebbe e da sempre il sostegno dell'euro forte, l'Europa sarebbe in crisi di domanda e di occupazione.  In più è un fatto che in passato le Bche centrali hanno sempre avuto successo nel combattere l'inflazione ma hanno sempre fallito nel farla ripartire. Per  cui al momento era necessario esorcizzare il rischio di una deflazione che avrebbe scatenato un sell off e generato un risk off inatteso. I mercati devono essere traghettati con ordine e senza traumi verso l'exit strategy , verso il tapering e nella speranza che parta la reflazione.
 
                Le ipotesi 2 e 3 sarebbero un buon bilanciamento all'Asset quality review appena inaugurato  il quale avrebbe il fine di di ricapitalizzare le Bche e condurre il risanamento dei bilanci bancari mettendo in evidenza la necessità di maggiore capitale e quindi di per se dagli effetti deflazionistici. Per cui risanamento e bonifica dei bilanci bancari da un lato, e allentamento della politica monetaria dall'altro sarebbero una buona combinazione tra il porre le condizioni per far ripartire l'economia reale (bilanci bancari con maggiore capitale significa anche maggiore credito) e il supportare le stesse condizioni con un allentamento monetario spinto e coordinato tra le varie Bche centrali.  Questa combinazione potrebbe far ripartire l'economia ?. Nel breve però l'aqr potrebbe essere percepito come deflattivo pertanto occorreva un contrappeso.  IL fare un intervento sui tassi a dicembre (anche di 0,5)  non avrebbe avuto quella valenza comunicativa che la Bce potrebbe aver ottenuto con il -0,25.  Con questo intervento l Bce comunica di essere sempre presente (magari con ritocchi marginali e/o con risettaggi lievi). Tagliare di 0,25 o 0,5 incide poco sull'economia: l'energia cinetica sul pil del calo dei tassi tende ormai sempre più verso valori bassi. Al contempo interventi massicci sono dannosi in termini di traumi nelle aspettative, interventi inesistenti rendono i mercati orfani e come tali senza tranquillità. Se si potesse fare interventi di 0,125 sarebbe ancora più efficiente l'accompagnamento della Bce con i mercati. Si disegnerebbe quasi nel continuo il percorso dei mercati e in più si lascia sempre aperta la porta all'uso di altri strumenti.   
 
Pertanto significa aver dato al mercato un segnale e un messaggio che è quello di mantenere un atteggiamento di tassi zero o quasi e di avvio di una fase di Euro debole che avrebbe effetti di rilancio e di contrasto all'austerity (perseguita sinora e che rischia di colpire la ripresa a causa di un'ostinazione germanica) e alla politica di risanamento, ricapitalizzazione della banche europee che avrebbe effetti deflattivi incidendo sull'erorgazione del credito nel breve (non nel medio termine a Aqr concluso).
 
Si avvia anche una fase di “staffetta” con la Fed  (la quale deve dare un timing alla sua exit strategy) nel tentativo di mantenere a livello mondiale il cash pooling necessario per consentire:
- la reflazione a livello mondiale,
-  il cambiamento  e il rinnovamento del modello di sviluppo  e crescita dei paesi emergenti
- una fase di aggiustamento degli squilibri all'interno dell'area eur (paesi in deficit e con necessità di crescita ma appesantiti dall'austerity -  e paesi con alto surplus commerciale che devono creare domanda interna)
 
 Questo intervento potrebbe allora aiutare il collegamento e dare continuità tra politiche monetarie e di tipo reale.
 
Andrea Marano - cell 338 9242308
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(18/11/2013 - Andrea Marano)
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