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Transazioni stragiudiziali in ambito lavorativo: quando il dipendente può legittimamente rinunciare ai propri diritti

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di Licia Albertazzi - Corte di Cassazione Civile, sezione lavoro, sentenza n. 24024 del 23 Ottobre 2013. Fino a che punto il lavoratore può disporre dei propri diritti, considerati inderogabili dalla legge o dai contratti collettivi, ad esempio rinunciandovi al fine di giungere ad una transazione in sede stragiudiziale? La Suprema Corte, nella sentenza in oggetto, ha statuito che è legittimo per lo stesso rinunciare in tutto o in parte a determinati privilegi purchè “l'assistenza prestata dai rappresentanti sindacali sia stata effettiva, consentendo al lavoratore di sapere a quale diritto rinunzia ed in che misura, e, nel caso di transazione, a condizione che dall'atto si evinca la “res dubia” oggetto della lite (in atto o potenziale) e le reciproche concessioni in cui si risolve il contratto transattivo ai sensi dell'art. 1965 Cc”.

Nel caso di specie la Suprema Corte ha cassato con rinvio la sentenza impugnata concernente la questione di validità di una transazione tra datore di lavoro e lavoratrici siglata in ambito stragiudiziale. Innanzi al giudice del merito è stata contestata l'impugnabilità dell'atto transattivo proprio perchè le prestatrici di lavoro, sebbene assistite da professionisti qualificati, avrebbero rinunciato alcuni diritti considerati dalla legge indisponibili. Nel rinviare la causa al giudice d'appello la Cassazione ha così enunciato il principio di diritto di cui sopra, a cui i giudici di secondo grado devono far riferimento nei loro accertamenti, essendo necessaria la raccolta di ulteriori elementi probatori.


Vai al testo della sentenza 24024/2013
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(26/10/2013 - Licia Albertazzi)
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